Archivio per la categoria 'Cose Inutili'

Distratti

di Vincenzo Birra

All’attesa

Questo è il vivaio dello scrittore, la sua serra di innesti ipertrofici, un tentativo, la possibilità nascosta e già seduta (scomoda) sulle accuse dei tribunali mondani.

Questa è una bugia, sorella d’altre bugie, le statuette tozze riesumate dagli archeologi e annoiate da interminabili tecoscopie.

E come se sbuffassero sotto quel casco di riccioli stilizzati.

– Dottore! Ma io non ho niente, niente di particolare.

La Storia, alle fondamenta, prima delle cronache, monta su testimonianze alquanto dubbie.

Chi ci assicura che in esse ci sia l’essenziale? Se quelle figurine di donne tonde – la pietra adiposa – non fossero le conserve della Storia, ma le dimenticanze, quelle che lasci scomparire in un angolo del frigo, a marcire di distrazione; un’altra abitudine, un piano più alto.

Bisognerebbe uscire dall’impasse del tempo e approdare alle cose senza tempo, sconosciute all’usura.

Ma qui non c’è Storia, la memoria – presupposto essenziale – non ha attecchito in questa serra, che viene consumata dal fuori, scomparendo, sotto l’impossibilità di raccontarsi. Senza memoria non c’è linguaggio, tutto è scritto in un libro, ma non importa, perché nel vivaio dello scrittore vige il suo imperio e si manifesta tutto il suo potere demiurgico. E così, in qualsiasi momento, può tornare indietro a mozzare tutte le lingue, appiattirle (grattando) e guardarle agonizzare (residuali) nella schiavitù porosa di una pomice, che ora un onda sbatte a riva, ad altre pietre, dure e nere, più vecchie di qualsiasi altra cosa al mondo ma, che non raccontano e si lasciano osservare in uno scuro silenzio. Continua a leggere ‘Distratti’

La trans-politica e l’avvento della videocrazia

La trans-politica e l’avvento della videocrazia

‘Onorevole Bindi, lei è più bella che intelligente’

(Silvio Berlusconi)

Qualcuno si sta chiedendo perché alcuni degli ultimi scandali politici hanno avuto come sfondo una vicenda sessuale? Perché mai i sex-gates, le escort e i transessuali abbiano finito per influenzare la sorte dei nostri governi? Perché il sesso è la cosa più privata che esista, uno degli aspetti della persona che il senso del pudore e il sentimento della vergogna ben si preoccupano di mettere al riparo da ogni indebita intrusione e da ogni esposizione pubblica. Non a caso la vita sessuale – e più largamente quella familiare – dovrebbe costituire il terreno maggiormente coperto dall’ombrello protettivo della privacy, pur non rinunciando ad essere un elemento costitutivo della nostra identità e della nostra immagine sociale. Mai come oggi, tuttavia, il sesso è entrato nei palazzi di potere, in una torbida con-fusione di quei confini tra sfera pubblica e sfera privata che la filosofia dell’ottocento si era affrettata a costruire con l’avvento degli stati liberali. Sotto questo punto di vista la vicenda di Marrazzo, che ha per protagonisti quattro ricattatori ed un transessuale, è quanto mai paradigmatica e restituisce tutto il senso del degrado nel quale sta versando la nostra società. Infatti la mescolanza artificiale dei codici sessuali, che il transgender riproduce in sé, si presta a rappresentare un diverso grado della politica, una trans-politica, cioè una nuova dimensione del potere nella quale interessi pubblici e privati vengono a comporsi in un’ibrida identità e in cui allo smantellamento delle solide impalcature ideologiche di un tempo subentrano fenomeni di trasformismo parlamentare, rimescolamenti continui, incerte identità politiche.

