Niente Di Nuovo

di Nella Califano

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Tuuu… tuuu… tuuu… era questo che stava ascoltando chi dall’altra parte del telefono cercava insistentemente di contattarmi ed io, mentre mi tiravo su i jeans, me li immaginavo questi lunghi e interminabili tu, tu, tu accusatori. Si io, okay?, io che mi tiro su i jeans e non voglio alzare la cornetta, hai qualche problema tu, tu, tu? Io no, anzi, mi sento bene, non ho risposto meccanicamente al telefono, ma mi sono avvalsa con lucidità di un mio diritto, quello di non rispondere, e il bello è che non ho neppure la segreteria. Non ci sono. E non sono neppure curiosa di sapere chi è. Insiste, bah, seccatori. Che starna sensazione, mi prende inaspettatamente allo stomaco come a chi è consapevole di correre un rischio … mi sento eccitata, il cuore mi batte, sale l’adrenalina … tu, tu, tu …
Sono sola, in ascolto, con le mani sui jeans. In un altro momento sarei corsa alla cornetta saltellando, strisciando, con la testa mezza infilata nel pullover, invece adesso osservo e ascolto. Lo guardo il telefono, mi faccio notare, ma non rispondo, sono superiore ai suoi richiami imploranti, lo evito. Cerco di fare il minimo rumore possibile, non voglio distrarmi. Ah, ecco, deve essere così il mio appartamento quando non c’è nessuno e il telefono si mette a squillare facendo rimbombare tutte le stanze. Comincio a ridere, o meglio, a sorridere (non voglio che mi si senta) immaginando la faccia di chi è dall’altra parte del filo: so benissimo che chiunque si prenda la briga di alzare la cornetta e di comporre un numero, che magari ha cercato sulla sua agendina, poi sull’elenco telefonico, poi l’ha chiesto a qualcun altro e poi magari se lo è ritrovato nella tasca del cappotto proprio quando ci aveva rinunciato, pretende che gli si risponda. Mi vendico e al contempo osservo la mia vita senza di me. Oh, il mio gatto si è svegliato, alla buon ora, ho evitato di sterilizzarlo, accettandone tutte le conseguenze, perché non perdesse la sua vitalità e invece eccolo là, sono le 11.30 e lui si stiracchia, sbadiglia, barcolla verso la ciotola, poi verso la lettiera … accidenti, non voglio che mi veda! Mi nascondo dietro la porta della mia camera da letto e lo seguo con lo sguardo attraverso la fessura tra i due cardini: percorre tranquillo il piccolo corridoio e … va in cucina?! Adesso non lo vedo più … eccolo di nuovo con un biscotto tra i denti! Bene, se non altro ho risolto il mistero dei biscotti fantasma ed ho avuto la prova di non soffrire di sonnambulismo. Il telefono continua squillare … ma che avranno da insistere! Gli unici ad avermi notato sono i miei due pesci rossi che mi guardano con aria interrogativa attraverso la grande bolla di vetro … oddio il gatto! Devo impedirgli di avvicinarsi a loro, ma non posso uscire allo scoperto. Intanto quel maledetto telefono mi toglie la concentrazione. Okay, allora, io mi fido del mio gatto, non potrebbe farmi questo, sa che io adoro Glu e Glu e non è detto che chi ruba biscotti mangia anche pesci rossi a tradiment … oh, no! Da bravo Teo, non avvicinarti a loro! Cerco di comunicargli con il pensiero questa preghiera appassionata, ma a quanto pare quel malefico telefono che non smette di suonare non gli permette