A Proposito dei Deserti

Benché sovente nel deserto arabico
Il pellegrino, desto primo dell’albeggiare,
Inali il tuo profumo, Catai, che sa di muschio;
E assapori la primeva gioia di Adamo,
Osservando lo sfarzo della notte
Densa di stelle ardenti come sciami di api;
E riprenda il viaggio, lucido e invigorito –
Benché riparta vispo nel mattino,
Scoprirà in fretta, stanco, di amar poco
I deserti, la cui forza stringe in cuore
Tutto il loro abbandono.
________________________Darwin dice,
Citando Shelley, che perenne aleggia
Sopra ogni deserto conosciuto
Un dubbio misterioso – perturbante.
Cita e fa proprio il brano. E dunque vero?
S’invochi pur l’istinto: qui l’istinto
Si accordi con scienza e poesia,
Giacché il vero richiede forte scorta.

___Vi son deserti dove regna ancora
Un incanto, una bellezza celestiale,
Un’aria limpidissima e divina –
Un etere pellucido di opale.
E alla prima rugiada della sera,
Ve ne sono che offrono un miraggio
Qual Tantalo potrebbe un’altra volta
Tantalizzar; svolgendosi beffardi
Come campi di grano in Occidente
Maturi per la falce e per la trebbia
O, più fulvi dell’oro di ghinea,
Spiegati come pelle di leone;
Ne è prova il deserto che si schiude
Subito dopo il Cairo, sulla Porta
Dei Vincitori, donde, inturbantata
E frenetica, si precipita ogni anno
Alla Mecca la plebe.
_______________Sabbie immense
Danno la sensazione dell’oceano:
Vola l’arena come nuvolaglia:
Cippi di sabbia roteanti attorno
O inarcati come un colonnato,
Copie fedeli di trombe marine.
Guarda laggiù lontana, all’orizzonte,
La carovana, rossa di tempesta,
Scorata, sparpagliata in lunga fila:
Guardala come arranca ! Pare flotta
Disalberata, che venti di traverso
Inducano a fuggire la battaglia,
Paralizzata dallo strazio.
___Era famoso, il Sinai, prima ancora
Che rollasse la Legge in mezzo ai tuoni:
La sua vetta era avvolta dal terrore,
Né mai pastore osava avvicinarsi
(dice Giuseppe) per timor di un qualche
Spettro o di un dio severo – sconosciuto
Eremita o temuto montanaro.

___Allorché il sole sorge sopra il Nilo
Nel cielo senza nubi, quale nube
Incombe sulla Libia ? Ombra immane
Del masso indissolubile di Cheope,
Iscrivi tu il passato indistruttibile
In un dominio postumo, proteso
Nel tempo, oltre il giorno più remoto ?
___Ma frenati. – Tali deserti in zone o oggetti
D’aria prestano toni suggestivi Che li redimono.
__________________Sia Èrebo il rivale
Di Giuda in questo luogo: l’abominio
Assoluto – morto, livido, severo,
Funebre, crivellato, silenzioso –
Un inferno incrostato e spopolato;
Eppur dai sensi creato e giudicato,
Raffigurato a significare
Una collera orrenda e intransigente.
___Infisso in fondo, al centro della scena,
Serpeggia il Cedron – nome che (a sentire
Lo studioso) comporta dura angoscia
Per la morte. Giusto dunque che conduca
La nota forra al mare mortifero
Di Lot, lungo uno spacco dal Getsemani
Dal quale nasce.
____________Ma perché mai l’uomo
Guarda devotamente questo tratto
Cadaverico, sottoposto a un bando
Di distruzione ? Non dimenticate
Che in antica epoca pagana,
Allorché dardi attribuiti a Giove
Sradicarono il tumulo, il villano
Rotolò massi ingenuo e innalzò un muro
Lungo la breccia ritenuta santa
Per il tuono. Cosi quaggiù si adora
Terra percossa da condanna: terra
Orrenda e santa – beata e maledetta.

___Ma non desta terrore in cuore puro:
Giovanni vi trovò miele selvaggio.

da Clarel, Herman Melville, Trad. Rugguero Banchi, Einaudi, Torino 1999

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