Non a caso l’unico elemento coagulante intorno al quale sembrano costruirsi le alleanze degli ultimi quindici anni è quasi sempre l’elemento personalistico. In una politica personalizzata e deologizzata la  sovrapponibilità di pubblico e privato si presenta pertanto come un passaggio naturale, giacché, laddove il potere si personalizza, la vita privata dei politici si pubblicizza.  La personalizzazione, in verità,  è un fenomeno piuttosto recente, che affonda le sue radici nella crisi della seconda Repubblica e che trova la sua manifestazione apicale nel berlusconismo degli anni ’90. Infatti possiamo tranquillamente ammettere che il berlusconismo è stata la prima manifestazione socio-politica,  dopo il fascismo, ad essere plasmata esclusivamente sull’ immagine di un leader.  Il rapporto con l’elettorato viene costruito in via diretta senza la mediazione del partito. Tutto  ciò che afferisce alla propria persona può diventare strumento di consenso o di dissenso elettorale. Eppure la personalizzazione dei sistemi di potere non è un innocuo fenomeno mediatico da confinarsi ell’estetica del potere.  Esso comporta due effetti collaterali di capitale importanza per ogni regime democratico: da un lato l’impoverimento del dibattito politico, laddove lo scontro tra maggioranza ed opposizione non si misura più sul terreno delle riforme sociali, ma sulle vicende private delle controparti e sulla demonizzazione degli avversari; dall’altro lato, se la politica si piega sempre più agli affari privati, gli interessi individuali e collettivi di milioni di elettori risentono di una inevitabile crisi rappresentativa, alimentando così il rischio di derive autoritarie, sopratutto se l’investitura popolare si presta ad essere l’unico fondamento di legittimazione politica. Ovviamente, in una democrazia personalistica,  la moralità pubblica o l’etica sociale non ispirano più il comportamento dei governanti, ma sono gli interessi privati a condizionare la deontologia politica. Cioè i valori pubblici, che dovrebbero essere prioritari, soccombono a quelli privati, vi si confondono, e quelli privati di alcuni gruppi o di alcune persone si accreditano presso la sfera pubblica fino ad orientare il comportamento delle istituzioni. I governi e le amministrazioni finiscono così per somigliare ad estensioni di piccole cerchie domestiche, entro cui l’assegnazione delle poltrone e degli incarichi ministeriali si determina sulla base di amicizie, favori sessuali e rapporti privati di lavoro.

Ma dov’è che si realizza la commistione tra pubblico e privato, dov’è che il potere può personalizzarsi?  il luogo privilegiato in cui si consuma questa ibridazione tra le due sfere è sicuramente lo schermo televisivo, nel momento in cui amplifica l’immagine personale e la vita privata dei leaders fino a conferirgli dignità pubblica.  Il mondo della politica finisce così per spettacolarizzarsi, laddove il potere promana dall’immagine e tutto ciò che è immagine può diventare strumento di costruzione o decostruzione del potere stesso.  A fondare la credibilità degli uomini politici,  infatti, non sono più le loro idee ed il loro senso dello stato, ma gli aspetti mediatici della loro persona (come i tic, le abitudini, gli orientamenti sessuali).  In uno scenario del genere l’avvento di un regime videocratico appare ormai prossimo, se non già avvenuto. Vale a dire società trans-politiche,  fondate sull’ esposizione dell’immagine personale, sul velinismo al governo,  sulla riduzione del corpo a strumento di baratto e ricatto politico, sull’uso privatistico del potere. In una società videocratica l’uso della propria immagine e quindi del proprio corpo, che è quanto di più privato possiamo conservare, può diventare un’arma nelle mani del potere.  Un’arma sempre più pericolosa ed antidemocratica che sancisce la definitiva commistione tra pubblico e privato.

Exit

Di  Marco Aragno

supermarket

Forse ci risveglieranno dal neon
tutte quelle dita, il fruscìo che fanno
quando sfogliano copertine
di riviste patinate sugli espositori
ai lati di bianchi corridoi.
Ma non sono da abitare
gli scaffali, le file interminabili
di carrelli riempiti da mani veloci
e poi svuotati nel silenzio dei parcheggi.
Anche l’altoparlante annuncia
che è l’ora di andarsene, di tornare
all’antico conforto delle case
agli interni con televisore.
E più perse saranno le madri
dei figli che disperate cercheranno
nel brusìo, all’uscita dei supermercati.

