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	<title>Linutile</title>
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	<description>Essere un uomo utile mi è parso sempre qualcosa di veramente schifoso    C. Baudelaire</description>
	<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 12:44:46 +0000</pubDate>
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	<language>it</language>
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		<title>Sedici Luglio</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 10:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cb</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>

		<category><![CDATA[letteratura]]></category>

		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<category><![CDATA[carlo brio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://linutile.wordpress.com/?p=423</guid>
		<description><![CDATA[di cb
di questo tempo buoi
non v&#8217;è da vedere molto il cristallo
di questo tempo buoi aggiogati
polvere siamo spellati
i muscoli arroventati
la faccia un disegno argomentato
gli scavi le perforazioni le gote
disegno in ogni tempo d&#8217;ogni tempo
non v&#8217;è
da aspettare il pizzo bianco e la cataratta
il disegno la faccia scassata
contro la roccia grigia, unica, ultima
Ma se lo sai decifrare.
Se lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di cb</em></p>
<p>di questo tempo buoi<img class="alignright" src="http://creatisphere.files.wordpress.com/2008/04/kiefer.jpg?w=311&h=415" alt="" width="311" height="415" /><br />
non v&#8217;è da vedere molto il cristallo<br />
di questo tempo buoi aggiogati<br />
polvere siamo spellati<br />
i muscoli arroventati<br />
la faccia un disegno argomentato<br />
gli scavi le perforazioni le gote<br />
disegno in ogni tempo d&#8217;ogni tempo<br />
non v&#8217;è<br />
da aspettare il pizzo bianco e la cataratta<br />
il disegno la faccia scassata<br />
contro la roccia grigia, unica, ultima<br />
Ma se lo sai decifrare.<br />
Se lo sai.<br />
Ammesso tu sappia chi sia ch&#8217;io mi rivolga ammesso<br />
tu	<span style="color:#ffffff;">____</span>mi	<span style="color:#ffffff;">____<span style="color:#000000;">v</span></span><span style="color:#000000;">e</span>da<br />
Le sigarette bruciate enumerano le angosce quotidiane<br />
l&#8217;albero verde e nero nella notte nera<br />
l&#8217;albero solitario<br />
muto impenetrabile<br />
siamo fratelli, l&#8217;uguale faccia sul tronco<br />
le braccia piegate in preghiera verso l&#8217;alto<br />
il volto nero della notte viola<br />
profondissima<br />
maggioritaria quanto me<br />
seppure picchio la testa sul taglio<br />
la ferita in un quadro ma mia<br />
la preghiera d&#8217;un albero<br />
ma la mia.	<span style="color:#ffffff;">__________</span>Anche.<br />
così si potrebbe rimediare al gelo,<br />
sento freddo ed è luglio<br />
sento freddo e m&#8217;incammino<br />
<span id="more-423"></span>sto qui fermo la testa ciondolante, i capelli sono una cortina, tutto spento non il mondo, che dorme,<br />
la dormianza come un iride artefatto<br />
sono due giorni che un cane e un gatto mi hanno fatto amico, condividono<br />
un po&#8217; di tepore<br />
pure il morso, pure il morso.<br />
Ah fossi azzannato,<br />
Ah, ah, e non è una risata e se vedi la foto<br />
con fantasia diresti ch&#8217;è un ghigno<br />
ma è una piega della notte (notturna)<br />
ci scopriresti lo stesso tepore e uguale abbraccio<br />
poiché la comprensione è muta<br />
e non siamo abituati, al mutore, all&#8217;amore.<br />
Dei tanti giorni contati<img class="alignright" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/7e/Albrecht_D%C3%BCrer_-_Melencolia_I_(detail).jpg" alt="" width="368" height="382" /><br />
e uno uno uno uno uno uno uno uno uno uno<br />
non serve fare la somma<br />
Il deserto, che credevo lontano, è dietro a un passo<br />
ancora l&#8217;avvoltoio e il suo de profundis<br />
ciao vecchio sorvegliante<br />
pare il tempo non c&#8217;abbia poi così divisi<br />
le mie ossa le mie ossa ancora guardi<br />
è il compito, l&#8217;ingiunzione<br />
non vorrei essere qui, rivederti, senza offesa, Antico<br />
Non è tempo, non è tempo<br />
credo io<br />
credo, penso, io, non so<br />
non so sfruttare questi pensamenti fruttificando<br />
non lo so, mi chiedo se mai l&#8217;ho saputo fare,<br />
limitato alla gogna forse questo sono<br />
a spaccare senza sangue lavifico<br />
la testa la faccia<br />
contro il volto che la pietra, umana?, mi restituisce.<br />
A noi<br />
due notti d&#8217;incubi</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/linutile.wordpress.com/423/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/linutile.wordpress.com/423/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/423/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/423/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/423/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/423/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/423/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/423/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/423/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/423/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/423/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/423/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=423&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">cb</media:title>
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		<title>Una poesia inglese</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/07/17/una-poesia-inglese/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2008/07/17/una-poesia-inglese/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 18:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cb</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pietre]]></category>

		<category><![CDATA[letteratura]]></category>

		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<category><![CDATA[Borges]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://linutile.wordpress.com/?p=418</guid>
		<description><![CDATA[di J.L.Borges
Con che cosa potrei trattenerti?
Quel che ho da offrirti son povere strade, tramonti scorati, la luna dei cenciosi sobborghi.
Ti offro i miei avi, i miei morti, gli spiriti che i viventi hanno onorati nel marmo: il padre di mio padre ucciso sul fronte di Buenos Aires con due pallottole nei polmoni, morto barbuto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di J.L.Borges</em></p>
<p>Con che cosa potrei trattenerti?<br />
Quel che ho da offrirti son povere strade, tramonti scorati, la luna dei cenciosi sobborghi.<br />
Ti offro i miei avi, i miei morti, gli spiriti che i viventi hanno onorati nel marmo: il padre di mio padre ucciso sul fronte di Buenos Aires con due pallottole nei polmoni, morto barbuto che i suoi soldati avvolsero in una pelle di vacca; il nonno di mia madre che appena ventiquattrenne guidò una carica di trecento uomini in Perù, fantasmi ormai su cavalli dileguati.<br />
Ti offro quanto possa esserci nei miei libri e la mia vita avere di dignità e sprezzatura.<br />
Ti offro la fedeltà d&#8217;un uomo che non è mai stato fedele.<br />
T&#8217;offro il nocciolo di me che ho potuto salvare: il centro del cuore che non consiste in parole, non si barattta coi sogni e che tempo, gioia, avversità lasciano intatto.<br />
T&#8217;offro spiegazioni di te, teorie su te, vere e sorprendenti notizie che ti concernono.<br />
Posso darti la mia solitudine, le mie tenebre, la fame del mio cuore; tento di allettarti con l&#8217;incertezza, il rischio, la sconfitta.</p>
<p><em>1934</em></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/linutile.wordpress.com/418/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/linutile.wordpress.com/418/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/418/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/418/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/418/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/418/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/418/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/418/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/418/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/418/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/418/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/418/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=418&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Estate (odio l&#8217;estate) di Bruno Martino</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/07/17/estate-odio-lestate-di-bruno-martino/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2008/07/17/estate-odio-lestate-di-bruno-martino/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 07:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>8avio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fono|Grafie]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<category><![CDATA[bruno martino]]></category>

