Diario di un Gambero: pag 90

di Mr. Shrimp

Nella coscienza delle cose, dei sentimenti; si perde tutto quello che, in uno stato di incoscienza, si può gustare (piacevole) pur senza comprenderlo, senza inquadrarlo. Ma quando tutto si inscatola – senza profondità – se ne indovina immediatamente la fine – o il suo maschio. Continua a leggere ‘Diario di un Gambero: pag 90′

The king of Mutation

Di Marco Aragno

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E’ morto Michael Jackson. Sì, ma quale? Il negretto dell’Indiana dal naso camuso che fece parlare di sé in una recita scolastica a cinque anni? Il ballerino indiavolato di Thriller, l’album da 100 milioni di copie che lo consegnò per sempre all’olimpo della cultura pop? Oppure il mostro sbiancato, l’involucro di gomma, il fantasma triste che compariva e scompariva alla televisione, costretto dalle accuse di pedofilia a rintanarsi nella sua Neverland? A guardare quel fisico gracile sottoposto agli ultimi tentativi di rianimazione, si ha la  sensazione che non sia morto un uomo, ma si sia semplicemente interrotto il processo di metamorfosi di una strana creatura, immortalata nella sua ultima, fragile forma.  Una creatura che aveva rinunciato alla sue origini umane per consacrarsi ad un’immortalità perversa, quella di chi si autocondanna a vivere per sempre nel limbo purgatoriale delle immagini, negli interstizi bidimensionali dello schermo, sulle copertine patinate dei tabloid, nei fruscii dei compact disk.  Allora ci si rende conto che ad andarsene non è stato Michael Jackson, oggi più vivo che mai, ma solo il simulacro parlante con cui si prestava alle domande dei giornalisti e si offriva alle aule dei tribunali, definitivamente svuotato di ogni residuo umano, trascinato in una spirale di trasformazioni fisiche e operazioni chirurgiche che ne hanno minato per sempre la vera immagine, lasciando solo uno scarabocchio, una faccia cancellata e ridisegnata a colpi di bisturi. E’ il prezzo da pagare per chi, come lui – e come lui Elvis Presley – ha sacrificato la corporalità per trasmigrare nell’interregno dei media, per trasmutarsi in una star che prendesse eterna luce dallo scintillio sfavillante dei costumi, dal bianco dei riflettori, dalla luminosità artificiale del neon. King of Pop, sì. Ma anche il Re della Metamorfosi, quella che vede protagonista un uomo nato nero ma desideroso di farsi bianco, oppure maschio che vuole assumere su di sé anche le fattezze di donna, caleidoscopica materializzazione di un ibrido tutto americano, di un melting pot patologicamente e straordinariamente riassunto in un unico corpo attraverso cui potessero passare le contraddizioni ed i simboli made in USA: la voce di un povero che si fa musica, il ghetto di Harlem che incontra i grattacieli di Manhattan, lo schiavo nero che diventa wasp. Ed è così che il volto di Michael Jackson, in continuo cambiamento, riflette l’esito mostruoso e drammatico di questo meticciato culturale che ha portato, in secoli di battaglie per l’ integrazione, a Obama presidente. Jacko ne ha rappresentato un punto di transizione fondamentale. Forse il più traumatico e favoloso. Dopo una muta sofferente, ha abbandonato la sua pelle nera per rivestirsi di bianco, restando col cuore di un nero. Ibridazione meravigliosa del suo fisico, ma anche della sua immagine, schiacciata tra la fama di benefattore e l’infamia dell’orco, tra il Bene e il Male. Perché l’America è anche questo ossimoro vivente. E sui grandi divi americani – come lo stesso Charles Manson –  si addensano sempre nubi di sospetti e clamori mediatici che contribuiscono a mitizzare ancor di più la loro figura, a renderla doppiamente impenetrabile, divinamente oscura. L’uomo Michael Jackson non è morto pochi giorni fa, ma molti mesi, anni fa, quando ha rinunciato ad essere un uomo per farsi simbolo vivo e mostruosità ambulante di un’America torbida e meravigliosa.

