Materia nei sogni

Senza titolo-1

Nella scala del sonno senza sogni si susseguono svariati gradi o livelli, che si distinguono per profondità, leggerezza o pesantezza. Il sonno è più o meno profondo, più o meno pesante. E questo stesso modo di parlare si accorda perfettamente con il carattere del sogno come potenza che soggioga, che sottomette al giogo della passività e della gravità, specie di manto che avvolge la creatura vivente e la unisce con quanto non vive come se fosse il luogo primigenio da dove la sua vita era scaturita, e il dormire un ritorno ripetuto e ritmico al più remoto luogo della vita, laddove per un certo periodo entra in contatto con la terra, di cui sembra andare alla ricerca per aderirvi.
___Tutti gli esseri dormono sopra qualcosa di meno vivo di loro che li sostiene, mostrando così la deficienza della vita, il suo non essere vita interamente, la sua necessità di appoggiarsi a qualcosa. L’uccello si addormenta nel nido, ovvero, in una cavità; l’insetto sulla pianta o sulla tela invisibile; il pesce nel suo letto marino o attaccato allo scoglio. Il rettile e il cigno si avvitano su se stessi in un’immagine cosmica. E tutti gli animali, perfino quelli superiori, si rannicchiano e si piegano e tendono a cercare rifugio in qualcosa di consistente, giacché la terra non sempre si concede loro. L’uomo civilizzato si distende sul letto, che sostituisce e simboleggia la terra madre e che conserva sempre qualcuno dei suoi componenti – il metallo – o dei suoi doni più rappresentativi, come il legno. E il legno simboleggia o quantomeno allude alla materia, la materia prima, potremmo dire, e alla madre, come il suo stesso nome sembra indicare.
___Il sonno conduce al contatto con la materia, luogo mediatore che riconduce l’uomo indifeso al campo gravitazionale, dove lo sostiene.
___Pesa il sonno e si pesa di più durante il sonno. Nel passare dalla luce all’ombra colui che dorme si riduce l essere abitante del Pianeta; si materializza chiudendosi, rinchiudendosi nel proprio corpo come se giungesse al confine dell’integrazione con l’insieme dei corpi, nell’universo della fysis, nel cosmo. Ed entrando in questo modo nell’universo, diventa a sua volta il sostegno, il rifugio di qualcosa di più vivente, di più vigile della sua veglia. Aderendo alla terra, si fa supporto del cielo, dell’attività o dell’influsso del mondo sovrumano. Un sentire che dev’essere il fondamento psicologico dei sogni profetici. Ma il profetismo e la divinazione più primitivi provengono dalla terra, secondo quanto testimoniano le antiche pratiche oniromantiche, il che completa l’estensione di quel “qualcosa” di più vivente e di più sveglio del dormiente durante la propria veglia, di ciò che aspira o semplicemente tende a essere sostegno o ricettacolo. Cede, colui che dorme, il lato più attivo del proprio vivere, come se entrando nell’ombra si spegnesse, e con l’opacità aumentasse in resistenza. In determinate occasioni, l’atto di mettersi a dormire ha tutte le caratteristiche di un volersi negare alla vita.
___Il sonno ha infatti qualcosa dell’estinguersi, come il risveglio lo ha dell’accendersi – in quell’intimo ardere -, alimentato dalla fiamma che per l’uomo è portatrice di tutta la luce. Quell’intimo ardere che regge a sua volta la chiarezza dell’attenzione, della coscienza. Che illumina e vivifica tutto ciò che l’uomo sveglio tocca con la propria attenzione. L’attenzione è come il tentacolo primigenio di cui dispone ogni organismo vivo e che si sviluppa in sommo grado e, anzi, in modo specifico, nell’uomo. Così, tutto ciò a cui giunge l’attenzione rimane incorporato al circolo vitale che ogni creatura vivente, per minuscola che sia, crea attorno a sé. La vita più elementare si manifesta in un “essere” vivente che non può limitarsi a vivere lui soltanto, ma che sottomette alla vita, che fa entrare dentro la vita o dentro la morte tutto ciò con cui ha a che fare. Del resto l’aria stessa è respirata e colonizzata da germi di vita e di morte. La stessa luce raccoglie figure che si sdoppiano e che riverberano, e un ritmo nuovo irrompe. Durante il sonno tutta quell’azione, primigenio trascendere della vita, diminuisce lasciando apparire, come un mare che si ritira dalla spiaggia, i corpi degli esseri vivi in abbandono, più corporei che mai.
