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		<title>Linutile</title>
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		<title>La trans-politica e l&#8217;avvento della videocrazia</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2009/10/26/la-trans-politica-e-lavvento-della-pornocrazia/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 22:20:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[pornocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>

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		<description><![CDATA[La trans-politica e l’avvento della videocrazia
 
‘Onorevole Bindi, lei è più bella che intelligente’
(Silvio Berlusconi)
Qualcuno si sta chiedendo perché alcuni degli ultimi scandali politici hanno avuto come sfondo una vicenda sessuale? Perché mai i sex-gates, le escort e i transessuali abbiano finito per influenzare la sorte dei nostri governi? Perché il sesso è la cosa più [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2399&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>La trans-politica e l’avvento della videocrazia</strong></p>
<p><strong> <img src="http://lnx.larepubblicadellebanane.eu/blog/wp-content/uploads/2008/06/satira_politica_varia013.bmp" alt="" /></strong></p>
<p>‘Onorevole Bindi, lei è più bella che intelligente’</p>
<p>(Silvio Berlusconi)</p>
<p>Qualcuno si sta chiedendo perché alcuni degli ultimi scandali politici hanno avuto come sfondo una vicenda sessuale? Perché mai i <em>sex-gates, </em>le <em>escort </em>e i transessuali abbiano finito per influenzare la sorte dei nostri governi? Perché il sesso è la cosa più privata che esista, uno degli aspetti della persona che il senso del pudore e il sentimento della vergogna ben si preoccupano di mettere al riparo da ogni indebita intrusione e da ogni esposizione pubblica. Non a caso la vita sessuale – e più largamente quella familiare – dovrebbe costituire il terreno maggiormente coperto dall’ombrello protettivo della privacy, pur non rinunciando ad essere un elemento costitutivo della nostra identità e della nostra immagine sociale. Mai come oggi, tuttavia, il sesso è entrato nei palazzi di potere, in una torbida con-fusione di quei confini tra sfera pubblica e sfera privata che la filosofia dell’ottocento si era affrettata a costruire con l’avvento degli stati liberali. Sotto questo punto di vista la vicenda di Marrazzo, che ha per protagonisti quattro ricattatori ed un transessuale, è quanto mai paradigmatica e restituisce tutto il senso del degrado nel quale sta versando la nostra società. La mescolanza dei codici sessuali che il transessuale riproduce in sé ben si presta a rappresentare un nuovo grado della politica che io definirei trans-politica, cioè una nuova dimensione del potere nella quale interessi pubblici e aspetti privati vengono a comporsi in un’ibrida identità e in cui allo smantellamento delle vecchie e solide impalcature ideologiche di un tempo subentrano fenomeni di trasformismo parlamentare, rimescolamenti continui, incerte identità politiche. Questa trans-politica non è un fenomeno isolato dei governi,  ma al contrario finisce per estendere i suoi effetti nocivi anche alle altre istituzioni democratiche, sottoponendo la loro indipendenza ai tentativi di cooptazione politica, come dimostra il conflitto personale avviato da Berlusconi contro Napolitano e contro la Corte costituzionale nell’ambito del lodo Alfano. Così l’unico elemento aggregante intorno al quale sembrano consolidarsi e sfaldarsi le alleanze politiche degli ultimi quindici anni è proprio quello personalistico. All’origine del carattere prettamente sessuale degli scandali che hanno riempito le pagine dei giornali negli ultimi mesi è infatti possibile identificare un fenomeno sempre più radicato nella nostra cultura che è la personalizzazione della politica e la conseguente sovrapponibilità di pubblico e privato. Si tratta di un fenomeno che affonda le sue radici nella crisi della seconda Repubblica e che trova la sua naturale manifestazione nell’avvento del berlusconismo agli inizi degli anni ’90. Berlusconi è stato il primo uomo politico a non identificarsi in nessuna ideologia preesistente, ma a crearne una propria plasmandola direttamente sulla propria immagine personale e trasferendo ad essa i suoi metodi individuali ed aziendalistici. In breve, la persona si fa partito ed idea politica sfruttando l&#8217;amplificatore naturale dei media televisivi. Tuttavia la personalizzazione dei sistemi di potere di per sé non è un innocuo fenomeno di costume da confinarsi ai modi e alle forme entro cui si manifesta la politica.  Esso comporta al contrario due effetti collaterali di capitale importanza per ogni regime democratico: da un lato l’impoverimento del dibattito politico, laddove lo scontro tra maggioranza ed opposizione non si misura più sul terreno delle riforme sociali all’interno dei parlamenti, ma sulle vicende private delle controparti e sulla demonizzazione degli avversari all’interno di siparietti televisivi allestiti per l’occasione; dall’altro lato, se la politica si piega sempre più agli affari privati, gli interessi individuali e collettivi di milioni di elettori risentono di una inevitabile crisi rappresentativa, alimentando così il rischio di derive autoritarie, sopratutto se l’investitura popolare si presta ad essere l&#8217;unico fondamento di legittimazione politica ed ogni altra forma di partecipazione popolare o di controllo diretto sull’operato dei governi viene estromesso dal circuito democratico. Siccome in questo processo di personalizzazione del potere non sono più la moralità pubblica o l’etica sociale ad ispirare il comportamento dei governanti, è l’interesse privato a sconfinare nel campo dell’interesse pubblico snaturandolo. Vale a dire che i valori pubblici soccombono a quelli privati, vi si confondono, e quelli privati di alcuni gruppi o di alcune persone ascendono alla sfera pubblica fino ad orientare l’attività legislativa, come suggerirebbero le leggi ad-personam degli ultimi dieci anni. I governi e le amministrazioni finiscono così per somigliare ad estensioni di piccole cerchie familiari o peggio a cast televisivi, entro cui l’assegnazione delle poltrone e degli incarichi ministeriali viene a determinarsi sulla base di amicizie, favori sessuali e rapporti privati di lavoro. Uno dei luoghi in cui si consuma questa ibridazione tra le due sfere è sicuramente lo schermo televisivo nel momento in cui spettacolarizza e moltiplica all’infinito ogni aspetto privato fino a conferirgli valore pubblico. Il mondo dello spettacolo e quello della politica diventano dei veri e propri universi comunicanti, in cui tutto ciò che è immagine passa a  trasformarsi in strumento di costruzione o decostruzione di potere, arrivando così a generare modelli narcisistici che degradano la funzione degli spazi di confronto democratico, come i partiti o le istituzioni di garanzia, e che privilegiano lo scontro dei &#8216;personaggi&#8217; della scena politica. Di conseguenza a fondare la credibilità degli uomini politici non sono più le loro idee, ma le loro &#8216;persone&#8217;, i loro atteggiamenti esteriori, come i tic, le abitudini private, gli orientamenti sessuali. In questo scenario l&#8217;avvento di un regime videocratico appare ormai prossimo, se non già avvenuto. Vale a dire società trans-politiche, democraticamente deboli, fondate sulla esposizione dell’immagine personale dei politici, sul velinismo al potere, sulla riduzione del corpo a strumento di baratto e ricatto politico, sull&#8217;uso privato del potere pubblico. In una società videocratica l&#8217;uso della propria immagine e quindi del proprio corpo, che è quanto di più privato possiamo conservare, può diventare un&#8217;arma nelle mani del potere con cui minacciare altri politici o consolidare il proprio consenso.  Non basterà un ricambio generazionale nella classe dirigente a cambiare le cose, né tantomeno a frenare le deriva. La commistione tra pubblico e privato è una caratteristica delle società decadenti, è un sintomo evidente del collasso di un sistema morale. Ogni speranza che maturi un cambiamento nel giro di pochi anni si rivela solo una nostalgia d&#8217;altri tempi.</p>
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		<title>Exit</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 09:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Aragno]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[supermarket]]></category>

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		<description><![CDATA[Di  Marco Aragno

