Grazia Deledda, può un Nobel venir dimenticato?

Manfredi, Grazia Deledda, 2005 (part.)
di Valentina Fiori

Grazia Deledda, la grande scrittrice sarda, appare scomparsa dalla maggior parte delle antologie scolastiche e dimenticata da buona parte della critica, eppure si dovrebbe essere orgogliosi di lei, in quanto è stata la prima ed attualmente unica scrittrice italiana ad essere stata insignita del prestigioso premio Nobel per la letteratura.

Grazia Deledda nasce a Nuoro nel 1871, in una famiglia benestante, è la quarta di sei figli; intrappolata nella minorità sociale in cui era relegata la donna in quegli anni e in quell’ambiente, suo malgrado segue pochi studi regolari, fino alla quarta elementare.
La sua adolescenza è contraddistinta da gravi problemi familiari e fu forse in seguito a queste difficoltà che si accentuò nella Deledda il carattere sognante che la fece rifugiare nella lettura. Ci fu in lei un ripiegamento interiore che le facilitò lo svilupparsi di una fantastica, sognante e protratta adolescenza, piena di vagheggiamenti romantici.
L’elemento della formazione culturale della Deledda ha una particolare importanza, perché molta della sua scrittura più matura è percorsa dalle suggestioni più varie, dalle influenze tematiche ed espressive più ortodosse proprio perché frutto di quelle letture disordinate, occasionali ed onnivore di cui si nutrì la scrittrice da ragazza: la Bibbia, i grandi narratori russi come Dostoevskj, Tolstoj e i grandi narratori francesi: Zola, Flaubert e Maupassant. Lesse poi Fogazzaro, soprattutto “Malombra”. Fu poi lettrice di Carducci e soprattutto di D’Annunzio, considerato da lei un vero modello culturale.
Cominciano gli anni dell’apprendistato in cui sperimenta varie scritture come novelle e poesie, poi si occupa anche di etnologia: collaborando alla “Rivista di Tradizioni Popolari Italiane”, in particolare scrive 11 puntate delle “Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna”, questa profonda conoscenza per la sua terra e per il suo popolo, apparirà poi in tutti suoi romanzi maggiori.
La sua grande passione per la vocazione letteraria, su cui pesava il diffuso pregiudizio che “una donna scrittrice non può essere onesta”, riesce finalmente a concretizzarsi ufficialmente con la pubblicazione del racconto ”Sangue Sardo” sulla rivista romana “Ultima moda” (1886), da questo momento in poi, anche in seguito a una recensione favorevole di Capuana, con tenacia continuerà la sua produzione riuscendo a pubblicare varie novelle su diverse riviste letterarie. Anche se non mancarono le stroncature, in particolare con dolore apprese che i suoi conterranei l’accusavano di aver calunniato la Sardegna, descrivendone gli usi primitivi e quasi selvaggi, questo “risentimento” della sua gente si andò stemperando con il tempo e la comprensione del valore che l’opera della Deledda ha per la Sardegna tutta.
Un viaggio a Cagliari tra l’ottobre e il dicembre del 1899 segna la svolta della sua vita. A casa dell’amica presso quale era ospite, incontra un funzionario del Ministero delle Finanze in missione sull’isola; Palmiro Madesani, romano. La Deledda capisce di essere davanti all’uomo della sua vita e l’11 gennaio lo sposa, nel mese di aprile gli sposi si trasferiscono a Roma.
Si realizza in questo modo il suo sogno di evadere dalla provincia sarda, raggiungendo ben presto una precisa coscienza di sé.
Sono questi gli anni della vita familiare, con i figli Sardus e Franz, e del lavoro regolare e quotidiano.
I suoi scritti: novelle e romanzi vengono conosciuti da un numero crescente di lettori.
Da allora in avanti pubblicherà in maniera sistematica novelle e romanzi, e saranno proprio quei romanzi, a condurla al premio Nobel nel 1926.
Nel 1900 pubblica il primo romanzo composto a Roma, ambientato in Sardegna: “Elias Portolu”, considerato un capolavoro a cui seguiranno con scadenza quasi annuale gli altri romanzi sempre ambientati nella sua isola:
“Cenere” (1904),
“L’edera” (1906),
“Canne al vento” (1913),
“Marianna Sirca” (1915),
“L’incendio dell’uliveto” (1917),
“La madre” (1919)

