La trans-politica e l’avvento della videocrazia

La trans-politica e l’avvento della videocrazia

‘Onorevole Bindi, lei è più bella che intelligente’

(Silvio Berlusconi)

Qualcuno si sta chiedendo perché alcuni degli ultimi scandali politici hanno avuto come sfondo una vicenda sessuale? Perché mai i sex-gates, le escort e i transessuali abbiano finito per influenzare la sorte dei nostri governi? Perché il sesso è la cosa più privata che esista, uno degli aspetti della persona che il senso del pudore e il sentimento della vergogna ben si preoccupano di mettere al riparo da ogni indebita intrusione e da ogni esposizione pubblica. Non a caso la vita sessuale – e più largamente quella familiare – dovrebbe costituire il terreno maggiormente coperto dall’ombrello protettivo della privacy, pur non rinunciando ad essere un elemento costitutivo della nostra identità e della nostra immagine sociale. Mai come oggi, tuttavia, il sesso è entrato nei palazzi di potere, in una torbida con-fusione di quei confini tra sfera pubblica e sfera privata che la filosofia dell’ottocento si era affrettata a costruire con l’avvento degli stati liberali. Sotto questo punto di vista la vicenda di Marrazzo, che ha per protagonisti quattro ricattatori ed un transessuale, è quanto mai paradigmatica e restituisce tutto il senso del degrado nel quale sta versando la nostra società. Infatti la mescolanza artificiale dei codici sessuali, che il transgender riproduce in sé, si presta a rappresentare un diverso grado della politica, una trans-politica, cioè una nuova dimensione del potere nella quale interessi pubblici e privati vengono a comporsi in un’ibrida identità e in cui allo smantellamento delle solide impalcature ideologiche di un tempo subentrano fenomeni di trasformismo parlamentare, rimescolamenti continui, incerte identità politiche.

Non a caso l’unico elemento coagulante intorno al quale sembrano costruirsi le alleanze degli ultimi quindici anni è quasi sempre l’elemento personalistico. In una politica personalizzata e deologizzata la  sovrapponibilità di pubblico e privato si presenta pertanto come un passaggio naturale, giacché, laddove il potere si personalizza, la vita privata dei politici si pubblicizza.  La personalizzazione, in verità,  è un fenomeno piuttosto recente, che affonda le sue radici nella crisi della seconda Repubblica e che trova la sua manifestazione apicale nel berlusconismo degli anni ’90. Infatti possiamo tranquillamente ammettere che il berlusconismo è stata la prima manifestazione socio-politica,  dopo il fascismo, ad essere plasmata esclusivamente sull’ immagine di un leader.  Il rapporto con l’elettorato viene costruito in via diretta senza la mediazione del partito. Tutto  ciò che afferisce alla propria persona può diventare strumento di consenso o di dissenso elettorale. Eppure la personalizzazione dei sistemi di potere non è un innocuo fenomeno mediatico da confinarsi ell’estetica del potere.  Esso comporta due effetti collaterali di capitale importanza per ogni regime democratico: da un lato l’impoverimento del dibattito politico, laddove lo scontro tra maggioranza ed opposizione non si misura più sul terreno delle riforme sociali, ma sulle vicende private delle controparti e sulla demonizzazione degli avversari; dall’altro lato, se la politica si piega sempre più agli affari privati, gli interessi individuali e collettivi di milioni di elettori risentono di una inevitabile crisi rappresentativa, alimentando così il rischio di derive autoritarie, sopratutto se l’investitura popolare si presta ad essere l’unico fondamento di legittimazione politica. Ovviamente, in una democrazia personalistica,  la moralità pubblica o l’etica sociale non ispirano più il comportamento dei governanti, ma sono gli interessi privati a condizionare la deontologia politica. Cioè i valori pubblici, che dovrebbero essere prioritari, soccombono a quelli privati, vi si confondono, e quelli privati di alcuni gruppi o di alcune persone si accreditano presso la sfera pubblica fino ad orientare il comportamento delle istituzioni. I governi e le amministrazioni finiscono così per somigliare ad estensioni di piccole cerchie domestiche, entro cui l’assegnazione delle poltrone e degli incarichi ministeriali si determina sulla base di amicizie, favori sessuali e rapporti privati di lavoro.

