Omicidio d’Arte

di Francesca Aprea


Sangue di viscere umane irrompeva sulla candida neutralità della tela, il bagliore accecante del fuoco ardeva prorompente i fili di cui è composta la tavola, patrimonio d’ arte e di creatività dei grandi che ne fecero da sterile intreccio opera illustre. Fiamme corrodono i colori e il corpo materiale dell’opera si plasma sulla scia morbida delle curve avvampanti sino al

soffitto, seguendo la coltre di fumo, che da qui a poco risulterà non altro che cenere. Sangue e fuoco: i segni tangibili dell’omicidio appena eseguito. Aveva ucciso per l’arte, aveva vissuto per uccidere e ora l’arte minacciava di ucciderla. Ma la cenere era l’ignota resistenza dell’esistito, l’inquisitore delle misere anime vittime delle loro avversità, l’omicida cruento dell’irrispettato. Seppur un soffio di vento avesse disperso le singole parti in chissà quale regione, esse sarebbero esistite comunque, lontano l’una dall’altra, ma testimoni spietati di arte compiuta.

9 commenti

  1. ma che schifo!!!

  2. V. Birra · · Rispondi

    “Un critico è un uomo che conosce la strada, ma non sa guidare l’auto” di Kenneth Tynan

    Qui c’è qualcuno che non conosce nemmeno la strada….

    vb

  3. Lulu ripeto ancora una volta, potresti sforzarti a motivare ciò che scrivi, grazie mille

  4. francesca · · Rispondi

    La scrittura creativa è anche opera di fantasia. E la fantasia è folle quanto sterile può essere il reale.L’obiettivo è darvi sfogo nella penna. Lulu forse sei troppo ancorato alla tua aridità.. prova ad evolverti verso l’aldilà, prova ad elevare il pensiero verso l’inconoscibile o finirai col guardare con sufficienza anche il vero.

  5. Salvatore Scalera · · Rispondi

    Mi permetto una critica -che spero risulti positiva e costruttiva-. Nessuno sa -potrebbe?- cosa sia la poesia. In fondo, quando ci ferma a pensarla, ad immaginarla, sembra chiaro che qualcosa di intimistico debba per forza averlo.
    Un’ opera intimistica, dunque.
    Leggendo qualche poesia di Francesca -cosa che peraltro ho fatto con gusto- non posso negare di aver trovato una componente intimistica eccessiva, qualcosa che va al di là del normale -e di ciò che noi ritieniamo sia il normale-.
    Senza dubbio una poesia senza scopi particolari, senza ansie civili o sociali. Una poesia, almeno quella che ho appena letto, particolarmente eccitante. Significativa.
    Tuttavia -c’è sempre un però- il suo stile così leggero, così dolce ricorda un poco la schiuma della birra. Mi raccomando: parlo della stile.
    Uno stile neo-barocco, pieno di aggettivi.
    Mi chiedo perchè una persona così geniale sia convinta di dover forzare un concetto con tanti manierismi.
    Scrivi bene, Francesca.
    Tuttavia -e so 2!!!- io preferirei sapere cosa hai dentro, quale poesia puoi mostrare se la smetti con queste insulse manie neo-barocche e sensazionalistiche.
    Se insiste con certe tendenze, sembri retoriche. In qualche modo, nella scrittura emerge un’ ansia di persuasione.
    Fosse anche solo quella “di voler emergere” tra tanti scrittori insulsi.
    A presto
    Salvatore

    :) mi sono permesso la critica solo perchè ho avuto il piacere di conoscerti.