Accanto a questi, considerati i romanzi maggiori e che sembrano far parte di un unico progetto letterario, c’è una vastissima produzione di novelle e di altri romanzi. Nei trent’anni trascorsi a Roma, la Deledda condusse una vita ritirata e semplice col marito e i due figli, suoi devoti collaboratori; non teneva conferenze, non partecipava quasi mai a ricevimenti o feste mondane e le rare volte che era costretta ad apparire in pubblico conservava sempre un atteggiamento modesto e dimesso.
Grazia Deledda colpita fatalmente dallo stesso male di cui parla in uno dei suoi ultimi romanzi “La chiesa della solitudine” morì per un cancro al seno a Roma il 15 agosto del 1936, lasciando alla pubblicazione postuma “Cosima”, il suo romanzo più evidentemente autobiografico.
Il contenuto e la ricerca della sua opera sono rivolti sempre verso la realtà del costume contemporaneo; dove per il particolare periodo l’istituzione della famiglia, che per millenni aveva retto le regole etiche della società, entra in crisi. La scrittrice si sofferma soprattutto sulle lacerazioni interiori, di cui l’individuo diviene vittima, fenomeno che acquista nell’ambiente sardo maggior vigore, poichè la legge morale degli avi è fortemente inscritta nelle coscienze e assume il ruolo di un tabù religioso.

I personaggi di Grazia Deledda appaiono pervasi dall’orrore che il violare le leggi provoca, ma nello stesso tempo non sono in grado, né vogliono resistere all’impulso dell’agire. La scrittrice non dà nessun giudizio morale sui personaggi, ma vive con loro il tormento e lo affronta, Lasciando sempre al destino l’ultimo gesto e parola.

Grazia Deledda mette spesso in luce un urto tra il vecchio e il nuovo, lo stimolo a trasgredire le regole deriva da un cambiamento che può essere sociale, morale o derivante da un esperienza che porta il protagonista a vedere con occhi diversi il mondo. La forza drammatica della narrativa deleddiana nasce dagli episodi in cui la crisi delle coscienze esplode, portando alla luce l’unico principio etico positivo: il sacrificio di sé. Negli anni dell’apprendistato sperimenta varie scritture, alcune vicine al romanzo d’appendice, ma una volta a Roma, dopo essersi lasciata alle spalle la Sardegna, la sua arte si manifesta pronta e matura: i suoi romanzi appaiono perfetti nella loro scrittura così pulita e lineare, dove solo in alcuni punti vi sono delle concessioni al dialetto sardo, come il verbo alla fine della frase.
Nei trent’anni trascorsi a Roma, la Deledda continuò sempre ad attingere dalla Sardegna, e l’essersi allontanata dalla sua isola fece si che tutto le apparisse più nitido. L’isola diventa così un territorio mitico e senza tempo dove si svolgono le grandi tragedie umane.
Grazia Deledda fu insignita del premio Nobel per la letteratura nel 1926, il suo fu un premio che creò molto scalpore per diversi motivi; la sua formazione culturale, quasi esclusivamente autodidatta, la tematica, grandiosa e profonda della sua opera, il fatto che fosse una donna ( prima di lei il Nobel lo aveva avuto solo la scrittrice svedese Selma Lagerlòf) e non ultimo l’atteggiamento della scrittrice schivo e riservato, estremamente distante dall’ambiente letterario italiano di quegli anni.
E’ passato molto tempo da quel Nobel, ma la sua opera appare più che mai attuale, i suoi romanzi, che per la accurata regia dei drammi psicologici possono essere considerati tra i più grandi del patrimonio letterario italiano, vengono purtroppo sistematicamente dimenticati. Si tratta di un grave caso di ignoranza letteraria. In una libreria di una grande città, mi sono imbattuta in una commessa che mi ha detto: “Grazia Deledda? Non la conosco, chi è?”
Spero che questo mio articolo possa far venire a te che leggi la curiosità di conoscere l’opera della scrittrice. Grazia Deledda con un istruzione “scolastica” quasi assente fu insignita del Nobel grazie soprattutto alla sua sconfinata passione per la lettura e per la sua forza di volontà; possa essere questo un monito per avvicinare tutti, giovani e meno giovani alla lettura, porta di sapere e di libertà.

