Sedici Luglio

di cb

di questo tempo buoi
non v’è da vedere molto il cristallo
di questo tempo buoi aggiogati
polvere siamo spellati
i muscoli arroventati
la faccia un disegno argomentato
gli scavi le perforazioni le gote
disegno in ogni tempo d’ogni tempo
non v’è
da aspettare il pizzo bianco e la cataratta
il disegno la faccia scassata
contro la roccia grigia, unica, ultima
Ma se lo sai decifrare.
Se lo sai.
Ammesso tu sappia chi sia ch’io mi rivolga ammesso
tu ____mi ____veda
Le sigarette bruciate enumerano le angosce quotidiane
l’albero verde e nero nella notte nera
l’albero solitario
muto impenetrabile
siamo fratelli, l’uguale faccia sul tronco
le braccia piegate in preghiera verso l’alto
il volto nero della notte viola
profondissima
maggioritaria quanto me
seppure picchio la testa sul taglio
la ferita in un quadro ma mia
la preghiera d’un albero
ma la mia. __________Anche.
così si potrebbe rimediare al gelo,
sento freddo ed è luglio
sento freddo e m’incammino
sto qui fermo la testa ciondolante, i capelli sono una cortina, tutto spento non il mondo, che dorme,
la dormianza come un iride artefatto
sono due giorni che un cane e un gatto mi hanno fatto amico, condividono
un po’ di tepore
pure il morso, pure il morso.
Ah fossi azzannato,
Ah, ah, e non è una risata e se vedi la foto
con fantasia diresti ch’è un ghigno
ma è una piega della notte (notturna)
ci scopriresti lo stesso tepore e uguale abbraccio
poiché la comprensione è muta
e non siamo abituati, al mutore, all’amore.
Dei tanti giorni contati
e uno uno uno uno uno uno uno uno uno uno
non serve fare la somma
Il deserto, che credevo lontano, è dietro a un passo
ancora l’avvoltoio e il suo de profundis
ciao vecchio sorvegliante
pare il tempo non c’abbia poi così divisi
le mie ossa le mie ossa ancora guardi
è il compito, l’ingiunzione
non vorrei essere qui, rivederti, senza offesa, Antico
Non è tempo, non è tempo
credo io
credo, penso, io, non so
non so sfruttare questi pensamenti fruttificando
non lo so, mi chiedo se mai l’ho saputo fare,
limitato alla gogna forse questo sono
a spaccare senza sangue lavifico
la testa la faccia
contro il volto che la pietra, umana?, mi restituisce.
A noi
due notti d’incubi

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