Linutile

Essere un uomo utile mi è parso sempre qualcosa di veramente schifoso C. Baudelaire

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Accanto a finestre

Pubblicato da collaboratori su 16 Giugno, 2008

di Silvana Fiori

Accanto a finestre che sporgono nel vuoto
Ascoltando battere di tasti a intervalli regolari,
con una catenina che avvolgo tra le dita.
I pensieri si mostrano come circolari.
Chiedono, poi abbandonano
Poi si impongono sfacciati.
V’è quella banca e chi passa rasente il giardinetto.
Ma sono quegli oggetti lungo il davanzale
Che non tollerano più d’essere ignorati.

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Giocondo Sole

Pubblicato da collaboratori su 10 Giugno, 2008

di Valentina Fiori

[disegno di Ottavio Sellitti]

Giocondo sole
che vai sul mare

Giocondo tu
sei con i bimbi

Giocondo sole
caldo e abbronzante
tutti ti vogliono
calor brillante Leggi il seguito di questo post »

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165 Capolavori da leggere

Pubblicato da collaboratori su 3 Giugno, 2008

di Diana D’Ambrosio

L’uomo costruisce case perché è vivo
ma scrive libri perché si sa mortale.
Vive in gruppo perché è gregario,
ma legge perché si sa solo.

Nell’ introduzione al libro che raccoglie una serie di interviste fattele da Cecilia Correas Zapata, Isabell Allende scrive che un libro non è niente altro che un ammasso di fogli rilegati di lato, ma “sono i lettori ad infondergli un alito di vita.”
Il mio primissimo libro mi è stato regalato a sei anni da mio padre per Natale, io lo ritenevo solo un insieme di fogli di carta rilegati di lato, ma quando ho inizato a leggere mi sono resa conto che io, a quei pezzi di carta, infondevo vita,e loro me ne rivelavano altra fino ad allora a me sconosciuta.
Da quell giorno i miei pezzi di carta rilegati da un lato si sono moltiplicati e mi hanno invaso stanza, mente e cuore.
L’elenco che segue è frutto del mio incessante, incostante e appassionante lavoro di dipesatrice di vita a semplici fogli di carta, ne ho elencati 165 ai quali, lettori di varie generazioni, hanno affidato sogni, speranze e ideali, ma soprattutto gli hanno donato vita.
Mi auguro che questi pezzi di carta rilegati da un lato continuino a ricevere e a rivelare nuova vita, ma soprattutto che continuino a custodire quell’alito di vita, infuso da VOI lettori, che li renderà
“ messaggi racchiusi in una bottiglia. Non si sa su quali spiagge approderanno, nè in quali mani cadranno”, ma in ognuno di quei libri rimarranno indelebili le vostre emozioni, i vostri sogni , la vostra vita.

Buona Lettura!

(N.B. l’elenco non è una classifica)

1. Tolstoj “Guerra e pace”
2. Tolstoj “I racconti di Sebastianopoli”
3. Tolstoj “La sonata a Kreutzer”
4. Neruda “Tutte le poesie”
5. Neruda “Confesso che ho vissuto”
6. Saba “Canzoniere”
7. Brecht” Vita di Galileo”
8. Viganò “L’Agnese va a morire”
9. Pamuk “La casa del silenzio”
10. Amos Oz “Contro il fanatismo
11. Amos Oz “Una storia d’amore e di tenebra”
12. Amos Oz “Michael mio”
13. Amos Oz “Fima”
14. Sartre “La nausea”
15. Sartre “L’età della ragione”
16. Saramago “Cecità”
17. Hrabal “Una solitudine molto rumorosa”
18. Hrabal “Inserzione per una casa in cui non voglio più abitare”
19. Hrabal” Treni strettamente sorvegliati”
20. Borges “Finzioni”
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Piattezza reale