		<category><![CDATA[estate]]></category>

		<category><![CDATA[joao gilberto]]></category>

		<category><![CDATA[ornella vanoni]]></category>

		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://linutile.wordpress.com/?p=400</guid>
		<description><![CDATA[
B.Martino - B.Brighetti
Estate,
sei calda come i baci che ho perduto,
sei piena di un amore che è passato,
che il cuore mio vorrebbe cancellar.
Odio l&#8217;estate,
il sole che ogni giorno ci donava,
gli splendidi tramonti che creava,
adesso brucia solo con furor.
Tornerà un altro inverno,
cadranno mille pètali di rose,
la neve coprirà tutte le cose
e il cuore un pò di pace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://linutile.wordpress.com/2008/07/17/estate-odio-lestate-di-bruno-martino/"><img src="http://img.youtube.com/vi/cLI-gTDH79A/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><span style="font-size:xx-small;"><em>B.Martino - B.Brighetti</em></span></p>
<p><span>Estate,<br />
sei calda come i baci che ho perduto,<br />
sei piena di un amore che è passato,<br />
che il cuore mio vorrebbe cancellar.</span></p>
<p>Odio l&#8217;estate,<br />
il sole che ogni giorno ci donava,<br />
gli splendidi tramonti che creava,<br />
adesso brucia solo con furor.</p>
<p>Tornerà un altro inverno,<br />
cadranno mille pètali di rose,<br />
la neve coprirà tutte le cose<br />
e il cuore un pò di pace troverà.<span id="more-400"></span></p>
<p>Odio l&#8217;estate,<br />
che ha dato il suo profumo ad ogni fiore,<br />
l&#8217;estate che ha creato il nostro amore<br />
per farmi poi morire di dolor.</p>
<p>Odio l&#8217;estate.<br />
Odio l&#8217;estate.</p>
<p>Tornerà un altro inverno,<br />
cadranno mille pètali di rose,<br />
la neve coprirà tutte le cose<br />
e il cuore un pò di pace troverà.</p>
<p>Odio l&#8217;estate,<br />
che ha dato il suo profumo ad ogni fiore,<br />
l&#8217;estate che ha creato il nostro amore<br />
per farmi poi morire di dolor.</p>
<p><span><br />
Odio l&#8217;estate.<br />
Odio l&#8217;estate. </span></p>
<p><em>[suona bene anche con un accento brasileiro]</em></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://linutile.wordpress.com/2008/07/17/estate-odio-lestate-di-bruno-martino/"><img src="http://img.youtube.com/vi/_i1bAai7c6A/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><em>[e cantata da una donna!]</em></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://linutile.wordpress.com/2008/07/17/estate-odio-lestate-di-bruno-martino/"><img src="http://img.youtube.com/vi/B5Iwiv5n8Eg/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>tuttavia è sempre meravigliosamente triste e struggente</p>
<p><a href="http://linutile.wordpress.com/2008/04/13/vago-et-soffro/#more-227" target="_blank">anche struggimento è vita,</a></p>
<p><a href="http://linutile.wordpress.com/2008/04/13/vago-et-soffro/#more-227" target="_blank">e dolore </a></p>
<p><a href="http://linutile.wordpress.com/2008/04/13/vago-et-soffro/#more-227" target="_blank">rima </a></p>
<p><a href="http://linutile.wordpress.com/2008/04/13/vago-et-soffro/#more-227" target="_blank">con amore</a></p>
<p>(le autocitazioni sono poco eleganti ma il discorso è continuo e i rimandi sono necessari)</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/linutile.wordpress.com/400/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/linutile.wordpress.com/400/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/400/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/400/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/400/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/400/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/400/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/400/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/400/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/400/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/400/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/400/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=400&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">8avio</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>quindici luglio</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/07/16/quindici-luglio/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2008/07/16/quindici-luglio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 08:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cb</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://linutile.wordpress.com/?p=397</guid>
		<description><![CDATA[di cb (suo malgrado)

lavammo il sangue con
le pietre del mattino
poi sotto rade fole ci chinammo
senza vedere i volti che l&#8217;acqua
che non vedi ora ma la ricordi
specchiava nei giorni
dell&#8217;agosto di grano e dei campi
che non ho visto se non
nelle fantasie antiche di giorni d&#8217;agosto
dove il regno era delle mosche
e la calura il morte divenuto regina. poi
davvero
sparimmo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di cb (suo malgrado)</em></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.ibiblio.org/wm/paint/auth/kiefer/nigredo.jpg" alt="" width="449" height="265" /></p>
<p>lavammo il sangue con<br />
le pietre del mattino<br />
poi sotto rade fole ci chinammo<br />
senza vedere i volti che l&#8217;acqua<br />
che non vedi ora ma la ricordi<br />
specchiava nei giorni<br />
dell&#8217;agosto di grano e dei campi<br />
che non ho visto se non<br />
nelle fantasie antiche di giorni d&#8217;agosto<br />
dove il regno era delle mosche<br />
e la calura il morte divenuto regina. poi<br />
davvero<br />
sparimmo, tra la parete separata<br />
di quello spazio che non c&#8217;eravamo conosciuti<br />
lo spazio della parete che chiami infinita<br />
che lo è come lo spazio<br />
e così sorseggiammo l&#8217;amaro fiele<br />
della piccolezza che ci fu<br />
da scontare a poco a poco o<br />
presto presto, banale o no<br />
ma la pena, al primo,<br />
ci è stata imposta come il marchio che<br />
di notte, nello scurore della notte,<br />
perché non fosse vista, perché<br />
troppo lo scandalo<br />
della pena.<br />
<span id="more-397"></span>non so se tra i verdi motti delle rosee<br />
labbra, tra le dita scomposte mosse<br />
ci sia stato la vocazione al nome<br />
l&#8217;eterno siluro dei piaceri dispersi<br />
non so se tra le rocce che leggesti<br />
si trovarono il poeta e la sua creatura<br />
il poeta e l&#8217;udienza.<br />
non v&#8217;è e non v&#8217;è mai stata<br />
ciò che odi<br />
le cantammo nottetempo, sotto<br />
le stelle alberate e i destini<br />
incrociati a spine<br />
di porfido e scanno, la tua menzione<br />
e le sue giunzioni<br />
non ne facemmo memoria né<br />
proferimmo articoli o sillabe<br />
pendule dalla pendula labbra del nostro signore inverso<br />
no no e no, così è la negazione<br />
la risposta che, unico sale,<br />
possiamo avanzare, ancora ancora<br />
ancora dire le ci è permesso, unica, essa,<br />
unica a morire per noi<br />
nei secoli<br />
amen</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/linutile.wordpress.com/397/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/linutile.wordpress.com/397/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/397/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=397&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">cb</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Una ragione per Linutile</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/07/15/una-ragione-per-linutile/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2008/07/15/una-ragione-per-linutile/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 15:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>

