Fuoricittà

di Marco Aragno

Cosa ci resta da riconoscere
quando dall’argine oscuro della strada
si ritira ogni volto da noi. Forse
le dita su questi vetri, la maniglia
da aggrapparci ancora in due.

Vedi, i palazzi spenti ai margini
non hanno nulla
che ti rassomigli davvero – ce ne stiamo
dispersi nel sibilo delle sirene,
oppure nei lampi
che fanno lune alle fughe dei ponti.

Solo per quei ragazzi stretti
come ciechi al freddo
degli abitacoli notturni
noi riaccenderemo i nostri occhi
sui sentieri, sul buio delle campagne.

Un commento

  1. patricia · · Rispondi

    Interessante davvero questo blog, Marco, non ne avevi mai parlato.
    La poesia mi aveva colpito altrove e confermo quello che avevo scritto.
    Ora noto che la differenza della seconda strofe rispetto alle altre due è segnata da te con un verso in più, quasi a rallentare ed estendere il tempo.
    Contenta di essere entrata qui, su questo blog.
    Patricia

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