Pubblicato da collaboratori su 31 Maggio, 2008

di Filippo Ansieri

Dio della poesia, ultimo degl’immortali,
A te narrerò lo strano evento
-che pare strano ai più ingenui-
Accadde che camminando in fretta
Incontrai due uomini
Uno bianco uno di nero vestito
Inchiodati al vitale cellulare.
Ero il terzo vertice d’un insolito
Triangolo scaleno, o forse isoscele.
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Evoluzione

Pubblicato da collaboratori su 26 Maggio, 2008

di Antonio Moraca

[l'immagine è stata presa qui(ma dissentiamo con il contenuto del sito)]

Ti saluto mio popolo razzista
ti offro un rinfresco di memoria:
tu per primo vedesti i tuoi partire
e adesso rinneghi la ta storia.
Cosa fanno di sbagliato se si spaccano il sedere
in lavori che tu oggi nemmeno puoi vedere?
Sei viziato, esasperato, ti consoli con la tele
senza chiederti se è vero tutto quello che si vede.
Uno ruba, l’altro spaccia
tutti a casa e così sia,
poi la fabbrica si spacca
ed altra gente in quest via.
Bada bene non rischiare!
Non pensar di migliorare!
Col culo a terra si sta male
forse è meglio sopportare
una pelle un po’ diversa,
un accento ancor di più
che governano una barca
che tu butteresti giù. Leggi il seguito di questo post »

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Elias Portolu (1900), di Grazia Deledda

Pubblicato da collaboratori su 24 Maggio, 2008

di Valentina Fiori

[L'immagine è stata presa qui]

Elias Portolu viene pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia», dall’agosto al dicembre del 1900, esso è il primo dei romanzi che Grazia Deledda scrive a Roma e dimostra come la scrittrice fosse già pronta e matura in attesa del momento del grande passo; l’allontanamento dalla Sardegna, che le permise uno sguardo più distaccato verso la sua isola.
Esso è anche il primo dei romanzi che si potrebbero definire maggiori, per la maggiore attenzione all’indagine psicologica dei personaggi, che prevale sull’interesse folcloristico.
Nelle prime pagine del romanzo Elias è appena uscito dal carcere, dove era stato rinchiuso per un errore di gioventù, in seguito incontra Maddalena, la promessa sposa del fratello, per la quale nasce un amore che è il centro pulsante della narrazione. Questo sentimento appare colpevole sin da quando i protagonisti ne hanno coscienza, tale consapevolezza indurrà una inevitabile catena di conseguenze negative che si concluderanno con una morte. Leggi il seguito di questo post »

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La mia ideologia è quella sbagliata

Pubblicato da collaboratori su 20 Maggio, 2008

di Valentina Fiori

[i diritti dell'immagine sono del rispettivo proprietario]

“La mia ideologia è quella sbagliata”, quel giorno aprii gli occhi e mi ritrovai con questa frase che mi danzava dentro, doveva essere qualche retaggio dei sogni che avevo fatto, che purtroppo al mattino non riuscivo mai a ricordare. Mi apparivano sempre come un mix di sensazioni e di immagini, ma mai che riuscissi a mettere a fuoco qualcosa; eppure quella notte dovevo aver sognato qualcosa di forte e di particolare legato a quella frase. Leggi il seguito di questo post »

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Nuga III

Pubblicato da collaboratori su 14 Maggio, 2008

di Antonio Moraca

Chi sono? Un poeta? Un autore?
No, sono solo un povero pitocco
indegno di sporcare un foglio bianco.
Tante cose tentai nella mia vita
ma nessuna al momento mi vien bene.
Vivo un tempo che non c’è,
batto tante strade per trovarmi
nel mio mondo senza me.
Poco mi interesso alla mia età
Poco mi interessano gli affetti familiari,
poco mi distraggono gli amici traditori.
Vivo a tratti intensi la mia vita
Per piombare nel dolore più mortale
Quando un muro s’alza tra il mondo e me
Invisibile ma non perciò leggero
Né sottile né minuto.
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Die Welle (L’ondata)