		<category><![CDATA[letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Marco Aragno
 

 L’idea dalla quale è partita la mia sincera collaborazione con Linutile nasce dal nome stesso che si dato il sito: Linutile, appunto. Non si può leggerlo senza pensarci su almeno per un po’, senza restarne imbarazzati, persino infastiditi, e con la smania di cancellarlo dagli occhi, di scrollarselo di dosso come una zanzara. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;">Di Marco Aragno</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><img src="http://gringoire.files.wordpress.com/2006/04/munch.jpg" alt="" /><em><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"> </span></em><em><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;">L</span></em><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;">’idea dalla quale è partita la mia sincera collaborazione con <em>Linutile</em> nasce dal nome stesso che si dato il sito:<em> Linutile, </em>appunto. Non si può leggerlo senza pensarci su almeno per un po’, senza restarne imbarazzati, persino infastiditi, e con la smania di cancellarlo dagli occhi, di scrollarselo di dosso come una zanzara. Infatti ci si sofferma su una parola a prima vista gettata lì per caso in maniera provocatoria, ma che in un blog di letteratura tradisce subito uno stridore, e pone il lettore di fronte ad un contrasto incalcocabile: cosa c’entra l’arte con l’inutilità? <em>Linutile</em> è un nome autoironico, certo, ma talmente dissacratorio da trasformarsi in riflessione, in ponderazione perplessa, tanto incombente da risultare serissimo, impegnativo, persino ingombrante in un mondo sempre più </span><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;">desemantizzato. </span><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;">Ma il dubbio amletico, <em>l’aut-aut</em>, utile o arte, è tremendamente attuale. Perché l’arte sfugge, per sua natura, proprio alle categorie moderne dell’<em>utile</em> e dell’<em>inutile</em>, con le quali si misura ormai il valore di ogni persona e di ogni cosa quotidiana, e dalle quali sembrano dipendere le logiche predatorie della società contemporanea, in un orizzonte culturale entro cui l’uomo è e <em>deve</em> essere null’altro che produttore e consumatore allo stesso tempo, autofago impenitente. E allora da qui l’idea di costruire un avamposto silenzioso nel deserto della comunicazione moderna, come resistenza non-violenta contro tutto ciò che è artificio e appiattimento sociale, perché, in un mondo che assomiglia sempre più ad uno ‘stato di natura’ istituzionalizzato, la violenza, come soppressione o impulso di dominio sull’altro, non si manifesta più attraverso lo scontro fisico, ma innanzitutto attraverso le armi individualistiche dell’utilità e della convenienza, del profitto e dell’interesse, che strutturano verticalmente la società e riducono la persona ad un contenitore muto di ambizioni personali e desideri materiali da soddisfare nella maggiore misura possibile e contro chiunque sia di intralcio. <span id="more-393"></span>Avere prima e più degli altri all’interno della scala gerarchica della società è il nuovo imperativo categorico della morale imperniata sulla dicotomia utile-inutile. E’ <em>utile</em> ciò che ottimizza le nostre prestazioni e le nostre condizioni sociali, ciò che produce, che mette in circolo profitto e ricchezza, e che per questo legittima il nostro ruolo nella comunità. E’ <em>inutile</em>, invece, tutto ciò che disperde tempo e guadagno, che non concentra prestigio ed immagine, che non converte le potenzialità presenti in vantaggio materiale per l’individuo. Quest’ottica brutale, <em>utilitaristica</em> appunto, estromette dal suo circuito la maggior parte delle attività del pensiero e della comunicazione che abbiano un fine diverso da quello dell’accrescimento del bene materiale. In questo processo di alienazione, che spersonalizza la persona in quanto tale per ridurla a ‘funzione’ della società e sostituisce al soggetto l’impersonalità della cosa posseduta, l’arte, e quindi la letteratura, ne escono terribilmente impoverite: se tutti diventano degli automi privi di identità, passivamente mobilitati dal mercato consumistico e dall’omologazione socio-culturale, gli spazi della creatività e della comunicatività, che proliferano solo in un terreno fatto di ‘alterità’ e di ‘solidarietà emotiva’, si riducono fino a scomparire. Si comunica sicuramente in tanti modi oggigiorno ma in forme sempre più ‘alienate’. A dissolversi, infatti, è la metafisica del linguaggio, intesa come sublimazione, proiezione ascendente della parola, mentre guadagna sempre più terreno una forma di comunicazione autistica e formulare. Tutto ciò che non è forma convenzionale di comunicazione viene inevitabilmente scartato, o quantomeno emarginato: la letteratura, soprattutto la poesia, vengono penalizzate proprio dall&#8217;anticonvenzionalità dei loro codici, difficilmente riconoscibili dalla cultura di massa, e soprattutto poco fruibili da un popolo di consumatori. La comunicazione così si secolarizza e si appiattisce verso il basso, assolve ad una ‘funzione’ precisa, diventa strumento <em>necessario</em> alla produzione e agli ingranaggi della macchina-società: il linguaggio che risponde meglio alle dinamiche del progresso materiale e dell’uniformazione sociale di certo non sarà quello dell&#8217;arte o della religione, ma sarà quello tecnico-burocratico, oppure quello del <em>marketing</em>, o peggio quello della chiacchiera, del <em>gossip</em>, della televisione. L&#8217;unica salvezza, in particolare per la narrativa, è stata quella di &#8216;adeguarsi&#8217;, cioè di prostituirsi ai nuovi linguaggi, dando vita a &#8216;generi&#8217; letterari, come il giallo o il best-seller, costruiti secondo formule ben precise e diversificati sulla base dei gusti e delle richieste dei consumatori. Il tutto, ovviamente, a detrimento dell&#8217;originalità e dell&#8217;ispirazione, in un universo editoriale dove ciò che conta è la vendita del prodotto, la quantità di libri consumati. La letteratura è diventata così una forma di intrattenimento, un&#8217;evasione da consumarsi sotto all&#8217;ombrellone, o a letto, come soporifero, prima di andare a dormire. Lo scopo del sito, se di scopo cautamente si può parlare purché non in termini di ‘funzione’ o letteratura &#8216;teleologica&#8217;, è quello di riabilitare la dimensione autogenerativa del linguaggio, ovvero rivendicare la portata autofondativa dell’arte che non conosce ‘funzioni’ e giustificazioni se non in se stessa. Uno scopo così grandioso da annullarsi nell’idea stessa di arte come attività umana disinteressata, perché il linguaggio di cui l’arte si nutre non ha un vero e proprio scopo se non la condivisione della vita-esperienza con l’altro, non ha altri scopi, quindi, se non l’essere-uomo in quanto tale. Questo, sia chiaro, non significa che l’arte e ancor più la letteratura siano assoluto disimpegno, amenità, attività ricreativa da esercitare per di-vertire gli animi. Al contrario l’arte ha l’arduo compito di porci di fronte a noi stessi, di indagare quel mistero e quell’universo affascinante che è l’uomo: se smettiamo di guardarci, di capire da dove e perché, cessiamo di essere uomini e diventiamo una cosa aliena, irriconoscibile. Arte e letteratura come dimensione individuale e collettiva della conoscenza, quindi. Una conoscenza non necessariamente elitaria, ma di certo la sua direzione di adattamento muove in senso inverso rispetto a quello prescritto dalla società consumistica: non è l&#8217;arte a dover <em>scendere</em> a compromessi coi gusti del pubblico, ma è l&#8217;opera stessa a dover <em>elevare</em> i suoi fruitori, trasformandoli da consumatori in &#8216;lettori-scropritori&#8217; di nuove frontiere del pensiero e della immaginazione. Sarebbe bello che proprio internet, la vetrina del mondo globale, diventasse il punto di partenza per riqualificare la letteratura, per riconvertirla alle sue naturali origini, che sono la libertà di comunicazione e l&#8217;investimento di se stessi nell’altro. Questo è possibile proprio grazie alla promozione del confronto, grazie alla condivisione di uno spazio comune che restituisca la dimensione ‘processuale’ <span> </span>del sapere e della cultura: l’arte non è mai in essere, ma sempre in divenire, e ciò che la soffoca è l’irrigidimento della comunicazione e del linguaggio in forme statiche e ritualizzate, quelle che la società moderna impone per il suo funzionamento. Fare di internet il luogo, non solo virtuale, di una riscoperta dell’<em>inutile</em>, della scrittura creativa, sarebbe una tacita rivincita contro quello stesso mondo che ha rinchiuso la letteratura entro territori aridi e senza vita. In fondo proprio come l&#8217;arte, internet non ha confini, nasce per spaziare in ogni direzione. Bisogna solo esserne consapevoli.</span></p>
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		<title>L’ultimo passeggero</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 08:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Marco Aragno]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marco Aragno

