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	<title>Linutile &#187; Recensioni</title>
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		<title>Linutile &#187; Recensioni</title>
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		<item>
		<title>Ti libero la fronte dai ghiaccioli</title>
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		<comments>http://linutile.wordpress.com/2009/02/28/ti-libero-la-fronte-dai-ghiaccioli/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 10:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Montale]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Aragno]]></category>
		<category><![CDATA[mottetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Di  Marco Aragno


Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l&#8217;alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.
Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l&#8217;ombra nera, s&#8217;ostina in cielo un sole
freddoloso; e l&#8217;altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.

Sui Mottetti c’è poco da aggiungere. Possiamo senz’altro dire che la fortuna di questa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=1812&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!--[if !mso]&gt;-->Di  <em>Marco Aragno</em></p>
<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-1813" title="serena-maffia-eugenio-montale" src="http://linutile.files.wordpress.com/2009/02/serena-maffia-eugenio-montale.jpg?w=252&#038;h=315" alt="serena-maffia-eugenio-montale" width="252" height="315" /><br />
</em></p>
<p><cite><span style="color:black;">Ti libero la fronte dai ghiaccioli</span></cite><span style="color:black;"><br />
<cite>che raccogliesti traversando l&#8217;alte</cite><br />
<cite>nebulose; hai le penne lacerate</cite><br />
<cite>dai cicloni, ti desti a soprassalti.</cite></span></p>
<p><cite><span style="color:black;">Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo</span></cite><span style="color:black;"><br />
<cite>l&#8217;ombra nera, s&#8217;ostina in cielo un sole</cite><br />
<cite>freddoloso; e l&#8217;altre ombre che scantonano</cite><br />
<cite>nel vicolo non sanno che sei qui.</cite></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Sui <em>Mottetti</em> c’è poco da aggiungere. Possiamo senz’altro dire che la fortuna di questa sezione non è dovuta solo alla sintesi compiuta che essa ha saputo fare dei paradigmi ermetici – come quello del <em>Deus Absconditus</em> &#8211; ma anche e soprattutto alla forza di aggregare intorno ai suoi <em>topoi</em> la sostanza di una epoca. I venti <em>Mottetti</em>, che si configurano come una sorta di diario scritto in prossimità di una imminente catastrofe, registrano le turbolenze ‘ontiche’ da cui è stato attraversato il mondo a cavallo delle due guerre.</p>
<p class="MsoNormal"><span id="more-1812"></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><em>Ti libero la fronte dai ghiaccioli </em>fu pubblicato proprio nel 1939, quando lo spettro del secondo conflitto mondiale si materializzava con l’invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche. Sarebbe pertanto riduttivo derubricare <em>Le Occasioni</em> come un semplice canzoniere per Clizia sottovalutandone la dimensione storica nel quale ha visto la luce. Dietro quel <em>senhal</em>, che sta per Irma Brandeis, non si nasconde solo il pretesto fittizio di un’invocazione poetica, ma la conclusione – almeno in una prospettiva a lungo termine – di un discorso angelologico del ‘tu’ femminile, che, avviato dallo stilnovismo dantesco e passato attraverso Petrarca e il romanticismo, si approfondisce proprio nelle poetiche del Novecento, assumendo declinazioni via via più problematiche in congiunzione degli sconvolgimenti storici che l’Europa stava vivendo.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Con Montale l’istituto poetico della donna-schermo cessa di essere un riparo metafisico dietro cui esperire le istanze di salvezza dell&#8217;io. L&#8217;universo femminile finisce per subire un lento e graduale processo di umanizzazione, processo che giungerà a definitivo compimento soltanto con la Mosca di <em>Satura</em> e di cui vi sono le prime tracce proprio nei Motetti. Sin dalla prima quartina la <em>visiting angel</em> compare nella sua fisicità creaturale, precipitando, dopo un volo iperuranico, nella materialità dei patimenti umani(<em>hai le penne lacerate/dai cicloni, ti desti a soprassalti</em>). La scena si carica da subito di aspetti scenografici: la cinepresa letteraria coglie il poeta nell’atto di accudire e vegliare su un angelo catapultato tra gli uomini da misteriose bufere cosmiche. La stessa scena viene contesa in una dialettica spaziale dentro-fuori, che traccia, dalla seconda quartina, la polarizzazione di due quadri ontologici. Ad un mondo esterno, costantemente agitato da forze cieche e minacciose, il soggetto può opporre l’intimità di uno spazio privato, ritagliato dal riquadro di una finestra(<em>allunga nel riquadro…</em>),  luogo di resistenza ad un universo impazzito. L’ostilità del mondo esterno viene simbolicamente veicolata da un utilizzo oggettivante del correlativo(<em>allunga…l’ombra nera</em>, <em>s’ostina in cielo un</em> <em>sole freddoloso</em>), il cui effetto straniante viene amplificato dall’uso sistematico dell’enjambement che frattura l’unità sintattica del verso creando pause continue e sovraccarichi semantici. A queste due dimensioni spaziali sembra aggiungersene una terza, sovramondana, soltanto allusa, da cui proviene la donna-angelo, una dimensione inaccessibile agli uomini(<em>le altre ombre che scantonano non sanno che sei qui</em>)e di cui soltanto il poeta, unico interlocutore dell’intermediatrice celeste, ne ha notizia.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Risulta chiaro come, in questo testo, la donna si spogli di quella funzione salutifera che la tradizione dantesca gli aveva assegnato. L’angelo non è più depositario di un senso superiore, ma viene respinto in una condizione di terrestrità dalla quale lo stesso poeta non riesce a riscattarsi, invischiato com’è in una condizione di necessità, di <em>ananke</em> cosmica ed universale. Quell’ascensione dell’io che il poeta aveva riposto nel fantasma del ‘tu’ femminile, insistentemente rievocato come tramite di accesso all’oltremondo, viene brutalmente interrotta per invertirsi in un percorso di inabissamento, di catabasi infernale(<em>l’inferno è certo</em>). Gli uomini – simili a delle ombre-automi(<em>E’ l’ora/forse gli automi hanno ragione. Come appaiono/ dai corridoi, murati!</em>) – ignorano la presenza dell’angelo ferito tra le braccia del poeta e si avviano verso un baratro esistenziale da cui non torneranno più indietro. Nessun varco si disvela. Tutto resta tragicamente intrappolato al di qua.