Ma dov’è che si realizza la commistione tra pubblico e privato, dov’è che il potere può personalizzarsi?  il luogo privilegiato in cui si consuma questa ibridazione tra le due sfere è sicuramente lo schermo televisivo, nel momento in cui amplifica l’immagine personale e la vita privata dei leaders fino a conferirgli dignità pubblica.  Il mondo della politica finisce così per spettacolarizzarsi, laddove il potere promana dall’immagine e tutto ciò che è immagine può diventare strumento di costruzione o decostruzione del potere stesso.  A fondare la credibilità degli uomini politici,  infatti, non sono più le loro idee ed il loro senso dello stato, ma gli aspetti mediatici della loro persona (come i tic, le abitudini, gli orientamenti sessuali).  In uno scenario del genere l’avvento di un regime videocratico appare ormai prossimo, se non già avvenuto. Vale a dire società trans-politiche,  fondate sull’ esposizione dell’immagine personale, sul velinismo al governo,  sulla riduzione del corpo a strumento di baratto e ricatto politico, sull’uso privatistico del potere. In una società videocratica l’uso della propria immagine e quindi del proprio corpo, che è quanto di più privato possiamo conservare, può diventare un’arma nelle mani del potere.  Un’arma sempre più pericolosa ed antidemocratica che sancisce la definitiva commistione tra pubblico e privato.

Exit

Di  Marco Aragno

supermarket

Forse ci risveglieranno dal neon
tutte quelle dita, il fruscìo che fanno
quando sfogliano copertine
di riviste patinate sugli espositori
ai lati di bianchi corridoi.
Ma non sono da abitare
gli scaffali, le file interminabili
di carrelli riempiti da mani veloci
e poi svuotati nel silenzio dei parcheggi.
Anche l’altoparlante annuncia
che è l’ora di andarsene, di tornare
all’antico conforto delle case
agli interni con televisore.
E più perse saranno le madri
dei figli che disperate cercheranno
nel brusìo, all’uscita dei supermercati.

I Shardana – Opera lirica di Ennio Porrino

di Giovanni Masala

«Nella musica di Porrino la Sardegna possiede ben più che un insieme di note musicali; la musica di Porrino assicura per sempre alla sua terra, depositaria del grande tesoro, una voce in capitolo nella grande scena del mondo» (F. Karlinger).

Pochi sanno che Ennio Porrino è il maggiore compositore che la nostra isola abbia espresso. Innumerevoli sono le vie e le piazze che portano il suo nome, ma pochi sanno chi egli fosse veramente. Questo processo di riscoperta raggiungerà il suo apice il 14 e il 16 gennaio 2010, date in cui il Teatro Lirico di Cagliari riproporrà al pubblico la grande opera lirica I Shardana, che 50 anni fa ottenne un enorme successo al Teatro San Carlo di Napoli (21 marzo 1950), al Teatro Massimo di Cagliari (18 marzo 1960) e, per l’ultima volta (anche se solo in forma oratoriale), all’Auditorium del Foro Italico (Roma, 24 settembre 1960).

