L’ultimo passeggero

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di Marco Aragno

Capita spesso di incontrarsi
nel vetro dell’autobus,
l’ultimo della sera
quello che risale il sole scomparso
tra mille curve accavallate:
così ti fermi nell’ora del guado
senza sapere
tra quante fermate finisca la città,
chi dovrà poi rimanere
tra i sedili deserti
ad immaginare lampioni nelle periferie
perchè quelli del mattino
si possano risvegliare
senza precipitare nel vuoto.

da Con il peso di chi parte(2006-2008)


2 commenti

  1. L’ambientazione dell’autobus non mi piace per niente. La poesia manca di labor limae e, in tutta sincerità, non ho mai visto un autobus inseguire il sole.

  2. marcaragno · · Rispondi

    Sul labor limae ci sarebbe da discutere:è uno dei pochi elementi che, in poesia, possono essere sottoposti ad una vaglio ‘tecnico’. Basta leggerla ad alta voce, non dico per apprezzare(il che già comporterebbe un giudizio di valore), ma semplicemente per accorgersi delle assonanze e del ritmo.
    Che tu non abbia mai visto un autobus inseguire il sole poco importa. Come non avrai mai visto una selva oscura nel mezzo del cammin di nostra vita o l’infinito dal monte Tabor. Vederle davvero, queste cose, sarebbe la morte della poesia.

    Cordiali saluti da Gervasio

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