la foto è stata presa da qui

Capita spesso di incontrarsi
nel vetro dell’autobus,
l’ultimo della sera
quello che risale il sole scomparso
tra mille curve accavallate:
così ti fermi nell’ora del guado
senza sapere
tra quante fermate finisca la città,
chi dovrà poi rimanere
tra i sedili deserti
ad immaginare lampioni nelle periferie
perchè quelli del mattino
si possano risvegliare
senza precipitare nel vuoto.

da Con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Marco Aragno</em></p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3241/2297548423_2f4d63a5b3.jpg?v=0" alt="" width="419" height="314" /></p>
<h5 style="text-align:right;">la foto è stata presa da <a href="http://flickr.com/photos/89446022@N00/2297548423" target="_blank">qui</a></h5>
<p><span style="font-size:9pt;color:#000000;font-family:Verdana;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span><strong>C</strong>apita spesso di incontrarsi<br />
nel vetro dell’autobus,<br />
l’ultimo della sera<br />
quello che risale il sole scomparso<br />
tra mille curve accavallate:<br />
<span id="more-391"></span>così ti fermi nell’ora del guado<br />
senza sapere<br />
tra quante fermate finisca la città,<br />
chi dovrà poi rimanere<br />
tra i sedili deserti<br />
ad immaginare lampioni nelle periferie<br />
perchè quelli del mattino<br />
si possano risvegliare<br />
senza precipitare nel vuoto.</span></p>
<p></span></p>
<h5 style="text-align:right;"><span style="color:#808080;">da Con il peso di chi parte(2006-2008)</span></h5>
<h6 style="text-align:right;"><span style="color:#808080;"><br />
</span><span style="color:#808080;"><span class="postbody1"><strong><em></em></strong></span></span></h6>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/linutile.wordpress.com/391/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/linutile.wordpress.com/391/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/391/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=391&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Borges: L&#8217;Aleph</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/07/10/borges-laleph/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 19:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cb</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<category><![CDATA[aleph]]></category>