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Sicuramente questo è il punto di svolta dell’opera montaliana, il punto dove la gnoseologia del poeta ligure è segnata dalla frattura tra il soggetto ed il mondo. Solo la poesia, pur destituita delle sue funzioni salvifiche, sembra diventare il presidio ideale di una identità. Sul piano formale Montale oppone alla sarabanda del mondo ‘esterno’ la saldezza dell’endecasillabo, nonostante l’ anomala distribuzione sintattica e il timbro alterato dall’uso degli sdruccioli(<em>freddoloso, scantonano, nespolo</em>). Tuttavia l’ancoramento al dato formale, più che un argine alla deriva disgregatrice della realtà, costituisce in Montale l’adesione ad una propria legge interiore. Questa legge è per l’io poetante l’unica risposta alla crisi di un mondo sconvolto da forze incomprensibili. In fondo la pubblicazione di questa poesia si situa, non solo in un periodo storico difficile, ma anche in un frangente culturale piuttosto controverso, che aveva assistito, da un lato, alla crisi del razionalismo positivista,  e, dall’altro lato, alla <em>morte di Dio</em>, quindi alla secolarizzazione inevitabile dei sistemi etici e sociali. Il pessimismo montaliano sembra prendere le mosse proprio dalla crisi della metafisica e dallo sbandamento di una classe intellettuale che non riesce ad opporre nulla al disastro storico dei totalitarismi.  Così le condizioni avverse spingono il poeta ad un ripiegamento interiore, ad un rifiuto sistematico della realtà. Respinta questa realtà, Montale  si aggrappa solipsisticamente ai propri valori interiori, vegliando, in un’atmosfera da <em>waste land</em>, su un angelo caduto da un paradiso lontano. Un paradiso rivelatosi purtroppo solo una tragica, umanissima illusione.</p>
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		<title>MARIANNA SIRCA (1915) di Grazia Deledda</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 11:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>8avio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Permio Nobel per la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<category><![CDATA[Valentina Fiori]]></category>

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		<description><![CDATA[di Valentina Fiori

Questo romanzo si pone nel pieno della maturità artistica della Deledda, scritto in un momento di ripensamento della scrittrice. Esso è incentrato sulla figura femminile che da&#8217; il titolo al romanzo, ma soprattutto può essere visto come un omaggio alla bellezza del paesaggio della Sardegna montana, delimitata da un centro abitato, Nuoro e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=1556&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Valentina Fiori</em></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Marianna Sirca" src="http://www.sardegnadigitallibrary.it/mmt/368/66547.jpg" alt="" width="215" height="367" /></p>
<p>Questo romanzo si pone nel pieno della maturità artistica della Deledda, scritto in un momento di ripensamento della scrittrice. Esso è incentrato sulla figura femminile che da&#8217; il titolo al romanzo, ma soprattutto può essere visto come un omaggio alla bellezza del paesaggio della Sardegna montana, delimitata da un centro abitato, Nuoro e la serra nuorese.</p>
<p>Una Sardegna dove la terra, la proprietà, è tutto, a causa del patrimonio da mantenere e da custodire la società si divide in padroni, servi e banditi. Queste categorie sociali sono classi ben divise, il transito da una parte all&#8217;altra è assai difficile se non impossibile. I padroni si assoggettano al proprio patrimonio (Marianna sacrifica la sua giovinezza ad esso) e al suo potere si piegano i servi. In posizione intermedia ci sono i banditi, spesso di provenienza servile, come Simone, il protagonista maschile, ed osano sognare uno status diverso, una libertà che i padroni pagano col denaro, mentre i banditi la pagano con il forzato esilio e la clandestinità.<span id="more-1556"></span></p>
<p>Le tre categorie sono accomunate ad opera della penna di Grazia Deledda da un&#8217;unica legge: quella della fatalità, che inesorabilmente conduce alla solitudine. Tutti alla fine devono scontare una pena fondamentale: quella di essere vivi. E a poco servono parole e sacrifici, perché tutto è ricondotto ad un destino fatale. Sui personaggi è come se incombesse una oscura legge che impedisce loro di essere felici, così nelle colpe ognuno va verso la rovina, non senza una certa consapevolezza.<br />
Il libro si apre al tramonto e si chiude al tramonto, quando i personaggi avranno capito fino in fondo l&#8217;immutabilità della sorte, ognuno resterà dov&#8217;era o pagherà con la vita il suo desiderio di cambiare. Tutto intorno alle vicende dei personaggi c&#8217;è il paesaggio che è il vero protagonista. Molto bella la descrizione dei lunghi mesi invernali e Nuoro sotto la neve. Neve che rappresenta il gelo dei rapporti umani in contrapposizione col fuoco che cova nei caminetti, che però non riesce a scaldare i cuori.</p>
<p>Anche qui accanto al paesaggio è presente il concetto dell&#8217;eros, come forza potentemente distruttiva ed inarrestabile; tutti ne sono vittime: Simone che muore, Sebastiano che dà la morte e Marianna che sopravvive portando con sé la croce. Anche nel matrimonio tardivo: &#8220;E disse di sì, perché gli occhi del pretendente, rassomigliano a quelli di Simone&#8221;.</p>
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			<media:title type="html">Marianna Sirca</media:title>
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		<title>Wu Ming, 54</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 07:31:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>V. Birra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[54]]></category>
		<category><![CDATA[New Italian Epic]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Wu Ming]]></category>

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		<description><![CDATA[di Vincenzo Birra

Wu Ming, 54, Enaudi, € 13, 50
Attenzione: questa non è una recensione. Non c&#8217;è nessuna anticipazione sulla trama con relativa sospensione aromatizzata che fa venire l&#8217;appetito. Non voglio preparare un&#8217;esca ma dire semplicemente cosa penso di questo libro.
Le storie raccontate e che si raccontano scorrono veloci verso la fine; una lettura piacevole, un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=976&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Vincenzo Birra</em></p>
<p style="text-align:right;"><img class="alignleft" title="54" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788806193195" alt="" width="164" height="254" /></p>
<h5 style="text-align:right;">Wu Ming, 54, Enaudi, € 13, 50</h5>
<p>Attenzione: questa non è una recensione. Non c&#8217;è nessuna anticipazione sulla trama con relativa sospensione aromatizzata che fa venire l&#8217;appetito. Non voglio preparare un&#8217;esca ma dire semplicemente cosa penso di questo libro.<br />
Le storie raccontate e che si raccontano scorrono veloci verso la fine; una lettura piacevole, un libro che si fa leggere e che prende il lettore.</p>
<p>Ma le storie raccontate (che corrono come strade) disegnano (spesso) degli incroci, dei nodi improbabili e scontati allo stesso tempo. Insomma, queste strade corrono verso un orizzonte di cui si indovina facilmente la fine. I momenti che ho preferito sono quelli i cui fa da protagonista la pazzia o delle esistenze difficili, vuote; Ferruccio e la sorella (Angela) e tutte le figure che emergono dall&#8217;infanzia di Grant. Sono momenti veri, la vita spolpata mostra il suo scheletro ed è lontana dalle allucinazioni del reale e scintillii Hollywoodiani, lontana da finali-scontati-a-sorpresa e obesi di speranza.<span id="more-976"></span><br />