___Il luogo della veglia rivela infatti nell’uomo quanto non è corporale, coscienza, pensiero. E dormendo si viene riammessi all’interno della comunità di ciò che pesa. E non è, certo, che durante la veglia il corpo umano o qualsiasi altro siano sottratti alla gravità. Ma l’uomo sveglio non si riduce al suo corpo, né il suo corpo si riduce, per quanto è possibile, alla materia, contenuto in essa, così come la sua coscienza è contenuta nel corpo.
___Sicché, per via di quel cadere nel luogo del sonno, l’uomo si sente e si trova come assimilato alla natura e, più oltre, in contatto con ciò che chiamiamo materia. Per materia intendiamo, intanto, ciò che pesa, ma in modo tale da esserne determinato, da esservi ridotto, almeno in apparenza.
___Non è la materia in quanto oggetto della scienza fisica cui facciamo qui riferimento, cosa che sarebbe fuori luogo. E la materia quale ci appare nel nostro percepirla, immediatamente nella nostra coscienza.
___Chiamiamo materia quanto pesa ed è impenetrabile, quanto non solo si caratterizza, ma si definisce per il fatto stesso di occupare un luogo nello spazio: un ospite dello spazio. Un ospite che sembra esserne la creatura. La materia è sentita come creatura dello spazio, la sua abitante più consona; e talmente consona a esso, che lo occupa come se fosse uno spazio più denso e opaco. I corpi in quanto tali sembrano emergere dal fondo dello spazio dove potrebbero ritirarsi come le stelle per poi ricomparire. Solamente quando un corpo si muove in modo singolare, particolarmente rivelatore, si nota in esso un qualcosa in più della semplice materia, e come un qualcuno quando emette segnali carichi di intenzione, in sommo grado la parola e il canto.
___La materia si fa sentire come il supremo ostacolo alla luce. Sicché una materia come il cristallo, che la lascia passare quasi filtrandola, è sempre stata giudicata preziosa; una specie di adeguata risposta alla luce offerta dall’opaca terra, e se si tratta di opera d’arte, sarà un’opera al confine con il sacro. Così il cristallo viene a essere una rivelazione della luce: se è bianco, la rivela nella sua massima purezza; se è colorato, rivela in una specie di collaborazione con la materia la capacità della luce, la sua estensione.
___E così i corpi diafani o semidiafani prodotti naturalmente acquistano valore di simboli; lasciano passare non soltanto la luce, ma anche lo sguardo che entra in essi come mezzo più favorevole che risponde a un anelito recondito di vedere dentro i corpi, di penetrare l’opacità, cosa che, se si ottenesse, sarebbe già come leggere. Non altra origine deve avere la lingua geroglifica, esempio compiuto di lingua sacra, ovvero originario, primordiale rimedio, forse, a un linguaggio perduto che l’uomo possedette o sogna di aver posseduto quando era ancora integralmente uomo, senza decadenza alcuna. Allora tutte le cose dovevano essere evidenti, diafane.
___Le materie porose, che si lasciano penetrare da altre più sottili, sembrano perdere consistenza materiale e alimentano così una certa speranza di cambiamento, di trasmutazione. Di fatto, la materia ha risvegliato in tutte le epoche nel cuore umano l’aspirazione a veder operarsi in essa una trasmutazione. Il desiderio di conoscenza che, secondo Aristotele, tutti gli uomini possiedono per loro natura, non avrebbe originato la scienza neppure aggiungendole la necessità di prevedere per provvedere, secondo quanto è stato detto in piena modernità. Nessuna necessità vitale di dover fare i conti con le circostanze per potersene valere, come diceva Ortega nella sua critica del «sapere disinteressato » aristotelico. Soltanto l’ansia di trasmutare la materia inerte o di estrarre il principio puro e attivo in essa sepolto, partecipando umanamente della creazione, può spiegare la conoscenza operativa e la sua audacia, si chiami essa alchimia, fisica o matematica. E certo è che l’alchimia appare oggi più farsesca nella sua audacia per il segreto che l’ammantava e per le sue implicazioni religiose.