Pubblicato da collaboratori su 7 Maggio, 2008

di Silvana Fiori

Ho visto “Die Welle” (L’ondata), un film di Dennis Gansel uscito in Germania il 13 marzo (remake del film per la Tv “the Wave” del 1981 diretto da Alexander Grasshoffe) basato sull’esperimento che nel 1967 un insegnante della Cubberley Highschool di Palo Alto in California aveva condotto con i suoi studenti per spiegare i meccanismi alla base di una società nazista: “The third Wave“. Aveva deciso di mettere in atto nella sua classe un esperimento, creando un movimento immaginario di cui si era fatto leader indiscusso basato sulla disciplina, la forza e l’esclusione di chi non sottostava alle regole.

Il film è però ambientato in una scuola di una immaginaria città tedesca. La scuola diventa il laboratorio per un esperimento in cui centinaia di studenti vengono trasformati in membri di un’ideale società nazista

Reiner Wenger, un insegnante di Sport e Politica deve tenere un corso sull’autocrazia. Il tema dittatura annoia gli allievi che cominciano a lamentarsi “‘Uffa, ancora con la dittatura! Basta!”. Ciò non dipende da una loro mancanza di interesse, ma piuttosto dal fatto che i ragazzi credono di sapere tutto del nazismo.

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Piango

Pubblicato da collaboratori su 1 Maggio, 2008

di Raffaele Brio

In questo bosco buio ho
Visto da lontano un uomo oppure
Una donna che stava seduta e piangeva
Sopra una lapide.

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Niente Di Nuovo

Pubblicato da collaboratori su 28 Aprile, 2008

di Nella Califano

l’immagine è stata trovata qui

Tuuu… tuuu… tuuu… era questo che stava ascoltando chi dall’altra parte del telefono cercava insistentemente di contattarmi ed io, mentre mi tiravo su i jeans, me li immaginavo questi lunghi e interminabili tu, tu, tu accusatori. Si io, okay?, io che mi tiro su i jeans e non voglio alzare la cornetta, hai qualche problema tu, tu, tu? Io no, anzi, mi sento bene, non ho risposto meccanicamente al telefono, ma mi sono avvalsa con lucidità di un mio diritto, quello di non rispondere, e il bello è che non ho neppure la segreteria. Non ci sono. E non sono neppure curiosa di sapere chi è. Insiste, bah, seccatori. Che starna sensazione, mi prende inaspettatamente allo stomaco come a chi è consapevole di correre un rischio … mi sento eccitata, il cuore mi batte, sale l’adrenalina … tu, tu, tu …

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L’incendio

Pubblicato da collaboratori su 22 Aprile, 2008

di Filippo Ansieri

[il testo è stato scritto in collaborazione con Antonio Cristiano]

L’incendio avvampò poco sopra piazza del Plebiscito. Il terrore conquistò poco alla volta, ma con decisione e forza, i vicoli confusi e brulicanti del Pallonetto.

Le donne furono le prime ad accorgersene. Gridarono. Chiamarono in soccorso i loro mariti. Corsero a cercarli. Chi nei caffé, chi in buie cantine ad organizzare il mercato nero, accorsero.

I volti illuminati dalle fiamme che si facevano sempre più alte; in un primo momento rimasero immobilizzati dal terrore. C’era un gruppo di persone: strette le une alle altre si incitavano all’azione. La vanità dei loro gesti si alzava con le fiamme, sembrava quasi alimentarle. Erano sopraffatti dalla paura, che scorreva calda nei loro capillari e gli impediva qualsiasi movimento che potesse essere risolutivo. Erano goffi, impacciati, correvano da un lato all’altro della piazza come attori scappati dal teatro con indosso ancora gli abiti di scena.

