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	<title>Linutile &#187; v3ltins</title>
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		<title>Linutile &#187; v3ltins</title>
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		<title>Un risveglio a Pozzuoli</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 09:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>v3ltins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Valentina Fiori

Mi sveglio, nel letto accanto a mia madre, non so che ora sia, c’è già molta luce che trapela tra le persiane. Mi sento strana, del resto è sempre così quando non dormo con mio marito, con un malessere fisico addosso. Ma dopo un po’ riesco ad alzarmi e mi sembra di barcollare, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2211&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Valentina Fiori</em></p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3635/3362598739_6b3d3064e1.jpg?v=0" alt="" width="500" height="325" /></p>
<p>Mi sveglio, nel letto accanto a mia madre, non so che ora sia, c’è già molta luce che trapela tra le persiane. Mi sento strana, del resto è sempre così quando non dormo con mio marito, con un malessere fisico addosso. Ma dopo un po’ riesco ad alzarmi e mi sembra di barcollare, forse per un attimo ho la sensazione di una scossa di terremoto, vado in bagno e cerco di fare mente locale. Ma si! Deve essere stata quella birra di marca scadente che ho bevuto la sera prima. Guardo l’ora e sono solo le 6.45, se fossi stata a casa mia già mi sarei lanciata insieme a Micky, il mio cane, su per i sentieri tra gli olivi, ma qui nella casa dell’Ina Casa non posso farlo. Provo a rimettermi di nuovo a letto, ma non resisto, troppi ricordi vogliono entrare nella mia mente, e io in questo momento non li voglio. Mi alzo, vado nello studio, mi siedo, metto “Un’altra cosa che ho perso” degli Articolo 31 nelle orecchie e comincio a scrivere una lettera alla mia amica Rosa, anche lei scacciata via da questo strano paese che si chiama Pozzuoli. Le parole scorrono  veloci insieme alla musica, attimi di felicità assoluta quasi fuori dal tempo. Dopo un po’ mi fermo, ritorno in camera da letto e vedo che mia madre è sveglia, andiamo così in cucina a fare il caffè, guardo mia madre prepararlo e già lo pregusto ma mi sento inquieta, guardo l’ora e sono solo le 7.45, bevo il caffè che mi scorre dentro rinfrancandomi i pensieri, e mi sento già meglio. Ho deciso: esco. <span id="more-2211"></span></p>
<p>Ne parlo con mia madre, voglio andare alla chiesa di San Gennaro, dove ho frequentato la scuola quando ero bambina, ogni tanto mi viene un forte desiderio di tornarci; i ragazzi dormono ancora, prometto di tornare per le nove. Esco tra lo stupore e l’incredulità, nelle orecchie la stessa canzone che si ripete all’infinito, che vuole ricordarmi qualcosa che ho perso. Il sole c’è ma è nascosto dietro qualcosa di lattiginoso, mi accingo nel mio intento, la strada si snoda in salita su per la collina, è l’ultimo tratto verso Napoli dell’antica Via Domiziana, la musica mi da ritmo e macino veloce i metri sotto i miei piedi; ci sono già molte macchine in giro, ognuno già proiettato verso il lavoro o la scuola, e nessuno getta lo sguardo su ciò che è fuori dal finestrino. Io continuo a salire e mi sento diversa da tutti gli altri, quel tratto di strada che percorro è affollato di ricordi, tempi lontani quando il mio universo era tutto racchiuso lì, è la stessa strada che facevo per recarmi a scuola tutti i giorni. Getto lo sguardo, e vedo un pezzo di opus reticulatum, c’è ancora per fortuna, ma quel grande carrubo dalle rotonde foglie verde scuro al quale ero tanto affezionata è stato sacrificato per una esposizione di auto, purtroppo, io continuo e strappo e annuso un fiorellino bianco dal profumo di miele, quelli ci sono sempre.  <img class="alignright" src="http://farm4.static.flickr.com/3287/2931809001_694d4e0ed1.jpg?v=0" alt="" width="302" height="226" /></p>
