Archivio per la categoria 'Pietre'

Libri aperti a caso 3

Guido Ceronetti, La vita apparente, Adelphi, 1982, pgg. 223 e 227

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SUICIDI SPERATI INVANO

Trovo piuttosto soprendente, e per niente esemplare, che il suicidio non abbia assolutamente corso tra gli uomini investiti delle massime responsabilità della nostra vita pubblica: non il suicidio per motivi privati d’infelicità domestica o di malattia intollerabile (se questi non li toccano, o trovano una tempra capace di resistergli, niente da deplorare), ma il suicidio per crollo di ubi consistam, per scoperta di aver adorato e servito un Dio che ha fallito, per vergogna di azioni proprie a danno della collettività, per disperazione di non aver potuto fare il bene che ci si era proposti, per l’impossibilità riconosciuta di adeguare la realtà al proprio sogno, o addirittura – cosa semplicemente divina – per espiare in se stessi le colpe che si suppongono di tutta la classe politica, di tutto il proprio partito, di fronte alla rivelazione della loro impotenza e irreparabilità.

I motivi ci sarebbero; ma per impugnare un’arma, ci vorrebbe un sussulto di coscienza. Se la noia di essere passati per troppi ministeri senza poter lasciare un buon ricordo in nessuno non basta, c’è la tristezza fatale di fronte alla piega delle cose, quando si sia vi-

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Confessioni di un malandrino – Angelo Branduardi

Nel 1920 il poeta russo Sergej Aleksandrovič Esenin scrisse questi versi:

Confessione d’un teppista

Non a tutti è dato cantare,

non a tutti è dato cadere

come una mela ai piedi degli altri.

E’ questa la confessione più grande

che possa mai farvi un teppista.

Io vado a bella posta spettinato

col capo sulle spalle come un lume a petrolio.

Mi piace rischiarare nelle tenebre

l’autunno senza foglie delle vostre anime.

Mi piace quando i sassi dell’ingiuria

mi volano addosso come la grandine d’una ruttante bufera.

Stringo allora più forte con le mani

la bolla tremula dei miei capelli. Continua a leggere ‘Confessioni di un malandrino – Angelo Branduardi’

(un ricordo)

di giulio mozzi, da qui

Era un posto qualsiasi,
un posto per mangiare.
Ma voi eravate tutta
per me, io tutto per voi.

(E voi non avevate
niente sotto la camicia).

(E vi sporgevate sopra
il tavolo, a baciarmi).

(E quello che successe
dopo, sul divano,
era molto desiderato,
da molto tempo desiderato).

(Toccai i vostri capelli
duri come il ferro.
Voi parlavate di Lilith).

(E tutto questo è molto,
molto molto passato).

(Di tutto questo resta
Lilith, che ci divide).

Volevo

di giulio mozzi, da qui

Volevo voi,
non volevo altro.
Avessi voluto me,
sarei stato più scaltro.

Durs Grünbein

di Durs Grünbein

Un moto

Questo minimo buffo di vento, nell’aria
_________un gorgo ma di un secondo, perché un
_____________passero spaventato è volato via
________________________a un passo da me, ed era già

fuori dalla mia vista e una delle
_______________foglie più leggere è andata in briciole
_________________nel suo risucchio. Continua a leggere ‘Durs Grünbein’

PER UN XXV APRILE

di Alberto di Raco

____________________I

Noi, qui, riuniti in questo
Treno di periferia. in silenzio.
noi qui.
perché a quest’ora di mattina
perché a quest’ora di sera.
ogni giorno noi, tutti d’accordo,
ci alziamo
alla stessa ora. con la stessa fatica
con lo stesso malumore
con lo stesso torpore
ed ogni giorno noi, tutti d’accordo,
prendiamo alla stessa ora questo stesso treno Continua a leggere ‘PER UN XXV APRILE’

Ezra

L’età richiedeva un’immagine
Della sua rapida smorfia,
Qualcosa per la scena moderna,
Ma, in tutti i modi, non la grazia attica.
No, non certo i sogni tenebrosi
Dallo sguardo interiore;
Meglio falsità
Che i classici parafrasati!