36 commenti

  1. Bell’atricolo informativo.
    E’ incerdibile come un premio Nobel non sia in alcun modo citato nella maggior parte dei testi di letteratura.
    Ma questo ci pone dinanzi a due domande: non ci vogliono informare perchè siamo in una società prettamente maschilita? O perchè non vogliono farci sapere che non è obbligatorio avere una cultura sconfinata per scrivere, ma semplicemente un’immensa passione?
    Brava Valentina!

    1. Dalle antologie non è scomparsa solo Grazia Deledda,ma anche Ada Negri,che era poetessa e scrittrice tradotta anche all’estero.A parte il fatto di essere donne,queste due letterate rappresentano un Italia diversa:colta,educata,rispettosa delle tradizioni e dei sentimenti.Tutto ciò oggi non esiste più,anzi possiamo dire che c’è tutto il contrario. Oggi dobbiamo deliziarci con altri tipi di letterati,organici a certi partiti,anzi a una certa cultura, marxista e sovietica,che impregna tutti i libri scolastici e catechizza i poveri giovani rendendoli acritici ed ignoranti.

  2. almond · · Rispondi

    è un articolo chiarissimo e sebbene lungo non stanca il lettore, le parole sono scelte con molta cura, brava vale!!
    Mi vergogno un pò ma anche io non sapevo chi fosse Grazia Deledda beh, dopo questo articolo cercherò di rimediare…….

  3. Silvana F. · · Rispondi

    Bello e interessante articolo divulgativo che porta per mano il lettore alla scoperta di questa grande autrice ingiustamente spesso dimenticata.

  4. Veltins · · Rispondi

    Grazie mille per i vostri favorevoli commenti.
    in particolare te, genni, ringrazio per avermi fatto notare la seconda possibilità(della prima ero certa da tempo), quella che mette in luce una sorta di diffidenza da parte della cultura accademica di quella cultura che accademica non è…in fondo è risaputo che Montale stesso per molto tempo era detto il “ragioniere”
    Veltins

  5. Ho notato subito quella caratterstica della grande Grazia Deledda poichè, anche se faccio l’università, non mi ritengo istruitoa dovere alla letteratura e allo scrivere ( cari redattori io vi appoggio, ma ogni palazzo necessita di fondamenta), così faccio l’autodidatta. Con lo studio e con la lettura critica dei testi cerco di migliorarmi, ma questo c’entra poco con te. Ti rinnovo i complimenti per l’articolo e continua così!
    un abbraccio, G.

  6. Ho letto con piacere l’articolo, ma un pò a malincuore devo constatare che si tratta di verità…anche i sardi stessi si stanno lentamente dimenticando della Deledda! Vi scrivo da Galtellì, il paese che, durante le vacanze estive della Scrittrice, le ispirò il romanzo “Canne al Vento” che le valse il premio Nobel. Esiste un parco letterario dedicato a Grazia Deledda…vi invito a visitare il mio blog e a guardare i link disponibili. Se venite in sardegna non potete non visitare il Parco Letterario Grazia Deledda! Se volete saperne di più contattateci, sarà un piacere rispondervi!
    chiedo inoltre all’autore del testo se posso pubblicarlo nel mio blog, citando la fonte chiaramente! Vi saluto.

  7. @ Demiurgo

    Di sicuro l’articolo può essere pubblicato sul vostro sito con le modalità indicate. Un saluto, e a presto

  8. Non tutti hanno dimenticato la Deledda ! Saluti http://www.itinerarideleddiani.it

  9. veltins · · Rispondi

    E’ vero , non tutti hanno dimenticato la Deledda, ma è un dato di fatto che venga dimenticata dalla cultura ufficiale, tanto è vero che negli esami universitari di letteratura italiana contemporanea non venga neppure citata.
    Trovare una risposta questo mi appare arduo, e senza stancarmi, continuo a invitare tutti a leggerla.

    veltins

  10. Gentile Veltins, lo staff Itinerari Deleddiani ti invita a Cagliari in via Roma 133 ( Palazzo Rinascente ) per illustrarti il programma Deleddiano 2008. Saluti

  11. Dimenticavo, naturalmente sei nostra ospite, Info personali a: info@itinerarideleddiani.it

  12. Tanto per farci un’idea…se in sardegna si organizzasse un grosso evento interamente dedicato alla Deledda, quanti di voi verrebbero? Teatro, cinema, letture teatrali, videoarte..ecc…non un vento celebrativo, ma culturale…Spetta a noi il compito di ricordarla…