I Shardana – Opera lirica di Ennio Porrino

di Giovanni Masala

«Nella musica di Porrino la Sardegna possiede ben più che un insieme di note musicali; la musica di Porrino assicura per sempre alla sua terra, depositaria del grande tesoro, una voce in capitolo nella grande scena del mondo» (F. Karlinger).

Pochi sanno che Ennio Porrino è il maggiore compositore che la nostra isola abbia espresso. Innumerevoli sono le vie e le piazze che portano il suo nome, ma pochi sanno chi egli fosse veramente. Questo processo di riscoperta raggiungerà il suo apice il 14 e il 16 gennaio 2010, date in cui il Teatro Lirico di Cagliari riproporrà al pubblico la grande opera lirica I Shardana, che 50 anni fa ottenne un enorme successo al Teatro San Carlo di Napoli (21 marzo 1950), al Teatro Massimo di Cagliari (18 marzo 1960) e, per l’ultima volta (anche se solo in forma oratoriale), all’Auditorium del Foro Italico (Roma, 24 settembre 1960).

Nato a Cagliari nel 1910 e morto improvvisamente a Roma nel 1959 a soli quarantanove anni, Ennio Porrino rappresenta indubbiamente una figura di primissimo piano nel mondo componistico del nostro paese e sicuramente la più grande della Sardegna. Ancora ventenne si afferma con la lirica Traccas (su versi di Sebastiano Satta) nel concorso nazionale La Bella Canzone Italiana. Segue una strepitosa carriera il cui apice è sicuramente costituito dalla prima rappresentazione assoluta de I Shardana al Teatro San Carlo di Napoli; la sua morte improvvisa è di circa sette mesi più tardi. L’autorevole enciclopedia musicale tedesca Die Musik in Geschichte und Gegenwart riporta che «la grande opera I Shardana fu accolta dalla critica come “la più importante opera lirica composta in Italia in questo dopoguerra”» (Felix Karlinger, 1962). Ed effettivamente, all’indomani della rappresentazione sancarliana del 21 marzo 1959 le critiche sono eccezionalmente positive. Sia riviste specializzate che quotidiani attribuiscono a I Shardana tanti meriti e uno soprattutto unanime: la capacità dell’artista di coniugare magistralmente l’antica e gloriosa storia sarda con la musica classica moderna, attingendo nel contempo alla musica tradizionale dell’isola mediterranea.Il 18 marzo del 1960 I Shardana verrà rappresentata, in occasione della commemorazione del compositore, al Teatro Massimo di Cagliari, e riscuoterà anche nella capitale sarda un grandissimo successo; dopo, il silenzio… Era la prima e l’ultima volta che la cultura nuragica andava in scena! Non va dimenticato inoltre, che all’epoca della rappresentazione de I Shardana Porrino ricopriva ormai dal 1951 l’incarico di professore ordinario di composizione al Conservatorio romano di Santa Cecilia a cui si aggiunse, dal 1956, anche quello di Direttore del Conservatorio Giovanni Pierluigi da Palestrina di Cagliari e di Direttore Artistico dell’Ente Lirico e dell’Istituzione dei Concerti. Continua a leggere ‘I Shardana – Opera lirica di Ennio Porrino’

Non succederà più nulla adesso

Di  Andrea Inglese

Non succederà più nulla adesso

non aspettare crescita, taglio di veli

notti con un diverso finale.

Continua a leggere ‘Non succederà più nulla adesso’

Il libro dei vent’anni – Silvia Avallone

Di   Marco Aragno


http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/094/9788860070944g.jpg

Tutto continuava a parlare nel piccolo orto.