L’`età chiedeva´ sopratutto uno stampo in gesso
Fatto senza perdita di tempo,
Un cinema in prosa, no, non certo l’alabastro
O la `scultura´ della rima.

____________________________________________________

FRANCESCA

Venivi innanzi uscendo dalla notte
Recavi fiori in mano,
Ora uscirai da una folla confusa,
Da un tumulto di parole su di te.

Io che ti ho vista fra le cose prime
Mi adirai quando sentii dire il tuo nome
In luoghi volgari. Continua a leggere ‘Ezra’

Allen Ginsberg: Molti amori

di Allen Ginsberg (traduzione di Luca Fontana)


«Deciso a cantarne nessun’altra canzone che non sia d’affetti maschi»
Walt Witman

_______________________________

Neal Cassady era il mio animale: mi ha messo in ginocchio
e insegnato I’amor del suo cazzo e i segreti della sua mente
E ci trovavamo e conversavamo, andavamo a passeggio di sera al
parco
Fino a Harlem, ricordando Denver e Dan Budd, un eroe
E facevamo i turni a chi dormiva comodo a Harlem, dopo una
lunga sera,
Jack e padrone di casa in letto a due piazze, io mi offrivo per la
branda, e Neal
veniva volontario nella branda con me, e spogliati ci sdraiavamo.
Io tenevo le mutande, boxer, lui gli slip – Continua a leggere ‘Allen Ginsberg: Molti amori’

Romanza della luna, luna

di Federico García Lorca

Carmen Paris – Romance de la luna, luna

A Conchita García Lorca

La luna vino a la fragua
con su polisón de nardos.
El niño la mira mira.
El niño la está mirando.
En el aire conmovido
mueve la luna sus brazos
y enseña, lúbrica y pura,
sus senos de duro estaño.
Huye luna, luna, luna.
Si vinieran los gitanos,
harían con tu corazón
collares y anillos blancos. Continua a leggere ‘Romanza della luna, luna’

I rischi della democrazia

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Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. Ognuno di essi, tenendosi da parte, è quasi estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui tutta la specie umana; quanto al rimanente dei suoi concittadini, egli è vicino ad essi, ma non li vede; li tocca ma non li sente affatto; vive in se stesso e per se stesso e, se gli resta ancora una famiglia, si può dire che non ha più patria. Al di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare, che solo si incarica di assicurare i loro beni e di vegliare sulla loro sorte. E’ assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Rassomiglierebbe all’autorità paterna se, come essa, avesse lo scopo di preparare gli uomini alla virilità, mentre cerca invece di fissarli irrevocabilmente nell’infanzia, ama che i cittadini si divertano, purché non pensino che a divertirsi. Lavora volentieri al loro benessere, ma vuole esserne l’unico agente e regolatore; provvede alla loro sicurezza e ad assicurare i loro bisogni, facilita i loro piaceri, tratta i loro principali affari, dirige le loro industrie, regola le loro successioni, divide le loro eredità; non potrebbe esso togliere interamente loro la fatica di pensare e la pena di vivere? Così ogni giorno esso rende meno necessario e più raro l’uso del libero arbitrio, restringe l’azione della volontà in più piccolo spazio e toglie a poco a poco a ogni cittadino perfino l’uso di se stesso. L’eguaglianza ha preparato gli uomini a tutte queste cose, li ha disposti a sopportarle e spesso anche considerarle come un beneficio. Così, dopo avere preso a volta a volta nelle sue mani potenti ogni individuo ed averlo plasmato a suo modo, il sovrano estende il suo braccio sull’intera società; ne copre la superficie con una rete di piccole regole complicate, minuziose ed uniformi, attraverso le quali anche gli spiriti più originali e vigorosi non saprebbero come mettersi in luce e sollevarsi sopra la massa; esso non spezza le volontà, ma le infiacchisce, le piega e le dirige; raramente costringe ad agire, ma si sforza continuamente di impedire che si agisca; non distrugge, ma impedisce di creare; non tiranneggia direttamente, ma ostacola, comprime, snerva, estingue, riducendo infine la nazione a non essere altro che una mandria di animali timidi ed industriosi, della quale il governo è il pastore. Ho sempre creduto che questa specie di servitù regolata e tranquilla, che ho descritto, possa combinarsi meglio di quanto si immagini con qualcuna delle forme esteriori della libertà e che non sia impossibile che essa si stabilisca anche all’ombra della sovranità del popolo.

