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cb sta leggendo: Theodor W. Adorno, Minima Moralia
8avio sta leggendo: William S. Burroghs, Pasto Nudo
Se è assolutamente necessario che l’arte o il teatro servano a qualche cosa, dirò che dovrebbero servire ad insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente e che è indispensabile che ci siano.
Eugène Ionesco.
Memento (cb)
Emil Cioran: Sogno una lingua le cui parole, come pugni, fracassino mascelle…
E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé. Leggi il seguito di questo post »
Estate,
sei calda come i baci che ho perduto,
sei piena di un amore che è passato,
che il cuore mio vorrebbe cancellar.
Odio l’estate,
il sole che ogni giorno ci donava,
gli splendidi tramonti che creava,
adesso brucia solo con furor.
Tornerà un altro inverno,
cadranno mille pètali di rose,
la neve coprirà tutte le cose
e il cuore un pò di pace troverà. Leggi il seguito di questo post »
Che cosa vedete adesso?
Globi di rosso, giallo, porpora.
Un momento! E adesso?
Mio padre e mia madre e le mie sorelle.
Bene! E ora?
Cavalieri in armi, donne bellissime, visi delicati.
Provate questa.
Un campo di grano—una città.
Molto bene! E ora?
Una giovane donna e angeli chini su di lei.
Una lente più forte! E ora?
Molte donne dagli occhi luminosi e le labbra socchiuse.
Provate questa. Leggi il seguito di questo post »
Via, via, vieni via di qui,
niente più ti lega a questi luoghi,
neanche questi fiori azzurri…
via, via, neanche questo tempo grigio
pieno di musiche
e di uomini che ti sono piaciuti…
It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful,
good luck my babe,
it’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful,
I dream of you…
chips, chips, du-du-du-du-du Leggi il seguito di questo post »
Tornerà la moda dei vichinghi,
torneremo a vivere come dei barbari.
Friedrich Nietzsche era vegetariano,
scrisse molte lettere a Wagner
ed io mi sento un po’ un cannibale e non scrivo mai a nessuno,
non ho voglia né di leggere o studiare,
solo passeggiare sempre avanti e indietro lungo il Corso o in Galleria,
e il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco, non mi fa male.
Tornerà la moda sedentaria dei viaggi immaginari e delle masturbazioni;
I’analista sa che la famiglia è in crisi, da più generazioni,
per mancanza di padri,
ed io che sono un solitario non riesco; per avere disciplina ci vuole troppa volontà.
Mi piace osservare i miei concittadini specie nei giorni di festa
con bandiere fuori dalle macchine all’uscita dello stadio
e mi diverte il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco.
Ricordo il suo bel nome: Hegel Tubinga
ed io avrei masticato
la sua tuta da ginnastica.
Il nome se lo prese in prestito dai libri
e fu come copiare di nascosto,
fu come soffiare sul fuoco.
Cataste scolastiche: perché?
Quando tutto è perduto non resta che la cenere e l’amore;
e lei nel suo bel nome era una Jena.
Chi di noi il governato e chi il governatore
son fatti che attengono alla storia.
Chi fosse la provincia e chi l’impero
non è il punto:
il punto era l’incendio.
Erano gli esercizi obbligatori estetici,
le occhiate di traverso, e tu guardavi indietro;
c’eravamo capiti, capiti all’inverso.
Ci diventammo leciti per questo.
D’altronde, d’altro canto.
A volte essere nemici facilita.
Piacersi è così inutile.
Un bacio dai bei modi grossolani
sfuggì come uno schiaffo senza mani.Leggi il seguito di questo post »
Ragazzina che mi salti addosso
In agguato al semaforo rosso
Per mille lire mi offri due rose
Fazzoletti di carta e mille cose
E io distratto e stanco di guidare
Senza volere mi metto a ricordare
Mille lire del tempo che fu
Molto prima che nascevi tu
Mille lire mille lire di una volta
La prima volta che le ho visto tutte intere
Ho capito che la vita era a una svolta
Che mi aprivano tutte le frontiere
Mille lire mille lire avventuriere
Mille lire colorate rosso e paglia
Mille lire grandi come una tovaglia
Un lenzuolo da piegare in otto
Una coperta per stare caldi sopra e sotto
Mille lire mille lire un terno al lotto
E volare felice in aeroplano
Con la tua squadra andare su a Milano
In tribuna come un pascià
E la Triestina militava in serie “A”
Mille lire almeno mille lire al mese
Era un sogno il sogno piccolo borghese
Ma per chi ha sempre avuto il culo sul velluto
Era uno scherzo bruciarle in un minuto
Mille lire mille lire e ti saluto
[Nel 27° anniversario della tua morte, Bob, abbiamo ancora bisogno delle tue canzoni di redenzione.]
Old pirates, yes, they rob I; Sold I to the merchant ships,
Minutes after they took I
From the bottomless pit.
But my hand was made strong By the ‘and of the Almighty.
We forward in this generation
Triumphantly.
Won’t you help to sing
These songs of freedom? -
‘Cause all I ever have:
Redemption songs;
Redemption songs.Leggi il seguito di questo post »
Era de maggio e te cadéano ‘nzino,
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse…
Fresca era ll’aria…e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciento passe…
Era de maggio, io no, nun mme ne scordo,
na canzone cantávamo a doje voce…
Cchiù tiempo passa e cchiù mme n’allicordo,
fresca era ll’aria e la canzona doce… Leggi il seguito di questo post »
[Festeggiamo oggi la maturità anagrafica di questa canzone di Fabrizio De Andrè, dopo 18 anni di agonia anche nell'Italia sempre in ritardo rispetto la più attenta Europa si è celebrato il funerale di Utopia, i politici hanno finalmente smesso di guardare lontano verso qualcosa di irrealizzato, aggiustando la rotta man mano. i votanti li hanno seguiti nella realtà, stanchi delle promesse tentennate; a qualcuno resta una vibrazione di protesta in gola]
Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggiava Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento. Leggi il seguito di questo post »
(Nel tempo delle festività pasquali sento necessario spendere dei pensieri su quel che è stato, se si ammette sia stato, Gesù di Nazareth. Questo ovviamente fuori da quel che si pronuncia dagli altari profumosi di incensi, ove il suo messaggio profondamente umano e sotto molti aspetti rivoluzionario viene spesso diluito in riti e teologie che hanno l’effetto di svuotarlo di senso. Lettori, per voi ho scelto non un saggio ma una canzone, che la vostra sensibilità se ne sazi. Ottavio Sellitti)
di Fabrizio De Andrè
Maria:
“Falegname col martello
perché fai den den?
Con la pialla su quel legno
perché fai fren fren?
Costruisci le stampelle
per chi in guerra andò?
Dalla Nubia sulle mani
a casa ritornò?”