Archivio per la categoria 'Considerazioni inattuali'

Lavoratoriii? Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!

2 ottobre ‘95, municipio di Campi Salentina. Il sindaco consegna le chiavi della città a Carmelo Bene, gilet nero Versace e bottoni smerigliati. Decine di disoccupati ululano giù in strada e lanciano pomodori putridi. Il maestro si defila da una porta secondaria. Un disoccupato gli strepita addosso: “Stronzo, dammi lavoro!”. Carmelo bene lo centra in un occhio con uno sputo che è una bellezza balistica. Continua a leggere ‘Lavoratoriii? Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!’

Le parole che cambiano il mondo

Di  Marco Aragno

http://antonio.maroscia.googlepages.com/RobertoSaviano_DSC1972sdfsdfsdf.JPG

Quelli che ieri sera, tra le ventuno e le ventidue, hanno impugnato coraggiosamente il telecomando per sintonizzarsi su Raitre, hanno avuto la fortuna di assistere ad una lezione di vita e di letteratura, oltre che di giornalismo. Alla faccia dei reality e dei palinsesti televisivi. Di questi tempi, non è facile che la televisione metta da parte l’auditel per dedicare un’intera serata alle parole di Roberto Saviano, dando l’impressione, almeno per un po’, che la comunicazione televisiva abbia ancora la forza di bussare alle coscienze dei telespettatori. Una volta tanto, a solleticare le curiosità dell’ascoltatore non è solo la vita sottoscorta dello scrittore, la sua martirizzazione mediatica, i morti ammazzati sulle prime pagine dei giornali. Ma un volto inquadrato in primo piano. Uno di quelli che ti incolla al televisore per quasi due ore. Ti ipnotizza. Ed ogni parola pronunciata in studio si sospende nell’aria, vibra, entra in tensione col pubblico, occupa un silenzio durato troppo a lungo. Con questo silenzio si è seppellita ingiustamente una memoria. Come quella di Don Peppino Diana, o del carabiniere Nuvoletta, sconosciuto fino a ieri sera, che ha avuto solo la disgrazia di portare come una stimma insopportabile il cognome di un camorrista. E per rendere giustizia a tutti quegli eroi che silenziosamente hanno combattuto la camorra al prezzo della vita, bisogna anzitutto riportare a galla la verità, come fosse un cadavere scomodo. E lo si fa distinguendo le parole. Così la verità diventa un campo di battaglia, un luogo dove si scontrano parole diverse. Da un lato le parole-menzogna che mitizzano folcloristicamente sulle gazzette locali le gesta epiche dei boss, la loro fama di sciupafemmine, i loro gesti da grandi benefattori. E, dall’altra parte, le parole di Saviano, quelle che spiegano chi è stato veramente Don Diana, quelle che sdoganano la camorra portandola fuori dai confini locali, per ricordarci che non si tratta di una parola fantasma, ma di una parola che va riempita di contenuti reali, come le connivenze politiche, il pizzo, le gare di subappalto, le discariche abusive, la tragica ordinarietà del sospetto e del timore a cui sono condannati migliaia di cittadini campani. Allora il grande compito al quale è chiamato uno scrittore ed un vero giornalista come Saviano è vincere questa battaglia di parole, raccontare senza filtri ideologici e pregiudizi culturali, portare la luce della propria testimonianza su quelle zone di penombra che per indifferenza o connivenza sono state nascoste troppo a lungo. I camorristi lo sanno bene. In un epoca globalizzata dove il consenso passa attraverso facebook, il loro potere non si costruisce soltanto sulla paura, ma anche su una strategia comunicativa che sappia distorcere la realtà fino al punto di  invertire le categorie del bene e del male, facendo apparire Don Diana un prete connivente o Saviano come un traditore della sua terra. In una sola parola, diffamando. C’è allora un elemento imprescindibile da difendere con le unghie almeno quanto la vita stessa, che è, come ci ricorda Enzo Biagi, la verità dei fatti. Quelli, almeno, non cambiano con le parole. Ed i fatti ci dicono che Don Peppino Diana è stato un eroe che ha avuto il coraggio di denunciare la camorra, che Saviano è al centro del mirino da tre anni per aver pubblicato un libro-denuncia sulla rete affaristica più grande e potente che un’organizzazione criminale abbia saputo costruire in Europa. Allora, a volte, le parole, come quelle di Gomorra, non offendono ma difendono la verità. E mettono paura più loro di un commando di casalesi inferociti. Fanno tremare i pilastri del potere, s’insinuano nelle coscienze, materializzano una realtà sino ad allora sconosciuta. Così spesso l’unico modo per fermarle è sparare una pistola semiautomatica che riporti il silenzio col sangue. Come quella che ha ammazzato Don Peppino il 19 marzo di quindici anni fa. Ma, una volta entrate in circolo, le parole della verità non si controllano più, non si cambiano come il titolo di un giornale prezzolato.  Riaffiorano a distanza di anni, rimbalzano di bocca in bocca, s’attaccano sulla lingua. Possono diventare una bussola preziosa con la quale orientarsi nel mondo reale. E costruire un patrimonio di verità comuni, che tutti possano conoscere senza inganno, è il primo passo per guardare in faccia la camorra.  Per riconoscerla e dargli un nome, capendo da che parte sta il bene, da che parte il male. Se le parole di un libro o di un articolo sono capaci di rappresentare la realtà così com’è, sappiamo con quali parole dobbiamo schierarci. Sappiamo che con quelle possiamo cambiare il mondo.

