…is lost like the sound of my steps

di Ilaria Mariano

Si chiudono le porte del vagone col rumore consono. Le solite poche anime in un sonno generale che isola e addormenta. Si chiudono le porte e la fermata fuori dai finestrini sfreccia via. Dentro le solite anime del mattino appena sveglio, poche e lontane. Per due fermate Napoli mi circonda come una vallata che si dipana alle pendici del Vesuvio, a contraddirla non c’è mare, è lontano o nascosto. E’ una visuale insolita, specie d’inverno quando spicca il bianco denso sulla vetta del vulcano innevato. Vedo Napoli da una prospettiva periferica, laterale, e sembra svelarsi in un’altra maniera, diversa, più intima, raccolta come una vallata nascosta dal mare. Parla così forse a chi la vive tutti i giorni, ma nessuno mai mi è parso accorgersene!
Una dopo l’altra le fermate scorrono via e la metro scende al buio sottoterra. Si fa più evidente la luce dei neon all’interno ed il mattino ancora più lontano. Giro le spalle al finestrino ed alzo il volume della musica che dalle auricolari mi attraversa ed avvolge tutto il resto. La metro sfreccia e pare attingere energia dalla mia stessa fonte, corre più veloce, troppo, ma nessuno sembra accorgersene.
Nessuno capisce. Solo la musica che si concentra in un punto, densa, poi si dilata ed avvolge. Che cos’è questa energia? Le percussioni capiscono, più di me. Cerco di riemergere dal ritmo e colgo le parole: “Pe chi sta for, pe chi sta for”. per chi sta fuori, ma fuori da cosa? La metro sfreccia ed ho la sensazione di un ago che penetra, nella carne forse, forse in qualcos’ altro. Istantaneamente una tarantella di ragazzi e ragazze, sfrenata, sudata, scalza, urlante, al sole di Pzza municipio, ai piedi del comune, dove il mare non si nasconde e accompagna le tammorre, dove il mare si concede alla grandezza di qualcos’altro, alle mura del castello angioino, forse, all’imponenza dell’uomo giovane, all’impeto del corpo che sposa il ritmo, forse ad altro ancora. Una pagina del Lupo Della Steppa “e vedo Iddio al lavoro”, ma che Dio? Che Dio è?
Le porte si aprono alla stazione di Vanvitelli. Fermo la musica. Gente scende, sale altra. La metro riparte. Scorro i pezzi musicali e le canzoni, quelle italiane, quelle straniere. Mi soffermo su una inglese. Ha un ritmo pop, leggero, una voce femminile, un accento inglese comprensibile e qualcosa che mi stupisce. L’ascolto a metà poi la rimando a capo. Lo faccio un paio di volte e comincio a distinguere le parole, Lost in rima con Fog : Perso e Nebbia. Immediata l’immagine di un lupo sfumata dalla neve e dalla nebbia. Torno a capo e mi metto ancora in ascolto, con attenzione. Questa volta l’ago è meno tagliente, è piuttosto una mano o un occhio che penetrano in un addensamento d fumo. Ascolto, voglio capire. «Voglio capire», Saviano lo ripete così spesso nel suo libro Gomorra, sembra esserne ossessionato, come da una meta a un passo, intorno, sulla pelle, eppure irraggiungibile… ne sento complicità e l’ago torna ad essere sottile ed appuntito. Penetro parole. Tante scorrono,veloci, incalzate dal loro stesso realizzarsi, non si piegano. Si avvicina il ritornello. Mi preparo ad afferrare la parola Lost. Arriva, un istante di chiarezza poi ancora qualcosa di indistinto. La metro fugge, sfreccia, scivola. Alzo gli occhi, qualcosa si apre. Rifletto sulle parole che mi è parso di afferrare e le vedo chiare: «…and I’m walking in to the fog!». Certo, niente di più scontato: cammino nella nebbia. Non ne trovo appagamento, continuo a pensare alla parola Lost. Le porte si aprono e il vagone inizia a svuotarsi. Ricordo certe pagine di Primo Levi, lo sforzo di strappare al buio della mente dei versi di Dante che ricordava importanti, di portarli alla luce del lager dove era costretto, per tradurli al compagno francese. Sulla pagina il verso isolato del canto di Ulisse: «
Fatti non foste a viver come bruti/ ma a perseguir virtute e canoscenza». Ne sento lo stesso brivido dell’autore che lo cita, dopo esserne rimasto folgorato, lì, in quel lager, punto come da un ago che penetra violento nella carne. Le porte si chiudono quasi scontrandosi. La metro parte di colpo. Agitata rimando a capo la canzone. Inspiegabilmente avverto che è importante: devo capire cosa c’è tra «Lost» e «I’m walking into the fog». Ascolto: sono poche parole, ma ancora indistinte. C’è la nebbia e qualcuno, un Io, che cammina, l’attraversa. E poi, cos’altro? Penso a un lupo che cammina sulla neve, tra la nebbia. Afferro una parola, sensazione di luce e chiarezza: Steps, Passi. Le porte si aprono ancora. Leggo: Museo, ultima fermata prima del capolinea dove dovrò scendere. Il vagone è sfollato. Ho poco tempo. La metro riparte insieme alla canzone. Sto camminando nella nebbia (forse sono un lupo), e voglio dire qualcosa riguardo i miei passi. Mi sembrano passi sulla neve. Mi sembra un lupo che cammina sulla neve (forse sono io). Mi sembra di cercare una soluzione che già ho. La devo afferrare . Lost… Steps….. and I’m walking in to the fog. Lost, Fog, e un’altra parola: Sound. Alzo gli occhi. E’ chiaro: «…is lost like the sound of my steps!». La metro si ferma e si spegne. La gente si accalca davanti alle porte. Risuonano quelle parole «..is lost like the sound of my steps!» . Mi alzo e prendo lo zaino. Mi accodo alla folla. Is lost…cosa? E’ perso come il rumore dei miei passi. Come il rumore dei miei passi sulla neve. Ma il punto è: cos’è che è perso? Qualcosa che è mio ma è perso? Si aprono le porte e mentre scendo a testa bassa mi ripropongo d non chiarire il significato di tutto il resto della canzone per non restarne delusa. Di più non posso pretendere da una canzone leggera. Intanto però la rimetto da capo e l’ascolto più distesa. Scendo lo scalino verso la “terraferma” con addosso il buon umore ed alzo gli occhi: intorno la musica si fonde con la gente che si avvia alle scale per risalire verso il giorno e intraprendere le ore quotidiane. A me sembra di esserne travolta in modo caldo, piacevole. Sorrido e ripenso alla domanda: Che Dio è?

Un commento

  1. brava ila,quando scrivi riesci sempre a trasmettere quello che senti…complimenti continua così!

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