___Ma nel sentire dell’uomo privato di scienza – nuova o vecchia che sia – il semplice ardere, la fiamma che si propaga dalla combustione di un corpo inerme, il le legno, che è così simbolico della materia, suscita l’immagine del compimento della trasmutazione anelata, sebbene non ne abbia coscienza. Cosicché la presenza della materia, che sembra essere un’ostinazione, risveglia, talvolta fino a rivelarla, la passione che libera.
___E la chiave – tale come ci appare – del sentire e, di conseguenza, del comportamento umano nei confronti della materia e, al suo cospetto, di quest’ansia di liberarla, di farla diventare attiva, essenziale, trascendente, pura, invulnerabile, come se si trattasse di riscattare la serva tra le serve. E, difatti, appare innanzitutto come qualcosa che semplicemente c’è, al massimo dell’abbandono e della resistenza, come se, essendo caduta così totalmente, si fosse condensata e al contempo estesa. Sicché appare soltanto come semplice presenza. E la concrezione dello spazio di fronte al tempo. E finché la sentiremo così, ci apparirà come soggiogata dallo spazio.
___E tanto più soggiogata dallo spazio appare la cosiddetta materia, tanta più resistenza oppone al tempo. Giacché laddove la materia si trova, sembra non possa accadere nulla. E un giacere in cui non c’è altro elemento attivo se non la persistenza, che dinanzi al tempo e ai suoi eventi appare come resistenza, poiché ciò che è attivo fa diventare attivo inevitabilmente ciò che incontra.
___E così resiste al tempo e ai suoi eventi tutto quanto giace raccolto in se stesso. La materia è raccolta in se stessa solo metaforicamente. Si sente che non può destarsi. Non ci ha fatto alcuna promessa che possiamo un giorno riuscire a entrare in comunicazione con lei. La materia sentita come ostacolo promette esclusivamente di sorreggere l’uomo che su di essa cade cedendo al proprio peso. E nel cadere su di lei le assomiglia, sembra a sua volta sostenere qualcosa che è capace soltanto di cadere nell’inerzia della discesa.
___Il sogno appare, così, come il luogo dove si manifesta la massima condensazione, a cui tende tutto ciò che ha vita e cade nella sua discesa rimanendo aderente a qualcosa di meno vivente o di non vivente affatto. E, quindi, il luogo analogo al «punto in cui vengono a convergere da tutte le direzioni tutti i pesi». Il luogo dove la gravità vince il tempo.
___Perde il suo tempo specifico colui che dorme, abbandona il suo specifico tempo vitale aderendo al tempo materiale, eppure anche senza tempo vivente può uscirne e non solo staccarsene con il risveglio, bensì portandosi dietro anche qualcosa di quel suo non essere.
___Poiché, aderendo all’universo dei corpi, cade il dormiente nel letto della durata, del tempo fisico, e da questo viene portato fino alle sponde del risveglio, dove recupererà il proprio tempo, quello della specie cui appartiene. Durante il sonno la vita è nascosta nel cosmo.
___Il sonno è una reintegrazione alla fysis. Perciò colui che dorme non sta solamente pesando su qualcosa o aderendo a essa, ma si trova all’interno dell’Universo,nella sua concavità, come sotto una cupola. Subordinato al tempo cosmico e, nell’immediato, a quello del suo pianeta, che in questo modo lo ha recuperato nella propria atmosfera. E all’interno di questa entra nella comunità dei corpi viventi, nel seno stesso della vita: una concavità dalla quale emerge alla veglia senza disfarsene interamente.
___Un assoluto, dunque, se di assoluto si può parlare all’interno della vita umana, si manifesta nel luogo del sogno. La discesa e la salita quotidiane costituiscono la prima prova del tempo; potremmo dire che si tratta della prima esperienza a cui il tempo, attraverso il sonno, sottopone l’uomo; l’andare e venire da un tempo umano che lo avvolge dentro la fysis, e in questa dentro la vita: dalla luce all’ombra. E la stessa luce fisica, non altera forse il tempo? È il medesimo il tempo dei corpi non bagnati dalla luce e quello dei corpi da essa alleggeriti?

da María Zambrano, Il sogno creatore, trad. V. Martinetto, Milano, Bruno Mondadori Editore, 2002

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