Un risveglio a Pozzuoli

di Valentina Fiori

Mi sveglio, nel letto accanto a mia madre, non so che ora sia, c’è già molta luce che trapela tra le persiane. Mi sento strana, del resto è sempre così quando non dormo con mio marito, con un malessere fisico addosso. Ma dopo un po’ riesco ad alzarmi e mi sembra di barcollare, forse per un attimo ho la sensazione di una scossa di terremoto, vado in bagno e cerco di fare mente locale. Ma si! Deve essere stata quella birra di marca scadente che ho bevuto la sera prima. Guardo l’ora e sono solo le 6.45, se fossi stata a casa mia già mi sarei lanciata insieme a Micky, il mio cane, su per i sentieri tra gli olivi, ma qui nella casa dell’Ina Casa non posso farlo. Provo a rimettermi di nuovo a letto, ma non resisto, troppi ricordi vogliono entrare nella mia mente, e io in questo momento non li voglio. Mi alzo, vado nello studio, mi siedo, metto “Un’altra cosa che ho perso” degli Articolo 31 nelle orecchie e comincio a scrivere una lettera alla mia amica Rosa, anche lei scacciata via da questo strano paese che si chiama Pozzuoli. Le parole scorrono veloci insieme alla musica, attimi di felicità assoluta quasi fuori dal tempo. Dopo un po’ mi fermo, ritorno in camera da letto e vedo che mia madre è sveglia, andiamo così in cucina a fare il caffè, guardo mia madre prepararlo e già lo pregusto ma mi sento inquieta, guardo l’ora e sono solo le 7.45, bevo il caffè che mi scorre dentro rinfrancandomi i pensieri, e mi sento già meglio. Ho deciso: esco. Continua a leggere ‘Un risveglio a Pozzuoli’

suggerimento elettorale

di Ottavio Sellitti

titola  La Repubblica

Foto villa Certosa, Pdl contro i servizi
“E se invece fosse stato un fucile?”

…mmmh è un’idea!


Dall’ombra vostra che al mattino vi estingue

di Francesca Aprea


MURA

_____SGRAFFI

d’intonaco marcito

solchi bianchi come le fosse di una riparazione

fatta alla stregua del senso

comune

dell’ovvio che l’uggia di questa mattina

trattiene a singhiozzi di pioggia

.

oceani di fallimenti

che hanno preso forma

sulla guancia scorrere

già usurate ___________ la tua che pure è la mia

____________________ché tra onda e percorso

____________________non ho saputo distinguere

Continua a leggere ‘Dall’ombra vostra che al mattino vi estingue’

Durs Grünbein

di Durs Grünbein

Un moto

Questo minimo buffo di vento, nell’aria
_________un gorgo ma di un secondo, perché un
_____________passero spaventato è volato via
________________________a un passo da me, ed era già

fuori dalla mia vista e una delle
_______________foglie più leggere è andata in briciole
_________________nel suo risucchio. Continua a leggere ‘Durs Grünbein’

Climax Ad Interiorem

di Ottavio Sellitti

a D.

forse un suono
ha scosso il tuo sonno
e ha spezzato il mio sonno
___________il mio sogno
___________la stretta di noi.

Diario di un Gambero: pag 29

di Mr. Shrimp

Sono attraenti, i prati, anche incorniciati di spugne squadrate (prima gialle e poi brune).

Le persone parlano, in lontananza, non si sentono – sembrano boccheggiare – e le bocche sempraperte mimano maschere di tufo (gialle e porose). E vorrei non essere solo, potrei avere un compagno e insieme giudicare gli altri. Perché da solo perdo contro i troppi

«ci sono decisamente troppi sguardi!». Continua a leggere ‘Diario di un Gambero: pag 29′

senz’acqua hai fatto un fiore d’

di Ottavio Sellitti

[l'immagine è stata presa qui]

L’acqua sulla testa a gocce fitte
l’acqua sugli scogli, respira il mondo.

L’acqua sulla testa a gocce fitte
il porto è un altro
l’acqua sugli scogli, respira (ancora) il mondo;
l’acqua sui capelli li arriccia
___ti imbronci
_____non pensarci
________sei bella.

L’acqua su, tra gli alberi
ci chiudiamo in casa
fumo di camino
letto polveroso
abbracci furiosi
baci affamati.