Forse ci risveglieranno dal neon
tutte quelle dita, il fruscìo che fanno
quando sfogliano copertine
di riviste patinate sugli espositori
ai lati di bianchi corridoi.
Ma non sono da abitare
gli scaffali, le file interminabili
di carrelli riempiti da mani veloci
e poi svuotati nel silenzio dei parcheggi.
Anche l&#8217;altoparlante annuncia
che è l’ora di andarsene, di tornare
all&#8217;antico conforto delle case
agli interni con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2390&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Di  <em>Marco Aragno</em></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2392" title="supermarket" src="http://linutile.files.wordpress.com/2009/10/supermarket1.jpg?w=205&#038;h=256" alt="supermarket" width="205" height="256" /></p>
<p>Forse ci risveglieranno dal neon<br />
tutte quelle dita, il fruscìo che fanno<br />
quando sfogliano copertine<br />
di riviste patinate sugli espositori<br />
ai lati di bianchi corridoi.<br />
Ma non sono da abitare<br />
gli scaffali, le file interminabili<br />
di carrelli riempiti da mani veloci<br />
e poi svuotati nel silenzio dei parcheggi.<br />
Anche l&#8217;altoparlante annuncia<br />
che è l’ora di andarsene, di tornare<br />
all&#8217;antico conforto delle case<br />
agli interni con televisore.<br />
E più perse saranno le madri<br />
dei figli che disperate cercheranno<br />
nel brusìo, all&#8217;uscita dei supermercati.</p>
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			<media:title type="html">M.Aragno</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>I Shardana &#8211; Opera lirica di Ennio Porrino</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2009/09/23/i-shardana-opera-lirica-di-ennio-porrino/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 08:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>collaboratori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Ennio Porrino]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Masala]]></category>
		<category><![CDATA[I Shardana]]></category>
		<category><![CDATA[Opera lirica]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giovanni Masala

