di Antonio Moraca, da Jack Kerouac, I vagabondi del Dharma, Mondadori
Ritto sulla testa prima di andare a letto su quel tetto di roccia inondato di luna riuscivo a vedere che la terra era effettivamente capovolta e l’uomo un bizzarro vanesio scarabeo pieno di idee strambe che errava a testa in giù e si dava un sacco di arie, e capivo che l’uomo ricordava la ragione per cui questo sogno di pianeti e piante e Plantageneti era stato prodotto dall’essenza primaria. Certe volte mi infuriavo perché le cose non andavano come dovevano, m’era riuscita male una focaccia, ero scivolato nel campo di neve mentre raccoglievo acqua, oppure la volta in cui la pala mi sfuggì di mano finendo in fondo alla gola e io mi arrabbiai tanto che avrei voluto mordere le vette dei monti e rientrai nella baracca e presi a calci la credenza e mi feci male al piede. Ma la mente deve stare all’erta, perché anche se la carne è satura, le circostanze dell’esistenza sono abbastanza splendide.





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