Momenti in cui si sente un grigiore come una pietra sospesa in cielo che aspetta il momento giusto per precipitare (pioggia) e schiacciare queste esistenza vuote riempite (poi) dal pianto e dal rimorso</p>
<p>Perché: <em>E&#8217; questo il modo in cui il mondo finisce / Non già con uno schianto ma con un piagnisteo</em></p>
<p>Di questi lampi di realtà mi piace anche la lingua; una scrittura &#8220;rotta&#8221;, spezzata &#8211; radicali liberi che si attaccano al flusso della lettura (mentale) creando noduli (pensieri) e la testa si alza dalle pagine rigate.</p>
<p><strong>Apologia della memoria. </strong></p>
<p>Ricordo un giorno, un anno fa all&#8217;incirca; ero seduto con degli amici nella chiesetta sconsacrata in largo San Giovanni Maggiore, dove è ubicato il palazzo Giusso che ospita  la sede dell&#8217;Università degli Studi di Napoli &#8220;L&#8217;Orientale&#8221;.  Seduti di fronte a noi parlavano i Wu Ming (non al completo), parlavano di Manituana, parlavano degli indiani e del loro sterminio e di come quell&#8217;atto abominevole (forse uno dei più grandi scheletri nell&#8217;armadio della storia dell&#8217;uomo) sia rimasto in filigrana; se si ascolta bene si possono sentire d&#8217;ovunque le urla rabbiose di quelle vittime. Ricordo un esempio di Luca Di Meo, un film degli 80&#8242;, Poltergeist: da una televisione vengono fuori fantasmi che distruggono la vita degli abitanti di una casa che alla fine si scopre costruita su un cimitero indiano. Le grida rabbiose resistono e vengono fuori anche dall&#8217;oggetto &#8220;simbolo&#8221; di tutto quello che c&#8217;è di negativo nella sociètà contemporanea.</p>
<p>Anche in 54 c&#8217;è una tv, McGuffin, che cerca di imporsi: quanto gli piacerebbe trasmettere le immagini dei nuovi idoli e programmi in cui si esaudiscono i desideri degli italiani! Ma non ci riesce, non riesce ad imporsi in un Italia (una Bologna in particolare) in cui è ancora troppo forte il legame con la memoria, il ricordo di persone che hanno combattuto per una giusta causa. Ma forse è solo un romanzo o forse era solo il 1954, oggi tutto è pressoché dimenticato: niente scheletri negli armadi degli italiani.</p>
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			<media:title type="html">V. Birra</media:title>
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		<title>Borges: L&#8217;Aleph</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 19:34:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Jorge Luis Borges]]></category>
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		<description><![CDATA[di carlo brio
Pochi giorni dopo questo Natale, prima di capodanno, in una casa fredda, grande, coperto di lana, in una cucina con la stufa a legna accesa, le noci sul tavolo, bicchieri e una bottiglia di vino, un&#8217;affettatrice e divani disfatti, un cane, pazzo, che fuori sbranava la sua copertina, dopo una pizza ad una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=389&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di <a href="http://linutile.wordpress.com/author/cibbi/" target="_blank">carlo brio</a></em></p>
<p><img class="alignleft" src="http://img521.imageshack.us/img521/1489/borgesaleph200ko2.jpg" alt="" width="177" height="293" />Pochi giorni dopo questo Natale, prima di capodanno, in una casa fredda, grande, coperto di lana, in una cucina con la stufa a legna accesa, le noci sul tavolo, bicchieri e una bottiglia di vino, un&#8217;affettatrice e divani disfatti, un cane, pazzo, che fuori sbranava la sua copertina, dopo una pizza ad una sagra vicino al mare e la (in)consistenza della sabbia sotto le scarpe grosse, seduto a un tavolo, il neon acceso e la compagnia sincera di due amici di fianco, ho letto buona parte del secondo meridiano dedicato a Borges, moltissime poesie (poiché la più parte di questo volume contiene raccolte poetiche) e qualche prologo, mezzo saggio dantesco e qualche smozzico: lessi Borges e le sue ombre, accosciato presso Melancolia.</p>
<p>Di lì non ho più pensato a Borges, né ho voluto leggerlo. Ogni tanto sono andato in cerca dell&#8217;altro meridiano, in versione economica, a quanto pare introvabile.</p>
<p>Qualche giorno fa, in un&#8217;altra casa, le noci sul tavolo, bicchieri di vino, tv e ventilatore accesi, tra uno spaghetto e una vecchia mozzarella impanata e strafitta, uno dei due amici di quella notte dicembrina &#8211; c&#8217;era anche l&#8217;altro amico, la casa, come la prima, era la sua &#8211; tira fuori dal suo zaino portaEliot <a href="http://www.ibs.it/code/9788807803345/borges-jorge-l/aleph.html" target="_blank">L&#8217;Aleph</a> e Manuale di zoologia fantastica. Ne avevamo parlato qualche giorno prima a telefono, la sua voce bassa, sicura, che squarcia prospettive, gli avevo chiesto di portarmeli, i Borges, li avrei letti dopo Adorno e le sue Meditazioni della vita offesa, di cui ero a un terzo, di cui vorrei, o avrei voluto, rendere conto (a chi?), ma quella sera stessa di pochi giorni fa di quest&#8217;estate torrida e gravosa (gravida?) (di cosa?) ho aperto il primo Borges, Feltrinelli editore, 6,00 euro, e ho preso a leggere L&#8217;immortale, il racconto d&#8217;apertura che, confessa Borges nell&#8217;epilogo, è quello &#8220;più lavorato&#8221; e, nelle conversazioni con chi aveva già letto il libro, il più citato. Eppure non il migliore. Gli altri sono migliori. L&#8217;ultimo racconto, che sembra in principio il peggiore, è il migliore (fino al poscritto, che è troppo borgesiano). Di mezzo il libro, che è una magia. Una di quelle cianfrusaglie incantate di cui Borges avrà letto mille volte in qualche pagina sperduta. Non è letteratura. I racconti sono belli, niente di più niente di meno, ma non sono essi ad avermi attratto. (Certo anch&#8217;essi: per pochi giorni sono stato in tutto il mondo e in ogni universo, questo li fa (più che) belli). Il libro non si esaurisce in se stesso, nelle parole che il bambino Borges temeva si mescolassero a libro chiuso, ma finisce lì proprio dove vorrebbe cominciare, ma non può. A lettura ultimata ho capito che a Borges non frega niente della letteratura. Tra l&#8217;altro, in due tre parentesi e qualche inciso è racchiuso uno dei binari (per dove?) veri del libro: chi è lo scrittore? Questa è la domanda che scatta, fulgida, solo grazie ad una parentesi, poi torna il racconto: buchi nella pellicola. Cosa ‘fa&#8217; lo scrittore? Manovra simboli: cos&#8217;è un simbolo? (Chi è simbolo? Di cosa?). Questo al libro ho fatto dire.</p>
<p><span id="more-389"></span>Inutile, però, buttare tutto nel cesso. Lo si può anche fare, certo, ma si perderebbe un iniziale gradino per proseguire lì dove la scrittura vorrebbe andare ma non può. Dunque riprendiamo questo libricino, che devo restituire al più presto ma che so che non mi mancherà (come potrebbe?), lo riprendo, ecco, ce l&#8217;ho davanti, sul tavolo ingombro di fogli sparsi, poesie smezzate, occhiali, chiavi, Kafka coi suoi quaderni, liriche occitaniche, ecco il libro di Borges, questo tesoro, la copertina policroma, il titolo in rosa fucsia, Borges in terra bruciata, sottile, non sgualcito come l&#8217;Adorno o le Lettere di Villari che ho distrutto a Francesca: ogni volta che ho provato a figurarmi il disegno ideale che contempli il libro, come prima e più facile immagine nella mente cadeva il labirinto di Crosso, ma l&#8217;immagine non è precisa, la so sbagliata, sfocata, poiché non v&#8217;è disordine né nulla sfugge alla mano che ha scritto, e non vi è alcun senso di oppressione, ma quello dell&#8217;apertura, il fremito del sangue che preodora il mare, quando si parte ma già si è in viaggio, è un Escher senza paranoia, il senso è stato una vertigine ariosa e confortante.</p>