Nato a Cagliari nel 1910 e morto improvvisamente a Roma nel 1959 a soli quarantanove anni, Ennio Porrino rappresenta indubbiamente una figura di primissimo piano nel mondo componistico del nostro paese e sicuramente la più grande della Sardegna. Ancora ventenne si afferma con la lirica Traccas (su versi di Sebastiano Satta) nel concorso nazionale La Bella Canzone Italiana. Segue una strepitosa carriera il cui apice è sicuramente costituito dalla prima rappresentazione assoluta de I Shardana al Teatro San Carlo di Napoli; la sua morte improvvisa è di circa sette mesi più tardi. L’autorevole enciclopedia musicale tedesca Die Musik in Geschichte und Gegenwart riporta che «la grande opera I Shardana fu accolta dalla critica come “la più importante opera lirica composta in Italia in questo dopoguerra”» (Felix Karlinger, 1962). Ed effettivamente, all’indomani della rappresentazione sancarliana del 21 marzo 1959 le critiche sono eccezionalmente positive. Sia riviste specializzate che quotidiani attribuiscono a I Shardana tanti meriti e uno soprattutto unanime: la capacità dell’artista di coniugare magistralmente l’antica e gloriosa storia sarda con la musica classica moderna, attingendo nel contempo alla musica tradizionale dell’isola mediterranea.Il 18 marzo del 1960 I Shardana verrà rappresentata, in occasione della commemorazione del compositore, al Teatro Massimo di Cagliari, e riscuoterà anche nella capitale sarda un grandissimo successo; dopo, il silenzio… Era la prima e l’ultima volta che la cultura nuragica andava in scena! Non va dimenticato inoltre, che all’epoca della rappresentazione de I Shardana Porrino ricopriva ormai dal 1951 l’incarico di professore ordinario di composizione al Conservatorio romano di Santa Cecilia a cui si aggiunse, dal 1956, anche quello di Direttore del Conservatorio Giovanni Pierluigi da Palestrina di Cagliari e di Direttore Artistico dell’Ente Lirico e dell’Istituzione dei Concerti. Continua a leggere ‘I Shardana – Opera lirica di Ennio Porrino’

Non succederà più nulla adesso

Di  Andrea Inglese

Non succederà più nulla adesso

non aspettare crescita, taglio di veli

notti con un diverso finale.

Continua a leggere ‘Non succederà più nulla adesso’

Il sangue 1

di carlobrio

Ci è uno schifo in Ytaglya che si chiama Ytaglya. Chi ancora ama chiamarla col nomignolo bellino di Stivale, a ragione può continuare a farlo sapendo esserla uno Stivale di Merda. Suola di merda, tessuto di merda, ripieno di merda.

Questo articolo è a titolo personale, non riguarda gli altri signori che scrivono scrivevano scriveranno su questo sito quasi ormai sotto formalina. E a titolo personale dico che mi sono rotto i coglioni si sentire le parole gay ricchione frocio e compagnia bella ogni volta legate a fatti di cronaca nerorosacea a sfondo etico sociale, aggressioni, commiserazioni, supplicazioni, comunicazioni di servizio, annunci, protestelle, manifestioncine, eccetera eccetera. È ormai insostenibile questa realtà cronacata quasi quotidianamente negli ultimi due-tre mesi e tutti ne prendono atto. Sissignore, è insostenibile, Signore. E bene allora: tutti coloro che pensano che si indignano che soffrono che familiarizzano che s’interessano che fraternizzano che provano che si masturbano potrebbero, da qui in avanti, persuadersi che le manfrine lasciano il tempo che trovano e, tenendo conto che il femminino è tutto fuorché delicatezza e candore e gentilezza e il giglio bianco o rosso relativo o rosa fashion eccetera eccetera, cominciare a pensare oltre il proprio palmo di naso rinchiuso nel ghetto storico e storicizzato e ultra tematizzato della condizione di emarginazione dell’omosessuale nella società sessista sessuofoba razzista classista maschilista fascista (che sia fascista, una società, non ci stanno santi!) e prendere la situazione per le palle la fica le fiche palle e reagire senza comunicati stampa catene di solidarietà cartelloni slogan e urli megafonati o teleinvideati del tipo frocio è figo gay è bello figa+figa=figaggine siamo tutti uguali vogliamo il disarmo del pene (sì, perché, non contente, s’aggiungono pure le femministe e allora…) oppure quelle immaginette lassative che spopolano su facebook e poi tutti quei portali e portalini e porticine e spioncini e gabbiette con sabbietta lettierina e quella parolina candida angolofona che sta dietro a tutto – letteratura gay, notizie gay, moda gay, fotografia gay, mondo gay – idioti!- e fare come fanno tutte le altre minoranze di questo pianetucolo di merda e reagire versando sangue.

