Chi Siamo

[Un Editoriale/Manifesto]

di Ottavio Sellitti

Fra le ossessioni ricorrenti che ci perseguitano vi è da un po’ il rifiuto, quasi schifato, di tutto ciò che afferisce alla sfera del convenzionale, del preferibile, dell’utile appunto. Brividi al sentire parole come sistemato o ordinato o previdente o conveniente.

Abbiamo da un po’ il chiodo fisso della bellezza dell’inutile, ovverosia dell’inutilità della bellezza.

Bello è inutile perché non riproducibile in serie, le stampe dei Girasoli sono stampe di Girasoli e non Van Gogh, l’atmosfera di “più-caro=migliore” che si respira oramai sempre in più luoghi si fatica a classificare l’arte perché innumerabile, inestimabile, si fatica a pensarla perché non inseribile in un punto del grafico cartesiano.

Da un po’ gli uomini hanno preso ad apprezzare ciò che non richiede impegno umano per essere gustato, lasciandosi circondare da ciò che capirebbe anche un cane, trionfano le tette del Bagaglino sulle sottili risate a denti stretti di Decameron (r.i.p.).

L’utile si staglia sullo sfondo del cielo per la sua necessaria, quasi matematica comprensione, ciò che non presenta quella semplice, immediata utilità è scartato perché non inteso, perché sforzo sarebbe usare la propria umanità, preferibile lasciarla sopita e frasi trascinare dalla corrente del necessario. Anche chi non ha senso estetico si potrà pavoneggiare con le tele incomprese acquistate dando molte monete al mercante d’arte. Chi non vuole addentrarsi nella trama troppo contorta e inconcludente con personaggi con caratteri strani pieni di sfaccettature può ritrovare un rassicurante contrasto tra buono e cattivo nel veloce, lineare e chiacchierato Best seller.

Qui vogliamo essere scoglio nella corrente, vogliamo creare nelle lisce non idee increspature screziate di pensieri. L’uomo riscopra ciò che è suo e non utile: il Piacere, la conoscenza dei pensieri di altre menti, la lettura, la creazione della propria umanità, la scrittura, le bellezze traboccanti da un disegno senza senso, i non significati celanti mille interpretazioni di un film diverso, la meraviglia che 2+2 può non essere una-somma-che-fa-4 ma un incontrarsi di sguardi.

Risuoneranno qui le nostre per nulla utili umanità, a volte di suoni nuovi, altre volte riecheggiando antiche melodie, è nostra speranza che voi possiate e vogliate essere ancora cassa armonica perché si possa sospendere quest’ordinato silenzio.

Una ragione per Linutile

Di Marco Aragno

L’idea dalla quale è partita la mia sincera collaborazione con il sito nasce dal nome stesso che si è dato: Linutile. Non si può leggerlo senza pensarci su per un po’, senza restarne imbarazzati o addirittura infastiditi, con la smania di scrollarselo di dosso come una zanzara. Ci si sofferma su una parola a prima vista gettata per caso come una provocazione, ma che in un blog di letteratura tradisce subito uno stridore, ponendo il lettore di fronte ad un contrasto incalcolabile: cosa c’entra l’arte con l’inutilità? Linutile è un nome autoironico, certo. Ma l’aut-aut, utile o arte, è tremenDi Marco Aragnodamente attuale, in quanto l’arte sfugge, per sua natura, proprio alle categorie moderne dell’utile e dell’inutile, con le quali si misura ormai il valore di ogni persona e di ogni cosa quotidiana e dalle quali sembrano dipendere le logiche predatorie della società contemporanea. In un mondo che somiglia sempre più ad uno ‘stato di natura’ istituzionalizzato, la forza, come capacità di dominio sull’altro, non si manifesta più attraverso lo scontro fisico, ma innanzitutto attraverso le armi individualistiche dell’utilità e della convenienza, del profitto e dell’interesse, che strutturano verticalmente i rapporti di potere nella società e riducono la persona ad un contenitore di ambizioni e desideri materiali da soddisfare nella maggiore misura possibile e contro chiunque sia di intralcio. Avere prima e più degli altri è il nuovo imperativo categorico della morale imperniata sulla dicotomia utile-inutile. E’ utile ciò che ottimizza le nostre prestazioni e le nostre condizioni sociali, ciò che produce, che mette in circolo profitto e ricchezza, e che legittima per questo il nostro ruolo nella comunità. E’ inutile, invece, tutto ciò che disperde tempo e guadagno, che non concentra prestigio ed immagine, che non converte le potenzialità presenti in vantaggio materiale per l’individuo.

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