<p>Esistono in circolazione libri delle domande e delle rispose, questo è, invece, per me, un libro di Domande.<img class="alignright" src="http://img521.imageshack.us/img521/7039/jorgeluisborgeshotelip0.jpg" alt="" width="220" height="291" /> In realtà sono poche, e tutto, ogni tratto, ruota intorno a cos&#8217;è io, Dio, mondo e lingua&#8230;<em>Poiché tutto è ombra</em>&#8230;Ma non vi è aridità pedantesca, né allegoria terra-terra (cioè: pesante). L&#8217;asciuttezza sta nella domanda, non nella risposta. Le risposte che tentano alcuni dei personaggi e dei narratori non mi hanno interessato, poiché il senso, lo so, non è lì, ma nel principio, nella domanda, dove si perde in partenza, come perde Borges nello scrivere l&#8217;ultimo racconto, L&#8217;Aleph. Nessuna aridità, dicevo, né pedanteria: anche la selva di riferimenti palesi e occulti non è erudizione fine a se stessa, è: aprire una pista, molte piste, tutte le piste, che ognuno fiuti la <em>propria</em> usta.</p>
<p>Borges non appiattisce, affabula. Racconta. Ero con lui seduto a un tavolo di legno massiccio: parlava. Ciò che è letto (ascoltato) può, <em>facilmente</em>, essere <em>riferito</em>, cioè <em>tramandato</em>, cioè <em>raccontato</em>.</p>
<p>Parlavo con Karlo Otto Marx su una scalinata a riparo dal sole, lo scorso anno. Mi raccontò una storia dall&#8217;Aleph, ne era rimasto entusiasta. Ne rimasi entusiasta. Impressionato. Otto è bravo, pensai. Non Borges. Di Borges nemmeno Borges se ne fotteva.</p>
<p>Il nome Borges passò a me, nel mese di gennaio 2008, in un pomeriggio. Studiavamo Leopardi, leggevamo, e qualcuno cominciava ad apprezzare, Ad Angelo Mai quando, in una pausa, Otto Marx mi chiamò Giorgio Luigi Borgese, il lettore babelico le cui giornate sono contraffatte, abusive, prolungate &#8211; lunghe. Borges fui io, così come lo sono stato con lo Zahir e l&#8217;Aleph tra le mani.</p>
<p>Egli è un maestro, come scrittore, come Maestro. Una delle vene del testo che l&#8217;occhio allucinato ha evidenziato nella lettura è stata: uno scrittore fa lo scrittore quando si chiede chi è lo scrittore. Dal testo questa domanda, come un monito nascosto, insorge frequente. Ho capito che non sono uno scrittore (ma per motivi che non sto, ora, ad elencare. La storia non è così semplice)</p>
<p><em>&#8230;di che simbolo sei?&#8230;Poiché tutto è ombra&#8230;pulvis et umbra<br />
</em></p>
<p>Verso l&#8217;una postmeridiana dell&#8217;8 luglio, vegliato dal sonno di Melancholia, ho terminato l&#8217;ultimo racconto del libro. Leggevo e dicevo: è il migliore. Leggevo e dicevo: è straordinario, bellissimo. Leggevo e dicevo: non so dire cosa stavo lì a provare: <em>lo so</em>, ma non lo <em>so</em> dire. Terminato il racconto ho avuto la conferma a ciò che nei giorni scorsi mi ero prefigurato: la letteratura è vanità, inettitudine, pomposità.</p>
<p>Terminato il libro, posso anche non riaverlo o rivederlo più. L&#8217;interrogazione, una volta di più, me la porto appresso, (come giogo?).</p>
<p>N.B.</p>
<p>Ho ripetuto molte volte il nome Borges: è un esorcismo.</p>
<p align="right"><em>9-7-8</em></p>
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		<title>Elias Portolu (1900), di Grazia Deledda</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/05/24/elias-portolu-1900-di-grazia-deledda/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2008/05/24/elias-portolu-1900-di-grazia-deledda/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 09:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>v3ltins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Valentina Fiori

[L'immagine è stata presa qui]
Elias Portolu viene pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia», dall&#8217;agosto al dicembre del 1900, esso è il primo dei romanzi che Grazia Deledda scrive a Roma e dimostra come la scrittrice fosse già pronta e matura in attesa del momento del grande passo; l&#8217;allontanamento dalla Sardegna, che le permise [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=273&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Valentina Fiori</em></p>
<p><img style="vertical-align:middle;" src="http://img155.imageshack.us/img155/574/eliasportoluaz7.jpg" alt="" width="302" height="302" /></p>
<pre><strong><em>[L'immagine è stata presa <a href="http://www.isresardegna.it/">qui</a>]</em></strong></pre>
<p>Elias Portolu viene pubblicato a puntate<span style="font-size:x-small;font-family:Verdana,Tahoma,Arial,sans-serif;color:#000000;"> sulla «Nuova Antologia», dall&#8217;agosto al dicembre del 1900</span>, esso è il primo dei romanzi che Grazia Deledda scrive a Roma e dimostra come la scrittrice fosse già pronta e matura in attesa del momento del grande passo; l&#8217;allontanamento dalla Sardegna, che le permise uno sguardo più distaccato verso la sua isola.<br />
Esso è anche il primo dei romanzi che si potrebbero definire maggiori, per la maggiore attenzione all&#8217;indagine psicologica dei personaggi, che prevale sull&#8217;interesse folcloristico.<br />
Nelle prime pagine del romanzo Elias è appena uscito dal carcere, dove era stato rinchiuso per un errore di gioventù, in seguito incontra Maddalena, la promessa sposa del fratello, per la quale nasce un amore che è il centro pulsante della narrazione. Questo sentimento appare colpevole sin da quando i protagonisti ne hanno coscienza, tale consapevolezza indurrà una inevitabile catena di conseguenze negative che si concluderanno con una morte.<span id="more-273"></span><br />
Gran parte del romanzo è centrato sulla figura di Elias, che sia per l&#8217;aspetto fisico, sia per il carattere appare molto diverso dal resto dei personaggi. Infatti è alto e pallido e tendente alla riflessione, mentre i fratelli sono tarchiati e scuri (e ci si potrebbe domandare se nella biblioteca della Deledda fosse presente &#8220;Il rosso e il nero&#8221; di Stendhal) . Il lettore assiste allo svolgersi degli avvenimenti che inesorabilmente portano verso il male, anche se il protagonista attraverso un grosso tormento interiore cercherà in ogni modo di arrestarli. Preso da un vortice di avvenimenti al quale non può o non sa sottrarsi.<br />
Protagonista (elemento ricorrente nella tematica deleddiana) insieme ai personaggi è l&#8217;ambiente naturale che appare grandioso, ma non prevaricatore, muovendosi spesso in assonanza con i personaggi. Un esempio su tutti la sconfinata <em>tanca</em> (parte della proprietà destinata al pascolo, solitamente quella più alta e meno fertile) che è specchio dell&#8217;altrettanto sconfinato animo umano.<br />
In questo romanzo come negli altri pur potendosi cogliere una qualche rassomiglianza con i russi Dostoevskij e Tolstòj, la Deledda sembra ignorare tuttavia ogni tradizione letteraria, ella ritrae un ambiente primitivo, un popolo diverso dall&#8217;umanità internazionale del romanzo europeo, ella ha un senso tutto interiore della vita, è in questo appunto che appare più vicina ai Russi che a un Verga o ad un Fogazzaro nell&#8217;eterna lotta tra il bene e il male.<br />