Seduto su una sedia di paglia, un vecchio sembrava l’unico spettatore. La barba lunga ed incolta nascondeva un sorriso solo accennato: il sorriso di chi accetta la disgrazia. Le rughe profonde erano letti di torrente, scavanti dalle veloci rapide degli anni, pronti ad accogliere gli ultimi straripanti momenti. Momenti che aveva sempre immaginato, di fronte ai quali non si era mai ritenuto sufficientemente preparato - come si può essere preparati? Troppe volte inviluppati nella vita, nelle faccende che corrodono il senso puro che sfiora il suo non-senso. Il suo sguardo schiaffeggia la fatica di chi, scalzo, corre tra la folla con secchi di acqua pieni. Affaccendarsi: questa è stata la vita, perché dovrebbe essere così anche la morte? C’è giusto il tempo di un gesto nervoso della mano, poi la calma, il sorriso che ritorna. Prese il tabacco dalla tasca posteriore ed un cartina che teneva sfusa in un’altra tasca. Si girò una sigaretta con le mani callose, che avevano ancora il l’aroma di casse di frutta sollevate di primo mattino, quando anche il sole dorme. Se la appoggiò sulle labbra, si rovistò tra le tasche in cerca di un fiammifero.

Estrasse un foglio di carta stropicciato. Leggi il seguito di questo post »

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Memphis Blues

Pubblicato da collaboratori su 9 Aprile, 2008

di Antonio Cristiano

Oh mama, can this really be the end,

To be stuck inside of Mobile with the Memphis blues again.

W.C. Handy

Dal Minnesota alla Lousiana, passando per Wisconsin, Iowa, Illinois, Missouri e Kentucky, Arkansas e Tennessee, Mississippi, Mississippi. Quattromila chilometri di America, quattromila chilometri di delusioni e speranze, di vita e morte, ricchezza e povertà, inerzia e sogni. Quanti se ne porta dietro, il Grande Fiume, lo sa solo lui: nella sua fangosa e luminescente maestosità non lascia annegare un pizzico di umanità, che lo rende più terreno e meno leggendario, meno divino, più imperfetto, più diabolico. Il Mississippi non dimentica, il Mississippi invita, patteggia. Anfratti su anfratti come dimore inabitate di vecchi druidi saggi e barbosi, pieni di polvere e sapere; boschi intricati, teatro di magici sabba; spiagge illuminate da una luna da guardare e consumare e godere, verso il Mississippi. Il Grande Fiume, ragazzo…

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[Sono caduto, ho fallito]

Pubblicato da collaboratori su 6 Aprile, 2008

di Paolo Tanmaya

Sono caduto, ho fallito,
credevo di potercela fare
ma ho dovuto cedere,
ciò che posso fare
crea solo conflitto
in me stesso e nelle mie relazioni
e allora, malvolentieri,
scendo, ogni giorno,
ogni momento,
poi ancora mi ritrovo sù a pensare
di poter fare qualcosa,
e mi rendo conto,
è meglio scendere,
cedo, scusatemi per l’offesa inferta Leggi il seguito di questo post »

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Il Torrente Bagnava Le Mie Scarpe

Pubblicato da collaboratori su 1 Aprile, 2008

di Filippo Ansieri

Non ero più in grado di ritrovarmi
Mi cercai in oscuri amuleti, belle
Pagine, nelle perversioni di questo tempo
Capii di dover fuggire
di cercarmi tra volti ignoti
In architetture mai viste,
che sfidavano la gravità, così
La vita divenne il mio viaggio
In terre lontane, tra altri uomini.
Cercavo la guerra in quest’anima
E un modo difficile per vivere
A pieno questa incompiuta umanità.

Mi lascio abbandonato in un campo
Ascolto il ronzio degli insetti
Guardo il disco d’oro del cielo
Decifro il passaggio d’uccelli
Gl’arbusti resistono al gran caldo
Chiudo gl’occhi cercando un senso
Tu mi muovi come corpo morto
Mi preservi da questo contatto.

Cercavo l’eterna morte
in due parole
Il torrente bagnava le mie scarpe.

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