Sull’arte e sulla scrittura

Di Marco Aragno

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Pubblico uno scambio di battute – a mio modesto parere, interessante – che ho avuto con Blue, utente della rete che avete già avuto modo di conoscere sul sito attraverso i suoi commenti. Si tratta di un dibattito sul senso dell’arte e in particolare della scrittura, scaturito dalla pubblicazione di un racconto. Non credo, tuttavia, che sia necessario pubblicare anche il racconto. Mi limito pertanto a riportare il ‘botta e risposta’ che abbiamo avuto, nella speranza di estendere la discussione anche agli altri utenti de Linutile.

..’E quando, nei recessi dell’oscura terra,
verrai alle case molto lacrimate dell’Ade,
mai – neppure morto – perderai la fama, ma sarai a cuore
agli uomini, avendo sempre un nome indistruttibile…’

(Teognide, versi a Cirno)

Continua a leggere ‘Sull’arte e sulla scrittura’

Anche Chris Brown è un Extracomunitario

di Filippo Calvino

Il Corriere on-line riporta qui la seguente notizia:

LOS ANGELES – Sarebbero serie le lesioni da Rihanna, picchiata dopo una lite domenica notte con il fidanzato Chris Brown. La cantante ha riportato lividi su entrambi i lati del viso, morsi su un braccio e sulle dita, un labbro rotto e il naso sanguinante, come ha potuto riscontrare il Cedars Sinai Medical Center di Los Angeles. È quanto rifersce il sito online di pettegolezzi Tmz che cita fonti della polizia di Los Angeles, che avrebbe anche scattato alcune foto alla vittima.


GELOSIA - La lite è avvenuta a bordo della della Lamborghini di Brown, dopo che la coppia aveva partecipato a un festa prima della consegna dei premi Grammy organizzato dal produttore Clive Davis. Secondo un informatore di Tmz, Rihanna avrebbe accusato Brown di aver guardato con troppo interesse le ragazze presenti alla festa: la lite sarebbe dunque degenerata nei dintorni di Hancock Park. Giunti sul posto dopo una chiamata anonima, i poliziotti hanno trovato Rihanna con evidenti segni di percosse, mentre Brown era già andato via. Ricercato per tutto il pomeriggio, il cantante si è consegnato alla polizia di Los Angeles in serata, mentre la serata dei Grammy era in pieno svolgimento. Arrestato e accusato formalmente, il cantante ha pagato 50 mila dollari di cauzione ed è tornato in libertà. Brown, 19 anni, per questo scatto d’ira ha perso molti dei suoi contratti commerciali e rischia fino a tre anni di carcere. Brown avrebbe dovuto esibirsi ai Grammy con la canzone Forever, mentre Rihanna con il suo singolo Disturbia.

Qui invece è la foto del volto della bella cantante massacrata dal fidanzato.