  13. Lo staff Itinerari Deleddiani ringrazia i Demiurghi per la sensibilità avuta nel sostenere il nostro Progetto, l’ invito vale anche per Voi, Che dimostrate grande sensibilità per la Deledda.
    Grazie, Itinerari Deleddiani

  14. La Casa Editrice La Fenice di Roma ha pubblicato un mese fa la collana di racconti di Grazia Deledda “Il flauto nel bosco” dopo ben 85 anni dall’ultima edizione dell’opera.
    Vi esortiamo a risponderci e sul nostro sito web troverete tutti i nostri contatti.
    Grazie e a presto.
    La Redazione

  15. Dubravka · · Rispondi

    Vi scrivo dalla Croazia per rallegravi un po’ e per testimoniarvi che la Deledda non è stata dimenticata. Dopo 40 anni anche in Croazia si sentirà parlare della vostra/”nostra” scrittrice.
    Sono la sua traduttrice in croato (ho tradotto La Madre, Il paese del vento e Cosima, uscito a dicembre 2008 ) e per il momento sto preparando un altro libro sulla Deledda, basato sulla mia tesi di perfezionamento, fatta nel 2003 con il titolo Poetica di Grazia Deledda. Vi ho trovato perche cercavo le foto nuove di Nuoro, del Museo (sono stata in Sardegna, a Nuoro e Sassari nel 1995). Ecco, la Deledda è molto di più della vincitrice del Nobel. E’ un classico e non solo italiano (questa è la mia tesi). Trovate mi un autore che sapeva descrivere il paesaggio come se fosse registrato con una telecamera! E’ non solo paesaggio. Ci sarebbero tante cose che si potrebbero dire. Un caro saluto dal mio paese. D.

  16. Carissima Dubravka, ti ringrazio molto per il tuo messaggio dalla Croazia, è stata una vera sorpresa per me. E’ bello toccare con mano quanto la cultura possa unire le menti anche se lontane. Spero che tornerai ancora sul nostro sito.
    A presto.

  17. Chissà se la bellissima raccolta di racconti deleddiani “Il flauto nel bosco” edito dalla Fenice di Roma (www.edizionilafenice.com) troverà in Sardegna un riscontro di pubblico e di critica come ben merita e come ben ci auguriamo Noi, visto che si tratta della nostra scrittrice Nobel della letteratura, e visto che i racconti sono attualissimi sia nel contenuto che nella forma.
    Un grazie dunque a Grazia.

  18. Camilla · · Rispondi

    Interessante e appassionato l’articolo e mi rallegro molto per il vivace dibattito che ha fatto nascere.

    Vorrei anche complimentarmi per Linutile che trovo stimolante e ben fatto

  19. […] recenti su di lei, segno che una fiamma, seppur piccola, è ancora accesa. Traggo una citazione da linutile in un articolo giustamente intitolato “Perché un premio Nobel non può essere […]

  20. Bravissimi per aver dedicato dello spazio e del tempo alla Deledda. Insegno alle elementari e molto spesso propongo ai miei alunni racconti ridotti dell’autrice, lasciando intatte le meravigliose descrizioni, e ne sono entusiasti. Saluti.

  21. LVDC (il cui vero nome è Aristarco) · · Rispondi

    Che Grazia Deledda sia spesso ingiustamente relegata nell’oblio della letteratura non è, purtroppo, una novità. Però, per favore, si eviti di scrivere puttanate pure come “non ci vogliono informare perchè siamo in una società prettamente maschilista” o “non vogliono farci sapere che non è obbligatorio avere una cultura sconfinata per scrivere, ma semplicemente un’immensa passione”.
    Riguardo alla prima squallida affermazione, non mi sembra che società e soprattutto informazione siano maschiliste: altrimenti non si spiegherebbero tanti fenomeni moderni puramente femministi, né tantomeno l’incredibile successo che riscuotono o hanno riscosso scrittrici (discutibili o meno che siano non mi va di dirlo ora) come Danielle Steel, Agatha Christie, Rachel de Queiroz e J.K. Rowling. E, allo stesso modo, non si spiegherebbe l’incredibile impatto che hanno avuto sulla società autrici come Oriana Fallaci. La Bibbia è maschilista, tanto per dirne una, non la società.
    Meglio non pronunciarsi, poi, sulla seconda affermazione. E basta con queste teorie del complotto da quattro soldi!

