Origini

Turritopsis nutricula

Ogni astro, qualunque esso sia, esiste dunque in numero infinito nel tempo e nello spazio, e non solamente in uno dei suoi aspetti, ma in tutte le forme che assume in ogni istante della sua esistenza, dalla nascita alla morte. Tutti gli esseri disseminati sulla sua superficie, grandi o piccoli, vivi o inanimati, condividono il privilegio di tale eternità.
___La Terra è uno di codesti astri. Ogni essere umano è dunque eterno in ogni istante della sua esistenza. Quel che scrivo in questo momento in una cella di Fort du Taureau, l’ho già scritto e lo scriverò in eterno, su un tavolo, con una penna, con vestiti e in circostanze assolutamente simili. Così per ognuno di noi.
___Tutte queste terre si inabissano, una dopo l’altra, nelle fiamme rinnovatrici, per rinascere e ricadérvi ancora, monotono deflusso della sabbia di una clessidra che si gira e si svuota eternamente. Il nuovo è sempre vecchio, e il vecchio è sempre nuovo.
___Coloro che sono incuriositi dalla vita ultraterrestre vorranno forse sorridere di una conclusione matematica che concede loro non soltanto l’immortalità, ma persino l’eternità? Infinito è il numero dei sosia nel tempo e nello spazio. Non si può, in coscienza, pretendere di più. Questi sosia sono in carne e ossa, con pantaloni e cappotto, con crinolina e chignon. Non sono fantasmi, sono l’attualità eternizzata.
___V’è tuttavia un grave difetto: l’assenza di progresso. Ahimè! Questi sosia sono volgari ristampe, ripetizioni. Gli esemplari dei mondi passati sono identici a quelli dei mondi futuri. Solo il capitolo delle biforcazioni resta aperto alla speranza. Non dimentichiamo che tutto quel che si sarebbe potuto essere qui, lo si è altrove, da qualche parte.
___Il progresso, quaggiù, è riservato ai nostri nipoti. Hanno maggiori possibilità di noi. Tutte le splendide cose che vedrà il nostro globo, i nostri futuri discendenti le hanno già viste, le vedono in questo stesso istante, le vedranno sempre, ovviamente attraverso i sosia che li hanno preceduti e li seguiranno. Figli di una umanità migliore, ci hanno già derisi e sbeffeggiati a lungo sulle terre morte, dove sono vissuti dopo di noi. Continueranno a fustigarci sulle terre vive da cui noi siamo scomparsi, e il loro disprezzo continuerà a perseguitarci sulle terre ancora da nascere. Loro e noi, e tutti gli altri ospiti del nostro pianeta, rinasciamo prigionieri del tempo e del luogo che il destino ci assegna nelle serie delle sue incarnazioni.
___La nostra eternità è un’appendice della sua. Siamo soltanto fenomeni parziali delle sue risurrezioni. Uomini del secolo XIX, l’ora delle nostre apparizioni è fissata per sempre, e torneremo sempre gli stessi, senza altra prospettiva di qualche variante fortunata. Niente, in tutto questo, che possa placare la nostra sete del meglio.
___Ma non è forse consolante sapersi incessantemente, su miliardi di terre, in compagnia di persone amate che ormai sono per noi solo un ricordo? E non è consolante sapere che abbiamo goduto e godremo eternamente questa felicità, in un sosia, in miliardi di sosia? Siamo comunque proprio noi. Per molti piccoli spiriti, questa felicità per procura non sarà inebriante. Preferirebbero a tutti i duplicati dell’infinito tre o quattro anni in più nella forma attuale. Siamo implacabilmente abbarbicati al nostro secolo di disillusioni e di scetticismo
___In fondo, è piuttosto malinconica questa eternità dell’uomo in virtù degli astri, ed è ancor più triste il fatto che questi mondi fratelli siano isolati dall’inesorabile barriera dello spazio. Tante popolazioni identiche che si avvicendano senza aver mai sospettato la loro reciproca esistenza! Eppure è così. La scopriamo infine ora, nel secolo XIX. Ma chi vorrà crederci?
___E poi, sino a ora, per noi il passato rappresentava la barbarie, e l’avvenire significava progresso, scienza, felicità. Illusioni! Il passato ha visto su tutti i nostri globi sosia sparire senza lasciar traccia le civiltà più splendide, e continueranno a sparire nello stesso modo. L’avvenire vedrà ancora su miliardi di terre le insipienze, le stoltezze, le crudeltà delle nostre antiche epoche!