  6. francescaAprea · · Rispondi

    Ringrazio Salvatore per l’attenzione ai miei testi.
    Mi sento in dovere di contestare alcuni dei punti sui quali il commento verte. Non so Salvatore quali miei testi tu abbia letto visto che la carica intima e non intimistica(e ne sottolineo la differenza)è presente solo in alcune di esse. ti invito cordialmente a seguire il mio itinerario:tra quelle pubblicate sul sito, se la memoria non mi inganna,una sola mi pare avere un tratto esplicitamente intimo: Impronta. Le altre: la parata, la danza degli stolti, un guizzo hanno un forte connotato sociale e civile. lo scopo è testimoniare l’orrore, che spesso sfugge allo suardo dello spettatore indifferente e superficiale. Che mi si dica che produco una poesia intima ci può stare, ma che non ne produco una con tensione civile o svilita nello scopo, no!
    Cerco di evitare in ogni caso la parola normale, e ti pregherei di non bollarmi come anormale o al contrario normale. le etichette di convenzione mi lasciano un leggero prurito da orticaria!
    Il testo che hai commentato non è un testo di poesia ma di prosa.
    Riguardo alla presenza barocca di aggettivi su aggettivi, credo che la critica non abbia centrato perfettamente nel segno. In realtà propongo alla tua attenzione la poesia Attesa che mi pare scarnifichi il linguaggio all’osso.
    Per quanto riguarda le altre la scelta degli aggettivi è mirata e curata sulla base del criterio della ricercatezza. Ogni termine è lì per un motivo! Chiaramente la prosa è decisamente più ricca di aggettivi, sostantivi, e periodi lunghi, di tante subordinate, insomma una lettura da lasciare senza fiato. Ma questo solo perchè amo Cicerone! Lo stile non è affatto leggero, al posto della penna sono solita usare un martello!! In ogni caso, chiariti i punti della mia presunta poetica, non ti nascondo che ho ancora tanto su cui lavorare! Ti ringrazio ancora
    Francesca

  7. Salvatore Scalera · · Rispondi

    Scusa Francesca
    ma questa a me sembra una poesia -e non torno indietro su questa mia convinzione-.
    Non basta non mettere i versi -!?- per ottenere una prosa.
    Dovresti saperlo.
    Sul fatto che non ho ancora letto una tua poesia civile, allora mi impegnerò a trovarne almeno una.
    Quando la trovo te lo dico.
    Giuro.
    Sulla ricercatezza dei termini, non transigo.
    I manierismi sono manierismi.
    In prosa li accetto -non sempre- ma in poesia diventano rifiniture neo-barocche che -io…- non amo-.

    Sul fatto della “normalità”: io non ho detto che sei normale o anormale. Ho bensì detto che la componente intimistica della tua poesia -che c’è, almeno per me- supera ciò che io ritengo una soglia ragionevole, ovvero supera il normale -più volgarmente detta-.
    Se mi sbaglio, pazienza. Non è importante.
    E’ la prima cosa che ho notato quando ti ho sentita leggere la dietro le quinte.
    Si tratta di una sorta di spacconeria dovuta alla consapevolezza di avere talento.
    La cosa non mi interesserebbe minimamente se questo non trasparisse anche dalle tue poesie.
    A presto
    Salvatore

  8. (F.A. hai parlato di testimoniare l’orrore, ed ecco che mi spunta una) domanda che bene non ho capito, ma che credo derivi da Celan:

    CHI testimonia per il testimone?

    cb

  9. francescaAprea · · Rispondi

    Caro cb….
    la tua è una domanda ardita la mia risposta prova ad essere al livello della domanda: non esiste chi testimonia per il testimone; provo a rendermi più esplicita avvalendomi di una divisione convenzionale dell’umano agire:ci sono tipi che preservano esclusivamente sè stessi e di certo il loro sostrato morale non gli permetterà di prodigarsi per alcuno se non per se stessi, il testimone chi è per loro? Uno sciocco delatore,ostinato a cercar soluzioni dove la speranza di veder nascere l’alba ha già ceduto il posto alle tenebre,all’abbrutimento senza ripresa.Ci sguazzano nella melma e ne provano piacere, perchè è da quella melma che ricaveranno oro. Sono IL COMPROMESSO, la corruzione, il menefreghismo,l’ignoranza, il sonno della ragione a generare i mostri della socetà.
    D’altra parte il testimone non riesce ad essere testimone per coloro che si celano dierto il paravento sociale, coloro che si fermano alla superfice senza scendere alla radice e non è neppure testimone di sè stesso, non vi riesce, essendo così impegnato nella denuncia poco si cura del resto. in definitiva credo che il testimone parli al nulla e del nulla, ma è l’unico che ne ha consapevolezza. è allora così indispensabile per il testimone vedersi testimoniato?
    F.A.

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