Il dialogo di stampo sardo: con il verbo alla fine, e ha la semplicità di un mondo isolato e lontano che ben rappresenta questa eterna lotta.<br />
La scrittura infine riesce a mantenersi sempre limpida e pulita, evitando le facili banalità del romanzesco riuscendo ad evitare la caduta nello scandaloso.</p>
<p class="MsoBodyText">
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		<title>Die Welle (L’onda)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 07:56:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>collaboratori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Silvana Fiori 

Ho visto “Die Welle” (L’onda), un film di Dennis Gansel uscito in Germania il 13 marzo (remake del film per la Tv &#8220;the Wave&#8221; del 1981 diretto da Alexander Grasshoffe) basato sull&#8217;esperimento che nel 1967 un insegnante della Cubberley Highschool di Palo Alto in California aveva condotto con i suoi studenti per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=255&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal"><em><span>di Silvana Fiori </span></em></p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignright" style="float:right;" src="http://img368.imageshack.us/img368/9996/ondatadb0.jpg" alt="" width="245" height="348" /></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ho visto “Die Welle” (L’onda), un film di </span>Dennis Gansel<span> uscito in Germania il 13 marzo (remake del film per</span><span> la Tv &#8220;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0083316/" target="_blank">the Wave</a>&#8221; del 1981 diretto da </span>Alexander Grasshoff<span>e) basato sull&#8217;esperimento che nel 1967 un insegnante della Cubberley Highschool di Palo Alto in California aveva condotto con i suoi studenti per spiegare i meccanismi alla base di una società nazista: &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Third_Wave" target="_blank">The third Wave</a>&#8220;. Aveva deciso di mettere in atto nella sua classe un esperimento, creando un movimento immaginario di cui si era fatto leader indiscusso basato sulla disciplina, la forza e l&#8217;esclusione di chi non sottostava alle regole.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il film è però ambientato <span style="color:#000000;">in una scuola di una immaginaria città tedesca</span>. La scuola diventa il laboratorio per un esperimento in cui centinaia di studenti vengono trasformati in membri di un&#8217;ideale società nazista</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Reiner Wenger, un insegnante di Sport e Politica deve tenere un corso sull’autocrazia. Il tema dittatura annoia gli allievi che cominciano a lamentarsi “<strong><span style="font-weight:400;color:#222222;">&#8216;Uffa, ancora con</span></strong></span><strong><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;color:#222222;"> </span></strong><span>la dittatura! Basta!”. <span style="color:#222222;">Ciò non dipende da una loro mancanza di interesse, ma piuttosto dal fatto che i ragazzi credono di sapere tutto del nazismo.</span></span><span id="more-255"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Essi sono dell’opinione che una dittatura non sia più possibile in Germania. Al professore viene allora l’idea di fare un esperimento pedagogico.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Gli studenti non gli devono più parlare con il tu, ma devono rivolgersi a lui con il lei, chiamandolo Herr Wenger e devono alzarsi in piedi quando vogliono dire qualcosa. Subito <span style="color:#000000;">si annunciano</span> disciplina, concentrazione, unione, accompagnati da <span style="color:#000000;">massime come ” </span><strong><span style="font-weight:400;color:#222222;">La disciplina rende forti&#8221; e &#8220;La comunità rende forti&#8221;</span></strong><strong><span style="color:#222222;">.<br />
</span></strong><span style="color:#000000;">Una sorta di ‘uniforme’, jeans e camicia bianca sottolineano il sentimento di appartenenza. Chi non partecipa viene emarginato. Il nuovo movimento viene chiamato ‘L’ondata’. Subito c’è il &#8217;saluto onda’, i ‘logos onda’ in tutta la città, una propria Homepage, un blog e feste per i membri, quelli che la pensano in un altro modo vengono tagliati fuori. </span></span>
</p>
<p class="MsoNormal"><span style="color:#000000;">Ma quando uno studente si offre come guardia del corpo di Rainer e il torneo di pallanuoto degenera in una rissa Il professore capisce che l’esperimento è finito fuori controllo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color:#000000;">Solo: chi riuscirà ora a fermare ‘l’ondata”? A interrompere l’esperimento?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color:#000000;">Il film funziona, malgrado le figure stereotipate. Il malvisto outsider</span><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;color:#000000;"> </span><span style="color:#000000;">che si distacca e<span> </span>diventa quasi un folle omicida, il simpatico sportivo che viene da una famiglia sfasciata e cerca ardentemente il calore dell’ambiente familiare della sua ragazza e dei suoi comprensivi genitori, la ragazza intelligente di buona famiglia che sicura di sé rifiuta il trend. I protagonisti sono ragazzi non appariscenti, discreti che non hanno niente a che fare con il neonazìsmo né con i picchiatori di destra, ciononostante vengono risucchiati in questo vortice. Chi prima nella classe non era nessuno, ora fa il gradasso, il solido Ordnung dopo poco tempo segue altre regole, in alto ci sta chi partecipa al movimento, sotto chi non partecipa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color:#000000;">Il dilemma “come funzionerebbe oggigiorno la seduzione di un leader” viene risolta dal regista con bravura. Molto precisamente pone l’accento verso l’individualizzazione che lascia il singolo sempre più solo, con l’inclinazione verso il gruppo, con il desiderio di conformità<span> </span>e mostra le possibilità</span><span style="color:#0000ff;"> </span><span style="color:#000000;">di abusi e la manipolazione di questi nostri istinti. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color:#000000;">Conclusione: attenzione all’obbedienza estrema all’autorità! Chi ha la certezza di essere immune da una tale emozione, in questo film gli viene tolta, viene privato di tale certezza.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color:#000000;">Spero che questo film arrivi anche in Italia.</span></p>
<p class="MsoNormal">
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<p class="MsoNormal">
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		<title>CANNE AL VENTO (1913) di Grazia Deledda</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/03/30/canne-al-vento-1913-di-grazia-deledda/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 08:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>v3ltins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Valentina Fiori

Questo romanzo è quello più tradotto e letto della Deledda e contribuì in modo significativo a guadagnarle quella stima che nel 1926 le procurò il Premio Nobel per la letteratura.