«Nella musica di Porrino la Sardegna possiede ben più che un insieme di note musicali; la musica di Porrino assicura per sempre alla sua terra, depositaria del grande tesoro, una voce in capitolo nella grande scena del mondo» (F. Karlinger).
Pochi sanno che Ennio Porrino è il maggiore compositore che la nostra isola abbia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2374&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Giovanni Masala</em></p>
<p><img class="alignnone" src="http://lagiraffa.files.wordpress.com/2009/01/wwwdomusdejanasorg.jpg?w=385&#038;h=490" alt="" width="385" height="490" /></p>
<p><em>«Nella musica di Porrino la Sardegna possiede ben più che un insieme di note musicali; la musica di Porrino assicura per sempre alla sua terra, depositaria del grande tesoro, una voce in capitolo nella grande scena del mondo»</em> (F. Karlinger).</p>
<p>Pochi sanno che Ennio Porrino è il maggiore compositore che la nostra isola abbia espresso. Innumerevoli sono le vie e le piazze che portano il suo nome, ma pochi sanno chi egli fosse veramente. Questo processo di riscoperta raggiungerà il suo apice il 14 e il 16 gennaio 2010, date in cui il Teatro Lirico di Cagliari riproporrà al pubblico la grande opera lirica <em>I Shardana</em>, che 50 anni fa ottenne un enorme successo al Teatro San Carlo di Napoli (21 marzo 1950), al Teatro Massimo di Cagliari (18 marzo 1960) e, per l’ultima volta (anche se solo in forma oratoriale), all’Auditorium del Foro Italico (Roma, 24 settembre 1960).</p>
<p>Nato a Cagliari nel 1910 e morto improvvisamente a Roma nel 1959 a soli quarantanove anni, Ennio Porrino rappresenta indubbiamente una figura di primissimo piano nel mondo componistico del nostro paese e sicuramente la più grande della Sardegna. Ancora ventenne si afferma con la lirica <em>Traccas</em> (su versi di Sebastiano Satta) nel concorso nazionale <em>La Bella Canzone Italiana</em>. Segue una strepitosa carriera il cui apice è sicuramente costituito dalla prima rappresentazione assoluta de <em>I Shardana</em> al Teatro San Carlo di Napoli; la sua morte improvvisa è di circa sette mesi più tardi. L’autorevole enciclopedia musicale tedesca <em>Die Musik in Geschichte und Gegenwart</em> riporta che «la grande opera <em>I Shardana</em> fu accolta dalla critica come “la più importante opera lirica composta in Italia in questo dopoguerra”» (Felix Karlinger, 1962). Ed effettivamente, all’indomani della rappresentazione sancarliana del 21 marzo 1959 le critiche sono eccezionalmente positive. Sia riviste specializzate che quotidiani attribuiscono a <em>I Shardana</em> tanti meriti e uno soprattutto unanime: la capacità dell’artista di coniugare magistralmente l’antica e gloriosa storia sarda con la musica classica moderna, attingendo nel contempo alla musica tradizionale dell’isola mediterranea.Il 18 marzo del 1960 <em>I Shardana</em> verrà rappresentata, in occasione della commemorazione del compositore, al Teatro Massimo di Cagliari, e riscuoterà anche nella capitale sarda un grandissimo successo; dopo, il silenzio… Era la prima e l’ultima volta che la cultura nuragica andava in scena! Non va dimenticato inoltre, che all’epoca della rappresentazione de <em>I Shardana</em> Porrino ricopriva ormai dal 1951 l’incarico di professore ordinario di composizione al Conservatorio romano di Santa Cecilia a cui si aggiunse, dal 1956, anche quello di Direttore del Conservatorio Giovanni Pierluigi da Palestrina di Cagliari e di Direttore Artistico dell’Ente Lirico e dell’Istituzione dei Concerti.<span id="more-2374"></span></p>
<p>All’estero il compositore sardo era già noto da tempo, in modo particolare grazie alle sue opere sinfoniche <em>Sardegna</em> e <em>Nuraghi</em>, eseguite più volte sia in Europa che negli Stati Uniti, e in numerose occasioni dirette dal celebre Leopold Stokowski, che in una lettera inviata a Porrino da New York il 5 gennaio del 1950 così si esprime poche settimane dopo l’esecuzione di <em>Sardegna</em> del novembre 1949 alla Carnegie Hall con la New York Philarmonic: “Caro Signor Porrino, da quando diressi la Vostra <em>Sardegna</em> sono stato terribilmente occupato per il mio lavoro. Ho sempre desiderato scrivervi, ma non volevo scrivervi di premura con molte altre cose in mente. Oggi finalmente sono, per quanto sempre occupato, abbastanza quieto. Secondo la mia opinione la vostra <em>Sardegna</em> è una grande musica e nello stesso tempo un’intensa espressione del sentimento della vera vita di Sardegna. Sebbene non sia mai stato là, mi pare di conoscere il paese e sono impaziente di poterci andare. Il vostro «poema sinfonico» esprime molto eloquentemente il sentimento e la vita, talvolta violentemente agitata. Altre volte la gaiezza di una festa o la danza all’aperto. Fui profondamente impressionato dalla qualità primitiva improvvisamente riscontrata a pagina 14 e 15 dello spartito e dall’agitazione che comincia a pagina 26. La pace pastorale che comincia a pagina 29 è un contrasto magnifico con quanto precede. A pagina 42/47 ho avuto soltanto le viole che suonavano con il solo basso e flauto. Questo sembrò dare un bilancio perfetto e chiarezza. Il suono delle campane lontane alla fine fu molto tranquillo. L’insieme è eseguito con poesia e l’atmosfera romantica di un’isola antica. L’orchestra, il pubblico ed io eravamo tutti commossi profondamente per la forza emotiva del pezzo”.</p>
<p><strong>Questa la trama dell&#8217;Opera:</strong></p>
<p><strong>PRIMO ATTO</strong> – La vicenda si svolge in Sardegna all’epoca dei nuraghi. Nell’antichità la Sardegna subì invasioni di razze diverse. Ad una delle più antiche incursioni, in epoca imprecisata, si fa risalire il tentativo di soggiogare l’isola e la cacciata dell’invasore da parte del popolo indigeno. I personaggi sono di carattere forte, austeri e tenaci nella difesa della patria, per la quale tutti sono pronti a qualunque sacrificio. È in uso, presso quei sardi, una cerimonia religiosa davanti alla Fonte Sacra per consacrare i «guerrieri», e a tale cerimonia si assiste nel primo atto per la consacrazione di Torbeno e Orzocco, i due giovani figli del capo Gonnario. Tra le voci inneggianti del popolo si stacca quella di Perdu, il guerriero cantore che invoca la vittoria e affida il popolo alla saggia guida di Gonnario. In contrasto con l’atmosfera festosa con cui tutti si preparano a celebrare il rito guerriero, Nibatta, moglie di Gonnario, tenera e dolente madre, timorosa per la sorte dei suoi figli, rimprovera il suo uomo perché troppo dedito alla guerra anziché alle opere dei campi e della pace. Gonnario mette fine ai lamenti di Nibatta ed ha inizio la cerimonia della consacrazione. Torbeno e Orzocco si inginocchiano. Il Sacerdote inizia, con gesti misteriosi, il rito: avanzano due donne che porgono una focaccia a ciascuno dei consacrandi, che ne prende un boccone. Altre due donne portano del sale e ne spargono una manciata sulle spalle dei due giovani. Il Sacerdote, infine, con una ciotola di legno, attinge l’acqua sacra e l’offre ai due fratelli che, uno dopo l’altro, bevono con religioso atteggiamento. Quindi a Torbeno e a Orzocco vengono consegnati gli elmi, le spade e gli scudi. Inizia la danza nuragica. Il ballo si svolge con espressione seria e attenta, contegno grave e sostenuto, corpi rigidi. Il passo è breve e spesso i piedi strisciano per terra. Suonatori e danzatori si eccitano all’insistenza ossessionante della melodia e del ritmo sempre più accelerato. Una strana mania invade tutti e li spinge verso un’ebbrezza violenta. È una danza religiosa di amore e di guerra. Con la sua nave giunge dal mare Norace di Nora, il capo dei marinai sardi. Rivolgendosi a tutto il popolo ricorda le distruzioni e i lutti subiti per mano dei nemici e chiede agli uomini di seguirlo per vendicare i propri morti. Gonnario assume il controllo supremo delle operazioni di guerra all’interno dell’isola, e Norace il comando delle operazioni in mare. Torbeno, però, e innamorato di Bèrbera Jonia, venuta nell’isola al seguito degli invasori. Scesa la notte, i due si incontrano di nascosto e si amano appassionatamente cercando di dimenticare la loro appartenenza a popoli nemici.</p>
<p><strong>Secondo atto – </strong>Il secondo atto è ambientato in uno spiazzo ai piedi di Montalba, la patria di Gonnario, il quale con i suoi uomini stringe d’assedio la città per liberarla dai nemici. Ripensando con nostalgia lontana alla casa, Perdu, il guerriero cantore, si abbandona a un canto malinconico:<strong> </strong></p>
<p>Anche Torbeno è preso dalla nostalgia; il suo pensiero corre all’amata lontana. Come evocata dal suo desiderio ecco sopraggiungere Bèrbera Jonia. I due amanti sono di nuovo insieme. Gli amanti fuggono insieme verso Montalba ma vengono visti, anche se non riconosciuti dagli uomini di guardia, che danno l’allarme e denunciano il tradimento. Poco dopo durante la battaglia, Gonnario scorge il figlio nelle file nemiche, si scaglia contro di lui e sta per colpirlo con la spada, ma Bèrbera interponendosi lo impedisce. Giunge intanto Norace che ha sconfitto per mare il nemico. Con la vittoria e la denuncia (da parte dello stesso Gonnario) del tradimento si chiude il secondo atto.</p>
<p><strong>Terzo atto –</strong>Nel terzo atto il popolo condanna il traditore, e questi viene condotto verso il nuraghe per l’esecuzione capitale. Bèrbera tenta di seguire l’amante ma Orzocco la uccide. Segue una scena evocativa: mentre lo sventurato padre invoca la morte per liberarsi dalle pene, le ombre di Torbeno e di Bèrbera chiedono perdono perché la loro colpa è nata solo dall’amore. Nibatta, canta in un ritmo di lugubre ninna-nanna, il suo straziante dolore; infine le voci si fondono in un unico canto funebre.Al grido di Nibatta: <em>l’Universo canti il mio dolore</em> &#8230; risponde il coro delle Voci dell’Universo con una dolente Trenodia.<strong> </strong></p>
<p align="left">Terminato questo quadro, riappare la scena del primo atto. Gonnario, davanti ai dignitari e al suo popolo, affida le insegne del comando a Norace, esortandolo a portarle in pace e in guerra e invita i poeti e il popolo a cantare l’inno di gloria dell’isola resa libera sul mare.</p>
<p align="left">Perdu, il guerriero cantore, accoglie l’invito di Gonnario e scioglie un canto d’amore alla sua terra.</p>
<p><strong>Sull’<em>Unione Sarda</em> del 16 luglio</strong> scorso leggiamo con piacere che “A caratterizzare la stagione concertistica 2009-2010 del Teatro Lirico di Cagliari sarà Ennio Porrino, di cui si celebra il centenario della nascita (10 gennaio 1910) e il cinquantenario della morte (25 settembre 1959). Il 14 e il 16 gennaio verrà eseguito in forma semiscenica (regia di Marco Catena) il suo dramma musicale in tre atti <em>I Shardana</em>: <em>Gli uomini dei Nuraghi</em>. A dirigere coro e orchestra di casa sarà Anthony Bramall. Tra i protagonisti Giorgio Surian, Chiara Taigi e il nostro Gianluca Floris (Perdu). Ancora Porrino (Sardegna ) insieme al suo maestro Respighi (Pini di Roma) nella serata del 12 febbraio. Sul podio Maurizio Benini, al violino Julian Rachlin” (<em>L’Unione Sarda</em>, 16 luglio 2009). Meglio tardi che mai! A chent’annos Ennio!</p>
<p>Per adesso la speranza è che il 14 e il 16 gennaio i sardi affollino il Teatro Lirico e che convincano le autorità culturali ad inserire l&#8217;opera nella prossima nel 2010-2011 non più nella stagione concertistica ma nella stagione lirica, e con diverse repliche, perché è lì che deve essere rappresentata. Ecco alcune citazioni, che è sempre importante rendere finalmente pubbliche:</p>
<p><em>«Ci sembra che uno spettatore abbia colto nel segno, quando in un intervallo de I Shardana, affermava ascoltatissimo e rispettatissimo da tanti numerosi gli sta-vano intorno, che il teatro in musica italiano da trentacinque anni a questa parte, dal tempo cioè della Turandot di Puccini, aveva sofferto anemicamente tra i tanti e quasi sempre sfortunati tentativi, sino a fare languire l’opera lirica, divenuta un personaggio pressoché secondario nell’attività teatrale, proprio nella patria dei Verdi, dei Puccini e dei Mascagni. Ora, secondo quello spettatore, insospettabile di «sardismo» perché continentale – si trattava, infatti, di un nomade superstite sognatore che insegue le stagioni liriche in Italia e che aveva raggiunto Cagliari al richiamo di un’opera nuova, poiché aveva mancato all’appuntamento napoletano de I Shardana – l’opera di Porrino colmava quel trentacinquennio di assenza, di vuoto nel teatro italiano. «Vedrete, egli diceva, ammiccando con convinzione un amico sardo, che I Shardana non si fermeranno a Cagliari. I Sovrintendenti dei maggiori teatri la includeranno presto nei propri cartelloni e presto se non prestissimo l’opera di Porrino spiccherà il volo anche per l’estero». Possiamo sottoscrivere in pieno quanto lo sconosciuto e disinteressato nomade continentale andava dicendo de I Shardana che si è conclusa ieri sera al Teatro Massimo con un autentico trionfo» («Unanimi consensi a I Shardana di Porrino»</em> (L’Unione Sarda, Cagliari, 19 marzo 1960)&#8230;</p>
<p>E ancora qui:</p>
<p><em>« […] l’opera di Porrino, eccellente quant’altra mai nell’ambito della produzione musicale italiana d’oggi, costituisce come un ponte ideale tra la musica popolare della sua terra e le tendenze ed esigenze dell’arte musicale moderna, tra un glorioso passato e il presente. E anche se primo comandamento di un musicologo è quello di evitare i superlativi, è ben vero che dopo Puccini nessun musicista ha dato alla musica italiana tanto quanto Porrino. Con ciò non si vogliono sminuire i meriti, indiscutibili, dei molto insigni maestri italiani contemporanei; soltanto, si intende sottolineare l’importante funzione del maestro sardo quale intermediario fra tradizione e progresso, fra patria e mondo»</em> (F. Karlinger, Ennio Porrino e la Sardegna, Cagliari 1960, p. 3).</p>
<p>E ancora:</p>
<p><em>«Sono felice che così vi sia un modesto interesse per la musica di Ennio. Lei sa che l’opera porriniana è per me una vera ricchezza del cuore. Non sono un giovanotto e il mio entusiasmo non è un fuoco di paglia. Ma sarò sempre grato al cielo dell’incontro con l’indimenticabile Maestro. E amo specialmente la bellissima musica de I Shardana oggi tanto quanto ventun anni fa, vuol dire ascoltando la prima assoluta»</em> (Felix Karlinger, Seekirchen, 2 marzo 1980).</p>
<p>E ancora:</p>
<p><em>« […] stamattina ho ricevuto il nastro con I Shardana. Lei non si può immaginare quanto mi sento felice di avere questa bellissima musica! Ero pronto per uscire, quando è arrivato il pacchettino col nastro. Mi sono subito svestito del cappotto, ho portato l’apparecchio magnetofonico per suonare il nastro. E – non mi vergogno di dire – sotto lacrime ho sentito la prima parte dell’opera. Mi sono ricordato dei felici momenti a Napoli, quando eravamo tutti in gioia e felicità. Questa sera subito quando sarò ritornato a casa vorrei sentire tutta l’opera»</em> (Monaco di Baviera, 31 gennaio 1961).</p>
<p>E sigheus:</p>
<p><em>« [...] ho saputo dalla Signora Dolores che I Shardana sarà rappresentata al Cairo. Le invio le nostre più sincere e cordiali congratulazioni! La bellissima notizia ci ha rallegrati veramente di cuore. Questo fatto di un redivivo dell’opera più importante drammatica di Ennio ci dà speranza che altre rappresentazioni segui-ranno. E – egoisticamente – desidero molto poter vedere insieme con mia moglie un giorno I Shardana in Continente o in Sardegna»</em> (F. Karlinger, Seekirchen, 8 agosto 1971).</p>
<p>E ancora:</p>
<p><em>«Servire all’opera di un genio è sempre una grazia, un regalo. Specialmente per noi tedeschi – sempre stando in battaglie – è davvero un lusso di ricevere la possibilità di servire a un ideale, e mi duole soltanto il fatto di non poter fare di più»</em> (Felix Karlinger, Monaco di Baviera, 19 novembre 1960 (da una lettera inedita inviata a Màlgari Onnis Porrino).</p>
<p><em>«Illustre e caro Dott. Karlinger, […] sono io che debbo ringraziarLa della Sua amicizia e stima e di essere venuto sino a Napoli per assistere alla prima della mia opera I Shardana facendo un viaggio tanto lungo. Come Lei ben comprende, la vita di un artista è sempre dura e difficile e carica di battaglie. Essere seguito da un uomo colto e appassionato come Lei è un grande conforto che ricompensa di tante lotte. Il Suo giudizio sulla mia opera mi lusinga e mi auguro davvero anch’io che un giorno I Shardana venga rappresentata anche in Germania»</em> (Ennio Porrino, Roma, 16 giugno 1959).</p>
<p><em>«</em><em>Ennio Porrino ha dedicato la sua opera «Alla mia terra di Sardegna», e questo è il dono più prezioso che egli potesse fare alla sua isola. Se Monaco avesse la fortuna di venir cantata da opere come queste, sono certo che nei festival operistici della mia città sarebbe loro riservato ogni anno il posto d’onore</em><em>»</em> (Felix Karlinger, Monaco di Baviera, 1960).</p>
<p><em>«</em><em>I Shardana pare aver imboccato la strada giusta per diventare l’opera nazionale sarda per eccellenza</em><em>»</em> (Felix Karlinger, Kassel, 1960).</p>
<p><strong>Giovanni Masala</strong></p>
<p><strong>Per approfondimenti:</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ennio Porrino, <em>I Shardana</em>: <em>Gli uomini dei nuraghi</em> (Dramma musicale in tre atti).</strong> Volume contenente il testo in tre atti a firma dell’autore, nonché le critiche all’indomani della rappresentazione al Teatro San Carlo di Napoli (1959) e al Teatro Massimo di Cagliari (1960). Fotografie inedite di scena della «prima», i bozzetti di Màlgari Onnis Porrino, una prefazione di G. Masala, un articolo di F. Karlinger sulla sardità dell’arte porriniana, un’intervista al compositore, la lettera-testamento di Porrino e altri materiali inediti rievocano una delle giornate più memorabili della storia dell’opera lirica contemporanea.</p>
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		<title>Non succederà più nulla adesso</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 15:13:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[La distrazione]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Di  Andrea Inglese

