Di Marco Aragno
L’idea dalla quale è partita la mia sincera collaborazione con il sito nasce dal nome stesso che si è dato: Linutile. Non si può leggerlo senza pensarci su per un po’, senza restarne imbarazzati o addirittura infastiditi, con la smania di scrollarselo di dosso come una zanzara. Ci si sofferma su una parola a prima vista gettata per caso come una provocazione, ma che in un blog di letteratura tradisce subito uno stridore, ponendo il lettore di fronte ad un contrasto incalcolabile: cosa c’entra l’arte con l’inutilità? Linutile è un nome autoironico, certo. Ma l’aut-aut, utile o arte, è tremendamente attuale, in quanto l’arte sfugge, per sua natura, proprio alle categorie moderne dell’utile e dell’inutile, con le quali si misura ormai il valore di ogni persona e di ogni cosa quotidiana e dalle quali sembrano dipendere le logiche predatorie della società contemporanea. In un mondo che somiglia sempre più ad uno ‘stato di natura’ istituzionalizzato, la forza, come capacità di dominio sull’altro, non si manifesta più attraverso lo scontro fisico, ma innanzitutto attraverso le armi individualistiche dell’utilità e della convenienza, del profitto e dell’interesse, che strutturano verticalmente i rapporti di potere nella società e riducono la persona ad un contenitore di ambizioni e desideri materiali da soddisfare nella maggiore misura possibile e contro chiunque sia di intralcio. Avere prima e più degli altri è il nuovo imperativo categorico della morale imperniata sulla dicotomia utile-inutile. E’ utile ciò che ottimizza le nostre prestazioni e le nostre condizioni sociali, ciò che produce, che mette in circolo profitto e ricchezza, e che legittima per questo il nostro ruolo nella comunità. E’ inutile, invece, tutto ciò che disperde tempo e guadagno, che non concentra prestigio ed immagine, che non converte le potenzialità presenti in vantaggio materiale per l’individuo.
Questa mentalità – utilitaristica per l’appunto – estromette dal suo circuito la maggior parte delle attività del pensiero e della comunicazione che abbiano un fine diverso da quello dell’accrescimento del bene materiale. In questo processo di spersonalizzazione, in cui il soggetto viene ridotto a pura merce di scambio, l’arte ne esce terribilmente impoverita: in un mondo di marionette passivamente mobilitate dal mercato consumistico e dall’omologazione socio-culturale, gli spazi della creatività e della comunicatività, che proliferano solo in condizioni di ‘solidarietà emotiva’, si disgregano fino a dissolversi. Il dramma di questo secolo è l’incomunicabilità. Il linguaggio diventa uno spazio comunicativo vuoto, privo di relazione ed identità, un non-luogo(per citare Marc Augé).
Eppure oggi – obietteranno alcuni – si comunica in molti più modi che nel passato. Sì, ma come? In forme sempre più indirette. Per chat, per sms, per fax, per telefono etc. Alla moltiplicazione dei mezzi di comunicazione corrispondono forme di linguaggio più autistiche e formulari. La comunicazione si appiattisce verso il basso, si secolarizza, si trasforma in un mezzo necessario agli ingranaggi della macchina-società e in uno strumento di uniformazione culturale. La lingua diventa appannaggio esclusivo della tecnica e della ‘chiacchiera’. Tutto ciò che non è forma convenzionale di comunicazione viene inevitabilmente emarginato: la letteratura – soprattutto la poesia – viene penalizzata dall’anticonvenzionalità dei suoi codici, difficilmente riconoscibili dalla cultura di massa e soprattutto poco fruibili da un popolo di consumatori. L’unica salvezza, soprattutto per la narrativa, è stata quella di adeguarsi alle richieste del mercato, cioè di prostituirsi ai nuovi linguaggi, dando vita a generi letterari, come l’horror o il best-seller, costruiti secondo formule ben precise e diversificati sulla base dei gusti del pubblico. La letteratura è diventata così una semplice forma di intrattenimento.
Il progetto del sito è quello di riabilitare la portata autofondativa dell’arte, concepita come attività umana disinteressata che non conosce giustificazioni se non in se stessa, in quanto i diversi linguaggi con cui si esprime non hanno un vero e proprio scopo se non la condivisione della vita-esperienza con l’altro, quindi non hanno altri scopi se non l’essere-uomo in quanto tale. L’unico grande compito a cui l’arte è chiamata è quello di indagare quell’universo affascinante che siamo noi stessi, sia in qualità di singoli che di comunità. La sua direzione di adattamento deve muovere in senso inverso rispetto a quello prescritto dalla società consumistica. Vale a dire, non è l’arte a dover scendere a compromessi coi gusti del pubblico, ma è l’opera artistica a dover elevare i suoi fruitori, trasformandoli da consumatori in ‘lettori-scropritori’ di nuove frontiere del pensiero e della immaginazione.
Anche sulla scorta di significativi precedenti, come il progetto Wu Ming, per questo progetto ci siamo serviti proprio di uno degli strumenti più discussi della contemporaneità: Internet. Il web, come simbolo assoluto dell’era globale, resta e resterà sempre uno spazio dalle coordinate ambigue: da un lato è uno spazio alternativo senza confini, sottratto alle meccaniche e ai controlli dell’ambiente ‘esterno’, in cui ognuno può esprimersi all’insegna della libera comunicazione; dall’altro lato rischia di portare alle estreme conseguenze l’alienazione della società moderna, creando degli ego(avatar) tanto alternativi quanto virtuali. Gli aspetti del web sui quali scommettere sono sicuramente quelli più ‘democratici’, come la libera circolazione delle idee, la promozione di forum di discussione, la possibilità di diffondere informazioni a cui possano accedere tutti. In questo modo Internet può essere una grande sorgente di creatività ed una fonte inesauribile di sapere, in grado di contrastare il controllo dell’informazione e l’irrigidimento della comunicazione in quelle forme ritualizzate che la stessa società impone per il suo funzionamento. Creare forum, blogs di letteratura, enciclopedie virtuali è l’esempio da seguire, per trasformare la rete in un luogo, non solo immaginario, di riscoperta dell’inutile.
In questo senso il sito si propone di essere un laboratorio di scrittura e uno spazio di confronto su temi d’attualità, di politica, filosofia, poesia, narrativa, musica, cinema, teatro. In poche parole un luogo di cultura, un’ agorà virtuale in cui dare libero sfogo alle proprie idee e alle proprie immaginazioni, con la speranza di muovere e sensibilizzare la coscienza di chi, un po’ per caso, un po’ per curiosità, si imbatte in queste pagine.
Commenti Recenti