Pare strano che l’accaduto in Italia non sia stato ancora strumentalizzato per dimostrare la violenza degli extracomunitari (quale è Chris Brown, nella fattispecie americano) nei confronti delle donne.

Manifesto due metri per tre con la faccia della cantante a pezzi e la scritta: ANCHE CHIRIS BROWN è UN EXTRACOMUNITARIO!

Ecco l’ho scritto, se vogliono usarlo devono pagarmi.

[ovviamente, non c'è bisogno di dirlo ma a scanso di equivoci, sono profondamente dispiaciuto per Rihanna e non approvo affatto la brutaità della violenza, in ogni forma, meno che mai nei confronti di una donna]

C’era una volta la Sinistra

di   Marco Aragno

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Il PD incassa l’ennesima sconfitta elettorale in Sardegna. Soru torna a casa. Veltroni si dimette dalla segreteria del partito. Le notizie ANSA degli ultimi giorni, come il peggiore dei necrologi, recitano la disfatta che si sta consumando in casa del piddì, registrando la lenta agonia di una classe politica ai limiti del collasso. Ben nove i punti persi(24%)rispetto alle politiche del 2008(33%). Crescita dell’ IDV, fiacca ripresa della sinistra radicale.  Vittoria schiacciante del PDL. Le ragioni? Tante. Non si riesce a comprendere se Berlusconi sia davvero diventato un muro politico insormontabile, oppure se i successi del PDL speculino sulle disgrazie della sinistra. Ma di quale sinistra stiamo parlando? Quella veltroniana o quella dalemiana? Quella progressista o quella teodem? Quella giustizialista o quella comunista? Il termine sinistra è diventato un termine ondivago, che si riempie di significati ballerini, a volte contraddittori, che sopravvive, soprattutto tra i giovani, di vecchi luoghi comuni, di stereotipi sessantottini decaduti, di eredità pseudocomuniste. Oggi la sinistra, a pronunciarla, sembra una parola vuota da ripetere meccanicamente, un po’ per nostalgia, un po’ per abitudine storica. Ma dietro quelle bandiere ormai incolori che sventolano nei comizi deserti c’è una sensazione di inconsistenza. Evaporata la sostanza, restano i rimasugli di una tradizione plurisecolare da riciclare in simboli, in slogan di piazza, in decine e decine di partitucoli che appaiono e scompaiono nello spazio di un anno senza mai mettere piede in parlamento. Di tutte le grandi correnti socialiste che hanno attraversato l’Europa del secondo dopoguerra è rimasto solo un vago ricordo. C’è persino da rimpiangere l’ulivismo prodiano degli anni ‘90, cioè quell’incontro, più o meno equilibrato, tra forze democristiane e forze socialdemocratiche, che aveva saputo reggere alla crisi delle ideologie ricostruendo un discorso riformista sulle macerie del comunismo e rappresentando un argine al berlusconismo dilagante. E poi? E poi è solo la storia di una classe politica che negli anni della seconda repubblica non si è mai rigenerata, che non ha mai fatto i conti col suo passato, che ha costruito tutte le sue campagne elettorali e le sue alleanze sul fragile collante  dell’antiberlusconismo. Scomparso l’antiberlusconismo, resta Berlusconi. L’eterna spina nel fianco. A contrastarlo non è bastata la megacoalizione de L’Unione nel 2006, implosa nelle sue contraddizioni interne, o la nascita del PD, contenitore politico dalle mille idendità. Non è bastato neanche  lanciare nella mischia un homo novus come Walter Veltroni,  che  dopo gli entusiasmi di una campagna elettorale in viaggio per la penisola si è rivelato solo il prototipo mal riuscito dell’obamismo italiano. Purtroppo le divisioni interne in cui sta sprofondando il partito democratico e la graduale scomparsa dei partiti comunisti fanno della sinistra uno spazio pericolosamente vacante.  Da riempire al più presto.

