Flashes e dediche *08 *11

di francesca aprea

Parlarono per ore
Sul ciglio d’un muricciolo: Linda portò il corpo in avanti. Spostata, di poco, ne sentiva il peso. Il carico del capo.
Da piccola l’avrebbero ammonita: la pesantezza della testa supera di molto quella delle parti restanti.
Sarebbe precipitata. Giù a picco senz’avvedersene.
Una proibizione da trasgredire: l’attrazione per il vuoto. Vertigine.

Una bimba di pochi mesi getta dalla seggiola una biglia. La scoperta del vuoto.
Prodigiosa vertigine.

***
Marienne annusa il papavero. Trasgredisce un’antica imposizione.
Sente l’occhio arrossato, gonfio di pianto, attraversato da un fastidioso prurito: suggestione.
Subisce il monito, ne resta avviluppata.
Intendeva, violandolo, esserne libera. Ma la forma mentis è creata, la ricerca di libertà, oramai, è cosa da ingenui. Un’agonia da devolvere in rassegnazione.

Il respiro le si fa grave. Si distende sul verde prato, credendosi morta.
Un contadino, con in mano un piccone, la soccorre: la conduce in un vecchio casolare, deturpato dal tempo e dall’umido.

Si ridesta.
Grida più di una volta: “papavero rosso”
Il contadino le accenna un sorriso, cerca nelle tasche dei calzoni luridi di terra e le offre dell’oppio.

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