Kafka, Zolla, speranza

Meglio il malvagio che sa di esserlo del buono che sa di esserlo; soltanto l’innocenza che non sa nulla di sé vive accanto a Dio, (…) solo chi non pretende di sapere che cosa è e sarà, sarà ciò che è: sono tratti di saggezza chassidica che spiegano le massime morali di Kafka, il suo arzigogolo perpetuo, che non lasciano mai spiraglio di speranza affinché l’uomo impari a camminare senza grucce, o sopra le acque. Per Kafka la speranza riacquista il volto originario, quello che ebbe nel mito di Pandora: tutte le maledizioni sfuggirono al vaso quando il buffone Epimeteo l’aprì, una restò dentro, e almeno di quella l’uomo faccia a meno, la lasci nel vaso: la speranza.

Elemire Zolla, Prefazione a Kafka, Confessioni e immagini, ed. Milano 1960

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