Misure anti-stupro al vaglio del Governo

di Filippo Calvino

Dopo l’inquietante serie di stupri perpetrati da malvagi uomini neri o color cioccolato nelle maggiori città italiane che ha mandato in un brodo di giuggiole i direttori dei telegiornali italiani più seguiti, il governo annuncia che sono al vaglio nuove misure anti-stupro:

1. Fornire ogni coppietta che intende appartarsi di una pistola.
2. Eliminazione delle zone appartate mediante l’istallazione di potenti fari e telecamere in luoghi quali strade poco trafficate, parchi, boschi e periferie degradate. (Vendere il materiale girato su Internet, stima Tremonti, risanerebbe le casse dello Stato nel giro di un triennio).
3. Reintrodurre in Italia gli alberghi ad ore in modo da liberare i giovani dalla schiavitù dell’auto (la motivazione è la scarsa sicurezza del farlo in auto) Continua a leggere ‘Misure anti-stupro al vaglio del Governo’

Solo un po’ di silenzio

Di Marco Aragno

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Nella vicenda di Eluana Englaro ci sono molti punti spinosi. Non voglio pronunciarmi sulla vicenda umana, che non mi compete, e che è stata strumentalizzata fin troppo dalla politica, sacrificando il corpo di Eluana sugli altari delle ideologie e della religione. Sono state chiamate in causa la vita e la morte, l’accanimento terapeutico, la costituzione, l’art. 32, la pietà, lo stato liberale, il diritto, la tecnica, la libertà. L’eutanasia. Sono state utilizzate parole su parole, a volte abusate, a volte fuori luogo. A volte tutta la vicenda è sembrata ridursi ad una diatriba terminologica tra ‘far morire’ e ‘accompagnare alla morte’.  Continua a leggere ‘Solo un po’ di silenzio’

Scampata l’ennesima apocalisse

Di Marco Aragno

Ci siete tutti? Meno male. A detta di alcuni scienziati, c’era il rischio piuttosto serio di venire risucchiati nel giro di pochi giorni da un bucherello nero, il primo prodotto artificialmente da un esperimento del CERN di Ginevra. Pericolo passato. Sembra che l’acceleratore di particelle LHC stanotte non abbia dato problemi, e il bosone di Higgs, la principale particella indiziata, non abbia innescato nessuna bomba interplanetaria. L’esperimento, per non chi lo avesse ancora appreso dai telegiornali, dovrebbe riprodurre le condizioni originarie della materia al momento del Big Bang, quando tutto l’universo così come lo ammiriamo adesso era poco più che una brodaglia di particelle.

Continua a leggere ‘Scampata l’ennesima apocalisse’

Documentario su un Democristiano

di Ottavio Sellitti

AAA regista e produttore cercasi, ho messo a punto una ottima sceneggiatura su un documetario approfondito e che mette in luce numerosi lati oscuri dell’operato della Democrazia Cristiana.

Ad essere precisi il documentario è un corto, ma nei suoi pochi minuti riesce a sintetizzare i risultati dell’operato della Dc ed anche un personalissimo giudizio dello scrivente.

Il documentario è questo, per grandi linee:

Teatro greco di Siracusa, giorno.

Al centro del Teatro si nota un uomo apparentemente distinto, un pò gobbo, visibilmente in attesa di qualcosa, la telecamera si avvicina molto lentamente, dall’alto, molto lentamente, più lentamente, fino ad un primo piano che ritrae a perfezione, ruga per ruga il Democristiano, poi si allonatana.

Si sente il rumore di un elicottero in avvicinamento, la telecamera non lo inquadra, inquadra solo il carico decisamente voluminoso che è sospeso sotto l’elicottero tenuto con dei cavi, visibilmente d’acciaio e molto tesi. Continua a leggere ‘Documentario su un Democristiano’