		<category><![CDATA[Jorge Luis Borges]]></category>

		<category><![CDATA[letteratura]]></category>

		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[di carlo brio
Pochi giorni dopo questo Natale, prima di capodanno, in una casa fredda, grande, coperto di lana, in una cucina con la stufa a legna accesa, le noci sul tavolo, bicchieri e una bottiglia di vino, un&#8217;affettatrice e divani disfatti, un cane, pazzo, che fuori sbranava la sua copertina, dopo una pizza ad una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di <a href="http://linutile.wordpress.com/author/cibbi/" target="_blank">carlo brio</a></em></p>
<p><img class="alignleft" src="http://img521.imageshack.us/img521/1489/borgesaleph200ko2.jpg" alt="" width="177" height="293" />Pochi giorni dopo questo Natale, prima di capodanno, in una casa fredda, grande, coperto di lana, in una cucina con la stufa a legna accesa, le noci sul tavolo, bicchieri e una bottiglia di vino, un&#8217;affettatrice e divani disfatti, un cane, pazzo, che fuori sbranava la sua copertina, dopo una pizza ad una sagra vicino al mare e la (in)consistenza della sabbia sotto le scarpe grosse, seduto a un tavolo, il neon acceso e la compagnia sincera di due amici di fianco, ho letto buona parte del secondo meridiano dedicato a Borges, moltissime poesie (poiché la più parte di questo volume contiene raccolte poetiche) e qualche prologo, mezzo saggio dantesco e qualche smozzico: lessi Borges e le sue ombre, accosciato presso Melancolia.</p>
<p>Di lì non ho più pensato a Borges, né ho voluto leggerlo. Ogni tanto sono andato in cerca dell&#8217;altro meridiano, in versione economica, a quanto pare introvabile.</p>
<p>Qualche giorno fa, in un&#8217;altra casa, le noci sul tavolo, bicchieri di vino, tv e ventilatore accesi, tra uno spaghetto e una vecchia mozzarella impanata e strafitta, uno dei due amici di quella notte dicembrina - c&#8217;era anche l&#8217;altro amico, la casa, come la prima, era la sua - tira fuori dal suo zaino portaEliot <a href="http://www.ibs.it/code/9788807803345/borges-jorge-l/aleph.html" target="_blank">L&#8217;Aleph</a> e Manuale di zoologia fantastica. Ne avevamo parlato qualche giorno prima a telefono, la sua voce bassa, sicura, che squarcia prospettive, gli avevo chiesto di portarmeli, i Borges, li avrei letti dopo Adorno e le sue Meditazioni della vita offesa, di cui ero a un terzo, di cui vorrei, o avrei voluto, rendere conto (a chi?), ma quella sera stessa di pochi giorni fa di quest&#8217;estate torrida e gravosa (gravida?) (di cosa?) ho aperto il primo Borges, Feltrinelli editore, 6,00 euro, e ho preso a leggere L&#8217;immortale, il racconto d&#8217;apertura che, confessa Borges nell&#8217;epilogo, è quello &#8220;più lavorato&#8221; e, nelle conversazioni con chi aveva già letto il libro, il più citato. Eppure non il migliore. Gli altri sono migliori. L&#8217;ultimo racconto, che sembra in principio il peggiore, è il migliore (fino al poscritto, che è troppo borgesiano). Di mezzo il libro, che è una magia. Una di quelle cianfrusaglie incantate di cui Borges avrà letto mille volte in qualche pagina sperduta. Non è letteratura. I racconti sono belli, niente di più niente di meno, ma non sono essi ad avermi attratto. (Certo anch&#8217;essi: per pochi giorni sono stato in tutto il mondo e in ogni universo, questo li fa (più che) belli). Il libro non si esaurisce in se stesso, nelle parole che il bambino Borges temeva si mescolassero a libro chiuso, ma finisce lì proprio dove vorrebbe cominciare, ma non può. A lettura ultimata ho capito che a Borges non frega niente della letteratura. Tra l&#8217;altro, in due tre parentesi e qualche inciso è racchiuso uno dei binari (per dove?) veri del libro: chi è lo scrittore? Questa è la domanda che scatta, fulgida, solo grazie ad una parentesi, poi torna il racconto: buchi nella pellicola. Cosa ‘fa&#8217; lo scrittore? Manovra simboli: cos&#8217;è un simbolo? (Chi è simbolo? Di cosa?). Questo al libro ho fatto dire.</p>
<p><span id="more-389"></span>Inutile, però, buttare tutto nel cesso. Lo si può anche fare, certo, ma si perderebbe un iniziale gradino per proseguire lì dove la scrittura vorrebbe andare ma non può. Dunque riprendiamo questo libricino, che devo restituire al più presto ma che so che non mi mancherà (come potrebbe?), lo riprendo, ecco, ce l&#8217;ho davanti, sul tavolo ingombro di fogli sparsi, poesie smezzate, occhiali, chiavi, Kafka coi suoi quaderni, liriche occitaniche, ecco il libro di Borges, questo tesoro, la copertina policroma, il titolo in rosa fucsia, Borges in terra bruciata, sottile, non sgualcito come l&#8217;Adorno o le Lettere di Villari che ho distrutto a Francesca: ogni volta che ho provato a figurarmi il disegno ideale che contempli il libro, come prima e più facile immagine nella mente cadeva il labirinto di Crosso, ma l&#8217;immagine non è precisa, la so sbagliata, sfocata, poiché non v&#8217;è disordine né nulla sfugge alla mano che ha scritto, e non vi è alcun senso di oppressione, ma quello dell&#8217;apertura, il fremito del sangue che preodora il mare, quando si parte ma già si è in viaggio, è un Escher senza paranoia, il senso è stato una vertigine ariosa e confortante.</p>
<p>Esistono in circolazione libri delle domande e delle rispose, questo è, invece, per me, un libro di Domande.<img class="alignright" src="http://img521.imageshack.us/img521/7039/jorgeluisborgeshotelip0.jpg" alt="" width="220" height="291" /> In realtà sono poche, e tutto, ogni tratto, ruota intorno a cos&#8217;è io, Dio, mondo e lingua&#8230;<em>Poiché tutto è ombra</em>&#8230;Ma non vi è aridità pedantesca, né allegoria terra-terra (cioè: pesante). L&#8217;asciuttezza sta nella domanda, non nella risposta. Le risposte che tentano alcuni dei personaggi e dei narratori non mi hanno interessato, poiché il senso, lo so, non è lì, ma nel principio, nella domanda, dove si perde in partenza, come perde Borges nello scrivere l&#8217;ultimo racconto, L&#8217;Aleph. Nessuna aridità, dicevo, né pedanteria: anche la selva di riferimenti palesi e occulti non è erudizione fine a se stessa, è: aprire una pista, molte piste, tutte le piste, che ognuno fiuti la <em>propria</em> usta.</p>
<p>Borges non appiattisce, affabula. Racconta. Ero con lui seduto a un tavolo di legno massiccio: parlava. Ciò che è letto (ascoltato) può, <em>facilmente</em>, essere <em>riferito</em>, cioè <em>tramandato</em>, cioè <em>raccontato</em>.</p>
<p>Parlavo con Karlo Otto Marx su una scalinata a riparo dal sole, lo scorso anno. Mi raccontò una storia dall&#8217;Aleph, ne era rimasto entusiasta. Ne rimasi entusiasta. Impressionato. Otto è bravo, pensai. Non Borges. Di Borges nemmeno Borges se ne fotteva.</p>
<p>Il nome Borges passò a me, nel mese di gennaio 2008, in un pomeriggio. Studiavamo Leopardi, leggevamo, e qualcuno cominciava ad apprezzare, Ad Angelo Mai quando, in una pausa, Otto Marx mi chiamò Giorgio Luigi Borgese, il lettore babelico le cui giornate sono contraffatte, abusive, prolungate - lunghe. Borges fui io, così come lo sono stato con lo Zahir e l&#8217;Aleph tra le mani.</p>
<p>Egli è un maestro, come scrittore, come Maestro. Una delle vene del testo che l&#8217;occhio allucinato ha evidenziato nella lettura è stata: uno scrittore fa lo scrittore quando si chiede chi è lo scrittore. Dal testo questa domanda, come un monito nascosto, insorge frequente. Ho capito che non sono uno scrittore (ma per motivi che non sto, ora, ad elencare. La storia non è così semplice)</p>
<p><em>&#8230;di che simbolo sei?&#8230;Poiché tutto è ombra&#8230;pulvis et umbra<br />
</em></p>
<p>Verso l&#8217;una postmeridiana dell&#8217;8 luglio, vegliato dal sonno di Melancholia, ho terminato l&#8217;ultimo racconto del libro. Leggevo e dicevo: è il migliore. Leggevo e dicevo: è straordinario, bellissimo. Leggevo e dicevo: non so dire cosa stavo lì a provare: <em>lo so</em>, ma non lo <em>so</em> dire. Terminato il racconto ho avuto la conferma a ciò che nei giorni scorsi mi ero prefigurato: la letteratura è vanità, inettitudine, pomposità.</p>
<p>Terminato il libro, posso anche non riaverlo o rivederlo più. L&#8217;interrogazione, una volta di più, me la porto appresso, (come giogo?).</p>
<p>N.B.</p>
<p>Ho ripetuto molte volte il nome Borges: è un esorcismo.</p>
<p align="right"><em>9-7-8</em></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/linutile.wordpress.com/389/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/linutile.wordpress.com/389/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/389/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=389&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Mare</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/07/08/mare/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 18:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>V. Birra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pietre]]></category>