Ovunque le cose chiamavano le loro parole

E le parole correvano a dire, volavano piano

[…]

e volevano bene alle cose

(Silvia Avallone)

Continua a leggere ‘Il libro dei vent’anni – Silvia Avallone’

Andando zitto tra chi non si volta

di Ottavio Sellitti

[l'immagine è stata presa qui]

Andando zitto tra chi non si volta
indietro e neanche
attorno
e non mi sfiora coi suoi occhi
né mi sente se mi scontro
con lui
ostacolo inutile sulla sua strada,
affanno il mio sguardo
in giro a cercare
nel cavo che bianco unisce
un artiglio nel cielo
alle immagini del televisore
nella piuma che cerca
mossa dal vento il volo
incollata da sporcizia (indistinta)
al marciapiede
e in una dottrina che mi ripeto
in testa
nelle obiezioni
nelle risposte
fallite
finora Continua a leggere ‘Andando zitto tra chi non si volta’

Scale

di Ilaria Mariano

flickr

Tacita

Breccia nel silenzio

Tacita breccia

Commuove le cose

C’è sempre qualcosa

Che cerca parole

Qualcosa che urla

E non ha parole

Che urla

E non sa parlare

Dimmi dove dimmi dove dimmi dove

Arpeggio impazzito

Arpeggio

Con le parole

fossero musica

fossero

scale

gradini

(si scende o si sale?

Si scende

O si sale…)

che cosa fingo?

Continua a leggere ‘Scale’

Gigi Marzullo intervista Marco Aragno

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Ci siamo anche questa notte cari amici della notte di Raiuno, per chi è ancora sveglio, per chi non ha voglia o non può dormire, per chi vuole sapere di più questa notte di Marco Aragno, poeta, mugnaio, collega. Ci sono attimi che sembrano eternità e altri che lo diventano. A proposito di tempo, signor Aragno, a ricordare troppo si dimentica di vivere il presente?*

Credo proprio di no. Ha presente la teoria di Einstein? Non esiste la contemporaneità di un evento rispetto a due osservatori posti in due punti diversi dello spazio. Ciò che per uno è presente, per l’altro è già passato, o viceversa. Il ricordo, nella mia personalissima visione, agisce come la luce. Ogni evento che si spiega attraverso la luce nello spazio arriverà sempre in ritardo rispetto al punto da cui si è generato. Quando arriva, è gia ricordo di sé. Quindi credo che la memoria non sia una dimensione alla quale si può volontariamente rinunciare in nome di un’edonistica visione dell’attimo, proprio perché fa parte della nostra condizione umana, ci appartiene. Viviamo, per così dire, in un ricordo permanente del mondo. E’ dalla luce del passato che si genera il presente. Ogni gesto, ogni parola viene dal passato, filtra attraverso le cose che sono già state, giunge fino a noi. Rinvio, comunque, alla lettura del mio testo Illusioni Notturne. A volte una poesia dice più di tante spiegazioni.

Gli anni rappresentano una condanna o una conquista?

Sa, ultimamente mi sveglio bruscamente nella notte. A svegliarmi non è la canicola di questi giorni o la luna piena. E’ un’ansia, o meglio, un’ansietà. Qualcosa che mi rincorre dal passato, si accumula nella mente e mi opprime nel sonno. Lei si chiederà: il peso degli anni? Non credo, non ho vissuto abbastanza. A farmi rigirare nel letto è, invece, la riduzione dei mondi possibili. E’ come se andando avanti, giorno dopo giorno, le possibilità della mia esistenza, anziché moltiplicarsi, si riducessero sempre più. Più passano gli anni, più la vita imbocca una strada evitandone altre. Il giardino dei sentieri che si biforcano di J.L.Borges, conosce? Qualcosa di simile. Quindi gli anni, il tempo in sé, sono una condanna che conduce, ahimé, all’unica possibilità che ci accomuna indipendentemente da qualsiasi scelta: la morte.
Continua a leggere ‘Gigi Marzullo intervista Marco Aragno’

meraviglia

di Ottavio Sellitti

pianta

Palle gli occhi sulla faccia
a cerchio le labbra
meraviglia a vedere
LE PIRAMIDI
IL PARTENONE
IL COLOSSEO
IL CASTEL DEL MONTE
PIAZZA SAN PIETRO
o I PALAZZI DI NEW YORK
stiracchiati dalla Terra al Cielo. Continua a leggere ‘meraviglia’