Una ragione per Linutile

Di Marco Aragno

Lidea dalla quale è partita la mia sincera collaborazione con il sito nasce dal nome stesso che si è dato: Linutile. Non si può leggerlo senza pensarci su per un po’, senza restarne imbarazzati o addirittura infastiditi, con la smania di scrollarselo di dosso come una zanzara. Ci si sofferma su una parola a prima vista gettata per caso come una provocazione, ma che in un blog di letteratura tradisce subito uno stridore, ponendo il lettore di fronte ad un contrasto incalcolabile: cosa c’entra l’arte con l’inutilità? Linutile è un nome autoironico, certo. Ma  l’aut-aut, utile o arte, è tremendamente attuale, in quanto l’arte sfugge, per sua natura, proprio alle categorie moderne dell’utile e dell’inutile, con le quali si misura ormai il valore di ogni persona e di ogni cosa quotidiana e dalle quali sembrano dipendere le logiche predatorie della società contemporanea. In un mondo che somiglia sempre più ad uno ‘stato di natura’ istituzionalizzato, la forza, come capacità di dominio sull’altro, non si manifesta più attraverso lo scontro fisico, ma innanzitutto attraverso le armi individualistiche dell’utilità e della convenienza, del profitto e dell’interesse, che strutturano verticalmente i rapporti di potere nella società e riducono la persona ad un contenitore di ambizioni e desideri materiali da soddisfare nella maggiore misura possibile e contro chiunque sia di intralcio. Avere prima e più degli altri è il nuovo imperativo categorico della morale imperniata sulla dicotomia utile-inutile. E’ utile ciò che ottimizza le nostre prestazioni e le nostre condizioni sociali, ciò che produce, che mette in circolo profitto e ricchezza, e che legittima per questo il nostro ruolo nella comunità. E’ inutile, invece, tutto ciò che disperde tempo e guadagno, che non concentra prestigio ed immagine, che non converte le potenzialità presenti in vantaggio materiale per l’individuo.

Questa mentalità – utilitaristica per l’appunto – estromette dal suo circuito la maggior parte delle attività del pensiero e della comunicazione che abbiano un fine diverso da quello dell’accrescimento del bene materiale. In questo processo di spersonalizzazione, in cui il soggetto viene ridotto a pura merce di scambio, l’arte ne esce terribilmente impoverita: in un mondo di marionette passivamente mobilitate dal mercato consumistico e dall’omologazione socio-culturale, gli spazi della creatività e della comunicatività, che proliferano solo in condizioni di ‘solidarietà emotiva’, si disgregano fino a dissolversi. Il dramma di questo secolo è l’incomunicabilità. Il linguaggio diventa uno spazio comunicativo vuoto, privo di relazione ed identità, un non-luogo(per citare Marc Augé).

Eppure oggi – obietteranno alcuni – si comunica in molti più modi che nel passato. Sì, ma come? In forme sempre più indirette. Per chat, per sms, per fax, per telefono etc. Alla moltiplicazione dei mezzi di comunicazione corrispondono forme di linguaggio più autistiche e formulari. La comunicazione si appiattisce verso il basso, si secolarizza, si trasforma in un mezzo necessario agli ingranaggi della macchina-società e in uno strumento di uniformazione culturale. La lingua diventa appannaggio esclusivo della tecnica e della ‘chiacchiera’. Tutto ciò che non è forma convenzionale di comunicazione viene inevitabilmente emarginato: la letteratura – soprattutto la poesia – viene penalizzata dall’anticonvenzionalità dei suoi codici, difficilmente riconoscibili dalla cultura di massa e soprattutto poco fruibili da un popolo di consumatori.  L’unica salvezza, soprattutto per la narrativa, è stata quella di adeguarsi alle richieste del mercato, cioè di prostituirsi ai nuovi linguaggi, dando vita a generi letterari, come l’horror o il best-seller, costruiti secondo formule ben precise e diversificati sulla base dei gusti del pubblico. La letteratura è diventata così una semplice forma di intrattenimento.

Il progetto del sito è quello di riabilitare la portata autofondativa dell’arte, concepita come attività umana disinteressata che non conosce giustificazioni se non in se stessa, in quanto i diversi linguaggi con cui si esprime non hanno un vero e proprio scopo se non la condivisione della vita-esperienza con l’altro, quindi non hanno altri scopi se non l’essere-uomo in quanto tale. L’unico grande compito a cui l’arte è chiamata è quello di indagare quell’universo affascinante che siamo noi stessi, sia in qualità di singoli che di comunità. La sua direzione di adattamento deve muovere in senso inverso rispetto a quello prescritto dalla società consumistica. Vale a dire, non è l’arte a dover scendere a compromessi coi gusti del pubblico, ma è l’opera artistica a dover elevare i suoi fruitori, trasformandoli da consumatori in ‘lettori-scropritori’ di nuove frontiere del pensiero e della immaginazione.

