novepuntodieci

di francesca aprea

Ecco lo sguardo che fila alla deriva,
e il filo d’erba arrugginito
ambra di mezzo mattino, assolata
e l’acqua stilla a gocce di pioggia settembrina, rada
a macchie le pozze sulla terra
in tondo a formare un bacile
due soli per mano
a schizzare per la calura andata
per la stagione ritrovata

ora che il tempo porta il mio nome
gioco da folle
sul pizzo d’un precipizio
gioco a molle
con l’aria ad impattarmi
gioco di gambe
a scalare l’altura
d’un monte senza fortuna

e mastico riso e grano del campo vicino
e bevo il vino faticato dal contadino
le labbra schiacciate
trafiggono il vetro
l’ingoia la carotide graffiata
la voce ammutata
i denti cariano
per il cibo misto dolce amaro
ammalano i ventri
sofferti per troppo , risparmiati per nulla
sanguinano le cosce venose
appesantite dal passo e dalla strada
e non sanno equilibrio e tenacia

e marcia sulla città deserta
e marcia ancora
fino alla fine dell’ora.

5 commenti

  1. Cara Francesca Aprea, volevo porti una domanda semplice quanto banale: quando ti deciderai ad aprire la porta, permettendole in questo modo di non aspettare più in giardino, alla sensazione che scrivi sempre soltanto ininterrottamente le solite puttanate? Quel giorno ti saremo tutti grati… Più grata di tutti sarà la suddetta sensazione che a quella porta sta bussando sin dalla seconda “poesia” che hai scritto.

  2. P.S.: diamine, trova almeno qualche termine diverso su cui attirare l’attenzione (che di per sé è già scarsa… e non potrebbe essere altrimenti) di chi legge.

  3. toc toc…..mi hai aperto un bel po’ di visite in più…da sola non ne sono mica capace. Mi ci volevi proprio tu a farmi arrivare un po’ di celebrità…peccato per la volgarità eccessiva quanto il numero dei miei aggettivi. è stato uno sbellicarsi dalle risate.
    f. a.

  4. asciugando qua e là potrebbe venire una cosa davvero buona.

    Ciao, Francesca
    AnnaR.

  5. francescaprea · · Rispondi

    ti ringrazio Anna per l’intervento, mi fa piacere che vedi dei buoni germi del testo, che da tanto buona semenza possano nascere altrettanti buoni frutti. Credo che questa poesia non sia eccellente(a parte la prima stanza che trovo stupenda e ancora mi chiedo se mai l’abbia scritta io, e se mai sarò capace di ripetermi) ma non ho intenzione di mettere mano a quanto scritto, piuttosto preferirei scrivere dell’altro. Ogni poesia è una fase. E a chi vede della ripetitività nei miei testi inviterei a legger meglio! In merito all’asciugare mi trovi in disaccordo, saranno gusti, ma io prediligo il non asciutto, la poesia di respiro ampio, di verso corposo e di parole pieno, strabordante(e parlo non solo delle mie pseudo-produzioni, ma anche delle mie letture). Lo Trovo, a dispetto della vecchiezza che mi si imputa,(non parlo di te in prima persona, anzi mi scuso di questa, forse, fin troppo prolissa risposta)oltremodo potente, dirompente, di sconfinamento, che scalfisce, prorompe, disarma. Magari non sono che una poetrastra, una scriba, non sarò che questo in futuro, sicuramente, ma, credimi, poco me ne curo.

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