Continua a leggere ‘Il sangue 1′

Libri aperti a caso 3

Guido Ceronetti, La vita apparente, Adelphi, 1982, pgg. 223 e 227

More about La vita apparente
SUICIDI SPERATI INVANO

Trovo piuttosto soprendente, e per niente esemplare, che il suicidio non abbia assolutamente corso tra gli uomini investiti delle massime responsabilità della nostra vita pubblica: non il suicidio per motivi privati d’infelicità domestica o di malattia intollerabile (se questi non li toccano, o trovano una tempra capace di resistergli, niente da deplorare), ma il suicidio per crollo di ubi consistam, per scoperta di aver adorato e servito un Dio che ha fallito, per vergogna di azioni proprie a danno della collettività, per disperazione di non aver potuto fare il bene che ci si era proposti, per l’impossibilità riconosciuta di adeguare la realtà al proprio sogno, o addirittura – cosa semplicemente divina – per espiare in se stessi le colpe che si suppongono di tutta la classe politica, di tutto il proprio partito, di fronte alla rivelazione della loro impotenza e irreparabilità.

I motivi ci sarebbero; ma per impugnare un’arma, ci vorrebbe un sussulto di coscienza. Se la noia di essere passati per troppi ministeri senza poter lasciare un buon ricordo in nessuno non basta, c’è la tristezza fatale di fronte alla piega delle cose, quando si sia vi-

223

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Il libro dei vent’anni – Silvia Avallone

Di   Marco Aragno


http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/094/9788860070944g.jpg

Tutto continuava a parlare nel piccolo orto.

Ovunque le cose chiamavano le loro parole

E le parole correvano a dire, volavano piano

[…]

e volevano bene alle cose

(Silvia Avallone)

Continua a leggere ‘Il libro dei vent’anni – Silvia Avallone’

Andando zitto tra chi non si volta

di Ottavio Sellitti

[l'immagine è stata presa qui]

Andando zitto tra chi non si volta
indietro e neanche
attorno
e non mi sfiora coi suoi occhi
né mi sente se mi scontro
con lui
ostacolo inutile sulla sua strada,
affanno il mio sguardo
in giro a cercare
nel cavo che bianco unisce
un artiglio nel cielo
alle immagini del televisore
nella piuma che cerca
mossa dal vento il volo
incollata da sporcizia (indistinta)
al marciapiede
e in una dottrina che mi ripeto
in testa
nelle obiezioni
nelle risposte
fallite
finora Continua a leggere ‘Andando zitto tra chi non si volta’

Confessioni di un malandrino – Angelo Branduardi

Nel 1920 il poeta russo Sergej Aleksandrovič Esenin scrisse questi versi:

Confessione d’un teppista

Non a tutti è dato cantare,

non a tutti è dato cadere

come una mela ai piedi degli altri.

E’ questa la confessione più grande

che possa mai farvi un teppista.

Io vado a bella posta spettinato

col capo sulle spalle come un lume a petrolio.

Mi piace rischiarare nelle tenebre

l’autunno senza foglie delle vostre anime.

Mi piace quando i sassi dell’ingiuria

mi volano addosso come la grandine d’una ruttante bufera.

Stringo allora più forte con le mani

la bolla tremula dei miei capelli. Continua a leggere ‘Confessioni di un malandrino – Angelo Branduardi’

Scale

di Ilaria Mariano

flickr

Tacita

Breccia nel silenzio

Tacita breccia

Commuove le cose

C’è sempre qualcosa

Che cerca parole

Qualcosa che urla

E non ha parole

Che urla

E non sa parlare

Dimmi dove dimmi dove dimmi dove

Arpeggio impazzito

Arpeggio

Con le parole

fossero musica

fossero

scale

gradini

(si scende o si sale?

Si scende

O si sale…)

che cosa fingo?

Continua a leggere ‘Scale’

(un ricordo)

di giulio mozzi, da qui

Era un posto qualsiasi,
un posto per mangiare.
Ma voi eravate tutta
per me, io tutto per voi.

(E voi non avevate
niente sotto la camicia).

(E vi sporgevate sopra
il tavolo, a baciarmi).

(E quello che successe
dopo, sul divano,
era molto desiderato,
da molto tempo desiderato).

(Toccai i vostri capelli
duri come il ferro.
Voi parlavate di Lilith).

(E tutto questo è molto,
molto molto passato).

(Di tutto questo resta
Lilith, che ci divide).

Volevo

di giulio mozzi, da qui

Volevo voi,
non volevo altro.
Avessi voluto me,
sarei stato più scaltro.