di percepire le mie influenze telepatiche … no, no, no … si!!! Il gatto si ferma, drizza le orecchie: mi ha vista? No, ha sentito qualcosa. È la gatta del mio vicino, una tenera micina bianca con un campanellino rosso al collo il cui suono sostituisce l’avanzare impercettibile dei suoi passettini leggeri. Teo va matto per lei e infatti guardalo là, tutto spavaldo si lascia guidare da quel languido scampanellio: che selvaggio! Trattengo uno scoppio di risa. Ma che fa? Salta sulla ringhiera del balcone, lo vedo dalla finestra della mia camera. Istintivamente scatto per andarlo a recuperare, ma mi blocco all’improvviso: 1) ha sette vite; 2)quel mascalzone lo farà tutti i giorni; 3)sono stata io a decidere di non privarlo della sua virilità; 4)non ci sono. Ma si, si vada a divertire, l’importante è che il mio vicino non venga a chiederne conto a me … io non ci sono! Sono la donna invisibile, vedo ma non sono vista , meno che dai miei pesciolini rossi, ai quali dedico un segnale di scampato pericolo portando il pollice destro verso l’alto; ma loro sembrano guardarmi con aria quasi disgustata, ma forse è l’effetto del vetro, o dell’acqua, o dell’acqua nel vetro. Il telefono ha smesso di suonare ed io all’improvviso mi sento vuota e stupida. Pensavo di essere superiore a quel suono che invece mi teneva in pugno. Mi sento pesante, provo la stessa sensazione di vent’anni fa, quando quel bambino che tutti i giorni mi rincorreva fin sotto casa, mandandomi bacetti con le labbra schiacciate sul vetro del portone, che gli chiudevo puntualmente sul naso, non si curò più di me …
Lascio che la mia schiena strisci lungo la parete bianca fin quando le mie ginocchia non si piegano. Rimango a fissare il vuoto per alcuni minuti e intanto, dietro ai miei occhi fissi sul nulla, la mente traffica con i pensieri: quell’episodio mi aveva riempito la mattinata e adesso spariva all’improvviso; possibile che avevo continuamente bisogno di trovare un senso alla mia vita? E adesso dove avrei cercato? Penso di rialzarmi, mettermi in macchina e guidare senza meta, poi all’improvviso risorgo: il telefono si rimette a squillare. Recupero lo stesso identico atteggiamento di prima riprendendo da dove avevo lasciato. Stavolta il telefono sembra più nervoso e infastidito di prima e questo mi da una grande carica che esplode in un largo sorriso. Glu e Glu, unici muti testimoni della mia piccola follia, non possono fare niente per me, ma io credo che temessero di più per loro stessi: e chi può dar loro torto in fondo? Erano rinchiusi in una bolla di vetro in casa di una matta! Il mio gatto è uscito, non rischio di essere vista, così comincio a passeggiare in punta di piedi per le stanze, in modo da poter ascoltare il silenzio del mio appartamento. Cucina: tutto in ordine, qualche tazza da lavare, gocce d’acqua che cadono a intervalli regolari nel lavello, ma non posso provvedere a stringere il rubinetto perché non ci sono. Bagno: nulla di nuovo a parte del talco sparso sul pavimento, ma ripulisco quando torno. Studio: la mia scrivania, i miei cumuli di libri sparsi dovunque … a proposito, devo sciogliere un dubbio riguardo un racconto di … ah, non posso. Ritraggo la mano che si è quasi impossessata dell’agognato oggetto e, quasi per punirla dell’azzardo, la