Lo scomparitore

di Ottavio Sellitti

Eccomi a voi, sono la foca che sguazza nell’incertezza, sono il diffidente gatto delle foreste, sono l’io sicuro solo del suo essere io.
Il mio problema, anche se alcuni problema non lo chiamerebbero, è la assoluta instabilità della materia che mi circonda: mi spariscono le cose attorno. Lascio immaginare quanto può essere scomodo ed increscioso andare avanti un’intera vita con il pensiero costante dell’incertezza dell’essere delle cose, all’improvviso si dileguano, come se proprio non ci fossero mai state, come se novunque fossero esistiti legami fra le loro molecole e in effetti nemmeno fossero mai esistite le molecole stesse.
Ieri, per dirne una, ero in un locale, un bel localino, con bella gente, musica morbida, luci morbide, divanetti morbidi e tavolini bassi morbidi. Aspettavo speranzoso il mio drink dolce e fruttato e forte e fresco e caro ed evidentemente difficile da preparare data l’attesa. Discutevo del più, del meno, senza disdegnare dall’includere nei miei argomenti anche altre operazioni aritmetiche, la gente attorno a me a volte parlava con me, altre annuiva, altre volte mi ignorava visibilmente, d’altronde non la conoscevo affatto.
Il mio tanto desiderato long drink arriva, invitante nelle sue tinte esageratamente acriliche e la sua cannuccia così maschiamente nera, mi accingo ovviamente a sorbirlo, senza resistere alla tentazione di indossare quel modo di fare tutto intellettuale che mi stavo cucendo addosso ultimamente.

Il bicchiere svanisce.

Il miscuglio di alcolici vari, sapori, ghiaccio ed abbondante acqua, improvvisamente libero dalla sua gabbia di vetro si dimostra di coloro che entusiasticamente abbracciano le teorie di Isacco Newton e, con la coerenza che ogni politico evita accuratamente come la lebbra, si getta a capofitto sui miei chiari pantaloni e sui sottostanti cellulare, telecomando del cancello di casa e pene o pisello.
Un disastro.
Per molti, per tutti credo, così inevitabilmente aggrappati ai propri averi sarebbe stato così, io invece la vivo da privilegiato, io posso affermare, senza essere segretamente convinto di dire una cazzata, che l’essere non è, che almeno non è sempre. Probabilmente sono il parto di quel sofista che tanto tempo fa, tanto lontano, scandalizzò gli attenti ascoltatori dimostrando loro l’onnipotenza della parola, e confutò le lampanti tesi di quell’illuso di Parmenide. Ricordare il nome di questo mio padre vorrei, ma, ahimè!, quando ero lì per impararne il nome, prima dell’interrogazione, il libro di filosofia mi sparì sotto gli occhi, lasciando solo un mucchietto, molto simile a formiche bruciate in un formicaio, di nere lettere stampate in formato standard.
Quel che resta a me è splendidamente solo me, sono assolutamente dipendente solo del mio essere assoluto.
Il disastro è evoluto nella seguente maniera, alla faccia degli scettici.
Io, come detto, mi ero bagnato ed ero intento ad osservare il liquido colare da me alla sedia e a terra, dal tavolino ad angolo si alza una rossa che mi ero precedentemente dedicato a bere con gli occhi, nell’attesa del liquore. I capelli che con un ciuffo si spingevano dinanzi gli occhi sottili rubavano i bagliori delle candele e li adagiavano sul maglioncino panna che stretto si modellava di belle forme decisamente femminili, per poi andare a sfiorare le gambe strette da un paio di collant che finivano a loro volta sotto una minigonna di velluto nero a coste da una lato e in degli stivaletti dell’altro. I suddetti stivaletti iniziano ad avvicinarsi accompagnati dal resto di lei, io lascio perdere l’Orgasm e mi concentro sui capelli rossi che in breve, nello sconcerto generale mi ritrovo fra le gambe, mentre le labbra erano intente a sorbire il mio ex drink.

Secondo ciò che dice il biglietto che mi ha lasciato si chiama Elena e il suo numero mi supplica di essere composto e la sua voce nella mia mente vuole essere ascoltata, avevo la cornetta in mano, ora ho solo il filo che penzola dal muro e si fa beffe di me, mi sono perso nelle tortuose vie della mia testa.

5 commenti

  1. Veramente divertente! Complimenti! Un piccolo racconto chesi fa leggere con estrema leggerezza arrivando al dunque senza troppi fronzoli.
    Fresco ed immediato. Ancora bravo!

  2. un argomento complesso e talvolta desolante..ma scritto sulle punte dei piedi

  3. pardon,da una persona che cammina in punta di piedi

  4. divertente,bravo!

  5. Ringrazio tutti voi per essere stati terreno fertile per la mia “arte”

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