Non succederà più nulla adesso
non aspettare crescita, taglio di veli
notti con un diverso finale.

Quel che rimane, in lenta,
impaziente attesa, è margine,
poco progetto,  sono
gli occhi che s&#8217;imbevono beati
di un paesaggio che l&#8217;abitudine
finemente insabbia, cancella.
Da La Distrazione (2008)
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Di  <em>Andrea Inglese</em></p>
<p><a href="http://ricercaimmagini.virgilio.it/preview?qs=andrea+inglese&amp;imgsz=&amp;offset=0&amp;url=http://rebstein.wordpress.com/2007/12/30/con-la-residua-pieta-dellocchio-andrea-inglese/&amp;img=F4KknSg_shMoMM:http://rebstein.files.wordpress.com/2007/12/federico-federici-lo-sguardo-dietro-2007.jpg&amp;formato=500x375%20pixel,%2098K%20-%20&amp;oimg=http://rebstein.files.wordpress.com/2007/12/federico-federici-lo-sguardo-dietro-2007.jpg"><img src="http://images-partners-tbn.google.com/images?q=tbn%3AF4KknSg_shMoMM%3Ahttp%3A%2F%2Frebstein.files.wordpress.com%2F2007%2F12%2Ffederico-federici-lo-sguardo-dietro-2007.jpg&#038;w=130&#038;h=98" border="1" alt="" vspace="5" width="130" height="98" /></a></p>
<p>Non succederà più nulla adesso</p>
<p>non aspettare crescita, taglio di veli</p>
<p>notti con un diverso finale.</p>
<p><span id="more-2367"></span></p>
<p>Quel che rimane, in lenta,</p>
<p>impaziente attesa, è margine,</p>
<p>poco progetto,  sono</p>
<p>gli occhi che s&#8217;imbevono beati</p>
<p>di un paesaggio che l&#8217;abitudine</p>
<p>finemente insabbia, cancella.</p>
<p>Da<em> La Distrazione</em> (2008)</p>
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			<media:title type="html">M.Aragno</media:title>
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		<title>Il sangue 1</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2009/09/16/il-sangue-1/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 20:27:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cittadinare]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>

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		<description><![CDATA[di carlobrio