___In questo momento, l’intera esistenza del nostro pianeta, dalla nascita alla morte, si riproduce in ogni particolare, giorno dopo giorno, su miriadi di astri fratelli, con tutti i suoi crimini e le sue sventure. Quel che chiamiamo il progresso è imprigionato su ogni terra, e con lei svanisce. Sempre e dovunque, sulla superficie terrestre, lo stesso dramma, lo stesso scenario, sullo stesso angusto palcoscenico, un’umanità turbolenta, infatuata della propria grandezza, che crede di esser l’universo e che vive nella sua prigione come se fosse un’immensità, per scomparire ben presto insieme al globo che ha portato con il più profondo disprezzo il fardello del suo orgoglio. Stessa monotonia, stesso immobilismo in tutti gli altri astri. L’universo si ripete senza fine, e scalpita senza avanzare. L’eternità recita imperturbabilmente nell’infinito le stesse rappresentazioni.

§

Secondo alcune teorie, esisterebbe nello spazio una materia caotica che si agglomererebbe, con il concorso del calore e dell’attrazione, per formare le nebulose planetarie. Ma perché, e da quando, questa materia caotica esiste? E cosa produce il calore straordinario che interviene nel processo? Tutte domande che non ci si pone, così si è esentati dal rispondere.
___Non c’è bisogno di dire che la materia caotica, costituente le stelle attuali, ha costituito anche le antiche, da cui deriva che l’universo non risale al di là delle più vecchie stelle. C’è un generale accordo sulla durata immensa degli astri; ma sulla loro nascita l’unica ipotesi è l’agglomerazione della materia caotica, e, sulla loro fine, silenzio. L’aspetto ridicolo comune a queste teorie è il fatto di stabilire l’esistenza di una fabbrica negli spazi immaginari, che produca calore in quantità volute, per alimentare la volatilizzazione indefinita di tutte le nebulose e di tutte le materie caotiche possibili.
___Laplace, geometra così scrupoloso, come fisico manca di rigore. Vaporizza con disinvoltura, in virtù di un calore eccessivo. Data la nebulosa in via di condensazione, lo seguiamo con ammirazione nel quadro che ci offre della successiva nascita dei pianeti e dei loro satelliti attraverso il progressivo raffreddamento. Ma questa materia nebulosa priva di origine, attirata da ogni parte, non si sa come né perché, raffredda anche l’entusiasmo. Non è decisamente corretto far accomodare il lettore su un’ipotesi che poggia sul vuoto, e poi piantarlo in asso.
___Il calore, la luce non si accumulano nello spazio, vi si disperdono. Hanno una sorgente che s’inaridisce. Tutti i corpi celesti si raffreddano irradiando calore e luce. Le stelle, incandescenze formidabili alla loro nascita, finiscono per approdare a una glaciazione oscura. I nostri mari erano un tempo un oceano di fiamme. Ormai sono soltanto acqua. Quando si estinguerà il Sole, diverranno ghiaccio. Le cosmogonie secondo cui il mondo è nato solo ieri, possono credere che gli astri stiano bruciando le loro prime gocce d’olio. E poi? Questi milioni di stelle, che illuminano le nostre notti, hanno un’esistenza limitata. Hanno avuto inizio nel fuoco, finiranno nel freddo e nelle tenebre.
___Non serve dire: «Tutto questo durerà pur sempre più di noi. Prendiamo quello che c’è. Carpe diem. Cosa c’importa di quel che è stato! Cosa c’importa di quel che sarà! Prima e dopo di noi, il diluvio! ». No, l’enigma dell’universo è sempre presente in ogni nostro pensiero. Lo spirito umano vuole decifrarlo a ogni costo. Laplace era sulla retta via, quando scriveva: «Vista dal Sole, la Luna sembra descrivere una serie di epicicloidi, i cui centri sono sulla circonferenza dell’orbita terrestre. Parallelamente, la Terra descrive una serie di epicicloidi, i cui centri sono sulla curva che il Sole descrive attorno al centro di gravità del gruppo di stelle di cui fa parte. Infine, anche il Sole descrive una serie di epicicloidi i cui centri sono sulla curva descritta dal centro di gravità di questo gruppo attorno a quello dell’universo».
