Il mio cervello ed io

brain

Ogni tanto il mio cervello mi rimprovera di aver tardato ad obbedirgli; di aver sottovalutato le sue possibilità, i suoi recessi, la sua memoria; di essermi lasciato andare ad oscurarlo, frenarlo, non ascoltarlo. È paziente, il mio cervello. È abituato ai pesanti corpi umani che dirige. Accetta di far finta di essere meno importante del cuore o del sesso (che idea). La sua delicatezza consiste nel nascondere che tutto riconduce a lui. Evita di umiliarmi sottolineando di saperla, riguardo a me, molto più lunga di me stesso. Mi accorda il beneficio di un frizzo, e si fa carico della responsabilità dei miei errori e delle mie dimenticanze. Che personaggio. Che partner. «Lo sai che mi usi solo molto superficialmente?» mi dice a volte, con il leggero sospiro di qualcuno che ha dei milioni d’anni d’esperienza. Io mi addormento, e lui veglia. Io taccio, e lui continua a parlare. Il mio cervello ha un libero preferito: l’Encyclopédie. Di tanto in tanto, per farlo rilassare, gli faccio leggere un romanzo, una poesia. Apprezza. Quando usciamo, gli presento le mie scuse per tutte le imbecillità cui andremo incontro. «Lo so, lo so, mi risponde, tienimi da parte». Me ne vergogno un po’, ma è la vita. Scriverò, forse, un libro su di lui.

Philippe Sollers, Mon cerveau et moi, in Id., La Guerre du Goût, Paris, Gallimard, 1996. (traduzione di Ottavio Sellitti)

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