Ci è uno schifo in Ytaglya che si chiama Ytaglya. Chi ancora ama chiamarla col nomignolo bellino di Stivale, a ragione può continuare a farlo sapendo esserla uno Stivale di Merda. Suola di merda, tessuto di merda, ripieno di merda.
Questo articolo è a titolo personale, non riguarda gli altri signori che scrivono scrivevano scriveranno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2364&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di carlobrio</em></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://linutile.wordpress.com/2009/09/16/il-sangue-1/"><img src="http://img.youtube.com/vi/SQh-Kq6CoEA/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;">Ci è uno schifo in <em><span style="font-style:normal;">Ytaglya</span></em> che si chiama <em><span style="font-style:normal;">Ytaglya</span></em>. Chi ancora ama chiamarla col nomignolo bellino di Stivale, a ragione può continuare a farlo sapendo esserla uno Stivale di Merda. Suola di merda, tessuto di merda, ripieno di merda.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Questo articolo è a titolo personale, non riguarda gli altri signori che scrivono scrivevano scriveranno su questo sito quasi ormai sotto formalina. E a titolo personale dico che mi sono rotto i coglioni si sentire le parole gay ricchione frocio e compagnia bella ogni volta legate a fatti di cronaca nerorosacea a sfondo etico sociale, aggressioni, commiserazioni, supplicazioni, comunicazioni di servizio, annunci, protestelle, manifestioncine, eccetera eccetera. È ormai insostenibile questa realtà cronacata quasi quotidianamente negli ultimi due-tre mesi e tutti ne prendono atto. Sissignore, è insostenibile, Signore.  E bene allora: tutti coloro che pensano che si indignano che soffrono che familiarizzano che s&#8217;interessano che fraternizzano che provano che si masturbano potrebbero, da qui in avanti, persuadersi che le manfrine lasciano il tempo che trovano e, tenendo conto che il femminino è tutto fuorché delicatezza e candore e gentilezza e il giglio bianco o rosso relativo o rosa fashion eccetera eccetera, cominciare a pensare oltre il proprio palmo di naso rinchiuso nel ghetto storico e storicizzato e ultra tematizzato della condizione di emarginazione dell&#8217;omosessuale nella società sessista sessuofoba razzista classista maschilista fascista (che sia fascista, una società, non ci stanno santi!) e prendere la situazione per le palle la fica le fiche palle e reagire senza comunicati stampa catene di solidarietà cartelloni slogan e urli megafonati o teleinvideati del tipo frocio è figo gay è bello figa+figa=figaggine siamo tutti uguali vogliamo il disarmo del pene (sì, perché, non contente, s&#8217;aggiungono pure le femministe e allora&#8230;) oppure quelle immaginette lassative che spopolano su facebook e poi tutti quei portali e portalini e porticine e spioncini e gabbiette con sabbietta lettierina e quella parolina candida angolofona che sta dietro a tutto – letteratura gay, notizie gay, moda gay, fotografia gay, mondo gay – idioti!- e fare come fanno tutte le altre minoranze di questo pianetucolo di merda e reagire versando sangue.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><span id="more-2364"></span>Pensiamo ad una situazione non proprio simile ma che ci può aiutare: un gruppo di camerati prende di mira un paio di ragazzi che farebbero, per immotivati motivi trasmutati oramai in moda, parte dell&#8217;area comunista (ma quale? Ma dove?), quando sono, solamente e quindi specialmente più odiati, punkabbestia e li insulta pesantemente e li segue insultando e insultando li rincorre e rincorrendo sfodera mazze varie e coltelli vari tirapungni e, se proprio vuole dimostrare la propria romana ascendenza celtica, cinghie varie e una volta raggiuntili, i due ragazzi di cui non conosciamo i nomi, li pestano a sangue così questi perdono un occhio una gamba un testicolo un fegatino rotto il setto buca l&#8217;intestino sdenta la bocca e compagnia bella. Bene, se ciò dovesse avvenire, ed è avvenuto avverrà, gli amici di questi due ragazzi appartenenti al metropolitano animalista gruppo sociale punkabbestia, o finti tali, o solidali con i tali, cercano i camerati e versano sangue. E lo stesso avviene per ogni altra minoranza. Si chiama legittima difesa. Ok, il caso riportato non sarebbe di legittima difesa, sarebbe rappresaglia, ma&#8230;</p>
<p style="margin-bottom:0;">Pensiamo alla situazione di partenza: gli amici le amiche che appartengono alla nebulosa sessuoide omosessuale, comincino a reagire, anche, versando sangue. Si difendano. Siamo in piena guerra sociale, guerra di caste, guerra schifosamente acefala, agonia di ciechi, ebbene i fratelli e le sorelle e la compagnia bella e tutte le sigle e le sigline che vi rappresentano comincino ad organizzarsi. Immagino gruppi di omosessuali statuari e di nerborute lesbiche e di venusiani transessuali che al grido di un ragazzo o una ragazza pestata da un gruppetto di sottoprodotti umanoidi della pessima specie italiota (a cui, nonostante tutto, va la mia pietà) accorrano a difenderlo difenderla. Immagino l&#8217;azione, la lotta, quella seria, violenta se necessario, immagino ragazzi e ragazze e uomini e donne che s&#8217;abbraccino non solo nei letti o nelle sale di riunione o nei corteucci o nelle vite quotidiane che si scudano dietro case anonime o anonimamente vissute all&#8217;esterno, ma si abbraccino per le strade pericolose, nelle notti voraci (sì, Voraci, come in Zola), e si difendano e poi attacchino perché al sangue innocente va resa giustizia, e la giustizia, la giustizia&#8230;non ha nulla di consolatorio o di dolce.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
Posted in Cittadinare, diari  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/2364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/2364/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/2364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/2364/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/2364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/2364/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/2364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/2364/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/2364/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/2364/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2364&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Libri aperti a caso 3</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2009/09/14/libri-aperti-a-caso-3/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 20:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pietre]]></category>
		<category><![CDATA[guido ceronetti]]></category>
		<category><![CDATA[la vita apparente]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>

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		<description><![CDATA[Guido Ceronetti, La vita apparente, Adelphi, 1982, pgg. 223 e 227

SUICIDI SPERATI INVANO
Trovo piuttosto soprendente, e per niente esemplare, che il suicidio non abbia assolutamente corso tra gli uomini investiti delle massime responsabilità della nostra vita pubblica: non il suicidio per motivi privati d&#8217;infelicità domestica o di malattia intollerabile (se questi non li toccano, o [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2353&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3 style="text-align:center;">Guido Ceronetti, La vita apparente, Adelphi, 1982, pgg. 223 e 227</h3>
<p style="text-align:left;"><a title="More about La vita apparente" href="http://www.anobii.com/books/La_vita_apparente/9788845905179/0193ae06bd76270393/"><img class="aligncenter" style="padding:5px;" title="More about La vita apparente" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=0193ae06bd76270393&amp;time=0" alt="More about La vita apparente" /></a><br />
SUICIDI SPERATI INVANO</p>
<p>Trovo piuttosto soprendente, e per niente esemplare, che il suicidio non abbia assolutamente corso tra gli uomini investiti delle massime responsabilità della nostra vita pubblica: non il suicidio per motivi privati d&#8217;infelicità domestica o di malattia intollerabile (se questi non li toccano, o trovano una tempra capace di resistergli, niente da deplorare), ma il suicidio per crollo di <em>ubi consistam</em>, per scoperta di aver adorato e servito un Dio che ha fallito, per vergogna di azioni proprie a danno della collettività, per disperazione di non aver potuto fare il bene che ci si era proposti, per l&#8217;impossibilità riconosciuta di adeguare la realtà al proprio sogno, o addirittura &#8211; cosa semplicemente divina &#8211; per espiare in se stessi le colpe che si suppongono di tutta la classe politica, di tutto il proprio partito, di fronte alla rivelazione della loro impotenza e irreparabilità.</p>
<p>I motivi ci sarebbero; ma per impugnare un&#8217;arma, ci vorrebbe un sussulto di coscienza. Se la noia di essere passati per troppi ministeri senza poter lasciare un buon ricordo in nessuno non basta, c&#8217;è la tristezza fatale di fronte alla piega delle cose, quando si sia vi-
</p>
<p style="text-align:center;">223</p>
<p><span id="more-2353"></span></p>
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			<media:title type="html">More about La vita apparente</media:title>
		</media:content>

