Omegapsi

di Marco Aragno

Ma quanto è vaga nell’aria la luna
se le dita che allunghi
per fare il mondo
più vicino a quello che credi
frastagliano nelle nubi, nei cicloni
degli inverni che verranno.
Da qui, solo le luci delle auto
sui fianchi delle montagne
accendono tracce
che rompono il silenzio della neve.
Così non resta che fare il tuo nome
nel cavo degli alberi
ricordare la storia coprendo
d’ombra la nudità della mia casa.

Un commento

  1. nemmeno un commento?
    Peccato, perchè qua ci sarebbe da scrivere una pagina! Per ora mi limito a dirti questo:
    nitida e pulita nella forma, suggerisce una rarefazione importantissima per lo svolgimento del suo senso ultimo: la conservazione di ciò che è certo, buono e comprovato (l’alterità sicura che qui tratteggi con l’immagine probabile di una donna). Non a caso giochi col tema della “vocatio”, quasi che così torni e resti in vita per sempre ciò che nella fine (omega, psi … andando a ritroso) non vuol sparire.
    Penso sia una delle tue più compiute e belle dell’ultimo periodo.

    AnnaR.

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