Anche sulla scorta di significativi precedenti, come il progetto Wu Ming, per questo progetto ci siamo serviti proprio di uno degli strumenti più discussi della contemporaneità: Internet. Il web, come simbolo assoluto dell’era globale, resta e resterà sempre uno spazio dalle coordinate ambigue: da un lato è uno spazio alternativo senza confini, sottratto alle meccaniche e ai controlli dell’ambiente ‘esterno’, in cui ognuno può esprimersi all’insegna della libera comunicazione; dall’altro lato rischia di portare alle estreme conseguenze l’alienazione della società moderna, creando degli ego(avatar) tanto alternativi quanto virtuali. Gli aspetti del web sui quali scommettere sono sicuramente quelli più ‘democratici’, come la libera circolazione delle idee, la promozione di forum di discussione, la possibilità di diffondere informazioni a cui possano accedere tutti. In questo modo Internet può essere una grande sorgente di creatività ed una fonte inesauribile di sapere, in grado di contrastare il controllo dell’informazione e l’irrigidimento della comunicazione in quelle forme ritualizzate che la stessa società impone per il suo funzionamento. Creare forum, blogs di letteratura, enciclopedie virtuali è l’esempio da seguire, per trasformare la rete in un luogo, non solo immaginario, di riscoperta dell’inutile.

In questo senso il sito si propone di essere un laboratorio di scrittura e uno spazio di confronto su temi d’attualità, di politica, filosofia, poesia, narrativa, musica, cinema, teatro. In poche parole un luogo di cultura, un’ agorà virtuale in cui dare libero sfogo alle proprie idee e alle proprie immaginazioni, con  la speranza di muovere e sensibilizzare la coscienza di chi, un po’ per caso, un po’ per curiosità, si imbatte in queste pagine.

Nel paese delle meraviglie (Chiaiano)

di Ilaria Mariano

[l'immagine è stata presa qui, si possono vedere chiaramente le schiere di camorristi e frange violente che portano avanti la proteste]

Ci mancava solo la pioggia fuori stagione a rendere effettivo il traguardo più avanzato del processo nichilista che sta investendo la città di Napoli. Tonnellate d’acqua si sono riversate nell’ultimo fine settimana su città e, soprattutto, periferie asfissiate dalla monnezza in accumulo da più di una settimana. Non può essere ormai troppo lontana l’ora estrema in cui la Napoli – Fenice sarà chiamata, ancora una volta, a dimostrare di saper rinascere dalle proprie ceneri. Intanto il peso dell’emergenza confluisce tutto sul territorio di Chiaiano e Marano (quello destinato, per l’appunto, al deposito delle ceneri), nella periferia nord di Napoli. Nell’attesa dei risultati dei carotaggi in corso nelle cave, in base ai quali si deciderà definitivamente riguardo la costruzione della discarica, la monnezza, la grande parassita, alleandosi alla pioggia, altro nemico storico di Napoli, sfrutta la forza motrice degli allagamenti per conquistare spazi, invadere, occupare. Un venerdì notte catastrofico per le strade di Marano: tombini ostruiti dall’immondizia, allagamenti con tanto di rifiuti galleggianti, circolazione completamente bloccata nelle strade principali, cassonetti che nel loro scivolare sulle acque investono macchine e quant’altro. Gli effetti mattutini: strade distrutte per gli allagamenti ed invase in ogni angolo dall’immondizia in festa, e la sensazione di un tuono come una voce:<<Che discarica sia!>>. Continua a leggere ‘Nel paese delle meraviglie (Chiaiano)’


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Niente è vero tutto è permesso

Un Aforisma

Se è assolutamente necessario che l’arte o il teatro servano a qualche cosa, dirò che dovrebbero servire ad insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente e che è indispensabile che ci siano.

Eugène Ionesco.

Un dialogo

-...non capisco, cosa vuoi dire? -Non curo dire altre parole che frammenti di un discorso amoroso. -Pensi questo basti? -Credimi, una sillaba di troppo farebbe esplodere il mondo, dirne una in meno lo disgregherebbe. -Il Mondo? -Certo, il mio Mondo. -Allora Buona Fortuna, ne avrai bisogno! -La Fortuna l'ho avuta scoprendo il mio desiderio, la lascio a te, mi basta il tuo sorriso, amico.

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