Angeli di Desolazione


Così Fagan capisce ora che sto diventando pazzo da legare e che ho bisogno di sonno…”Compreremo una bottiglia!” sbraito. Ma finisce che lui rimane seduto sull’erba del parco fumando una pipa, da mezzogiorno alle sei del pomeriggio, e io dormo spossato nell’erba ubriaco fradicio, con una bottiglia non sturata, soltanto per destarmi di tanto in tanto domandandmi dove sono e per Dio sono in Paradiso con Ben Fagan che sorveglia gli uomini e me.

E dico a Ben quando mi sveglio nel crepuscolo che va addensandosi alle sei del pomeriggio:”Ah Ben mi dispiace di averti la giornata dormendo in questo modo”, ma lui fa:”Avevi bisogno di sonno, te l’ho detto”. “E vorresti raccontarmi che sei rimasto seduto per tutto il pomeriggio in questo modo?…” “Osservando eventi inattesi” dice lui “come per esempio quello che sembra essere il clamore di un baccanale in quei cespugli laggiù” ed io guardo e odo bambini urlare e strillare nei nascosti cespugli del parco…”Che cosa stanno facendo?” “Non lo so: sono passate molte persone strane…” ” Da quano tempo sto dormendo?” “Da secoli.” “Scusami…” “Perché dovresti scusarti, ti voglio bene lo sai…” “Russavo?” “Hai russato tutto il giorno e io sono rimasto seduto qui tutto il giorno…” “Che splendida giornata!…” “Sì, è stata una giornata splendida…” “Come è strano!…” “Sì, strano…Ma non poi così strano, sei soltanto stanco…” “Che cosa pensi di Billie?…” Ridacchia al di sopra della pipa: “Che cosa ti aspetti che io dica, che la rano ti ha morso la gamba?…” “Perché hai un diamante nella fronte?” “Non ho un diamante nella fronte che il diavolo ti porti e finiscila con queste idee arbitrarie!” Ruggisce. “Ma che cosa sto facendo?…” “Piantala di pensare a te stesso, eh, galleggia con il mondo e basta…” “Il mondo ha galleggiato attraverso il parco?…” “Per tutto il giorno, avresti dovuto vederlo, ho fumato un intero pacchetto di Edgewood, è stata una giornata stranissima…” “Sei triste perché non ti ho parlato?…” “Per niente, anzi sono contento: faremmo meglio a tornare indietro” aggiunge “tra poco Billie tornerà a casa dall’ufficio…” “Ah Bemìn, ah Girasole…” “Ah merda” fa lui…”È strano…” “Chi ha detto che non lo fosse?…” “Non capisco…” “Non preoccupartene…” “Hmm sacra stanza, triste stanza, la vita è una triste stanza…” “Tutti gli esseri senzienti se ne rendono conto” dice lui severamente. Benjamin il mio vero maestro zen ancora più di tutti i nostri George e Arthur in realtà…”Ben credo di impazzire..” “Me lo dicesti già nel 1955…” “Sì ma il mio cervello si sta rammollendo a furia di bere, bere, bere…” “Quel che ti occorre è una tazza di tè direi se non sapessi che sei troppo pazzo per capire fino a qual punto sei realmente pazzo…” “Ma perché? Che cosa sta succedendo?…” “Hai percorso quattromilaottocento chilometri per scoprirlo?…” “Quattromilaottocento chilometri da dove in fin dei conti? Dal vecchio piagnucoloso me stesso…” “Questo va benissimo, tutto è possibile, anche Nietzsche lo sapeva…” “Non c’è niente di male nel vecchio Nietzsche…” “Tranne il fatto che impazzì anche lui…” “Credi che io stia impazzendo?…” “Oh, oh, oh” (cordiale risata). “Cosa, stai ridendo di me?…” “Nessuno sta ridendo di te…non ti eccitare…” “Cosa facciamo adesso?…” “Andiamo a visitare quel museo laggiù…” C’è un museo di qualche genere oltre l’erba del parco e così io mi alzo barcollante e cammino con il buon Ben sull’erba malinconia, a un certo momento gli metto il braccio sulla spalla e mi appoggio a lui…”Sei un demone divoratore di cadaveri?” domando…”Certo, perché no?…” “Mi piacciono i demoni divoratori di cadaveri che mi lasciano dormire…” “Duluoz, in un certo senso bere ti fa bene perché sei spaventosamente taccagno con te stesso quando non hai bevuto…” “Parli come Julien…” “Non l’ho mai conosciuto Julien, ma so Billie gli somiglia, hai seguitato a dirlo prima di addormentarti…” “Che cosa è successo mentre io dormivo?…” “Oh, la gente è passata ed è andata avanti e indietro e il sole si è abbassato e in ultimo è tramontato e adesso è quasi scomparso come puoi vedere, che cosa vuoi, non hai che da dirlo e lo avrai…” “Be’ voglio la dolce salvezza” “Che cosa dovrebbe esserci di dolce nella salvezza? Forse è agra…” “Nella mia bocca è agra…” “Forse hai la bocca troppo grande o troppo piccola, la salvezza è fatta per i gattini, ma solo per qualche tempo…” “Hai visto i gattini oggi?…” “Sicuro, a centinaia sono venuti a farmi visita mentre tu dormivi…” “Davvero?…?” “Certo, non lo sapevi che sei stato salvato?…” “Oh, andiamo!…” “Uno di essi era proprio grosso e ruggiva come un leone ma aveva un gran muso bagnato e ti ha baciato e tu hai detto Ah…” “Che cos’è questo museo quassù?…” “Entriamo e vediamo…” Così è fatto Ben, neanche lui sa che cosa sta succedendo ma almeno aspetta magari di saperlo…Però il museo è chiuso…restiamo lì sugli scalini guardando la porta chiusa “Eh” dico “il tempio è chiuso” Così improvvisamente nel rosso tramonto io e Ben Fagan sottobraccio ridiscendiamo adagio malinconicamente gli ampi scalini come due monaci che discendano la spianata di Kyoto (così io immagino Kyoto in qualche modo) e a un tratto sorridiamo entrambi felici…Mi sento bene perché ho avuto il mio sonno ma soprattutto mi sento bene perché in qualche modo il vecchio Bene (ha la mia età) mi ha benedetto sedendo accanto al mio sonno per tutto il giorno e anche adesso con queste poche stupide parole…Sottobraccio scendiamo adagio gli scalini senza dir parola…è stato il sol giorno sereno che abbia vissuto in California, in effetti…se non quando ero solo nei boschi, e glielo dico e lui fa:”Bene, chi ha detto che non fossi solo adesso?” Facendomi realmente capire la fantomaticità dell’esistenza per quanto gli tasti con le mani il grosso corpo rigonfio e dica:”Sei un fantasma patetico non c’è che dire con tutto questo effimero pesante involucro di carne.” “Non ho detto niente” ride lui…”Qualunque cosa dica, Ben, non badarci, sono soltanto un idiota..” “Dicesti nel 1957 sull’erba ubriaco di whisky che eri il più grande pensatore del mondo…” “Questo fu prima che mi addormentassi e mi destassi: ora capisco di non valere una cicca e questo mi fa sentire libero…” ” Non sei neppure libero di non valere una cicca, faresti meglio a smetterla di pensare, ecco tutto…” “Sono contento che tu sia venuto a trovarmi oggi, credo che sarei potuto morire…” “È tutta colpa tua…” “Che cosa faremo delle nostre vite?…” “Oh” fa lui “non lo so, ci limitare a guardarle suppongo…” “Mi odi? Be’, ti piaccio?…Be’, come stanno le cose?…” “I bifolchi vanno benissimo…” “Qualcuno ti ha stregato di recente?…” “Sì, con giochidi cartone?” “Giochi di cartone?” domando. “Be’, sai, costruiscono case di cartone e ci mettono dentro gente e la gente è cartone e lo stregone fa contorcere il cadavere e portano acqua alla luna, e la luna ha uno strano orecchio, e così via, sicché sto benissimo, Amico.”

“Okay.”

di Jack Kerouac, da Big Sur

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