  22. Nefertadri · · Rispondi

    La Deledda era forse attratta dal “verismo”non dal “velismo! Sicuramente se fosse vissuta a lungo non l’avremmo vista in nessun teatrino televisivo, da Vespa a Fazio e via dicendo, a promuovere il suo ultimo romanzo. L’eternità non ha bisogno di pubblicità!Brava Grazia, ti sei rifatta il cervello e non il culo.

  23. … e candu si dda bisant is italianus una iscriidora ainci !?

  24. Augusto · · Rispondi

    Cara Valentina, tu sei brava. Hai fatto un ottimo profilo della Deledda, ma “onestamente” non è stata mai una grande scrittrice ( Federigo Tozzi che fu suo maestro, era molto più scrittore di lei, tanto per far un esempio), e il premio nobel ( l’unico peraltro che la letteratura italiana abbia ottenuto per la narrativa, se consideriamo – giustamente – Pirandello più come drammaturgo che come narratore) discende da diverse motivazioni , e già quella ufficiale in qualche modo lo spiega: “per i suoi scritti di ispirazione idealista che con plastica nettezza dipingono la vita della sua isola natale e trattano con profondità e simpatia dei problemi umani in genere”. Sembra il premio dato ad una scolaretta delle medie superiori, altrochè Nobel! Una delle motivazioni principali risiede nel voler valorizzare al massimo e riscattare dal folklore e dalla ballata , quell’aura di verismo dal respiro europeo che in quell’epoca faceva breccia sui giudici dell’Accademi Svedese. Qualche anno prima avevano premiato un’altra donna, una svedese , Selma Lagerlof per la Saga di Gosta Berling, un romanzo che si ispirava alle leggende e canzoni popolari delle campagne svedesi. I drammi morali, in forme epiche e fantastiche , il paesaggio, le atmosfere , le tradizioni scandinave in una naturale corrispondenza tra la dimensione del sogno e quelle della realtà, le ritrovarono in quest’isola misteriosa che era la Sardegna. Non andarono certo per il sottile per quanto riguardavano altri aspetti ( mediocri) della scrittura di Grazia Deledda. L’unico personaggio di autentico spessore drammatico di tutto i suoi libri è l’Efix di Canne al Vento, che . guarda caso, somiglia molto allo Smerdiakoff dei fratelli Karamazov, come Giacinto ( sempre canne al vento), ssembra la figura sbiadita del giocatore di Dostoevskij. Nessuno ce l’ha con Grazia Deledda, ma è un fatto che – ti faccio solo un esempio – un Fogazzaro avrebbe meritato ben più di lei il Nobel. E il maschilismo non c’entra niente, ti assicuro.
    Tra l’altro pare che l’Accademia lo volesse assegnare a Fogazzaro ( nel 1911) , ma lo scrittore veneto aveva dei nemici all’interno della sua bella Patria ( si sa che nel mondo delle lettere – e non solo – le invidie regnano sovrane), che ne sconsigliò l’attribuzione. Ma questa è un’altra storia.

  25. Caro Augusto, accetto le tue critiche, ma resto della mia opinione; il punto sul quale io batto è che oggi appare completamente dimenticata, e anche a voler tener conto delle tue considerazioni non trovo corretto questo atteggiamento da parte della critica. Inoltre non penso affatto che l’unico personaggio valido sia solo Efix.
    Comunque grazie del tuo commento.

  26. Augusto · · Rispondi

    Cara Valentina,
    ti ringrazio del tono molto contenuto ( mi aspettavo una tua appassionata e infervorata difesa) della dialettica , oggi si è persa quasi del tutto la forma e si è spesso dediti all’urlaccio, all’insulto, e via di seguito. Tu hai protestato con eleganza, con classe, da vera Signora, rimanendo giustamente delle tue idee. Ma ormai ci sono in ballo e ho deciso che farò un ” profilo” di Grazia Deledda, non omettendo le cose positive che ancora oggi sono attuali nella sua poetica e nella sua scrittura.
    Te ne farò avere volentieri il testo.
    A risentirci.
    A

  27. Caro Augusto, leggerò con piacere il tuo scritto. Penso sia inutile accapigliarsi, è molto più fruttuoso un sano confronto.