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			<media:title type="html">ceronetti suicidio</media:title>
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		<title>Il libro dei vent’anni – Silvia Avallone</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2009/09/08/2328/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2009/09/08/2328/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 16:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Il libro dei vent'anni]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Aragno]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Avallone]]></category>

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		<description><![CDATA[Di   Marco Aragno










Tutto continuava a parlare nel piccolo orto.
Ovunque le cose chiamavano le loro parole
E le parole correvano a dire, volavano piano
[…]
 e volevano bene alle cose
 
(Silvia Avallone)

Libro dei vent’anni, già. Chi è che a vent’anni non abbia provato, almeno una volta, a scarabocchiare dei versi sul proprio quaderno o su un tovagliolo di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2328&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Di  <em> Marco Aragno</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align:left;"><img class="alignnone" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/094/9788860070944g.jpg" alt="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/094/9788860070944g.jpg" /></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><em>Tutto continuava a parlare nel piccolo orto.</em></p>
<p style="text-align:left;"><em>Ovunque le cose chiamavano le loro parole</em></p>
<p style="text-align:left;"><em>E le parole correvano a dire, volavano piano</em></p>
<p style="text-align:left;"><em>[…]</em></p>
<p style="text-align:left;"><em> e volevano bene alle cose</em></p>
<p style="text-align:left;"><em> </em></p>
<p style="text-align:left;"><em>(Silvia Avallone)</em></p>
<p><span id="more-2328"></span></p>
<p>Libro dei vent’anni, già. Chi è che a vent’anni non abbia provato, almeno una volta, a scarabocchiare dei versi sul proprio quaderno o su un tovagliolo di carta, semmai su suggerimento dell’insegnante o di qualche genitore appassionato di lettere? Ma il titolo <em>naif</em>, detto così, trae in inganno. La prima raccolta di <em>Silvia Avallone</em> è un’opera solo apparentemente precoce, che fa dell’età un pretesto letterario, quasi rimbaudiano, per affrontare la poesia da una prospettiva nuova ed originale, una prospettiva da cui smitizzare l’idea del poeta giovane, ribelle ed ingenuo. Infatti la poesia di questa ragazza originaria di Biella, laureata alla facoltà di Filosofia dell&#8217;Università di Bologna,  è senz’ombra di dubbio molto matura ed attuale, riesce con estrema naturalezza a contenere gli eccessi stilistici e le smanie adolescenziali, che spesso contraddistinguono i testi dei suoi coetanei, per assumere uno sguardo acuto sulla realtà circostante. Questa maturità, tuttavia, associata ad una sicura padronanza del mezzo poetico, non scalfisce minimamente la vitalità e la freschezza che trasuda dai versi dell’opera. In fondo gli scenari quotidiani in cui si muove Silvia sono comuni a tanti altri giovani. Bar, treni, aerei, amici, ambienti domestici. Libro dei vent’anni, quindi, come zona di attraversamento di una <em>conradiana</em> linea d&#8217;ombra,  diario del viaggio da un’età a quella successiva, costruzione <em>in itinere</em> di una nuova grammatica emotiva. Non si tratta, di certo, di una cesura netta tra due stagioni della vita, ma di un mutamento costante realizzato spesso attraverso il linguaggio della fiaba e del mito. Già nelle liriche che compongono le prime sezioni è possibile rintracciare un percorso di maturazione interiore che emancipa il soggetto dal sogno dell&#8217;infanzia per immetterlo gradualmente nel mondo degli adulti(forse <em>gli occhi nuovi</em> de <em>L&#8217;inizio</em>). Il passaggio è mediato senza scosse dalla luce del ricordo, dal battesimo nominale(<em>Ratin</em>), o dalla celebrazione entusiastica della vita(<em>La vita stravince su tutto</em>). Ma l&#8217;ingresso in un altro tempo, la <em>vigilia del mondo che arriva</em> comporta anche il congedo di sé, di una parte di sé, irrimediabilmente legata al passato, che non riesce più ad esprimersi autonomamente nella dimensione presente(<em>non è morta, non è partita, non può tornare</em>). Nonostante ciò, l&#8217;impatto con i grandi interrogativi che l’età adulta finisce per imporre non la spaventa, non costituisce mai una spinta centripeta verso una solipsistica singolarità(<em>il poco senso di essere una</em>), ma, al contrario, avvia sempre un&#8217;azione positiva, istituisce sempre un movimento di apertura verso <em>gli altri</em> e verso l&#8217;<em>Altro</em>(<em>e che tutti i misteri siano notti brillanti&#8230;</em>), come se il sentimento poetico fosse costantemente animato da un incredibile forza centrifuga che soltanto l&#8217;archetipo femminile &#8211; residente in lei per natura &#8211; può innescare all&#8217;infinito. Pertanto le occasioni di incontro quotidiano con le persone si fanno sede costitutiva di uno senso individuale e collettivo, ancor più quando sembra che l&#8217;unica vera salvazione dell’io risieda in quel nome che solo gli <em>altri </em>possono autenticamente pronunciare (<em>mi scopro nel nome in cui mi chiamate</em>). Il tema dell’incontro, tra l’altro, non si risolve mai in una contiguità puramente mentale o emotiva, ma si trasforma al contrario in un’occasione di vicinanza corporale(<em>non è sufficiente una parola, un discorso ma il corpo</em> oppure <em>lasciamo raccontare la terra e la città delle nostre ossa</em>). D’altronde, come ci ricorda Nietzsche, il corpo ha le sue ragioni. E lo sa bene ancor più una ventenne, che fa dei propri sensi, prima che del linguaggio verbale, uno degli strumenti fondamentali con cui esperire il mondo. I vent’anni di questa poetessa sono un autentico dono della vita da condividere con gli <em>altri</em>, in un presente che rifiuta ogni deriva disforica e ogni pessimistica rassegnazione al male di vivere(<em>ma il mondo non mi ha dato quest&#8217;affermazione di gioia per graffiare le sue pareti e inchiodarmi le mani al male</em>). In Silvia Avallone, quindi, la giovinezza esplode in tutta la sua straordinaria forza, come un universo proiettato nel futuro<em> in cui tutto può avverarsi</em>, uno spazio multidimensionale da attraversare con gli <em>altri</em> alla ricerca di un senso collettivo, <em>un andare insieme</em> che non s’accontenta di una <em>misura</em> in cui racchiudersi, ma che pretende una ricerca incessante, un divenire continuo, un <em>viaggio </em>in cui costituire un <em>noi</em>. Quest’incontro con <em>gli altri</em>, se da un lato rappresenta un momento costitutivo della propria identità storica e quindi l’imput della propria azione, dall’altro lato  diventa anche l&#8217;occasione di confronto con l’<em>Altro</em>, l&#8217;escursione solitaria e silenziosa nel mistero insondabile della vita: <em>L&#8217;aldilà non ha una porta ma un muro </em>è la sezione più interessante della raccolta, in cui l&#8217;autoaffermazione di sé e il dialogo col<em> tu</em>, su cui s&#8217;impernia la poetica classica del Novecento, viene a mancare per la prima volta. Potremmo dire che l’<em>aldilà</em> diventa il luogo poetico privilegiato in<em> </em>cui<em> cessa ogni voce</em>, in cui la poesia riesce ad inaugurare un rapporto immediato e impersonale con la vita fino a spingere il soggetto in uno spazio originario e preverbale <em>(questo muro non ci risponde, il mare non ci risponde),</em> suggestivamente presieduto da una <em>Mamma,</em> una sorta di Grande Madre capace di rieducare la mente alla conoscenza del mondo. Così, incorporata questa esperienza aurorale, Silvia porta a termine il passaggio definitivo dall’età dei nomi e del mito, cioè quello dell’infanzia, all’età delle cose, cioè all’età adulta. In questo modo, carica delle esperienze che il viaggio poetico ha portato con sé, l’autrice può rinominare il mondo, instaurare un rapporto nuovo tra le cose e le parole attraverso il linguaggio fondativo della sua poesia<em>(ti guardo corpo del mondo[...]svestito di parole)</em>, può infine rileggere alla luce del presente l’esperienza della sua infanzia come <em>in qui la vita è perfetta</em>. Il tutto attraverso uno stile originale orientato ad alcuni modelli letterari più o meno recenti (Pasolini, Montale, Rondoni, Anedda, Rosselli), in cui le sollecitazioni della metaforicità ermetica o le tentazioni avanguardiste degli ultimi decenni vengono del tutto neutralizzate a vantaggio di un dettato poetico vagamente improntato alla distensione del racconto in versi o alla leggerezza della rievocazione fiabesca. Perché, in fondo, di <em>fiaba</em> e di verità si nutre la raccolta dell’Avallone, dell’intervallo sconvolgente ed affascinante che separa <em>l’isola sospesa di marzapane </em>dal <em>mondo svestito di parole</em>.</p>
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			<media:title type="html">M.Aragno</media:title>
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		<title>Andando zitto tra chi non si volta</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2009/09/06/andando-zitto-tra-chi-non-si-volta/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 16:49:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>8avio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[lettaratura]]></category>
		<category><![CDATA[Ottavio Sellitti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[di Ottavio Sellitti

