e se non ci fosse differenza…

di Ilaria Mariano 

E se non ci fosse differenza
tra la domanda e la risposta.
Se la certezza
si esaurisse nella ricerca.
Quali sono i confini?
Dov’è il limite?
Perchè ci ostiniamo a cercarlo?
E se fosse più giusto
rassegnarsi
al vento multiforme che modella
e gioca a scomporre profili,
a ricomporli,
questo vento irrequieto
che vive e pulsa
e vince ogni argine
e abbatte ogni arida convinzione
per stupire,
che vive nella meraviglia
e spira nel vibrare della foglia
e nel suo accartocciarsi.
Erompe
evidente in ogni respiro
il silenzio del suo segreto.
E noi ci accaniamo
a colmarlo di parole,
noi
abitanti di un isola nel vuoto
rivolgiamo il nostro sguardo verso il centro
e se le sponde non sanno contenerlo
rispondiamo allo smarrimento
insostenibile
spalando quella terra
perchè colmi la voragine.
Ci industriamo a riempire il vuoto con la terra
mentre il vento soffia
e spazza via.

5 commenti

  1. Omunculus · · Rispondi

    essenziale, sintetica, profondamente pessimista…bella.
    ti consiglio di leggere beckett ci vedo la stessa rassegnazione di aspettando godot.

  2. Ringrazio Omunculus e le sue benevole parole. Seguirò certamente il consiglio riguardo la lettura di Becket e,a proposito dell’accostamento fatto, mi riservo uno spunto di riflessione: esiste negli uomini un sentire originario (quindi universale) che li accomuni? Un sentire condiviso perché radicato in una condizione condivisa universalmente, la nostra condizione, quella umana. L’arte non parla, forse, a questo sentire, e non ne è, forse, espressione? Postulata una risposta positiva, l’arte si rivelerebbe, a questo punto, come il supremo mezzo comunicativo nelle nostre mani, forse l’unico veramente valido perché attingerebbe ad una dimensione, forse la sola, condivisa da tutti. Se volessi assumere una prospettiva Pirandelliana potrei in tal modo scorgere la mia ancora di salvezza: ognuno vive in un proprio mondo che non ha possibilità di comunicazione con gli altri; qualcosa, però, tiene questi mondi legati ad una stessa orbita. Nell’arte, che da voce a quel qualcosa, almeno in quella, possiamo capirci.
    Mi affretterò per questo a leggere Becket.
    Alla prossima.

  3. Omunculus · · Rispondi

    concordo a pieno con la tua visione dell’arte.
    E’ l’unico modo per rompere la gabbia di vetro in cui siamo rinchiusi, per poter contagiare gli altri con la nostra personale follia…
    A volte capita di fare un sogno particolarmente sconvolgente,
    la mattina ti svegli e senti di non essere più lo stesso che si era addormentato.
    l’amore e l’arte sono illusioni e quando finiscono è esattamente come un risveglio dopo una notte di sogni, il fatto che siano esperienze irreali non le rende meno degne di essere vissute.

    sono sicuro che leggendo “aspettando godot” ritroverai quel desiderio di riempire il vuoto, magari con conversazioni o azioni inutili, forse col desiderio di suicidarsi…ma suicidarsi non vale la pena. i personaggi di becket sono oltre il suicidio romantico, nel loro pessimismo non è previsto lo slancio necessario ad una decisione definitiva e così attendono qualcosa che non si sa che cos’è mentre sul palcoscenico avvengono le cose più paradossali.
    un pò come ascoltare jazz…

  4. L’amore e l’arte sono illusioni…
    Non sento di poter contraddire questa posizione: la certezza scientifica non compete alla nostra materia, il nostro è un ambito dove tutto è e non è contemporaneamente. Per questo mi permetto di trovarmi in accordo con la tua idea ma, contemporaneamente, avvertire quanto proprio l’arte e un sentimento come l’amore mi diano l’impressione più forte e viva della realtà, di essere reale io stessa. Forse è il sentimento di trascendenza che l’una e l’altro offrono che ne fa un’ illusione e, contemporaneamente, qualcosa che all’illusione è opposto. Sembra quasi un dogma!
    Ciao, e grazie per l’entusiasmo e l’intelligenza con cui offri la tua partecipazione.

  5. Omunculus · · Rispondi

    grazie a te ;)

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