___«Dell’universo!»: è tutto dire. Questo preteso centro dell’universo, con l’immenso corteggio che gli gravita attorno, non è che un punto impercettibile nello spazio. Laplace tuttavia procedeva sicuro lungo la via della verità, ed era vicino alla chiave dell’enigma. Ma questa parola: « Dell’universo » dimostra che la toccava senza vederla, o almeno senza guardarla. Era in tutto e per tutto un matematico. E aveva, sin nel midollo delle ossa, la convinzione di un’armonia e di un’inalterabile solidità della meccanica celeste. Solida, solidissima, d’accordo. Ma bisogna tuttavia distinguere tra l’universo e un orologio. Quando un orologio non segna bene l’ora, lo si regola. Quando si rompe, lo si ripara. Quando è usurato, lo si sostituisce. Ma i corpi celesti, chi li separa e li rinnova? Questi globi di fiamme, splendidi rappresentanti della materia, godono forse del privilegio della perennità? No, la materia è eterna soltanto nei suoi elementi e nel suo insieme. Tutte le sue forme, umili o sublimi, sono transitorie e periture. Gli astri nascono, brillano, si spengono e, anche se possono sopravvivere per migliaia di secoli al loro splendore ormai svanito, sono solo sepolcri vaganti consegnati alle leggi di gravità. Quanti miliardi di questi gelidi cadaveri si trascinano così nello spazio tenebroso, in attesa dell’ora della distruzione, che sarà, contemporaneamente, quella della risurrezione! Perché i trapassati della materia rientrano tutti nella vita, qualunque sia la loro condizione. Se la notte del sepolcro è lunga per gli astri morti, viene il momento in cui la loro fiamma si riaccende come folgore. Sulla superficie dei pianeti, sotto i raggi solari, la forma che muore si decompone in fretta, per poi restituire i suoi elementi a una nuova forma. Le metamorfosi si succedono incessantemente. Ma quando un sole si spegne e si ghiaccia, chi gli restituirà calore e luce? Può rinascere soltanto come sole. Dona la vita a miriadi di esseri diversi. Ma può trasmetterla ai suoi figli soltanto con un matrimonio. Quali possono essere le nozze e la prole di questi giganti della luce?
___Quando uno di questi immensi turbini di stelle, nate, gravitanti, morte insieme, dopo milioni di secoli finisce di percorrere le regioni dello spazio che gli si aprono davanti, si scontra sulle sue frontiere con altri turbini estinti, che gli si fanno incontro. Una mischia furibonda si scatena per anni su un campo di battaglia di miliardi di miliardi di leghe di estensione. Quella parte dell’universo non è più che un’immensa atmosfera di fiamme, incessantemente solcate dalle folgori delle conflagrazioni che volatilizzano all’istante stelle e pianeti.
___Questo caos infernale non smette un istante di obbedire alle leggi della natura. Scontri successivi riducono le masse solide allo stato di vapore, immediatamente riafferrate dalla gravitazione che le raggruppa sotto forma di nebulose ruotanti su se stesse sotto l’impulso dell’urto, e le scaglia con un’orbita regolare attorno a nuovi centri. Osservatori lontani possono allora, attraverso i loro telescopi, vedere il teatro di queste grandi rivoluzioni come un pallido chiarore, intercalato da punti più luminosi. Il chiarore non è che una macchia, ma questa macchia è una folla di globi che risuscitano.
___Ogni nuovo nato vivrà all’inizio un’infanzia solitaria, nembo infuocato e tumultuoso. Più calmo con il trascorrere del tempo, il giovane astro staccherà poco a poco dal suo seno una numerosa famiglia, ben presto raffreddata dall’isolamento, e che ormai vivrà unicamente del calore paterno. Ne sarà l’unico rappresentante in quel mondo che conoscerà solo lui, e non vedrà mai i suoi figli. Questo è il nostro sistema planetario, e noi abitiamo una delle sue figlie più giovani, che ha soltanto una sorella, Venere, e un fratellino, Mercurio, l’ultimo nato del nido.