		<category><![CDATA[angelo caduto]]></category>

		<category><![CDATA[cielo]]></category>

		<category><![CDATA[Federico Garcìa Lorca]]></category>

		<category><![CDATA[L'Ecclesiaste]]></category>

		<category><![CDATA[mare]]></category>

		<category><![CDATA[paradiso perduto]]></category>

		<category><![CDATA[Satana]]></category>

		<category><![CDATA[uomo]]></category>

		<category><![CDATA[venere]]></category>

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		<description><![CDATA[di Federico García Lorca

Il mare è
il Lucifero dell’azzurro.
Il cielo caduto
per il desiderio d&#8217;essere luce.
Povero mare condannato
a eterno movimento
che sei vissuto qiueto
un tempo là nel firmamento!
Ma dalla tua amarezza
l’amore ti redense.
Partoristi la casta Venere
e la tua profondità restò
vergine e senza dolore.
Le tue tristezze sono belle,
mare di spasimi gloriosi.
Ma oggi invece delle stelle
possiedi polipi verdognoli.
Sopporta la tua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Federico García Lorca</em></p>
<p><img class="alignnone" src="http://bp0.blogger.com/_zNn922icdXc/RrtZe-aIInI/AAAAAAAAADA/POZ4A4zZ2R8/s400/CieloMare.jpg" alt="mc" /></p>
<p>Il mare è<br />
il Lucifero dell’azzurro.<br />
Il cielo caduto<br />
per il desiderio d&#8217;essere luce.</p>
<p>Povero mare condannato<br />
a eterno movimento<br />
che sei vissuto qiueto<br />
un tempo là nel firmamento!</p>
<p>Ma dalla tua amarezza<br />
l’amore ti redense.<br />
Partoristi la casta Venere<br />
e la tua profondità restò<br />
vergine e senza dolore.<span id="more-388"></span></p>
<p>Le tue tristezze sono belle,<br />
mare di spasimi gloriosi.<br />
Ma oggi invece delle stelle<br />
possiedi polipi verdognoli.</p>
<p>Sopporta la tua sofferenza,<br />
formidabile Satana.<br />
Cristo passò sopra di te<br />
ma anche Pan lo fece.</p>
<p>La stella Venere<br />
è l’armonia del mondo.<br />
L’Ecclesiaste taccia!<br />
Venere è il profondo<br />
dell’anima…</p>
<p>…E il pover uomo<br />
è un angelo caduto.<br />
La terra è il probabile<br />
Paradiso perduto.</p>
<h6><span style="color:#808080;"><em>Aprile 1919</em></span></h6>
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			<media:title type="html">V. Birra</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>CXXVIII</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/07/07/cxxviii/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2008/07/07/cxxviii/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 06:34:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cb</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pietre]]></category>

