Canto a due voci

di Franca Brea

Il vetro antischizzo
Era retto da bulloni
Imbiancati
La tendina semichiusa
Apriva una fessura
Verso l’azzurro
Quasi blu
Per la notte che giunge
Lento questo tempo
E la mano che regge
La penna
Immobile quello della notte buia
E profonda
Tra l’onde che battono lo scafandro
Arrugginito un poco
Per la mancata verniciatura

Sul passaggio ponte di notte –
Ieri sera nel freddo fuori casa
Vedemmo un ufo e ci
Meravigliammo –
Le sere trascorrono per questo senza verniciatura,
s’intinge la pelle del buio che le è proprio,
non si vedono altri esseri
oltre noi coi
nostri corpi in uso
a stringerci nell’umidore
d’una sabbia grezza
scampata a novecento apocalissi

Granelli, innumerabili,
immutabili,
percossi da quelle stesse acque
solcati da migliaia d’impronte
granelli che s’attaccano
sulla pelle bagnata
sui calzoni infangati
in una notte indiana
tra l’alcool e i ventri
a poco a poco rigonfiati
tra incomprensioni e lacrime
le lacrime d’un buio
folto che seguì
imbevendo il petto
di chi le raccolse con
il cuore aperto
lacrime medesime.

L’antro buio è la bocca gravida
L’antro buio è il cuore
L’antro buio è il passaggio tra i mondi
L’antro buio sono le fosse di chi piange e non sa più perché
L’antro buio è il profilo assente, bellissimo
L’antro buio è un ombelico che cerca l’altro per combaciare
L’antro buio è il cuore
L’antro buio sei tu….

Io sono il buio
Senza fondo
Il buio dell’incompiuta
Il buio del non senso
Il buio e la luce della morte
Io sono la luce
Che ti rischiara la vista annebbiata
La luce del sorriso e del pianto: emozione

La meraviglia di un unico sguardo
Fatto per intendersi.
Mi diresti: è bellissimo.

Nelle sere del nord occidentale
Sconfinato, i tassi si scrollano al vento
Seduti per saggezza
Nelle radure aperte
E le foglie scrivono poesie per i
Gentili poeti giapponesi.
Tra l’onda che più non vedo
Al canticchiare d’una vocetta
Resta un’onda sempre in moto sempre ferma
L’onda che porta il tuo nome
Ed il mio,
parta una voce per due nomi,
un fiato per due vocazioni.
Nelle notti che percorrono le nostre torri
Fu l’incontro una dichiarazione
Di verità, svelammo
L’incrocio già avvenuto,
dal sudario prima che i nomi
fossero pensati.
Chiesi che fosse pronunciato
Il mio nome,
a te chiesi, io, venissi
convocato.

Già c’incontrammo senza che i volti
Nostri s’incrociassero
Già c’amammo senza conoscerci
Ci chiediamo del destino
Spesse volte
Ma non è il nostro un amore scritto
Tra la filigrana del tempo
È qui l’eternità a far da sovrana
Ti chiamo
Pur essendo tu al mio fianco
Ma non per nome

È questo
Un canto a due voci
Che s’aggiunge, per fede e amore,
al cantico dei cantici.
È qui che,
ancora una volta, abbiamo
riassaggiato l’eternità,
è qui che
vergogne e paure
si fanno amore,
e la sua brama.
È qui che
Abbiamo
Cantato
Gioito
Fumato
Guardato
Ascoltato.
Non esiste, amore mio,
il dondolio del due
siamo uno:
io e te siamo io e te:
uguali, per nascita e natura,
alle stelle.

e dal canto si passa al dondolio
di questa nave che solca l’onde
sul mare nero petrolio
la tendina poggiata appena
sul vetro
ancora resta aperta
il cielo s’è oscurato di tanto
delle stelle neppure l’ombra
tu mi sei di fianco
ancora
aspetto notte per accoccolarmi
sulla tua spalla.

Un commento

  1. ragazzi..k emozione!1bacio

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