<p>Sono quasi alla Solfatara, ecco ora lo sguardo può allargarsi su tutto il piccolo golfo, una leggera foschia ne inghiotte i contorni, ma l’immagine è comunque bellissima e portatrice di serenità. Certo ci vuole fantasia per non vedere le brutture, ristoranti, insegne, case da aggiustare. Attraverso la strada per fare l’ultimo tratto, quello più solitario chiuso tra un muro e il ciglio della collina rimasto assolutamente identico. Prima getto uno sguardo sotto la strada, e vedo una villa signorile con un giardino curato con prato e palme in bella vista, ricordo ci abitava una mia amica, allora era una bella casa di campagna, il giardino era un orto multicolore dove scorrazzavano cani, gatti e galline. Continuo a salire, non posso soffermarmi troppo, cammino accanto ad un vecchio muro, c’è una casa abbastanza decadente con due finestre con le persine verdi, quasi decrepite, guardo a terra e spero di trovare qualche foglia di eucalipto, ricordo quanto mi piaceva la loro forma così perfetta e così piacevole al tatto, ma non ne trovo, l’albero che non ho mai saputo dove fosse devono averlo tagliato già da molto. Ecco ci sono, arrivo alla chiesa, il portone è aperto, percorro lo spiazzo antistante che da piccola mi appariva grande come una piazza, passo davanti l’edificio dove c’era la mia scuola che è stato ristrutturato, per fortuna ha conservato lo stesso aspetto, ma è vuoto e silenzioso, poiché non è più una scuola.</p>
<p>Con gioia e forse umiltà entro in chiesa e mi precipito nell’unico posto rimasto intatto, il resto della chiesa infatti appare rimodernata, ci sono anche dipinti e vetrate moderne. Ma ciò che considero il fulcro no, la cappella laterale che ospita da una parte il busto di San Gennaro e dall’altra la pietra dove la leggenda vuole che sia stato decapitato il santo e che il 19 settembre sembra apparire più rossa. Così mi trovo il busto del santo davanti, quanto mi è familiare quella fisionomia, lo guardo e mi sento rassicurata, ricordo che da bambina al mattino prima di entrare in classe mi recavo da lui a invocare benevolenze per le interrogazioni difficili o a chiedere perdono per qualche rimorso che mi rodeva la coscienza. Benevolo, pronto a perdonarti tutto, a volerti bene, ecco sono già più tranquilla, mi inchino umile dinanzi a quel busto, mi vede come quando ero innocente, solo una bambina, e per fortuna riesco ad essere ancora così o almeno anelo ad esserlo. Ma voglio qualcosa di più, cerco allora qualcuno che mi possa confessare, arriva un frate anziano con la barba e il saio, torno allora indietro agli anni della scuola, me li ricordo quei piccoli frati, mi avvicino allora speranzosa e gli dico che mi voglio confessare. Ci mettiamo in un angolo tranquillo, ci teniamo la mano, mi sento piccola  e felice ma soprattutto innocente, lo sguardo vola al soffitto della chiesa, dove ci sono degli affreschi sulla vita di San Gennaro, ricordo che da piccola durante le lunghe omelie, mi perdevo in quelle immagini, mi sembrava di non avere più nessuno intorno, tutto era luce e suoni, ora li guardo e li vedo rovinati, hanno perso la luce, ma ciò che importa è che ci siano ancora. Racconto che ho frequentato la scuola lì, che quel luogo mi ha visto crescere, gli parlo di me e desidero ardentemente  un balsamo al mio cuore malato, un segnale di speranza o di salvezza; chiedo notizie dei frati che conoscevo io e mi dice che uno di loro è ancora vivo, gli parlo dei miei figli, dell’incertezza della vita, della guerra lontana, delle difficoltà quotidiane allora lui parte con una filippica sui giovani e sulle discoteche, alzo le spalle, forse non ci siamo capiti, non sono riuscita a spiegargli la mia difficoltà, e non ho cuore di dirgli che la sera prima avevo portato i miei due figli adolescenti a un concerto. Mi dico “Va beh! “ e vado avanti e gli parlo della guerra, assolutamente fuori luogo in quella chiesa, e per questo ancor più dolorosa, e lui parte con un panegirico sul Ventennio, quando tutto andava bene, perché di sera la ronda girava coi mitra ed era tutto in ordine, parla, parla e le parole mi scivolano addosso, senza consistenza, ma provo amarezza e non ho cuore di dirgli  che la mia famiglia fu rovinata dal fascismo, e guardo ancora gli affreschi sul soffitto, dove le immagini familiari mi danno pace. Mi