ripongo nell’altra ed entrambe dietro la schiena, intanto riempio la bocca d’aria e la svuoto poi con qualche lieve sbuffo. Il telefono seguita a squillare. Comincio a pensare che sia qualcosa di importante, ma non me ne curo, non ci sono. Immersa in questa noiosa tranquillità vengo molestata dalle improvvise urla della mia vecchia condomina del primo piano (io sono al quarto). Adesso che fare? Vero è che lei strepita anche se ha bisogno di un po’ di latte, ma se fosse successo qualcosa? Non ci sono solo io però, diamine! Perché chiama sempre me? Io NON – CI- SO- NO! Come se non bastasse concorre ad accrescere la mia ansia il suono stridulo del citofono: per poco non mi viene un colpo! Dal piccolo video mi accorgo che si tratta del postino che tiene tra le mani un grosso pacco. Bussa di nuovo. Ho tre minuti per riflettere, centottanta secondi sono tanti, ma mentre ci penso mi sono giocata mezzo minuto. Quel pacco è importante … il telefono continua a squillare, la vecchia del primo piano ancora sbraita … il telefono, la vecchia, mi sembra di sentire anche le gocce che cadono nel lavabo, le sento sulla mia testa … il postino bussa ancora … maledizione, che faccio? Centosettantacinque, centosettantasette … centottanta! Mi precipito giù per le scale, prendo il pacco dalle mani del postino che stava per filarsela in sella alla sua motoretta e ,mentre firmo dove lui tiene il dito, alzo gli occhi verso l’appartamento della vecchia, che mi fa: “volevo avvisarti del postino, non trovava il tuo cognome … ma che dormivi ancora, pigrona! Io alla tua età lavoravo nei campi con …”. Maledetta, dovrò cominciare ad evitarla: “ero al telefono signora, non l’ho sentita … ”. A proposito, il telefono! Corro su per le scale, a due a due, a tre a tre, ho il fiatone, una alla volta, mentre con una mano mi reggo alla ringhiera e con l’altra tengo il pacco. Entro in casa come una freccia (avevo lasciato la porta aperta) e mi lancio sul telefono “… ‘nto”, mi risponde una voce familiare: “tesoro sono la mamma”. Reagisco con fatica a causa delle scale fatte in fretta:“’’amma” ,“ma cosa ti prende, stai bene?” , “si, ti ‘amo ‘opo …”. Riaggancio, mi butto sulla poltrona, riprendo fiato. Raggiungo il pacco dopo qualche minuto, sto per aprirlo, quando mi accorgo che non era quello che aspettavo: appartiene alla mia omonima, una ragazzina che vive nell’appartamento un piano più su del mio; forse è il suo compleanno, vado a metterglielo fuori alla porta, ho anche firmato al suo posto. Decido di non voler riflettere su quello che ho fatto o pensato nei trascorsi sessantacinque minuti. Mi trascino in cucina, stringo il rubinetto del lavabo, poi pulisco via il talco dal pavimento del bagno. Intanto il gatto ritorna, mi vede, sembra imbarazzato, ha capito che l’ho spiato, così invece di farmi le feste come al solito, scappa via …
Per un’ora intera ho finto di non esistere … certo, se il mio gatto avesse risposto al telefono, allora si che ne sarebbe valsa la pena, ma ho solo scoperto che la vita senza di me è come quando ci sono anch’io, ma se ho voluto osservarla fingendo di non esserci, significa che quando ci sono non la vedo affatto, eppure è la mia vita …
“Signora, sono l’inquilina del quarto piano, le serve qualcosa?” “Si cara, grazie, un po’ di latte”.

