flashes e dediche 01-04

di francesca aprea

Il fondo di cristallo, sottile. A leggeri passi, in equilibrio un corpo vivo si tiene. In trasparenza.
Evita il punto di snodo. Distratto dal fracasso dello sgretolamento.
Vetro infranto.
La gravità che attrae verso il basso, nel profondo tra scaglie di verti e cocci. Puntellato da un cumulo di macerie, come punto da aghi, ad intermittenza.
Giù nell’abisso senza ritorno.
Nessuno può redimersi, la salvezza è d’altri mondi: paralleli.
L’uomo tocca il fondo e ancor più in basso precipita in un fondo senza fondo.

*
Il fogliame avvizzito d’autunno, accartocciato, s’ammucchia: cela la terra.
I fusti denudati: resta il solo seme.
Lui passeggia sulla viottola malmessa: calpesta il cumulo di foglie, spaccato, schiacciato.
Brulichio in superficie.
La storia è in profondità e via via risalendo su, e ancora su, per tempi e spazi troppo umani.
Giunti dove? Non in cima, ma dagli inferi alla terra, strato di polveri su strati d’ altre polveri.
E sotto la terra, la via maestra.
La madre incestuosa, il figlio androgino.
L’ uomo montava a cavalcioni sulla sua eredità.

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