[l'immagine è stata presa qui]
Andando zitto tra chi non si volta
indietro e neanche
attorno
e non mi sfiora coi suoi occhi
né mi sente se mi scontro
con lui
ostacolo inutile sulla sua strada,
affanno il mio sguardo
in giro a cercare
nel cavo che bianco unisce
un artiglio nel cielo
alle immagini del televisore
nella piuma che cerca
mossa dal vento il volo
incollata da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2316&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Ottavio Sellitti</p>
<pre style="text-align:left;"><img class="alignnone" src="http://farm1.static.flickr.com/33/53824109_cb1d414dbe.jpg" alt="" width="333" height="500" /></pre>
<h5 style="text-align:right;">[l'immagine è stata presa <a href="http://www.flickr.com/photos/ramperto/53824109/">qui</a>]</h5>
<p>Andando zitto tra chi non si volta<br />
indietro e neanche<br />
attorno<br />
e non mi sfiora coi suoi occhi<br />
né mi sente se mi scontro<br />
con lui<br />
ostacolo inutile sulla sua strada,<br />
affanno il mio sguardo<br />
in giro a cercare<br />
nel cavo che bianco unisce<br />
un artiglio nel cielo<br />
alle immagini del televisore<br />
nella piuma che cerca<br />
mossa dal vento il volo<br />
incollata da sporcizia (indistinta)<br />
al marciapiede<br />
e in una dottrina che mi ripeto<br />
in testa<br />
nelle obiezioni<br />
nelle risposte<br />
fallite<br />
finora<span id="more-2316"></span></p>
<p>un punto d’appiglio</p>
<p>il centimetro da toccare</p>
<p>il nervo da smuovere</p>
<p>una sillaba da dire</p>
<p>per fermare questo vorticare<br />
di roboante silenzio<br />
che sento trascinarci<br />
ognuno<br />
verso la fine</p>
Posted in Cose Inutili  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/2316/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/2316/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/2316/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/2316/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/2316/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/2316/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/2316/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/2316/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/2316/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/2316/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2316&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">8avio</media:title>
		</media:content>

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	</item>
		<item>
		<title>Confessioni di un malandrino &#8211; Angelo Branduardi</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2009/09/05/confessioni-di-un-malandrino-angelo-branduardi/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2009/09/05/confessioni-di-un-malandrino-angelo-branduardi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 15:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>8avio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fono|Grafie]]></category>
		<category><![CDATA[Pietre]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Branduardi]]></category>
		<category><![CDATA[Confessioni di un Malandrino]]></category>
		<category><![CDATA[COnfessioni di un teppista]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura russa]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[patria]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Sergej Aleksandrovič Esenin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://linutile.wordpress.com/?p=2311</guid>
		<description><![CDATA[
Nel 1920 il poeta russo Sergej Aleksandrovič Esenin scrisse questi versi:
 
