Villa Recalcati

Di Marco Aragno

Il lago è poco più di un tremore, stanotte. Un riflesso d’acque oltre i pini. Svela una presenza, un movimento creduto perso per sempre. Intorno c’è il delirio immobile del buio. Dagli interni della casa uno specchio ci spia come in un racconto di Borges. Noi ce ne stiamo sospesi su questa terrazza. Attendiamo.

– Vedi, non ti sei mai gettato lì, oltre quella ringhiera. Hai sempre aspettato che la vita rivelasse il suo miracolo –

– Non è colpa mia se si è alzato un vento leggero che proviene dal lago questa notte. E mi sono illuso ancora una volta…-

– Ti illudi che questo refolo passeggero ti porti un nome, oltre la sembianza del lago? –

– Lo squarcio, il lampo che sta prima dei nomi. –

– Sei folle a credere, a pensare che questo ci sia dato. Ti stupisci ancora del rematore che voga, della barca che solleva l’acqua del lago e giunge fino a qui, attraverso la luce. –

– Non ci sono barche lì. L’ho sempre saputo. Ma a volte un deltaplano si solleva dal remo incagliato. –

– E’ solo un altro riflesso dello specchio. Tutto inganna, da qui. –

– O forse è solo un’immagine che proviene dal passato…-

– Ma da quale passato? –

– Da un passato che ha smesso d’essere per sempre. E che noi percepiamo ora, per il ritardo della luce –

– La luna riflette sempre qualcos’altro. Quel passato non è mai esistito. Non appartiene a nessuno di noi, né a qualcuno laggiù. –

– E cos’è allora, dimmi, la luce che parte dalle rive, dai monti scuri stagliati nella lontananza del lago? Le figure che viaggiano negli atomi solo per essere guardate? –

– Tu sei convinto che al di fuori di te il lago ti pretende. Sei un osservatore distratto. Non vedi che questa terrazza somiglia a quella di casa tua, che il buio non cambia, che nel lago dormono i palazzi della tua città lontana? E’ tutto qui quello che credi. Tutto nel punto che vuoi vedere. –

– E tu che mi appari, quindi, chi sei?

Le labbra farfugliano. Il vento squassa le cime dei pini. Soffia nelle orecchie, porta via la voce.

– Ecco, non ti capisco –

Dico abbassando gli occhi. All’immagine, dissolta ancora una volta.

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