 Canne al vento è la storia delle sorelle Pintor, Esther, Ruth e Noemi che vivono sole con il loro devoto servo Efix. Di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=201&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Valentina Fiori</em></p>
<p><img src="http://img412.imageshack.us/img412/1619/cannealventofn3.jpg" border="0" alt="" width="447" height="301" align="middle" /></p>
<p>Questo romanzo è quello più tradotto e letto della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grazia_Deledda" target="_blank">Deledda</a> e contribuì in modo significativo a guadagnarle quella stima che nel 1926 le procurò il Premio Nobel per la letteratura.<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Canne_al_vento" target="_blank"> Canne al vento</a> è la storia delle sorelle Pintor, Esther, Ruth e Noemi che vivono sole con il loro devoto servo Efix. Di nobiltà antica e ormai decaduta, le tre sorelle godono del suo servizio da vent’anni, da quando cioè è morto il padre, Don Zame, che più di vent’anni prima si scoprirà essere stato ucciso accidentalmente dal servo per proteggere la fuga di Lia, la più piccola delle sorelle Pintor. Così per vent’anni nella casa Pintor non accade nulla. Efix è la prova della nobiltà passata delle sue padrone ed egli sente il dovere di proteggerle, e di preservare la morale e in questo modo è come se volesse espiare l’uccisione di Don Zame.<br />
L’equilibrio viene rotto dall’arrivo di Giacinto, il figlio di Lia, il bel giovane gira spavaldo per il paese, esibendo una sicurezza che gli deriva dall’ingenuità. In tutto ciò emerge una passione segreta e forte; l’amore di Noemi per il nipote, si tratta di un sentimento che neppure lei è in grado di riconoscere, che riaffiorerà piano piano nelle pagine del romanzo. Giacinto a sua volta si innamorerà di una ragazza povera che poi sposerà e la zia sposerà un ricco parente salvando la famiglia dal tracollo economico.<br />
Il dramma umano dei personaggi ruota intorno alla figura del servo Efix resa particolarmente vivida dalla penna dell’autrice. Efix epicamente vive una vita da santo, alla ricerca dell’espiazione suprema. Come un eroe omerico, come un dannato di Dostoevskij, come i poveri predestinati di Garcìa Marquez, Efix è un’immagine della sofferenza, sempre uguale e sempre immobile nel tempo.<br />
Canne al vento si trova al centro dell’opera della Deledda e può essere considerato un grande contenitore di tutti gli elementi deleddiani:<br />
- La Sardegna, come terra che da vita dura e lavoro e la Sardegna incontaminata e arcaica.<br />
- L’amore, un amore dai connotati travolgenti che essendo chiuso nell’immobile società contadina, è esposto al peccato, all’incesto, e da una parte è eros vivo e fiammeggiante con tutte le conseguenze immaginabili e dall’altro è un eros negato che si trasforma in odio trascinandosi in vendette lunghe una vita.<br />
- la ricerca della pace ineriore, della dignità morale, della espiazione del peccato; questo senz’altro predominante nei confronti degli altri.</p>
<p>[Chi volesse leggere una trattazione più generale dell'opera deleddiana può farlo <a href="http://linutile.wordpress.com/2008/03/04/grazia-deledda-puo-un-nobel-venir-dimenticato" target="_blank">qui</a>]</p>
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		<title>Amos Oz: Contro il fanatismo</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/03/18/amos-oz-contro-il-fanatismo/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 18:19:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Diana D&#8217;Ambrosio 
&#8220;la coerenza è l&#8217;estremo rifugio
degli uomini privi di fantasia &#8220;
(O.Wilde)
L&#8217;estrema coerenza e il fanatismo sono strettamente legati per il fatto che uno alimenta l&#8217;altro. Molto spesso, soprattutto negli anni dell&#8217;adolescenza, ci è stato detto della necessità  di cambiare prospettiva, di imparare a non vedere solo in bianco e nero e di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=184&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div align="left"><i>di Diana D&#8217;Ambrosio </i></div>
<div align="right">&#8220;la coerenza è l&#8217;estremo rifugio<br />
degli uomini privi di fantasia &#8220;<br />
(O.Wilde)</div>
<p><img src="http://img299.imageshack.us/img299/5404/amosozsy2.jpg" align="left" border="0" height="191" width="125" />L&#8217;estrema coerenza e il fanatismo sono strettamente legati per il fatto che uno alimenta l&#8217;altro. Molto spesso, soprattutto negli anni dell&#8217;adolescenza, ci è stato detto della necessità  di cambiare prospettiva, di imparare a non vedere solo in bianco e nero e di considerare le sfumature, ci hanno insegnato che la virtù sta nel mezzo: e forse, per quanto difficile da praticare, essa è una delle soluzioni del fanatismo.<br />
<b>Contro il fanatismo</b> (<i>Feltrinelli, 2004, 78 p., 	4,50 €, trad. Loewenthal E</i>.) è una raccolta di tre lezioni tenute all&#8217;Università di Tubinga nel gennaio 2002. Lo spunto è stato dato dall&#8217;attacco alle Torri Gemelle.<span id="more-184"></span></p>
<p>La prima lezione  <b><i>Passioni Oscure</i></b> comincia così: &#8220;Un conto è dar la caccia a un manipolo di fanatici sui monti dell&#8217;Afghanistan o per i meandri di Gaza e Baghdad. Tutt&#8217;altra cosa è invece arginare, guarire dal fanatismo&#8221;. L&#8217;incipit indica chiaro e forte che il fantismo è una <i>malattia</i> che non colpisce solo i seguaci di Allah che  si fanno esplodere perchè vogliono redimere l&#8217;Occidente  peccatore. Il concetto di fanatismo non si può ridurre  a questo.</p>
<p>La malattia è virale e, in quanto tale,    è insito in ognuno di noi il rischio di contrarla. Non a caso, nella seconda lezione, Oz esemplifica con chiarezza fulminante che cosa è il fanatismo: &#8220;Conosco bene quei non fumatori capaci di bruciarti vivo se osi solo soltanto accendere una sigaretta vicino a loro! Conosco quei vegetariani capaci di mangiarti vivo per avere ordinato una bistecca! &#8220;</p>
<p>Il fanatismo  si manifesta in modo evidente in  coloro che, facendo appello alla loro coerenza (che bisognerebbe poi interrogare quanto intelligente), ritengono che tutto ciò che per loro è sbagliato  sia male e pertanto debba essere combattuto. Questo non significa che non bisogna lottare per le nostre idee e per i nostri valori, tutt&#8217;altro, ma bisogna capire che in mezzo a due poli opposti c&#8217;è tanto, che non esistono solo le <i>nostre</i> convenzioni, ma esistono<i> tante</i> sfumature, e  <i>tante</i> idee che non dobbiamo ritenere sbagliate perché non <i>uguali</i> alle nostre.</p>
<p>Non esiste il concetto di sbagliato, come non esiste il concetto di giusto, ma esiste il concetto di<i> scelta</i>.</p>
<p>Noi  scegliamo ogni momento della nostra vita, ogni volta che abbiamo un confronto, ogni volta che ci affacciamo sulla soglia del mondo, ma queste scelte non posso essere dettate dalla nostra estrema coerenza, le scelte devono essere dettate dal compromesso.<br />
Le scelte dettate dal compromesso ci permettono di andare incontro alle idee e ai valori degli altri, senza che questo significhi   tradire i propri valori.<br />
Amos Oz, quando parla di compromesso, parla di vita, è uno scrittore israeliano, è un uomo che ha sempre vissuto in quell&#8217;angolo di mondo che, secondo le nostre convinzion,i è il luogo dove il fanatismo è stato generato: anche lo scrittore da bambino, ci confessa, era un fanatico, ma è guarito da questa malattia grazie al confronto, grazie al dialogo, grazie al compromesso. Ovviamente l&#8217;autore riconduce queste idee di carattere universale al suo passato e al suo presente più vicino, quindi alla Gerusalemme di quando lui era bambino, che era occupata a combattere contro gli invasori, a quegli ebrei impegnati a trovare una soluzione per &#8220;sterminare&#8221; tutti gli arabi e, ovviamente, all&#8217;attuale conflitto Israelo-Palestinese.a cui è dedicato l&#8217;ultimo capitolo.</p>
<p>In uno dei passi più famosi del libro dice: &#8220;dove c&#8217;è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte.&#8221;<br />
Sfuggire alla morte, secondo Amos Oz, si può e le strade sono l&#8217;umorismo, ovvero la capacità di ridere di noi stessi, e il relativismo, ovvero &#8221; la capacità di vederci come gli altri ci vedono&#8221;.</p>
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		<title>Pedro Salinas: La voce a te dovuta</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 00:21:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Diana D&#8217;ambrosio
&#8220;Che sublime puerilità è l&#8217;amore&#8221;
Alexandre Dumas

Ognuno di noi ha bisogno di innamorarsi, ma l&#8217;amore che cerchiamo è quello che fa star svegli la notte, che fa sognare ad occhi aperti, che completa, che non giudica, ma scopre.
È quel tipo di amore che rende consapevoli del fatto che non si è più soli al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=121&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="left"><i>di Diana D&#8217;ambrosio</i></p>
<div align="right">&#8220;Che sublime puerilità è l&#8217;amore&#8221;</div>
<div align="right">Alexandre Dumas</div>
<p><img src="http://img297.imageshack.us/img297/1856/1826231dq6.jpg" align="left" border="0" height="133" width="150" /></p>
<p>Ognuno di noi ha bisogno di innamorarsi, ma l&#8217;amore che cerchiamo è quello che fa star svegli la notte, che fa sognare ad occhi aperti, che completa, che non giudica, ma scopre.</p>
<p>È quel tipo di amore che rende consapevoli del fatto che non si è più soli al mondo, che arricchisce due anime: le completa.</p>
<p>È quel tipo di amore che fa scrivere poesie.</p>
<p>Viviamo in un mondo che si definisce cinico e privo d&#8217;amore, e proprio in esso, in quest&#8217;epoca dominata da falsi e insignificanti miti, Pedro Salinas scrive <i>La voce a te dovuta,</i> un poema composto da 70 liriche  che descrivono tutta la bellezza e la grandiosità dell&#8217;amore.<span id="more-121"></span></p>
<p>È stato definito il poema della maturità di Salinas: l&#8217;amore, unico ed indiscusso protagonista, è analizzato in ogni sua forma, in ogni sua sfaccettatura, viene presentata la sua inspiegabile unicità e purezza. Va conquistato giorno dopo giorno e, una volta conquistato, nostro malgrado ci sfugge e noi, eterni e inguaribili innamorati, come bambini cocciuti non possiamo far altro che ripartire di nuovo alla ricerca.</p>
<p>L&#8217;amore riacquista la sua purezza e la sua nobiltà, diventa un&#8217;esperienza totalizzante, ciò che ci distingue e che dà senso alla vita.</p>
<p>Il poeta ama, e l&#8217;uomo amando diventa un poeta che dà voce al più grandioso ed inspiegabile dei sentimenti. Il suo cantare è un dovere morale, per il poeta-amante è indispensabile cantare ogni fase ed ogni conquista dell&#8217;amore.</p>
<p>Nella lirica III il poeta  spiega come l&#8217;innamorato sia continuamente alla ricerca della donna amata e che la ricerca non è né al di fuori di sé né all&#8217;interno. Gli occhi dell&#8217;amore ci spingono a cercare il nostro oggetto del desiderio al di là delle consuetudini, delle convezioni, al di là di noi stessi.</p>
<p>L&#8217;amore ci spinge ad andare oltre noi stessi per prenderne solo la parte più pura, inutile, che non è assoggettata alla pratica del fine e del mezzo, ma che vive nella sua pienezza e nella sua totalità.</p>
<p>La lirica più rappresentativa e famosa del poema recita così:</p>
<div align="center">
<address>Sì, al di là della gente</address>
<address>ti cerco.</address>
<address>Non nel tuo nome, se lo dicono,</address>
<address>non nella tua immagine, se la dipingono.</address>
<address>Al di là, più in là, più oltre.</address>
<address>Al di là di te ti cerco</address>
<address>Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,</address>
<address>nella tua anima nemmeno.</address>
<address>Di là, più oltre.</address>
<address>Al di là, ancora, più oltre</address>
<address>di me ti cerco. Non sei</address>
<address>ciò che io sento di te.</address>
<address>Non sei</address>
<address>ciò che mi sta palpitando</address>
<address>con sangue mio nelle vene,</address>
<address>e non è me.</address>
<address>Al di là, più oltre ti cerco.</address>
<address>E per trovarti, cessare</address>
<address>di vivere in te, e in me,</address>
<address>e negli altri.</address>
<address>Vivere ormai di là da tutto,</address>
<address>sull&#8217;altra sponda di tutto</address>
<address>- per trovarti -</address>
<address>come fosse morire.</address>
</div>
<p>Ne <i>La voce a te dovuta </i>l&#8217;amore si rinnova attraverso il linguaggio e i motivi usati dal poeta, ritrovandosi nel suo abbagliante, semplice e puerile splendore.</p>
<p>L&#8217;amore non è dominato dalla realtà sterile, al contrario crea una illuminante realtà verso la quale non si può far altro che tacere. Il tacito sguardo del poeta, riuscendo a vedere oltre il mondo delle illusioni, ammira e contempla il mondo che Amore ha per lui creato e ne canta la sua pienezza, la sua bellezza.</p>
<p>Salinas è il poeta dell&#8217;inconoscibile, dell&#8217;inafferrabile, dell&#8217;ineffabile, della vita che amando si illumina di purezza, di semplicità, di stupore e si realizza pienamente.</p>
<p>Il poeta, nuovo Adamo, scopre la bellezza in una vita da sempre affaticata dal desiderio e oppressa dal mito di un uomo che si è perso nel labirinto dei suoi sogni e aspetta il suo redentore.</p>
<p>L&#8217;unica redenzione possibile è amare.</p>
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		<title>Grazia Deledda, può un Nobel venir dimenticato?</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 10:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>v3ltins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Valentina Fiori

Grazia Deledda, la grande scrittrice sarda, appare scomparsa dalla maggior parte delle antologie scolastiche e dimenticata da buona parte della critica, eppure si dovrebbe essere orgogliosi di lei, in quanto è stata la prima ed attualmente unica scrittrice italiana ad essere stata insignita del prestigioso premio Nobel per la letteratura.
Grazia Deledda nasce a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=140&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div><em>di Valentina Fiori</em></div>
<div><img src="http://img356.imageshack.us/img356/723/universourloag2.jpg" border="0" alt="" width="141" height="192" /></div>
<p>Grazia Deledda, la grande scrittrice sarda, appare scomparsa dalla maggior parte delle antologie scolastiche e dimenticata da buona parte della critica, eppure si dovrebbe essere orgogliosi di lei, in quanto è stata la prima ed attualmente unica scrittrice italiana ad essere stata insignita del prestigioso premio Nobel per la letteratura.<br />
Grazia Deledda nasce a Nuoro nel 1871, in una famiglia benestante, è la quarta di sei figli; intrappolata nella minorità sociale in cui era relegata la donna in quegli anni e in quell’ambiente, suo malgrado segue pochi studi regolari, fino alla quarta elementare.<br />
La sua adolescenza è contraddistinta da gravi problemi familiari e fu forse in seguito a queste difficoltà che si accentuò nella Deledda il carattere sognante che la fece rifugiare nella lettura. Ci fu in lei un ripiegamento interiore che le facilitò lo svilupparsi di una fantastica, sognante e protratta adolescenza, piena di vagheggiamenti romantici.<span id="more-140"></span><br />
L’elemento della formazione culturale della Deledda ha una particolare importanza, perché molta della sua scrittura più matura è percorsa dalle suggestioni più varie, dalle influenze tematiche ed espressive più ortodosse proprio perché frutto di quelle letture disordinate, occasionali ed onnivore di cui si nutrì la scrittrice da ragazza: la Bibbia, i grandi narratori russi come Dostoevskj, Tolstoj e i grandi narratori  francesi: Zola, Flaubert e Maupassant. Lesse poi Fogazzaro, soprattutto “Malombra”. Fu poi lettrice di Carducci e soprattutto di D’Annunzio, considerato da lei un vero modello culturale.<br />
Cominciano gli anni dell’apprendistato in cui sperimenta varie scritture come novelle e poesie, poi si occupa anche di etnologia: collaborando alla “Rivista di Tradizioni Popolari Italiane”, in particolare scrive 11 puntate delle “Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna”, questa profonda conoscenza per la sua terra e per il suo popolo, apparirà poi in tutti suoi romanzi maggiori.<br />
La sua grande passione per la vocazione letteraria, su cui pesava il diffuso pregiudizio che “una donna scrittrice non può essere onesta”, riesce finalmente a concretizzarsi ufficialmente con la pubblicazione del racconto ”Sangue Sardo” sulla rivista romana “Ultima moda” (1886), da questo momento in poi, anche in seguito a una recensione favorevole di Capuana, con tenacia continuerà la sua produzione riuscendo a pubblicare varie novelle su diverse riviste letterarie. Anche se non mancarono le stroncature, in particolare con dolore apprese che i suoi conterranei l’accusavano di aver calunniato la Sardegna, descrivendone gli usi primitivi e quasi selvaggi, questo “risentimento” della sua gente si andò stemperando con il tempo e la comprensione del valore che l’opera della Deledda ha per la Sardegna tutta.<br />
Un viaggio a Cagliari tra l’ottobre e il dicembre del 1899 segna la svolta della sua vita. A casa dell’amica presso quale era ospite, incontra un funzionario del Ministero delle Finanze in missione sull’isola; Palmiro Madesani, romano. La Deledda capisce di essere davanti all’uomo della sua vita e l’11 gennaio lo sposa, nel mese di aprile gli sposi si trasferiscono a Roma.<br />
Si realizza in questo modo il suo sogno di evadere dalla provincia sarda, raggiungendo ben presto una precisa coscienza di sé.<br />
Sono questi gli anni della vita familiare, con i figli Sardus e Franz, e del lavoro regolare e quotidiano.<br />
I suoi scritti: novelle e romanzi vengono conosciuti da un numero crescente di lettori.<br />
Da allora in avanti pubblicherà in maniera sistematica novelle e romanzi, e saranno proprio quei romanzi, a condurla al premio Nobel nel 1926.<br />
Nel 1900 pubblica il primo romanzo composto a Roma, ambientato in Sardegna: <a href="http://linutile.wordpress.com/2008/05/24/elias-portolu-1900-di-grazia-deledda/" target="_blank"><strong>“Elias Portolu”</strong></a>, considerato un capolavoro a cui seguiranno con scadenza quasi annuale gli altri romanzi sempre ambientati nella sua isola:<br />
<strong>“Cenere”                           (1904),</strong><br />
<strong>“L’edera”                          (1906),<br />
<a href="http://linutile.wordpress.com/2008/03/30/canne-al-vento-1913-di-grazia-deledda/">“Canne al vento”               (1913)</a>,<br />
“<a href="http://linutile.wordpress.com/2009/01/06/marianna-sirca…grazia-deleddamarianna-sirca-1915-di-grazia-deledda/" target="_self">Marianna Sirca”              (1915)</a>,<br />
“L’incendio dell’uliveto”  (1917),<br />
“La madre”                        (1919)</strong><br />
Accanto a questi, considerati i romanzi maggiori e che sembrano far parte di un unico progetto letterario, c’è una vastissima produzione di novelle e di altri romanzi. Nei trent’anni trascorsi a Roma, la Deledda condusse una vita ritirata e semplice col marito e i due figli, suoi devoti collaboratori; non teneva conferenze, non partecipava quasi mai a ricevimenti o feste mondane e le rare volte che era costretta ad apparire in pubblico conservava sempre un atteggiamento modesto e dimesso.<br />
Grazia Deledda colpita fatalmente dallo stesso male di cui parla in uno dei suoi ultimi romanzi “La chiesa della solitudine” morì per un cancro al seno a Roma il 15 agosto del 1936, lasciando alla pubblicazione postuma “Cosima”, il suo romanzo più evidentemente autobiografico.<br />
Il contenuto e la ricerca della sua opera sono rivolti sempre verso la realtà del costume contemporaneo;<img src="http://img47.imageshack.us/img47/3435/universourloej4.jpg" border="0" alt="" width="228" height="424" align="right" /> dove  per il particolare periodo l’istituzione della famiglia, che per millenni aveva retto le regole etiche della società, entra in crisi. La scrittrice si sofferma soprattutto sulle lacerazioni interiori, di cui l’individuo diviene vittima, fenomeno che acquista nell’ambiente sardo maggior vigore, poichè la legge morale degli avi è fortemente inscritta nelle coscienze e assume il ruolo di un tabù religioso.<br />
I personaggi di Grazia Deledda appaiono pervasi dall’orrore che il violare le leggi provoca, ma nello stesso tempo non sono in grado, né vogliono resistere all’impulso dell’agire. La scrittrice non dà nessun giudizio morale sui personaggi, ma vive con loro il tormento e lo affronta, Lasciando sempre al destino l’ultimo gesto e parola.<br />
Grazia Deledda mette spesso in luce un urto tra il vecchio e il nuovo, lo stimolo a trasgredire le regole deriva da un cambiamento che può essere sociale, morale o derivante da un esperienza che porta il protagonista a vedere con occhi diversi il mondo. La forza drammatica della narrativa deleddiana nasce dagli episodi in cui la crisi delle coscienze esplode, portando alla luce l’unico principio etico positivo: il sacrificio di sé.<br />
Negli anni dell’apprendistato  sperimenta varie scritture, alcune vicine al romanzo d’appendice, ma una volta a Roma, dopo essersi lasciata alle spalle la Sardegna, la sua arte si manifesta pronta e matura: i suoi romanzi appaiono perfetti nella loro scrittura così pulita e lineare, dove solo in alcuni punti vi sono delle concessioni al dialetto sardo, come il verbo alla fine della frase.<br />
Nei trent’anni trascorsi a Roma, la Deledda continuò sempre ad attingere dalla Sardegna, e l’essersi allontanata dalla sua isola fece si che tutto le apparisse più nitido. L’isola diventa così un territorio mitico e senza tempo dove si svolgono le grandi tragedie umane.<br />
Grazia Deledda fu insignita del premio Nobel per la letteratura nel 1926, il suo fu un premio che creò molto scalpore per diversi motivi; la sua formazione culturale, quasi esclusivamente autodidatta, la tematica, grandiosa e profonda della sua opera, il fatto che fosse una donna ( prima di lei il Nobel lo aveva avuto solo la scrittrice svedese Selma Lagerlòf)  e non ultimo l’atteggiamento della scrittrice schivo e riservato, estremamente distante dall’ambiente letterario italiano di quegli anni.<br />
E’ passato molto tempo da quel Nobel, ma la sua opera appare più che mai attuale, i suoi romanzi, che per la accurata regia dei drammi psicologici possono essere considerati tra i più grandi del patrimonio letterario italiano, vengono purtroppo sistematicamente dimenticati. Si tratta di un grave caso di ignoranza letteraria. In una libreria di una grande città, mi sono imbattuta in una commessa che mi ha detto: “Grazia Deledda? Non la conosco, chi è?”<br />
Spero che questo mio articolo possa far venire a te che leggi la curiosità di conoscere l’opera della scrittrice. Grazia Deledda con un istruzione “scolastica” quasi assente fu insignita del Nobel grazie soprattutto alla sua sconfinata passione per la lettura e per la sua forza di  volontà; <em>possa essere questo un monito per avvicinare tutti, giovani e meno giovani alla lettura,  porta di sapere e di libertà.</em></p>
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