9 commenti

  1. Questa storia mi è piaciuta, l’ho letta tutta di un fiato, hai mostrato una prospettiva insolita della nostra vita quotidiana. In fondo se ci lasciassimo andare a queste sensazioni, forse potremmo avere più consapevolezza delle azioni che compiamo ormai quasi involantariamente.

  2. caro veltinis, mi fa molto piacere che tu abbia gradito questo racconto e mi riempie di gioia leggere che l’hai mandato giù tutto d’un fiato: questo per me è un grande complimento! Ti ringrazio tanto per avermi dedicato il tuo tempo: leggere scritti di qualcun altro è una sorta di gesto filantropico, non credi? Concedi la tua preziosa attenzione a chi ha fame di giudizi (positivi o negativi) che gli servono per crescere e, perchè no, compiacersi…a presto

  3. scusa, ho messo una “i” in più al tuo nome…

  4. Filippo Ansieri · · Rispondi

    Complimenti.
    Il racconto ha una buona struttura narrativa. Riesce a tenere un buon ritmo grazie alle tue trovate.
    Una fantasia dilagante che si unisce ad una lucidità inattesa ma puntuale. L’ultima riflessione sull’assenza-presenza è veramente bella.

    F.A.

  5. Ti ringrazio molto, per i complimenti e per l’attenzione (vale anche per te il discorso sulla filantropia…).Mi fa piacere che l’ultima riflessione abbia reso e sia stata compresa senza difficoltà, temevo il contrario. Solo una cosa non mi è chiarissima: perchè lucidità “inattesa”?Grazie ancora, a presto.

  6. Gianpaolo Altamura · · Rispondi

    Davvero un bel racconto, semplice e nello stesso tempo profondo. Mi ha lasciato addosso una strana malinconia pensando a tutte le cose che piano piano perdiamo nella vita.

    Gianpaolo.

  7. Mi fa piacere, Gianpaolo, che ti sia piaciuto. La sensazione che ti ha lasciato il mio racconto è giusta, o meglio, è una delle sensazioni che speravo si potessero provare leggendo: perdiamo tante cose nella vita, è vero, per questo bisogna fermarsi ad osservare ed ascoltare, dentro e fuori di noi. Quando troviamo un pò di tempo libero cerchiamo di impiegarlo in un milione di attività, invece dovremmo sederci, chiudere gli occhi e respirare. Ci sono culture come quella giapponese che danno tanta importanza al rito del tè per esempio: tutto va fatto con grande lentezza e meticolosità, ogni secondo va assaporato, i gesti sono compiuti “a rallentatore” e quindi precisi e meditati.Il corpo è importante quanto lo spirito, il materiale è importante quanto l’immateriale e questo ce lo insegnano in Oriente , in Occidente invece i due culti non vanno mai esertcitati insieme. No. Tutto passa prima dall’esterno. Ci vuole lentezza, solo così la mente si apre all’infinito…

  8. Applausi ed ovazioni a Nella che ha a mio avviso ragione.
    Non in lunghezza ma in profondità si deve vivere la vita, ditemi ripetitore di luoghi comuni ma fino a che queste parole sono vuote o errate per allcuni io le ripeterò…

  9. il_ragazzino_che_mandava_i_baci · · Rispondi

    Il racconto mi ha colpito molto.Aldilà di una trama tanto semplice quanto efficace,ciò che balza all’occhio,quant’anche inesperto come quello del sottoscritto,è la minuzia e dovizia di particolari forniti all’episodio ,che rivelano l’impronta del grande autore…..
    Un’impronta non sempre chiarissima,forse……ancora acerba,sicuramente………ma non più del pezzo di marmo da cui Michelangelo estrasse il celebre David.
    Il messaggio che vuole suggerire il racconto induce sicuramente a riflettere sulla propria condizione di temporaneità,di provvisorietà…il tempo che scorre inesorabile,impietoso,mai comprensivo,mai tollerante….e si porta via tutto senza preoccuparsi di chiederci il permesso.
    La struttura “tragi-comica” (se mi lasci passare il termine)della narrazione è funzionale proprio a generare nel lettore quel senso di malinconia a cui faceva riferimento l’amico Gianpaolo (Gianpaolo Altamura,autore di un commento precedente al mio)…una malinconia per ciò che si è perso o che si sta perdendo…..ebbene io dico :”meglio aver perso qualcosa ma averne assaporato l’essenza anche solo per un attimo piuttosto che non averla mai avuta,vivendo nel rimorso di come sarebbe stato….”

    Come sempre mai banale nelle tue riflessioni….apprendo con piacere che non sei cambiata ;-)

    “Per aspera ad astra”….questo motto al quale per tanti anni non ho prestato la giusta attenzione ora ispira ogni singola mia azione……che possa essere un riferimento altrettatnto importante anche per te!!!

    P.S…..immagina se ti stesse chiamando un incaricato della Lotteria Italia per comunicarti la vittoria della stessa….:P

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