Elias Portolu (1900), di Grazia Deledda

di Valentina Fiori

[L’immagine è stata presa qui]

Elias Portolu viene pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia», dall’agosto al dicembre del 1900, esso è il primo dei romanzi che Grazia Deledda scrive a Roma e dimostra come la scrittrice fosse già pronta e matura in attesa del momento del grande passo; l’allontanamento dalla Sardegna, che le permise uno sguardo più distaccato verso la sua isola.
Esso è anche il primo dei romanzi che si potrebbero definire maggiori, per la maggiore attenzione all’indagine psicologica dei personaggi, che prevale sull’interesse folcloristico.
Nelle prime pagine del romanzo Elias è appena uscito dal carcere, dove era stato rinchiuso per un errore di gioventù, in seguito incontra Maddalena, la promessa sposa del fratello, per la quale nasce un amore che è il centro pulsante della narrazione. Questo sentimento appare colpevole sin da quando i protagonisti ne hanno coscienza, tale consapevolezza indurrà una inevitabile catena di conseguenze negative che si concluderanno con una morte.
Gran parte del romanzo è centrato sulla figura di Elias, che sia per l’aspetto fisico, sia per il carattere appare molto diverso dal resto dei personaggi. Infatti è alto e pallido e tendente alla riflessione, mentre i fratelli sono tarchiati e scuri (e ci si potrebbe domandare se nella biblioteca della Deledda fosse presente “Il rosso e il nero” di Stendhal) . Il lettore assiste allo svolgersi degli avvenimenti che inesorabilmente portano verso il male, anche se il protagonista attraverso un grosso tormento interiore cercherà in ogni modo di arrestarli. Preso da un vortice di avvenimenti al quale non può o non sa sottrarsi.
Protagonista (elemento ricorrente nella tematica deleddiana) insieme ai personaggi è l’ambiente naturale che appare grandioso, ma non prevaricatore, muovendosi spesso in assonanza con i personaggi. Un esempio su tutti la sconfinata tanca (parte della proprietà destinata al pascolo, solitamente quella più alta e meno fertile) che è specchio dell’altrettanto sconfinato animo umano.
In questo romanzo come negli altri pur potendosi cogliere una qualche rassomiglianza con i russi Dostoevskij e Tolstòj, la Deledda sembra ignorare tuttavia ogni tradizione letteraria, ella ritrae un ambiente primitivo, un popolo diverso dall’umanità internazionale del romanzo europeo, ella ha un senso tutto interiore della vita, è in questo appunto che appare più vicina ai Russi che a un Verga o ad un Fogazzaro nell’eterna lotta tra il bene e il male.
Il dialogo di stampo sardo: con il verbo alla fine, e ha la semplicità di un mondo isolato e lontano che ben rappresenta questa eterna lotta.
La scrittura infine riesce a mantenersi sempre limpida e pulita, evitando le facili banalità del romanzesco riuscendo ad evitare la caduta nello scandaloso.

2 commenti

  1. Trovo veramente giusto e apprezzo molto il lavoro che stai facendo su Grazia Deledda.

  2. Carissima Velentina ho provveduto a modificare ciò che mi avevi chiesto. Quando ritieni di voler pubblicare sul mio blog ci sarà lo spazio a disposizione.
    A presto
    Claudio Moica

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: