Archivio per la categoria 'Recensioni'

Ti libero la fronte dai ghiaccioli

Di  Marco Aragno

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Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.

Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
freddoloso; e l’altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.

Sui Mottetti c’è poco da aggiungere. Possiamo senz’altro dire che la fortuna di questa sezione non è dovuta solo alla sintesi compiuta che essa ha saputo fare dei paradigmi ermetici – come quello del Deus Absconditus – ma anche e soprattutto alla forza di aggregare intorno ai suoi topoi la sostanza di una epoca. I venti Mottetti, che si configurano come una sorta di diario scritto in prossimità di una imminente catastrofe, registrano le turbolenze ‘ontiche’ da cui è stato attraversato il mondo a cavallo delle due guerre.

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MARIANNA SIRCA (1915) di Grazia Deledda

di Valentina Fiori

Questo romanzo si pone nel pieno della maturità artistica della Deledda, scritto in un momento di ripensamento della scrittrice. Esso è incentrato sulla figura femminile che da’ il titolo al romanzo, ma soprattutto può essere visto come un omaggio alla bellezza del paesaggio della Sardegna montana, delimitata da un centro abitato, Nuoro e la serra nuorese.

Una Sardegna dove la terra, la proprietà, è tutto, a causa del patrimonio da mantenere e da custodire la società si divide in padroni, servi e banditi. Queste categorie sociali sono classi ben divise, il transito da una parte all’altra è assai difficile se non impossibile. I padroni si assoggettano al proprio patrimonio (Marianna sacrifica la sua giovinezza ad esso) e al suo potere si piegano i servi. In posizione intermedia ci sono i banditi, spesso di provenienza servile, come Simone, il protagonista maschile, ed osano sognare uno status diverso, una libertà che i padroni pagano col denaro, mentre i banditi la pagano con il forzato esilio e la clandestinità. Continua a leggere ‘MARIANNA SIRCA (1915) di Grazia Deledda’

Wu Ming, 54

di Vincenzo Birra

Wu Ming, 54, Enaudi, € 13, 50

Attenzione: questa non è una recensione. Non c’è nessuna anticipazione sulla trama con relativa sospensione aromatizzata che fa venire l’appetito. Non voglio preparare un’esca ma dire semplicemente cosa penso di questo libro.
Le storie raccontate e che si raccontano scorrono veloci verso la fine; una lettura piacevole, un libro che si fa leggere e che prende il lettore.

Ma le storie raccontate (che corrono come strade) disegnano (spesso) degli incroci, dei nodi improbabili e scontati allo stesso tempo. Insomma, queste strade corrono verso un orizzonte di cui si indovina facilmente la fine. I momenti che ho preferito sono quelli i cui fa da protagonista la pazzia o delle esistenze difficili, vuote; Ferruccio e la sorella (Angela) e tutte le figure che emergono dall’infanzia di Grant. Sono momenti veri, la vita spolpata mostra il suo scheletro ed è lontana dalle allucinazioni del reale e scintillii Hollywoodiani, lontana da finali-scontati-a-sorpresa e obesi di speranza. Continua a leggere ‘Wu Ming, 54′

Borges: L’Aleph

di carlo brio

Pochi giorni dopo questo Natale, prima di capodanno, in una casa fredda, grande, coperto di lana, in una cucina con la stufa a legna accesa, le noci sul tavolo, bicchieri e una bottiglia di vino, un’affettatrice e divani disfatti, un cane, pazzo, che fuori sbranava la sua copertina, dopo una pizza ad una sagra vicino al mare e la (in)consistenza della sabbia sotto le scarpe grosse, seduto a un tavolo, il neon acceso e la compagnia sincera di due amici di fianco, ho letto buona parte del secondo meridiano dedicato a Borges, moltissime poesie (poiché la più parte di questo volume contiene raccolte poetiche) e qualche prologo, mezzo saggio dantesco e qualche smozzico: lessi Borges e le sue ombre, accosciato presso Melancolia.

Di lì non ho più pensato a Borges, né ho voluto leggerlo. Ogni tanto sono andato in cerca dell’altro meridiano, in versione economica, a quanto pare introvabile.

Qualche giorno fa, in un’altra casa, le noci sul tavolo, bicchieri di vino, tv e ventilatore accesi, tra uno spaghetto e una vecchia mozzarella impanata e strafitta, uno dei due amici di quella notte dicembrina – c’era anche l’altro amico, la casa, come la prima, era la sua – tira fuori dal suo zaino portaEliot L’Aleph e Manuale di zoologia fantastica. Ne avevamo parlato qualche giorno prima a telefono, la sua voce bassa, sicura, che squarcia prospettive, gli avevo chiesto di portarmeli, i Borges, li avrei letti dopo Adorno e le sue Meditazioni della vita offesa, di cui ero a un terzo, di cui vorrei, o avrei voluto, rendere conto (a chi?), ma quella sera stessa di pochi giorni fa di quest’estate torrida e gravosa (gravida?) (di cosa?) ho aperto il primo Borges, Feltrinelli editore, 6,00 euro, e ho preso a leggere L’immortale, il racconto d’apertura che, confessa Borges nell’epilogo, è quello “più lavorato” e, nelle conversazioni con chi aveva già letto il libro, il più citato. Eppure non il migliore. Gli altri sono migliori. L’ultimo racconto, che sembra in principio il peggiore, è il migliore (fino al poscritto, che è troppo borgesiano). Di mezzo il libro, che è una magia. Una di quelle cianfrusaglie incantate di cui Borges avrà letto mille volte in qualche pagina sperduta. Non è letteratura. I racconti sono belli, niente di più niente di meno, ma non sono essi ad avermi attratto. (Certo anch’essi: per pochi giorni sono stato in tutto il mondo e in ogni universo, questo li fa (più che) belli). Il libro non si esaurisce in se stesso, nelle parole che il bambino Borges temeva si mescolassero a libro chiuso, ma finisce lì proprio dove vorrebbe cominciare, ma non può. A lettura ultimata ho capito che a Borges non frega niente della letteratura. Tra l’altro, in due tre parentesi e qualche inciso è racchiuso uno dei binari (per dove?) veri del libro: chi è lo scrittore? Questa è la domanda che scatta, fulgida, solo grazie ad una parentesi, poi torna il racconto: buchi nella pellicola. Cosa ‘fa’ lo scrittore? Manovra simboli: cos’è un simbolo? (Chi è simbolo? Di cosa?). Questo al libro ho fatto dire.

Continua a leggere ‘Borges: L’Aleph’

Elias Portolu (1900), di Grazia Deledda

di Valentina Fiori

[L'immagine è stata presa qui]

Elias Portolu viene pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia», dall’agosto al dicembre del 1900, esso è il primo dei romanzi che Grazia Deledda scrive a Roma e dimostra come la scrittrice fosse già pronta e matura in attesa del momento del grande passo; l’allontanamento dalla Sardegna, che le permise uno sguardo più distaccato verso la sua isola.
Esso è anche il primo dei romanzi che si potrebbero definire maggiori, per la maggiore attenzione all’indagine psicologica dei personaggi, che prevale sull’interesse folcloristico.
Nelle prime pagine del romanzo Elias è appena uscito dal carcere, dove era stato rinchiuso per un errore di gioventù, in seguito incontra Maddalena, la promessa sposa del fratello, per la quale nasce un amore che è il centro pulsante della narrazione. Questo sentimento appare colpevole sin da quando i protagonisti ne hanno coscienza, tale consapevolezza indurrà una inevitabile catena di conseguenze negative che si concluderanno con una morte. Continua a leggere ‘Elias Portolu (1900), di Grazia Deledda’

Die Welle (L’onda)

di Silvana Fiori

Ho visto “Die Welle” (L’onda), un film di Dennis Gansel uscito in Germania il 13 marzo (remake del film per la Tv “the Wave” del 1981 diretto da Alexander Grasshoffe) basato sull’esperimento che nel 1967 un insegnante della Cubberley Highschool di Palo Alto in California aveva condotto con i suoi studenti per spiegare i meccanismi alla base di una società nazista: “The third Wave“. Aveva deciso di mettere in atto nella sua classe un esperimento, creando un movimento immaginario di cui si era fatto leader indiscusso basato sulla disciplina, la forza e l’esclusione di chi non sottostava alle regole.

Il film è però ambientato in una scuola di una immaginaria città tedesca. La scuola diventa il laboratorio per un esperimento in cui centinaia di studenti vengono trasformati in membri di un’ideale società nazista

Reiner Wenger, un insegnante di Sport e Politica deve tenere un corso sull’autocrazia. Il tema dittatura annoia gli allievi che cominciano a lamentarsi “‘Uffa, ancora con la dittatura! Basta!”. Ciò non dipende da una loro mancanza di interesse, ma piuttosto dal fatto che i ragazzi credono di sapere tutto del nazismo. Continua a leggere ‘Die Welle (L’onda)’

CANNE AL VENTO (1913) di Grazia Deledda

di Valentina Fiori

Questo romanzo è quello più tradotto e letto della Deledda e contribuì in modo significativo a guadagnarle quella stima che nel 1926 le procurò il Premio Nobel per la letteratura.
Canne al vento è la storia delle sorelle Pintor, Esther, Ruth e Noemi che vivono sole con il loro devoto servo Efix. Di nobiltà antica e ormai decaduta, le tre sorelle godono del suo servizio da vent’anni, da quando cioè è morto il padre, Don Zame, che più di vent’anni prima si scoprirà essere stato ucciso accidentalmente dal servo per proteggere la fuga di Lia, la più piccola delle sorelle Pintor. Così per vent’anni nella casa Pintor non accade nulla. Efix è la prova della nobiltà passata delle sue padrone ed egli sente il dovere di proteggerle, e di preservare la morale e in questo modo è come se volesse espiare l’uccisione di Don Zame.
L’equilibrio viene rotto dall’arrivo di Giacinto, il figlio di Lia, il bel giovane gira spavaldo per il paese, esibendo una sicurezza che gli deriva dall’ingenuità. In tutto ciò emerge una passione segreta e forte; l’amore di Noemi per il nipote, si tratta di un sentimento che neppure lei è in grado di riconoscere, che riaffiorerà piano piano nelle pagine del romanzo. Giacinto a sua volta si innamorerà di una ragazza povera che poi sposerà e la zia sposerà un ricco parente salvando la famiglia dal tracollo economico.
Il dramma umano dei personaggi ruota intorno alla figura del servo Efix resa particolarmente vivida dalla penna dell’autrice. Efix epicamente vive una vita da santo, alla ricerca dell’espiazione suprema. Come un eroe omerico, come un dannato di Dostoevskij, come i poveri predestinati di Garcìa Marquez, Efix è un’immagine della sofferenza, sempre uguale e sempre immobile nel tempo.
Canne al vento si trova al centro dell’opera della Deledda e può essere considerato un grande contenitore di tutti gli elementi deleddiani:
- La Sardegna, come terra che da vita dura e lavoro e la Sardegna incontaminata e arcaica.
- L’amore, un amore dai connotati travolgenti che essendo chiuso nell’immobile società contadina, è esposto al peccato, all’incesto, e da una parte è eros vivo e fiammeggiante con tutte le conseguenze immaginabili e dall’altro è un eros negato che si trasforma in odio trascinandosi in vendette lunghe una vita.
- la ricerca della pace ineriore, della dignità morale, della espiazione del peccato; questo senz’altro predominante nei confronti degli altri.

[Chi volesse leggere una trattazione più generale dell'opera deleddiana può farlo qui]

Amos Oz: Contro il fanatismo

di Diana D’Ambrosio
“la coerenza è l’estremo rifugio
degli uomini privi di fantasia “
(O.Wilde)

L’estrema coerenza e il fanatismo sono strettamente legati per il fatto che uno alimenta l’altro. Molto spesso, soprattutto negli anni dell’adolescenza, ci è stato detto della necessità di cambiare prospettiva, di imparare a non vedere solo in bianco e nero e di considerare le sfumature, ci hanno insegnato che la virtù sta nel mezzo: e forse, per quanto difficile da praticare, essa è una delle soluzioni del fanatismo.
Contro il fanatismo (Feltrinelli, 2004, 78 p., 4,50 €, trad. Loewenthal E.) è una raccolta di tre lezioni tenute all’Università di Tubinga nel gennaio 2002. Lo spunto è stato dato dall’attacco alle Torri Gemelle. Continua a leggere ‘Amos Oz: Contro il fanatismo’

Pedro Salinas: La voce a te dovuta

di Diana D’ambrosio

“Che sublime puerilità è l’amore”
Alexandre Dumas

Ognuno di noi ha bisogno di innamorarsi, ma l’amore che cerchiamo è quello che fa star svegli la notte, che fa sognare ad occhi aperti, che completa, che non giudica, ma scopre.

È quel tipo di amore che rende consapevoli del fatto che non si è più soli al mondo, che arricchisce due anime: le completa.

È quel tipo di amore che fa scrivere poesie.

Viviamo in un mondo che si definisce cinico e privo d’amore, e proprio in esso, in quest’epoca dominata da falsi e insignificanti miti, Pedro Salinas scrive La voce a te dovuta, un poema composto da 70 liriche che descrivono tutta la bellezza e la grandiosità dell’amore. Continua a leggere ‘Pedro Salinas: La voce a te dovuta’

Grazia Deledda, può un Nobel venir dimenticato?

di Valentina Fiori

Grazia Deledda, la grande scrittrice sarda, appare scomparsa dalla maggior parte delle antologie scolastiche e dimenticata da buona parte della critica, eppure si dovrebbe essere orgogliosi di lei, in quanto è stata la prima ed attualmente unica scrittrice italiana ad essere stata insignita del prestigioso premio Nobel per la letteratura.
Grazia Deledda nasce a Nuoro nel 1871, in una famiglia benestante, è la quarta di sei figli; intrappolata nella minorità sociale in cui era relegata la donna in quegli anni e in quell’ambiente, suo malgrado segue pochi studi regolari, fino alla quarta elementare.
La sua adolescenza è contraddistinta da gravi problemi familiari e fu forse in seguito a queste difficoltà che si accentuò nella Deledda il carattere sognante che la fece rifugiare nella lettura. Ci fu in lei un ripiegamento interiore che le facilitò lo svilupparsi di una fantastica, sognante e protratta adolescenza, piena di vagheggiamenti romantici. Continua a leggere ‘Grazia Deledda, può un Nobel venir dimenticato?’

Opinioni di un clown

di Diana D’Ambrosio
“Coloro ai quali non è stato annunciato nulla di Lui,
lo vedranno,
e coloro che non ne hanno udito parlare,
lo intenderanno”
(Rom XV, 21)

confessioni di un clowOgnuno porta una maschera.
Di questa maschera, però, non siamo consapevoli: la pensiamo in un modo, la calchiamo bene in viso, ma sotto ne indossiamo un’altra più subdola.
La vera mascherata non è il negare ciò che siamo, ma è il voler diventare ciò che vogliamo essere.

“Opinioni di un clown” è il libro più conosciuto e sicuramente il più discusso di Heinrich Böll. Il protagonista è Hans Schnier, che di professione fa il clown e che si presenta così: “ attore comico, non pago tasse per nessuna Chiesa, ho ventisette anni e uno dei miei numeri si chiama arrivo e partenza: una (quasi troppo) lunga pantomima in cui lo spettatore fino alla fine confonde arrivo e partenza”. È un uomo votato alla monogamia, fedele ad una sola donna e, una volta che questa viene a mancare, lui si ritrova a vivere come un monaco con la differenza che, lui, non è un monaco, che soffre di terribili mal di testa ed ha la capacità di sentire gli odori tramite il telefono. Continua a leggere ‘Opinioni di un clown’


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Niente è vero tutto è permesso

Un Aforisma

Se è assolutamente necessario che l’arte o il teatro servano a qualche cosa, dirò che dovrebbero servire ad insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente e che è indispensabile che ci siano.

Eugène Ionesco.

Un dialogo

-...non capisco, cosa vuoi dire? -Non curo dire altre parole che frammenti di un discorso amoroso. -Pensi questo basti? -Credimi, una sillaba di troppo farebbe esplodere il mondo, dirne una in meno lo disgregherebbe. -Il Mondo? -Certo, il mio Mondo. -Allora Buona Fortuna, ne avrai bisogno! -La Fortuna l'ho avuta scoprendo il mio desiderio, la lascio a te, mi basta il tuo sorriso, amico.

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