congedo dopo aver avuto la benedizione, ritorno ancora da San Gennaro e invoco ancora la sua benevolenza certa della risposta. Esco con una certa esaltazione dentro, ho ancora un po’ di tempo per andare alla Rotonda, il belvedere da dove si vede tutta Pozzuoli, appena sopra la chiesa. Anche quello un luogo mitico per me, il piccolo golfo è tutto sotto i miei occhi, una linea dolce e tonda che da Via Napoli arriva a Capo Miseno, tutto familiare, ma anche tanto diverso, la musica riesce a renderlo ancora più suggestivo, m’invade la consapevolezza di quello che ho avuto, bellissimo, e getto lo sguardo oltre la ringhiera, sotto  di me, il luogo prediletto dove guardare i tramonti, è tutto sporco, ingombro di panni attaccati ai rami degli alberi, ma non mi ferisce tanto, sono felice è pur sempre tutto bello, getto uno sguardo sul convento, nel cui giardino ci sono degli  alberelli in fiore, resterei lì in eterno ma devo andare, quei pochi attimi devono bastarmi, inizio la discesa, sostenuta ancora dal ritmo ininterrotto della musica. In un attimo mi trovo davanti la Solfatara, e come in un vortice mi ritrovo al curvone da dove si può guardare tutto intero il piccolo vulcano dalla forma circolare, sul ciglio opposto tra le spaccature di roccia si alza del fumo bianco che esce ininterrotto  da migliaia di anni, gettando nell’aria vigorose zaffate di zolfo.  Il sole che sorge da dietro gioca col fumo, in controluce vedo  da lontano la sagoma dell’eucalipto sotto il quale è sepolto Timmy, un mio cagnolino tanto amato. Anche lì, tutto bello ma anche inquietante nella sua trascuratezza, e poi quel luogo è vuoto per me, più nessuno di tutti quelli che vi abitavano ci stanno più, sono lì da sola a testimoniare tutto ciò che c’era, ma anche tutto quello che c’è ancora, le robinie ad esempio sono ancora lì ricoperte di gemme, pronte a far fiorire i loro fragili fiori bianchi, il sole fa fatica ad uscire e continua ad essere tutto lattiginoso, ma non fa nulla, la mia luce è tutta dentro, sono contenta di essere lì. Scendo col sorriso nel cuore, passo davanti la casa della mia vecchia maestra dell’elementari leggo il suo nome, sono tentata di bussare, ma vado avanti, percorro la strada con passo veloce e le parole della canzone mi fanno sentire meno sola. C’è un signore che vende i fiori e compro delle fresie per mamma, sono coloratissime ma il profumo è appena accennato, un ultimo tratto di strada e sono a casa, le macchine percorrono numerose la via Domiziana e si recano verso Napoli, veloci svoltano ai semafori, è quasi pericoloso attraversare, la luce è delicata, i contorni del paesaggio sfumati, e mi sembra di essere l’unica in quel momento disposta a guardare la bellezza di quel luogo. Ho il cuore colmo di gioia per il tuffo nel passato e piena di riconoscenza per ciò che ancora riesco a trovare. Torno a casa, Ottavio e Claudio sono ormai svegli, ma sono ancora stanchi, ieri sera abbiamo fatto tardi al concerto, facciamo colazione e chiacchiero un po’ con Mamma e poi ci incamminiamo verso la Metropolitana. Mamma ci accompagna al treno, certo è strano stare qui con due figli adolescenti, in questi posti che mi hanno conosciuto bambina, mi sento quasi dissociata. In edicola compriamo il giornale, dove  imperversano le notizie sulla guerra, salutiamo Mamma, contenta di averci avuto per un pochino a casa sua, e saliamo sul treno che ci porta via, sono le 10 e il sole ancora non è riuscito a bucare la cortina di nuvole, ma mi sento felice, mi sento rappacificata, con un tantino di incoscienza. Mentre il treno corre via guardo per un ultima volta il paesaggio e lo saluto e come dice Jovanotti scatto una fotografia e la  sviluppo nel mio cuore. Il tutto con “Un’altra cosa che ho perso” e “Solo per te” degli Articolo 31. Ciao.</p>
<p style="text-align:right;"><em>(marzo 2003)</em></p>
<h5>[le immagini sono state prese <a href="http://www.flickr.com/photos/fsfienga/3362598739/" target="_blank">qui</a> e <a href="http://www.flickr.com/photos/dynamicearthadventures/2931809001/" target="_blank">qui</a>]</h5>