		<category><![CDATA[canzoniere]]></category>

		<category><![CDATA[francesco petrarca]]></category>

		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Petrarca
Italia mia, benché &#8216;l parlar sia indarno
a le piaghe mortali
che nel bel corpo tuo sí spesse veggio,
piacemi almen che&#8217; miei sospir&#8217; sian quali
spera &#8216;l Tevero et l&#8217;Arno,
e &#8216;l Po, dove doglioso et grave or seggio.
Rettor del cielo, io cheggio
che la pietà che Ti condusse in terra
Ti volga al Tuo dilecto almo paese.
Vedi, Segnor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Francesco Petrarca</em></p>
<p>Italia mia, benché &#8216;l parlar sia indarno<br />
a le piaghe mortali<br />
che nel bel corpo tuo sí spesse veggio,<br />
piacemi almen che&#8217; miei sospir&#8217; sian quali<br />
spera &#8216;l Tevero et l&#8217;Arno,<br />
e &#8216;l Po, dove doglioso et grave or seggio.<br />
Rettor del cielo, io cheggio<br />
che la pietà che Ti condusse in terra<br />
Ti volga al Tuo dilecto almo paese.<br />
Vedi, Segnor cortese,<br />
di che lievi cagion&#8217; che crudel guerra<br />
e i cor&#8217;, che &#8216;ndura et serra<br />
Marte superbo et fero<br />
apri Tu, Padre, e &#8216;ntenerisci et snoda<br />
ivi fa&#8217; che &#8216;l Tuo vero,<br />
qual io mi sia, per la mia lingua s&#8217;oda.<br />
Voi cui Fortuna à posto in mano il freno<br />
de le belle contrade,<br />
di che nulla pietà par che vi stringa,<br />
che fan qui tante pellegrine spade?<br />
perché &#8216;l verde terreno<br />
del barbarico sangue si depinga?<br />
Vano error vi lusinga:<br />
poco vedete, et parvi veder molto,<br />
ché &#8216;n cor venale amor cercate o fede.<br />
Qual piú gente possede,<br />
colui è piú da&#8217; suoi nemici avolto.<br />
O diluvio raccolto<br />
di che deserti strani,<br />
per inondar i nostri dolci campi!<br />
Se da le proprie mani<br />
questo n&#8217;avene, or chi fia che ne scampi?<br />
Ben provide Natura al nostro stato,<br />
quando de l&#8217;Alpi schermo<br />
pose fra noi et la tedesca rabbia;<br />
ma &#8216;l desir cieco, e &#8216;ncontra &#8216;l suo ben fermo,<br />
s&#8217;è poi tanto ingegnato,<br />
ch&#8217;al corpo sano à procurato scabbia.<br />
Or dentro ad una gabbia<br />
fiere selvagge et mansuete gregge<br />
s&#8217;annidan sí, che sempre il miglior geme;<br />
et è questo del seme,<br />
per piú dolor, del popol senza legge,<br />
al qual, come si legge,<br />
Mario aperse sí &#8216;l fianco,<br />
che memoria de l&#8217;opra ancho non langue,<br />
quando assetato et stanco<br />
non piú bevve del fiume acqua che sangue.<br />
Cesare taccio che per ogni piaggia<br />
fece l&#8217;erbe sanguigne<br />
di lor vene, ove &#8216;l nostro ferro mise.<br />
Or par, non so per che stelle maligne,<br />
che &#8216;l cielo in odio n&#8217;aggia:<br />
vostra mercé, cui tanto si commise.<br />
Vostre voglie divise<br />
guastan del mondo la piú bella parte.<span id="more-387"></span><br />
Qual colpa, qual giudicio o qual destino<br />
fastidire il vicino<br />
povero, et le fortune afflicte et sparte<br />
perseguire, e &#8216;n disparte<br />
cercar gente et gradire,<br />
che sparga &#8216;l sangue et venda l&#8217;alma a prezzo?<br />
Io parlo per ver dire,<br />
non per odio d&#8217;altrui, né per disprezzo.<br />
Né v&#8217;accorgete anchor per tante prove<br />
del bavarico inganno<br />
ch&#8217;alzando il dito colla morte scherza?<br />
Peggio è lo strazio, al mio parer, che &#8216;l danno;<br />
ma &#8216;l vostro sangue piove<br />
piú largamente, ch&#8217;altr&#8217;ira vi sferza.<br />
Da la matina a terza<br />
di voi pensate, et vederete come<br />
tien caro altrui che tien sé così vile.<br />
Latin sangue gentile,<br />
sgombra da te queste dannose some;<br />
non far idolo un nome<br />
vano senza soggetto:<br />
ché &#8216;l furor de lassú, gente ritrosa,<br />
vincerne d&#8217;intellecto,<br />
peccato è nostro, et non natural cosa.<br />
Non è questo &#8216;l terren ch&#8217;i&#8217; tocchai pria?<br />
Non è questo il mio nido<br />
ove nudrito fui sí dolcemente?<br />
Non è questa la patria in ch&#8217;io mi fido,<br />
madre benigna et pia,<br />
che copre l&#8217;un et l&#8217;altro mio parente?<br />
Perdio, questo la mente<br />
talor vi mova, et con pietà guardate<br />
le lagrime del popol doloroso,<br />
che sol da voi riposo<br />
dopo Dio spera; et pur che voi mostriate<br />
segno alcun di pietate,<br />
vertú contra furore<br />
prenderà l&#8217;arme, et fia &#8216;l combatter corto:<br />
ché l&#8217;antiquo valore<br />
ne l&#8217;italici cor&#8217; non è anchor morto.<br />
Signor&#8217;, mirate come &#8216;l tempo vola,<br />
et sí come la vita<br />
fugge, et la morte n&#8217;è sovra le spalle.<br />
Voi siete or qui; pensate a la partita:<br />
ché l&#8217;alma ignuda et sola<br />
conven ch&#8217;arrive a quel dubbioso calle.<br />
Al passar questa valle<br />
piacciavi porre giù l&#8217;odio et lo sdegno,<br />
vènti contrari a la vita serena;<br />
et quel che &#8216;n altrui pena<br />
tempo si spende, in qualche acto piú degno<br />
o di mano o d&#8217;ingegno,<br />
in qualche bella lode<br />
in qualche honesto studio si converta:<br />
così qua giù si gode,<br />
et la strada del ciel si trova aperta.<br />
Canzone, io t&#8217;ammonisco<br />
che tua ragion cortesemente dica,<br />
perché fra gente altera ir ti convene,<br />
et le voglie son piene<br />
già de l&#8217;usanza pessima et antica,<br />
del ver sempre nemica.<br />
Proverai tua ventura<br />
fra&#8217; magnanimi pochi a chi &#8216;l ben piace.<br />
Di&#8217; lor: - Chi m&#8217;assicura?<br />
I&#8217; vo gridando: Pace, pace, pace. -</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Una lettura interiore fatta ad alta voce</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/07/04/una-lettura-interiore-fatta-ad-alta-voce/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2008/07/04/una-lettura-interiore-fatta-ad-alta-voce/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 22:01:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>V. Birra</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>

		<category><![CDATA[Eugenio Montale]]></category>

		<category><![CDATA[la sepoltura dei morti]]></category>

		<category><![CDATA[la terra desolata]]></category>

		<category><![CDATA[T. S. Eliot]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://linutile.wordpress.com/?p=382</guid>
		<description><![CDATA[«Prima di aver ascoltato Eliot io non credevo possibile questo miracolo: una lettura interiore fatta ad alta voce».
Eugenio Montale
I. The burial of the dead
di T. S. Eliot

