Libri aperti a caso 3

Guido Ceronetti, La vita apparente, Adelphi, 1982, pgg. 223 e 227

SUICIDI SPERATI INVANO

Trovo piuttosto soprendente, e per niente esemplare, che il suicidio non abbia assolutamente corso tra gli uomini investiti delle massime responsabilità della nostra vita pubblica: non il suicidio per motivi privati d’infelicità domestica o di malattia intollerabile (se questi non li toccano, o trovano una tempra capace di resistergli, niente da deplorare), ma il suicidio per crollo di ubi consistam, per scoperta di aver adorato e servito un Dio che ha fallito, per vergogna di azioni proprie a danno della collettività, per disperazione di non aver potuto fare il bene che ci si era proposti, per l’impossibilità riconosciuta di adeguare la realtà al proprio sogno, o addirittura – cosa semplicemente divina – per espiare in se stessi le colpe che si suppongono di tutta la classe politica, di tutto il proprio partito, di fronte alla rivelazione della loro impotenza e irreparabilità.

I motivi ci sarebbero; ma per impugnare un’arma, ci vorrebbe un sussulto di coscienza. Se la noia di essere passati per troppi ministeri senza poter lasciare un buon ricordo in nessuno non basta, c’è la tristezza fatale di fronte alla piega delle cose, quando si sia vi-

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