Gigi Marzullo intervista Marco Aragno

http://www.cinetivu.com/wp-content/uploads/2008/04/case1.jpg

Ci siamo anche questa notte cari amici della notte di Raiuno, per chi è ancora sveglio, per chi non ha voglia o non può dormire, per chi vuole sapere di più questa notte di Marco Aragno, poeta, mugnaio, collega. Ci sono attimi che sembrano eternità e altri che lo diventano. A proposito di tempo, signor Aragno, a ricordare troppo si dimentica di vivere il presente?*

Credo proprio di no. Ha presente la teoria di Einstein? Non esiste la contemporaneità di un evento rispetto a due osservatori posti in due punti diversi dello spazio. Ciò che per uno è presente, per l’altro è già passato, o viceversa. Il ricordo, nella mia personalissima visione, agisce come la luce. Ogni evento che si spiega attraverso la luce nello spazio arriverà sempre in ritardo rispetto al punto da cui si è generato. Quando arriva, è gia ricordo di sé. Quindi credo che la memoria non sia una dimensione alla quale si può volontariamente rinunciare in nome di un’edonistica visione dell’attimo, proprio perché fa parte della nostra condizione umana, ci appartiene. Viviamo, per così dire, in un ricordo permanente del mondo. E’ dalla luce del passato che si genera il presente. Ogni gesto, ogni parola viene dal passato, filtra attraverso le cose che sono già state, giunge fino a noi. Rinvio, comunque, alla lettura del mio testo Illusioni Notturne. A volte una poesia dice più di tante spiegazioni.

Gli anni rappresentano una condanna o una conquista?

Sa, ultimamente mi sveglio bruscamente nella notte. A svegliarmi non è la canicola di questi giorni o la luna piena. E’ un’ansia, o meglio, un’ansietà. Qualcosa che mi rincorre dal passato, si accumula nella mente e mi opprime nel sonno. Lei si chiederà: il peso degli anni? Non credo, non ho vissuto abbastanza. A farmi rigirare nel letto è, invece, la riduzione dei mondi possibili. E’ come se andando avanti, giorno dopo giorno, le possibilità della mia esistenza, anziché moltiplicarsi, si riducessero sempre più. Più passano gli anni, più la vita imbocca una strada evitandone altre. Il giardino dei sentieri che si biforcano di J.L.Borges, conosce? Qualcosa di simile. Quindi gli anni, il tempo in sé, sono una condanna che conduce, ahimé, all’unica possibilità che ci accomuna indipendentemente da qualsiasi scelta: la morte.
Continua a leggere ‘Gigi Marzullo intervista Marco Aragno’

meraviglia

di Ottavio Sellitti

pianta

Palle gli occhi sulla faccia
a cerchio le labbra
meraviglia a vedere
LE PIRAMIDI
IL PARTENONE
IL COLOSSEO
IL CASTEL DEL MONTE
PIAZZA SAN PIETRO
o I PALAZZI DI NEW YORK
stiracchiati dalla Terra al Cielo. Continua a leggere ‘meraviglia’

Diario di un Gambero: pag 90

di Mr. Shrimp

Nella coscienza delle cose, dei sentimenti; si perde tutto quello che, in uno stato di incoscienza, si può gustare (piacevole) pur senza comprenderlo, senza inquadrarlo. Ma quando tutto si inscatola – senza profondità – se ne indovina immediatamente la fine – o il suo maschio. Continua a leggere ‘Diario di un Gambero: pag 90′

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Niente è vero tutto è permesso

Un Aforisma

Se è assolutamente necessario che l’arte o il teatro servano a qualche cosa, dirò che dovrebbero servire ad insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente e che è indispensabile che ci siano.

Eugène Ionesco.

Un dialogo

-...non capisco, cosa vuoi dire? -Non curo dire altre parole che frammenti di un discorso amoroso. -Pensi questo basti? -Credimi, una sillaba di troppo farebbe esplodere il mondo, dirne una in meno lo disgregherebbe. -Il Mondo? -Certo, il mio Mondo. -Allora Buona Fortuna, ne avrai bisogno! -La Fortuna l'ho avuta scoprendo il mio desiderio, la lascio a te, mi basta il tuo sorriso, amico.

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