___Ma è precisamente così che rinascono i mondi? Non so. Forse le legioni morte che si scontrano per tornare a nuova vita sono meno numerose, forse il campo della risurrezione è meno vasto. Ma di certo è solo questione di cifre e di estensione, non di mezzi. Che lo scontro abbia luogo semplicemente tra due gruppi stellari, o tra due sistemi in cui ogni stella con il suo corteggio sia già ridotta al rango di pianeta, o ancora tra due centri di cui la stella non sia più che un modesto satellite, o infine tra due focolai rappresentanti un lembo dell’universo, tutto questo non può esser stabilito con cognizione di causa da nessuno. La sola affermazione legittima è questa:
___La materia non può diminuire, né accrescersi di un atomo. Le stelle sono soltanto torce effimere. Se dunque non si riaccendono una volta estinte, la notte e la morte si impadroniscono, in un tempo dato, dell’universo. Ora, come potrebbero riaccendersi se non attraverso il movimento trasformato in calore in proporzioni gigantesche, ossia attraverso uno scontro reciproco che le volatilizzi e le chiami a nuova vita?
___Le stelle vivono un tempo limitato e costituiscono, con i loro pianeti, l’intera materia. Se non riuscite a risuscitarle, l’universo è finito. Noi proseguiremo comunque la nostra dimostrazione sotto ogni aspetto, maggiore o minore che sia, senza tema di smentite. L’argomento ne vale la pena. Non è indifferente sapere o ignorare come sopravvive l’universo.
___Così, fino a prova contraria, gli astri si spengono di vecchiaia, e si riaccendono in seguito a uno scontro. Questo è il modo in cui si trasforma la materia nelle individualità siderali. Secondo quale altro procedimento potrebbero obbedire alla comune legge del cambiamento, e sottrarsi all’immobilità eterna? Dice Laplace: «Nello spazio esistono corpi oscuri, considerevoli e forse numerosi quanto le stelle». Questi corpi sono semplicemente le stelle spente. Sono condannate alla perpetuità cadaverica? E tutte le viventi, senza eccezione, andranno a raggiungerle per sempre? Come sopperire a queste perdite?
___L’origine data da Laplace, peraltro in modo assai vago, alle nebulose stellari, è priva di verosimiglianza. Si tratterebbe di un’aggregazione di nebulose, di nuvole cosmiche volatilizzate, aggregazione che si forma incessantemente nello spazio. Ma come? Lo spazio è ovunque come noi lo vediamo, gelo e tenebre. I sistemi stellari sono enormi masse di materia: da dove vengono? dal vuoto? Queste nebulosità estemporanee non sono accettabili.
___Quanto alla materia caotica, non avrebbe dovuto riapparire nel secolo XIX. Non è mai esistita, non esisterà mai neppure l’ombra del caos, da nessuna parte. L’organizzazione dell’universo è così da tutta l’eternità. Non è mai cambiata di un capello, non riposa mai un istante. Non c’è caos, neppure su quei campi di battaglia in cui miliardi di stelle si scontrano e si infiammano per secoli e secoli, così da ricreare dei vivi con i morti. La legge dell’attrazione sovrintende a queste rifusioni folgoranti con lo stesso rigore che usa per le più pacate evoluzioni della Luna.
___Questi cataclismi sono rari in tutte le regioni dell’universo, perché le nascite non possono superare i decessi nello stato civile dell’infinito, e i suoi abitanti godono di una longevità invidiabile. Lo spazio libero che hanno sul loro cammino è più che sufficiente per la loro esistenza, e l’ora della morte giunge molto prima di averlo percorso tutto. L’infinito non difetta né di tempo né di spazio e l’eternità non fa distinzione tra la stella e l’effimero. Che cosa sono questi miliardi di soli che si succedono attraverso i secoli e lo spazio? Una pioggia di scintille. Questa pioggia feconda l’universo.
___Appunto per questo, il rinnovamento dei mondi attraverso lo scontro e la volatilizzazione delle stelle scomparse avviene continuamente nei campi dell’infinito. Queste conflagrazioni gigantesche sono insieme innumerevoli e rare, a seconda che si consideri l’universo o una delle sue regioni. Quale altro modo di mantenere la vita generale potrebbe sostituirlo? Le nebulose cometarie sono fantasmi, le nebulosità stellari, messe insieme non si sa come, sono chimere. Nello spazio ci sono soltanto gli astri, piccoli e grandi, bambini, adulti, o morti, e tutta la loro esistenza è chiara. Bambini sono le nebulose volatilizzate; adulti sono le stelle e i loro pianeti; morti sono i loro tenebrosi cadaveri.