L’acqua che scorre è un suono continuo
si accompagna benissimo
alle nostre parole
nonostante la notte
_____________il sonno
_________________lo sguardo ammiccante di stelle
____________________________________di luna. Continua a leggere ’senz’acqua hai fatto un fiore d’’

Lavoratoriii? Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!

2 ottobre ‘95, municipio di Campi Salentina. Il sindaco consegna le chiavi della città a Carmelo Bene, gilet nero Versace e bottoni smerigliati. Decine di disoccupati ululano giù in strada e lanciano pomodori putridi. Il maestro si defila da una porta secondaria. Un disoccupato gli strepita addosso: “Stronzo, dammi lavoro!”. Carmelo bene lo centra in un occhio con uno sputo che è una bellezza balistica. Continua a leggere ‘Lavoratoriii? Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!’

Ipocentri/2

Cancellata, la luna si riforma
nel tuo monile che mantiene acceso
il globo di questa stanza. Mi tengo
in un lungo risveglio
sull’unghia delle cose, sulla pelle
che cerco con un’ansia da cieco.
——————————— Non so
se qualche mano scava sopra di noi
se mai fui fuori per davvero, nel grande
specchio che risplendeva un volto
lontano da me.

Ipocentri

La terra lagrimosa diede vento,

che balenò una luce vermiglia

la qual mi vinse ciascun sentimento;

e caddi come l’uom cui sonno piglia.

(III Canto, Divina Commedia)

Non qui, dove i lampioni ci portano
un cielo basso senza stelle, non qui si destano
i volti nelle auto parcheggiate. Un rombo
ha fatto crollare tutte le scale, e poi nulla
più nulla da salvare – lungo le corsie
di un ospedale deserto.
————————— Guardavo il bicchiere
rovesciato, i capelli della ragazza, la mano che pulisce
sotto un sole d’estate. La folla del centro.

PER UN XXV APRILE

di Alberto di Raco

____________________I

Noi, qui, riuniti in questo
Treno di periferia. in silenzio.
noi qui.
perché a quest’ora di mattina
perché a quest’ora di sera.
ogni giorno noi, tutti d’accordo,
ci alziamo
alla stessa ora. con la stessa fatica
con lo stesso malumore
con lo stesso torpore
ed ogni giorno noi, tutti d’accordo,
prendiamo alla stessa ora questo stesso treno Continua a leggere ‘PER UN XXV APRILE’

A chiunque

di Francesca Aprea

Che hai dentro un conato di perdute
origini, mondi senza finitudine
e le piaghe che dolgono
il corpo sarebbero soppiantate
dalla striscia che lenisce la coscienza.
ti incurvi
come a non avere ossa
_________________carne
di antichi macelli
e sei il contemporaneo dello spettro
dell’uomo-scimmia
sei il remoto del presente te stesso
il postumo di chi non è venuto__ ancora

Porti la piega arcigna
della colpa irrisolta
Continua a leggere ‘A chiunque’

निर्वाण

di V.


_____________________I
Delle cose improponibili, anche dall’alto, oltre il terrazzo
Di breccia affacciato sul porto, sulla calata paonazza
E la costruzione rossastra incoronata di madonne e ali
Di angioletti carcerati da catene di lampadine
Luogo delle grandi intuizioni: si sentiva il tremolare
Dell’acqua sulle pareti e i colori che tremavano
Ovunque
Verso le sei, saltando il te con
Le paste Continua a leggere ‘निर्वाण’

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Niente è vero tutto è permesso

Un Aforisma

Se è assolutamente necessario che l’arte o il teatro servano a qualche cosa, dirò che dovrebbero servire ad insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente e che è indispensabile che ci siano.

Eugène Ionesco.

Un dialogo

-...non capisco, cosa vuoi dire? -Non curo dire altre parole che frammenti di un discorso amoroso. -Pensi questo basti? -Credimi, una sillaba di troppo farebbe esplodere il mondo, dirne una in meno lo disgregherebbe. -Il Mondo? -Certo, il mio Mondo. -Allora Buona Fortuna, ne avrai bisogno! -La Fortuna l'ho avuta scoprendo il mio desiderio, la lascio a te, mi basta il tuo sorriso, amico.

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