Diario di un Gambero: pag 90

di Mr. Shrimp

Nella coscienza delle cose, dei sentimenti; si perde tutto quello che, in uno stato di incoscienza, si può gustare (piacevole) pur senza comprenderlo, senza inquadrarlo. Ma quando tutto si inscatola – senza profondità – se ne indovina immediatamente la fine – o il suo maschio. Continua a leggere ‘Diario di un Gambero: pag 90′

The king of Mutation

Di Marco Aragno

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E’ morto Michael Jackson. Sì, ma quale? Il negretto dell’Indiana dal naso camuso che fece parlare di sé in una recita scolastica a cinque anni? Il ballerino indiavolato di Thriller, l’album da 100 milioni di copie che lo consegnò per sempre all’olimpo della cultura pop? Oppure il mostro sbiancato, l’involucro di gomma, il fantasma triste che compariva e scompariva alla televisione, costretto dalle accuse di pedofilia a rintanarsi nella sua Neverland? A guardare quel fisico gracile sottoposto agli ultimi tentativi di rianimazione, si ha la  sensazione che non sia morto un uomo, ma si sia semplicemente interrotto il processo di metamorfosi di una strana creatura, immortalata nella sua ultima, fragile forma.  Una creatura che aveva rinunciato alla sue origini umane per consacrarsi ad un’immortalità perversa, quella di chi si autocondanna a vivere per sempre nel limbo purgatoriale delle immagini, negli interstizi bidimensionali dello schermo, sulle copertine patinate dei tabloid, nei fruscii dei compact disk.  Allora ci si rende conto che ad andarsene non è stato Michael Jackson, oggi più vivo che mai, ma solo il simulacro parlante con cui si prestava alle domande dei giornalisti e si offriva alle aule dei tribunali, definitivamente svuotato di ogni residuo umano, trascinato in una spirale di trasformazioni fisiche e operazioni chirurgiche che ne hanno minato per sempre la vera immagine, lasciando solo uno scarabocchio, una faccia cancellata e ridisegnata a colpi di bisturi. E’ il prezzo da pagare per chi, come lui – e come lui Elvis Presley – ha sacrificato la corporalità per trasmigrare nell’interregno dei media, per trasmutarsi in una star che prendesse eterna luce dallo scintillio sfavillante dei costumi, dal bianco dei riflettori, dalla luminosità artificiale del neon. King of Pop, sì. Ma anche il Re della Metamorfosi, quella che vede protagonista un uomo nato nero ma desideroso di farsi bianco, oppure maschio che vuole assumere su di sé anche le fattezze di donna, caleidoscopica materializzazione di un ibrido tutto americano, di un melting pot patologicamente e straordinariamente riassunto in un unico corpo attraverso cui potessero passare le contraddizioni ed i simboli made in USA: la voce di un povero che si fa musica, il ghetto di Harlem che incontra i grattacieli di Manhattan, lo schiavo nero che diventa wasp. Ed è così che il volto di Michael Jackson, in continuo cambiamento, riflette l’esito mostruoso e drammatico di questo meticciato culturale che ha portato, in secoli di battaglie per l’ integrazione, a Obama presidente. Jacko ne ha rappresentato un punto di transizione fondamentale. Forse il più traumatico e favoloso. Dopo una muta sofferente, ha abbandonato la sua pelle nera per rivestirsi di bianco, restando col cuore di un nero. Ibridazione meravigliosa del suo fisico, ma anche della sua immagine, schiacciata tra la fama di benefattore e l’infamia dell’orco, tra il Bene e il Male. Perché l’America è anche questo ossimoro vivente. E sui grandi divi americani – come lo stesso Charles Manson –  si addensano sempre nubi di sospetti e clamori mediatici che contribuiscono a mitizzare ancor di più la loro figura, a renderla doppiamente impenetrabile, divinamente oscura. L’uomo Michael Jackson non è morto pochi giorni fa, ma molti mesi, anni fa, quando ha rinunciato ad essere un uomo per farsi simbolo vivo e mostruosità ambulante di un’America torbida e meravigliosa.