___Il calore, la luce, il movimento, sono forze della materia, non la materia stessa. L’attrazione, che precipita in una corsa incessante miliardi e miliardi di globi, non potrebbe aggiungervi un solo atomo. Ma è lei, la grande forza fecondatrice, la forza inesauribile che nessuna prodigalità può diminuire, essendo proprietà comune e permanente dei corpi. E lei che mette in moto tutta la meccanica celeste, e che proietta i mondi nelle loro peregrinazioni senza fine. E sufficientemente ricca da fornire alla risurrezione degli astri il movimento che l’urto trasformerà in calore.
___Questi incontri di cadaveri siderali che si urtano per poi risorgere potrebbero sembrare un turbamento dell’ordine. – Un turbamento! Ma cosa accadrebbe se i vecchi astri morti, con il loro seguito di pianeti defunti, continuassero indefinitamente la loro processione funebre, allungata ogni notte da nuovi funerali? Tutte queste sorgenti di luce e di vita che splendono nel firmamento si estinguerebbero una dopo l’altra, come lampioni di una luminaria. La notte eterna scenderebbe sull’universo.
___Le alte temperature iniziali della materia non possono aver altra sorgente che il movimento, forza permanente da cui derivano tutte le altre. Quest’opera sublime, lo sbocciare di un sole, può esser creata soltanto dalla forza sovrana. Ogni altra origine è impossibile. E la sola gravitazione a rinnovare i mondi, a dirigerli, a mantenerli in vita in virtù del movimento.
___L’universo è eterno, gli astri sono perituri, e poiché costituiscono la totalità della materia, ognuno di loro è passato attraverso miliardi di esistenze. La gravità, attraverso i suoi traumi risuscitatori, li divide, li rimescola, li plasma incessantemente, al punto che non ve n’è uno che non sia un composto dalla polvere della totalità degli altri. Ogni pollice di terra che calpestiamo ha fatto parte dell’universo intero. Ma è un testimone muto, e non racconta quel che ha visto nell’eternità.
___Ma sento voci che esclamano:  Da dove nasce il diritto di supporre nei cieli questa tempesta incessante che divora gli astri, con la scusa di rifondarli, e che infligge una smentita così singolare alla regolarità della gravitazione? Dove sono le prove di questi scontri, di queste conflagrazioni rigeneratrici? Gli uomini hanno sempre ammirato la maestà imponente dei movimenti celesti, e si vorrebbe sostituire un così splendido ordine con il disordine incessante! Chi ha mai visto da qualche parte il sia pur minimo indizio di un simile caos? L’universo appare del tutto tranquillo, e procede nel suo cammino pressoché silenziosamente. Da cinque o seimila anni l’umanità gode dello spettacolo del cielo. Non è mai stato constatato alcun serio turbamento. Le comete hanno sempre ispirato paura, ma senza far del male. Seimila anni sono pur qualcosa! Ed è pur qualcosa il campo del telescopio! Né il tempo, né lo spazio hanno mai mostrato nulla. Questi rivolgimenti giganteschi sono sogni.
___Non si è mai visto nulla, è vero, ma perché non si può veder nulla. Sebbene siano frequenti nello spazio, simili spettacoli non hanno mai un pubblico. Le osservazioni fatte sugli astri luminosi riguardano soltanto le stelle della nostra provincia celeste, contemporanee e compagne del Sole, e conseguentemente associate al suo destino. Non si può dedurre dalla calma delle nostre parti la tranquilla monotonia dell’universo. Le conflagrazioni rinnovatrici non hanno mai testimoni. Se anche le si vedesse, sarebbe attraverso una lente che le mostra sotto l’aspetto di una luminosità quasi impercettibile. Il telescopio ne rivela migliaia. Quando la nostra provincia diverrà a sua volta teatro di questi drammi, le popolazioni saranno scomparse da gran tempo.
___Rimane dunque sempre il problema della nascita e della morte degli astri luminosi. Chi ha potuto infiammarli? e quando finiscono di splendere, chi le sostituisce? Non si può creare neppure un atomo di materia, e se le stelle defunte non si riaccendono, l’universo si spegne. Vi sfido a uscire da questo dilemma: « O la risurrezione delle stelle, o la morte universale…». E la terza volta che lo ripeto. Il mondo siderale è vivo, assolutamente vivo, e poiché ogni stella ha nella vita complessiva solo la durata di un lampo, tutti gli astri sono già morti e risorti miliardi di volte.

Cut-up da Louis-Auguste Blanqui, L’eternità attraverso gli astri, trad. Giulia Alfieri, Milano, SE 2005

Un commento

  1. Grazie.

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