  28. Augusto · · Rispondi

    Cara Valentina, tra poco cadrà il 75° anniversario dalla morte di Grazia Deledda ( a ferragosto), spero di ultimare il lavoro per quella data . Te lo mando via mail, se cortesemente me la fornisci. Poi deciderai tu se ritieni che debba far parte del tuo blog ( non vorrei essere invadente, magari è troppo lungo). Ok?
    Buone ferie.
    Augusto

    1. Anonimo · · Rispondi

      Trovo i romanzi di Grazia Deledda il massimo che si possa leggere con grande interesse.
      Le sue descrizioni dei personaggi e dei luoghi che riesce a “dipingere” sono stupendi
      per tutti i suoi lettori e specie per i sardi!
      Franco da Montecatini Terme.
      francogalassia@gmail.com

  29. Vorrei invitarvi a visitare il mio sito, alla pagina
    http://www.marginatasarda.it/nobel.htm
    nel 2009 le ho dedicato alcune righe, l’unico commento esistente su internet al suo Fuga in Egitto.
    Non di sola letteratura si tratta, sia pure a livelli da nobel, ma della capacità di vedere gli esseri con un obiettivo macro.
    Se poi il mio articolo vi piacesse, leggete il resto del sito.
    buona navigazione a tutti

    antonello

  30. Carissima Valentina, grazie per le sue recensioni su Grazia Deledda….dimenticata……Anche noi come Circolo Culturale Sardegna di Monza,da decenni lamentiamo questo oscuramento su Grazia Deledda,la nostra cara conterranea,unica donna Nobel per la letteratura e ci stiamo battendo affinchè le sia reso giustizia e venga reinserita nelle Antologie scolastiche e venga fatta conoscere alle nuove generazioni.
    Dal 23 giugno 2012 al 10 Dicembre 2012,abbiamo realizzato ben 4 conferenze e una mostra su Grazia Deledda…..con bravi relatori,come Neria De Giovanni,Francesco Dettori,Antonetta Carrabs,Pierfranco Bertazzini, ecc.ecc..e dobbiamo ammettere,anche con un bel successo!…
    Tanto che la nostra socia,Elena Centemero,parlamentare di Monza e Brianza,ha preso a cuore la questione e con altri parlamentari sardi,tra cui Mauro Pili,ha presentato una risoluzione in merito alla commissione cultura della camera,che l’ha approvata all’unanimità e qusto impegna il governo ad individuare iniziative per far conoscere su scala nazionale e per far studiare nelle scuole di tutti gli ordini e di tutti gradi la figura e la straordinaria opera di Grazia Deledda per il suo importante contributo culturale e a individuare per il 2013 modalità di celebrazione dell’autrice sarda e dell’opera Canne al Vento, di cui ricorre il centenario dalla pubblicazione. (7 – 01066) .Per il 17 marzo poi a Monza,stiamo preparando un Convegno internazionale,per spingere su questo Governo e sul nuovo Esercutivo,sull’attuazione di questa risoluzione,per insegnare Grazia Deledda in tutte le scuole,anche in occasione del Centenario della sua poderosa opera “CANNE AL VENTO”,con cui ha vinto il Nobel.
    Saremo quindi lieti di averla come ospite a Monza il 17 Marzo 2013.
    Si possono vedere tutte le iniziative fatte in merito sul nostro sito web,
    http://www.circolosardegna.brianzaest.it – Grazie per l’attenzione,cordiali saluti e Felice Anno Nuovo 2013 – Anno Deleddiano – con il libro Nobel
    “Canne al Vento 1913-2013” – Salvatore Carta – Presidente del Circolo Culturale “Sardegna”, di Monza- Concorezzo- Vimercate – Brianza
    Telefono – 3389504767

  31. È stata dimenticata perché è l’autrice più sopravvalutata della storia, i suoi scritti sono favolette morali per il catechismo dei bambini. Di una banalità e noia mortali! Ma cosa si erano bevuti in Svezia quell’anno?

    1. Ma sinceramente…non so cosa ti sei bevuto o iniettato tu per criticare cosi come al vento..l Accademia Svedese..sappi che non sono scemi..se poi tu la trovi noiosa la Deledda…sono affari tuoi..per noi resta sempre una grande scrittrice e unica donna Nobel per la letteratura Italiana.Salvatore Carta

    2. Io ho letto tutti i romanzi di grazia deledda e me ne sono innamorata essendo sarda mi sono rispecchiata in molti suoi scritti leggendola vi si aprirà un mondo di malinconia e tenerezza

  32. Guarda che tuttora in Svezia si bene acquavite di altissima qualita’.

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