Un risveglio a Pozzuoli

di Valentina Fiori

Mi sveglio, nel letto accanto a mia madre, non so che ora sia, c’è già molta luce che trapela tra le persiane. Mi sento strana, del resto è sempre così quando non dormo con mio marito, con un malessere fisico addosso. Ma dopo un po’ riesco ad alzarmi e mi sembra di barcollare, forse per un attimo ho la sensazione di una scossa di terremoto, vado in bagno e cerco di fare mente locale. Ma si! Deve essere stata quella birra di marca scadente che ho bevuto la sera prima. Guardo l’ora e sono solo le 6.45, se fossi stata a casa mia già mi sarei lanciata insieme a Micky, il mio cane, su per i sentieri tra gli olivi, ma qui nella casa dell’Ina Casa non posso farlo. Provo a rimettermi di nuovo a letto, ma non resisto, troppi ricordi vogliono entrare nella mia mente, e io in questo momento non li voglio. Mi alzo, vado nello studio, mi siedo, metto “Un’altra cosa che ho perso” degli Articolo 31 nelle orecchie e comincio a scrivere una lettera alla mia amica Rosa, anche lei scacciata via da questo strano paese che si chiama Pozzuoli. Le parole scorrono veloci insieme alla musica, attimi di felicità assoluta quasi fuori dal tempo. Dopo un po’ mi fermo, ritorno in camera da letto e vedo che mia madre è sveglia, andiamo così in cucina a fare il caffè, guardo mia madre prepararlo e già lo pregusto ma mi sento inquieta, guardo l’ora e sono solo le 7.45, bevo il caffè che mi scorre dentro rinfrancandomi i pensieri, e mi sento già meglio. Ho deciso: esco. Continua a leggere ‘Un risveglio a Pozzuoli’

Dall’ombra vostra che al mattino vi estingue

di Francesca Aprea


MURA

_____SGRAFFI

d’intonaco marcito

solchi bianchi come le fosse di una riparazione

fatta alla stregua del senso

comune

dell’ovvio che l’uggia di questa mattina

trattiene a singhiozzi di pioggia

.

oceani di fallimenti

che hanno preso forma

sulla guancia scorrere

già usurate ___________ la tua che pure è la mia

____________________ché tra onda e percorso

____________________non ho saputo distinguere

Continua a leggere ‘Dall’ombra vostra che al mattino vi estingue’

Climax Ad Interiorem

di Ottavio Sellitti

a D.

forse un suono
ha scosso il tuo sonno
e ha spezzato il mio sonno
___________il mio sogno
___________la stretta di noi.

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Niente è vero tutto è permesso

Un Aforisma

Se è assolutamente necessario che l’arte o il teatro servano a qualche cosa, dirò che dovrebbero servire ad insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente e che è indispensabile che ci siano.

Eugène Ionesco.

Un dialogo

-...non capisco, cosa vuoi dire? -Non curo dire altre parole che frammenti di un discorso amoroso. -Pensi questo basti? -Credimi, una sillaba di troppo farebbe esplodere il mondo, dirne una in meno lo disgregherebbe. -Il Mondo? -Certo, il mio Mondo. -Allora Buona Fortuna, ne avrai bisogno! -La Fortuna l'ho avuta scoprendo il mio desiderio, la lascio a te, mi basta il tuo sorriso, amico.

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