(Alexis de Tocqueville, La democrazia in America)

La verde illusione

di Forough Farrokhzad


Per tutto il giorno piangevo nello specchio,
la primavera aveva ceduto la mia finestra
alla verde illusione degli alberi.
Troppo grande il mio corpo per entrare
nel calice della mia solitudine,
mentre l’odore della mia corona di carta
macchiava l’aria di quelle terre senza sole. Continua a leggere ‘La verde illusione’

Non-Luoghi

da Citta di Vetro, Trilogia di New York, di Paul Auster, traduzione di Massimo Bocchiola, Enaudi

Per la prima volta da quando aveva comprato il taccuino rosso, ciò che scrisse qual giorno non aveva niente a che fare con il caso Stillman. Viceversa, si concentrò sule cose che aveva visto mentre camminava. Non si fermò a riflettere su quello che stava facendo, né ad analizzare le possibili implicanze del suo atto inconsueto. Era ansioso di registrare alcuni fatti, e volle metterli nero su bianco prima di dimenticarli.

Oggi, come mai prima: i barboni, gli spiantati, le vagabonde coi sacchetti della spesa, i miserabili e gli ubriaconi. Variano dal semplice indigente al relitto umano. Dovunque ti giri, te li trovi davanti, nei quartieri alti come nei bassifondi. Continua a leggere ‘Non-Luoghi’

Pasternak a Mojmilo

di Velimir Milošević


Quella notte lessi Pasternak
Ma tuonava esplodeva dappertutto
Versai il verso d’amore contro l’incubo del buio
La lirica combatte contro la cecità

Nella gola secca del povero
Si versò il cratere della tempesta tonante
Tutta la notte inghiottii e senza sosta singhiozzai
La lirica combatte contro la cecità

Verso l’alba e non allo spuntar del giorno
Verso l’albeggiare che sarà stato allo spuntar dell’alba
I cannoni sembrarono ammutoliti Continua a leggere ‘Pasternak a Mojmilo’

Ricorda che ero Anidride Carbonica

di William Burroughs

la foto è stata presa qui

Adesso qui rimangono solo le registrazioni – in un altro paese. «Stai per dare rumori di sommossa nei vecchi nomi?».«Mr Martin sono sopravvissuto» (sorride).«Benissimo giovane connazionale e così prendemmo il Tempo… Voci umane adesso si impadroniscono del mio lavoro… Ti mostrerò la camera oscura aliena… o loro Dei svaniscono… file scomparso… La pensione di Mrs Murphy non ha lasciato alcun indirizzo…Ricordi era chiamata la “terza scala”? Continua a leggere ‘Ricorda che ero Anidride Carbonica’

Non è necessario

di Franz Kafka

15 Come un sentiero in autunno: è appena spazzato che le foglie secche lo ricoprono di nuovo.

22 Tu sei il compito.  Nessuno scolaro è visibile, a perdita d’occhio.

26 C’è una mèta, ma non una via; ciò che chiamiamo via è un indugiare.

36 Prima non capivo perché non ricevessi risposta alla mia domanda, oggi non capisco come potessi presumere di poter domandare. Ma non presumevo nulla, domandavo soltanto.

42 Chinare sul petto il capo pieno di nausea e di odio.

44 È ridicolo come ti sei bardato per questo mondo.

109 Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te.

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Niente è vero tutto è permesso

Un Aforisma

Se è assolutamente necessario che l’arte o il teatro servano a qualche cosa, dirò che dovrebbero servire ad insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente e che è indispensabile che ci siano.

Eugène Ionesco.

Un dialogo

-...non capisco, cosa vuoi dire? -Non curo dire altre parole che frammenti di un discorso amoroso. -Pensi questo basti? -Credimi, una sillaba di troppo farebbe esplodere il mondo, dirne una in meno lo disgregherebbe. -Il Mondo? -Certo, il mio Mondo. -Allora Buona Fortuna, ne avrai bisogno! -La Fortuna l'ho avuta scoprendo il mio desiderio, la lascio a te, mi basta il tuo sorriso, amico.

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