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering	       [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>«Prima di aver ascoltato Eliot io non credevo possibile questo miracolo: una lettura interiore fatta ad alta voce».</em></p>
<h5 style="text-align:right;"><span style="color:#808080;">Eugenio Montale</span></h5>
<p><strong>I. The burial of the dead</strong></p>
<p><em>di T. S. Eliot</em></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://linutile.wordpress.com/2008/07/04/una-lettura-interiore-fatta-ad-alta-voce/"><img src="http://img.youtube.com/vi/3tqK5zQlCDQ/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>April is the cruellest month, breeding<br />
Lilacs out of the dead land, mixing<br />
Memory and desire, stirring<span id="more-382"></span><br />
Dull roots with spring rain.<br />
Winter kept us warm, covering	         5<br />
Earth in forgetful snow, feeding<br />
A little life with dried tubers.<br />
Summer surprised us, coming over the Starnbergersee<br />
With a shower of rain; we stopped in the colonnade,<br />
And went on in sunlight, into the Hofgarten,	  10<br />
And drank coffee, and talked for an hour.<br />
Bin gar keine Russin, stamm&#8217; aus Litauen, echt deutsch.<br />
And when we were children, staying at the archduke&#8217;s,<br />
My cousin&#8217;s, he took me out on a sled,<br />
And I was frightened. He said, Marie,	  15<br />
Marie, hold on tight. And down we went.<br />
In the mountains, there you feel free.<br />
I read, much of the night, and go south in the winter.</p>
<p>What are the roots that clutch, what branches grow<br />
Out of this stony rubbish? Son of man,	  20<br />
You cannot say, or guess, for you know only<br />
A heap of broken images, where the sun beats,<br />
And the dead tree gives no shelter, the cricket no relief,<br />
And the dry stone no sound of water. Only<br />
There is shadow under this red rock,	  25<br />
(Come in under the shadow of this red rock),<br />
And I will show you something different from either<br />
Your shadow at morning striding behind you<br />
Or your shadow at evening rising to meet you;<br />
I will show you fear in a handful of dust.	  30<br />
Frisch weht der Wind<br />
Der Heimat zu.<br />
Mein Irisch Kind,<br />
Wo weilest du?<br />
&#8216;You gave me hyacinths first a year ago;	  35<br />
&#8216;They called me the hyacinth girl.&#8217;<br />
-Yet when we came back, late, from the Hyacinth garden,<br />
Your arms full, and your hair wet, I could not<br />
Speak, and my eyes failed, I was neither<br />
Living nor dead, and I knew nothing,	  40<br />
Looking into the heart of light, the silence.<br />
Od&#8217; und leer das Meer.</p>
<p>Madame Sosostris, famous clairvoyante,<br />
Had a bad cold, nevertheless<br />
Is known to be the wisest woman in Europe,	  45<br />
With a wicked pack of cards. Here, said she,<br />
Is your card, the drowned Phoenician Sailor,<br />
(Those are pearls that were his eyes. Look!)<br />
Here is Belladonna, the Lady of the Rocks,<br />
The lady of situations.	  50<br />
Here is the man with three staves, and here the Wheel,<br />
And here is the one-eyed merchant, and this card,<br />
Which is blank, is something he carries on his back,<br />
Which I am forbidden to see. I do not find<br />
The Hanged Man. Fear death by water.	  55<br />
I see crowds of people, walking round in a ring.<br />
Thank you. If you see dear Mrs. Equitone,<br />
Tell her I bring the horoscope myself:<br />
One must be so careful these days.</p>
<p>Unreal City,	  60<br />
Under the brown fog of a winter dawn,<br />
A crowd flowed over London Bridge, so many,<br />
I had not thought death had undone so many.<br />
Sighs, short and infrequent, were exhaled,<br />
And each man fixed his eyes before his feet.	  65<br />
Flowed up the hill and down King William Street,<br />
To where Saint Mary Woolnoth kept the hours<br />
With a dead sound on the final stroke of nine.<br />
There I saw one I knew, and stopped him, crying &#8216;Stetson!<br />
&#8216;You who were with me in the ships at Mylae!	  70<br />
&#8216;That corpse you planted last year in your garden,<br />
&#8216;Has it begun to sprout? Will it bloom this year?<br />
&#8216;Or has the sudden frost disturbed its bed?<br />
&#8216;Oh keep the Dog far hence, that&#8217;s friend to men,<br />
&#8216;Or with his nails he&#8217;ll dig it up again!	  75<br />
&#8216;You! hypocrite lecteur!-mon semblable,-mon frère!&#8217;</p>
<p><strong>I. La sepoltura dei morti</strong></p>
<p>Aprile è il più crudele dei mesi, genera<br />
Lillà da terra morta, confondendo<br />
Memoria e desiderio, risvegliando<br />
Le radici sopite con la pioggia della primavera.<br />
L&#8217;inverno ci mantenne al caldo, ottuse<br />
Con immemore neve la terra, nutrì<br />
Con secchi tuberi una vita misera.<br />
L&#8217;estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee<br />
Con uno scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,<br />
E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,<br />
E bevemmo caffè, e parlammo un&#8217;ora intera.<br />
Bin gar keine Russin, stamm&#8217; aus Litauen, echt deutsch.<br />
E quando eravamo bambini stavamo presso l&#8217;arciduca,<br />
Mio cugino, che mi condusse in slitta,<br />
E ne fui spaventata. Mi disse, Marie,<br />
Marie, tieniti forte. E ci lanciammo giù.<br />
Fra le montagne, là ci si sente liberi.<br />
Per la gran parte della notte leggo, d&#8217;inverno vado nel sud.</p>
<p>Quali sono le radici che s&#8217;afferrano, quali i rami che crescono<br />
Da queste macerie di pietra? Figlio dell&#8217;uomo,<br />
Tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto<br />
Un cumulo d&#8217;immagini infrante, dove batte il sole,<br />
E l&#8217;albero morto non dà riparo, nessun conforto lo stridere del grillo,<br />
L&#8217;arida pietra nessun suono d&#8217;acque.<br />
C&#8217;è solo ombra sotto questa roccia rossa,<br />
(Venite all&#8217;ombra di questa roccia rossa),<br />
E io vi mostrerò qualcosa di diverso<br />
Dall&#8217;ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi, o dall&#8217;ombra<br />
Vostra che a sera incontro a voi si leva;<br />
In una manciata di polvere vi mostrerò la paura.</p>
<p>Frisch weht der Wind<br />
Der Heimat zu<br />
Mein Iriscb Kind,<br />
Wo weilest du?<br />
«Mi chiamarono la ragazza dei giacinti. »<br />
- Eppure quando tornammo, a ora tarda, dal giardino dei giacinti,<br />
Tu con le braccia cariche, con i capelli madidi, io non potevo<br />
Parlare, mi si annebbiavano gli occhi, non ero<br />
Né vivo né morto, e non sapevo nulla, mentre guardavo il silenzio,<br />
Il cuore della luce.<br />
Oed&#8217; und leer das Meer.</p>
<p>Madame Sosostris, chiaroveggente famosa,<br />
Aveva preso un brutto raffreddore, ciononostante<br />
E&#8217; nota come la donna più saggia d&#8217;Europa,<br />
Con un diabolico mazzo di carte. Ecco qui, disse,<br />
La vostra carta, il Marinaio Fenicio Annegato<br />
(Quelle sono le perle che furono i suoi occhi. Guardate!)<br />
E qui è la Belladonna, la Dama delle Rocce,<br />
La Dama delle situazioni.<br />
Ecco qui l&#8217;uomo con le tre aste, ecco la Ruota,<br />
E qui il mercante con un occhio solo, e questa carta,<br />
Che non ha figura, è qualcosa che porta sul dorso,<br />
E che a me non è dato vedere. Non trovo<br />
L&#8217;Impiccato. Temete la morte per acqua.<br />
Vedo turbe di gente che cammina in cerchio.<br />
Grazie. Se vedete la cara Mrs. Equitone,<br />
Ditele che le porterò l&#8217;oroscopo io stessa:<br />
Bisogna essere così prudenti in questi giorni.</p>
<p>Città irreale,<br />
Sotto la nebbia bruna di un&#8217;alba d&#8217;inverno,<br />
Una gran folla fluiva sopra il London Bridge, così tanta,<br />
Ch&#8217;io non avrei mai creduto che morte tanta n&#8217;avesse disfatta.<br />
Sospiri, brevi e infrequenti, se ne esalavano,<br />
E ognuno procedeva con gli occhi fissi ai piedi. Affluivano<br />
Su per il colle e giù per la King William Street,<br />
Fino a dove Saint Mary Woolnoth segnava le ore<br />
Con morto suono sull&#8217;ultimo tocco delle nove.<br />
Là vidi uno ch e conoscevo, e lo fermai, gridando: « Stetson!<br />
Tu che eri con me , sulle navi a Milazzo!<br />
Quel cadavere che l&#8217;anno scorso piantasti nel giardino,<br />
Ha cominciato a germogliare? Fiorirà quest&#8217;anno?<br />
Oppure il gelo improvviso ne ha danneggiato l&#8217;aiola?<br />
Oh, tieni il Cane a distanza, che è amico dell&#8217;uomo,<br />
Se non vuoi che con l&#8217;unghie, di nuovo, lo metta allo scoperto!<br />
Tu, hypocrite lecteur! - mon semblable, - mon frère!</p>
<h5 style="text-align:right;"><span style="color:#808080;">da La terra desolata di T. S. Eliot, Traduzione di Roberto Sanesi</span></h5>
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