 
Confessione d&#8217;un teppista 
 
Non a tutti è dato cantare,
non a tutti è dato cadere
come una mela ai piedi degli altri.
E&#8217; questa la confessione più grande
che possa mai farvi un teppista.
Io vado a bella posta spettinato
col capo sulle spalle come un lume a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2311&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://linutile.wordpress.com/2009/09/05/confessioni-di-un-malandrino-angelo-branduardi/"><img src="http://img.youtube.com/vi/tKZxPa7Quuk/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Nel 1920 il poeta russo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergej_Aleksandrovi%C4%8D_Esenin" target="_blank"><em><strong>Sergej Aleksandrovič Esenin</strong></em></a><strong> </strong>scrisse questi versi:</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Confessione d&#8217;un teppista </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Non a tutti è dato cantare,</p>
<p>non a tutti è dato cadere</p>
<p>come una mela ai piedi degli altri.</p>
<p>E&#8217; questa la confessione più grande</p>
<p>che possa mai farvi un teppista.</p>
<p>Io vado a bella posta spettinato</p>
<p>col capo sulle spalle come un lume a petrolio.</p>
<p>Mi piace rischiarare nelle tenebre</p>
<p>l&#8217;autunno senza foglie delle vostre anime.</p>
<p>Mi piace quando i sassi dell&#8217;ingiuria</p>
<p>mi volano addosso come la grandine d&#8217;una ruttante bufera.</p>
<p>Stringo allora più forte con le mani</p>
<p>la bolla tremula dei miei capelli.<span id="more-2311"></span></p>
<p>E&#8217; così dolce allora ricordare</p>
<p>lo stagno erboso e il rauco suono dell&#8217;alno</p>
<p>e mio padre e mia madre viventi in qualche luogo,</p>
<p>che s&#8217;infischiano di tutti i miei versi</p>
<p>e mi amano come il campo e la carne,</p>
<p>come la pioggerella che a primavera rende soffice il verde.</p>
<p>Verrebbe a infilzarvi con le forche</p>
<p>per ogni vostro grido contro di me scagliato.</p>
<p>Poveri genitori contadini!</p>
<p>Siete di certo diventati brutti,</p>
<p>temete sempre Dio e le viscere palustri.</p>
<p>Potreste almeno capire</p>
<p>che vostro figlio in Russia</p>
<p>è il migliore poeta!</p>
<p>Il cuore non vi si copriva di brina per la sua vita,</p>
<p>quand&#8217;egli si bagnava i piedi nudi nelle pozze autunnali?</p>
<p>Ora invece cammina in cilindro</p>
<p>e con le scarpe lucide.<br />
Ma sopravvive in lui l&#8217;antica foga</p>
<p>del monello di campagna.</p>
<p>Ad ogni mucca delle insegne di macelleria</p>
<p>di lontano egli manda un saluto.</p>
<p>Ed incontrando i vetturini in piazza,</p>
<p>ricordando l&#8217;odore di letame dei campi nativi,</p>
<p>egli è pronto a reggere la coda d&#8217;ogni cavallo</p>
<p>come lo strascico d&#8217;una veste nuziale.</p>
<p>Io amo la patria.</p>
<p>Amo molto la patria!</p>
<p>Anche se una mestizia rugginosa avvolge i suoi salici.</p>
<p>Mi sono gradevoli i grugni imbrattati dei maiali</p>
<p>e la voce dei rospi sonante nella quiete notturna.</p>
<p>Io sono teneramente malato di ricordi d&#8217;infanzia,</p>
<p>sogno la bruma delle umide sere d&#8217;aprile.</p>
<p>Come per riscaldarsi il nostro acero</p>
<p>s&#8217;è accoccolato al rogo del tramonto.</p>
<p>Oh, quante volte mi sono arrampicato sui rami</p>
<p>a rubare le uova dai nidi dei corvi!</p>
<p>E&#8217; ora sempre lo stesso, con la cima verde?</p>
<p>La sua corteccia è dura come prima?</p>
<p>E tu, mio diletto,</p>
<p>fedele cane pezzato?!</p>
<p>La vecchiezza ti ha reso stridulo e cieco</p>
<p>e vaghi per il cortile, trascinando la coda penzolante,</p>
<p>senza più ricordare dove sia la porta e dove la stalla.</p>
<p>Come mi sono care quelle birichinate</p>
<p>quando, sottratto a mia madre un cantuccio di pane,</p>
<p>lo mordevamo insieme uno alla volta,</p>
<p>senza avere ribrezzo l&#8217;uno dell&#8217;altro.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em>Io non sono cambiato.</em></span></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em>Non è cambiato il mio cuore.</em></span></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em>Come fiordalisi nella segala fioriscono gli occhi nel viso.</em></span></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em>Stendendo stuoie dorate di versi,</em></span></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em>vorrei dirvi qualcosa di tenero.</em></span></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em>Buona notte!</em></span></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em>A voi tutti buona notte!</em></span></p>
<p>Più non tintinna nell&#8217;erba del crepuscolo la falce del tramonto.</p>
<p>Stasera ho tanta voglia di pisciare</p>
<p>dalla finestra mia contro la luna.</p>
<p>Azzurra luce, luce così azzurra!</p>
<p>In quest&#8217;azzurro anche il morir non duole.</p>
<p>Che importa se ho l&#8217;aria d&#8217;un cinico</p>
<p>dal cui sedere penzola un fanale!</p>
<p>Vecchio e bravo Pegaso straccato,</p>
<p>mi occorre forse il tuo morbido trotto?</p>
<p>Sono venuto come un maestro austero</p>
<p>a decantare e a celebre i sorci.</p>
<p>Simile a un agosto, la mia zucca</p>
<p>si effonde in vino di capelli tumultuosi.<br />
Io voglio essere una gialla vela</p>
<p>per quel paese verso cui navighiamo.</p>
<p>Nel 1975 <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Branduardi" target="_blank">Angelo Branduardi</a> li musicò, con leggere variazioni:</p>
<p>Mi piace spettinato camminare<br />
il capo sulle spalle come un lume<br />
e mi diverto a rischiarare<br />
il vostro autunno senza piume.<br />
Mi piace che mi grandini sul viso<br />
la fitta sassaiola dell&#8217;ingiuria,<br />
mi agguanto solo per sentirmi vivo<br />
al guscio della mia capigliatura.<br />
Ed in mente mi torna quello stagno<br />
che le canne e il muschio hanno sommerso<br />
ed i miei che non sanno di avere<br />
un figlio che compone versi;<br />
ma mi vogliono bene come ai campi<br />
alla pelle ed alla pioggia di stagione,<br />
raro sarà che chi mi offende<br />
scampi alle punte del forcone.<br />
Poveri genitori contadini,<br />
certo siete invecchiati e ancor temete<br />
il Signore del cielo e gli acquitrini,<br />
genitori che mai non capirete<br />
che oggi il vostro figliolo è diventato<br />
il primo tra i poeti del Paese<br />
e ora in scarpe verniciate<br />
e col cilindro in testa egli cammina.<br />
Ma sopravvive in lui la frenesia<br />
di un vecchio mariuolo di campagna<br />
e ad ogni insegna di macelleria<br />
la vacca si inchina sua compagna.<br />
E quando incontra un vetturino<br />
gli torna in mente il suo concio natale<br />
e vorrebbe la coda del ronzino<br />
regger come strascico nuziale.<br />
Voglio bene alla patria<br />
benchè afflitta di tronchi rugginosi<br />
m&#8217;è caro il grugno sporco dei suini<br />
e i rospi all&#8217;ombra sospirosi.<br />
Son malato di infanzia e di ricordi<br />
e di freschi crepuscoli d&#8217;Aprile,<br />
sembra quasi che l&#8217;acero si curvi<br />
per riscaldarsi e poi dormire.<br />
Dal nido di quell&#8217;albero, le uova<br />
per rubare, salivo fino in cima<br />
ma sarà la sua chioma sempre nuova<br />
e dura la sua scorza come prima;<br />
e tu mio caro amico vecchio cane,<br />
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia<br />
e giri a coda bassa nel cortile<br />
ignaro delle porte dei granai.<br />
Mi sono cari i miei furti di monello<br />
quando rubavo in casa un po&#8217; di pane<br />
e si mangiava come due fratelli<br />
una briciola l&#8217;uomo ed una il cane.<br />
<span style="text-decoration:underline;"><em>Io non sono cambiato,<br />
il cuore ed i pensieri son gli stessi,<br />
sul tappeto magnifico dei versi<br />
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi. </em></span><br />
Buona notte alla falce della luna<br />
sì cheta mentre l&#8217;aria si fa bruna,<br />
dalla finestra mia voglio gridare<br />
contro il disco della luna.<br />
La notte e` così tersa,<br />
qui forse anche morire non fa male,<br />
che importa se il mio spirito è perverso<br />
e dal mio dorso penzola un fanale.<br />
O Pegaso decrepito e bonario,<br />
il tuo galoppo è ora senza scopo,<br />
giunsi come un maestro solitario<br />
e non canto e celebro che i topi.<br />
Dalla mia testa come uva matura<br />
gocciola il folle vino delle chiome,<br />
voglio essere una gialla velatura<br />
gonfia verso un paese senza nome.</p>
<p>La canzone, la traduzione, la poesia e le sensazioni sono molto belle.</p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 17:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilasil</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Mariano]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[scale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Ilaria Mariano

Tacita
Breccia nel silenzio
Tacita breccia
Commuove le cose
C’è sempre qualcosa
Che cerca parole
Qualcosa che urla
E non ha parole
Che urla
E non sa parlare
Dimmi dove dimmi dove dimmi dove
Arpeggio impazzito
Arpeggio
Con le parole
fossero musica
fossero
scale
gradini
(si scende o si sale?
Si scende
O si sale…)
che cosa fingo?
La rima è un gradino
un vuoto un respiro
vertigine
cos’è che  fingo?
Si finge
una posizione media
un equilibrio
(ti sembra facile
lasciarsi convincere
di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2261&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Ilaria Mariano</em></p>
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<p>Tacita</p>
<p>Breccia nel silenzio</p>
<p>Tacita breccia</p>
<p>Commuove le cose</p>
<p>C’è sempre qualcosa</p>
<p>Che cerca parole</p>
<p>Qualcosa che urla</p>
<p>E non ha parole</p>
<p>Che urla</p>
<p>E non sa parlare</p>
<p>Dimmi dove dimmi dove dimmi dove</p>
<p>Arpeggio impazzito</p>
<p>Arpeggio</p>
<p>Con le parole</p>
<p>fossero musica</p>
<p>fossero</p>
<p>scale</p>
<p>gradini</p>
<p>(si scende o si sale?</p>
<p>Si scende</p>
<p>O si sale…)</p>
<p><em>che cosa fingo?</em></p>
<p><span id="more-2261"></span>La rima è un gradino</p>
<p>un vuoto un respiro</p>
<p>vertigine</p>
<p><em>cos’è che  fingo?</em></p>
<p>Si finge</p>
<p>una posizione media</p>
<p>un equilibrio</p>
<p>(ti sembra facile</p>
<p>lasciarsi convincere</p>
<p>di essere stabile</p>
<p>in verticale</p>
<p>sulle due gambe?</p>
<p>Potremmo essere</p>
<p>Sospesi alle piante</p>
<p>dei piedi</p>
<p>A testa in giù</p>
<p>Restare sospesi…</p>
<p>Ti sembra facile</p>
<p>Lasciarsi convincere?)</p>
<p>C’è sempre una voce</p>
<p>Che urla che piange</p>
<p>E non sa parlare</p>
<p>Fingo parole</p>
<p>Fingo</p>
<p>anche</p>
<p>parole</p>
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