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		<title>Quando il culmine dell’estate è passato</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 08:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>v3ltins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Hermann Hesse

l’immagine è stata trovata qui
Quando il culmine dell&#8217;estate è passato,
nelle siepi si muovono filamenti bianchi,
stanche, piene di polvere, le margherite
stanno sulla via con le corolle abbrunate,
le ultime falci vanno per i campi,
dalla stanchezza e volontà di morte
viene su tutto una profonda quiete,
dopo una vita così urgente, la natura
non vuole far altro che riposare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=711&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Hermann Hesse</em></p>
<p><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3182/2571044600_a3ea2feb16.jpg?v=0" alt="" width="408" height="297" /></p>
<h5 style="text-align:right;">l’immagine è stata trovata <a href="http://www.flickr.com/photos/resme/2571044600/">qui</a></h5>
<p>Quando il culmine dell&#8217;estate è passato,<br />
nelle siepi si muovono filamenti bianchi,<br />
stanche, piene di polvere, le margherite<br />
stanno sulla via con le corolle abbrunate,<br />
le ultime falci vanno per i campi,<br />
dalla stanchezza e volontà di morte<br />
viene su tutto una profonda quiete,<span id="more-711"></span><br />
dopo una vita così urgente, la natura<br />
non vuole far altro che riposare e consegnarsi.</p>
<p style="text-align:center;">
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		<title>Giocondo Sole</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 08:34:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>v3ltins</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://linutile.wordpress.com/?p=328</guid>
		<description><![CDATA[di Valentina Fiori

[disegno di Ottavio Sellitti]
Giocondo sole
che vai sul mare
Giocondo tu
sei con i bimbi
Giocondo sole
caldo e abbronzante
tutti ti vogliono
calor brillante
Giocondo sei
che scaldi il cuore
con i tuoi figli
raggi di sole
Tu sei la più
gioconda stella
di tutta quella
immensità azzurra
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Valentina Fiori</em></p>
<p><img style="vertical-align:top;" src="http://img204.imageshack.us/img204/1691/giocondosoleju7.jpg" alt="" width="455" height="340" /></p>
<p><em>[disegno di Ottavio Sellitti]</em></p>
<p>Giocondo sole<br />
che vai sul mare</p>
<p>Giocondo tu<br />
sei con i bimbi</p>
<p>Giocondo sole<br />
caldo e abbronzante<br />
tutti ti vogliono<br />
calor brillante<span id="more-328"></span></p>
<p>Giocondo sei<br />
che scaldi il cuore<br />
con i tuoi figli<br />
raggi di sole</p>
<p>Tu sei la più<br />
gioconda stella<br />
di tutta quella<br />
immensità azzurra</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/linutile.wordpress.com/328/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/linutile.wordpress.com/328/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/328/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/328/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/328/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/328/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/328/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/328/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/328/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/328/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/328/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/328/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=328&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Elias Portolu (1900), di Grazia Deledda</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/05/24/elias-portolu-1900-di-grazia-deledda/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2008/05/24/elias-portolu-1900-di-grazia-deledda/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 09:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>v3ltins</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<category><![CDATA[nobel per la letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[tanca]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Fiori]]></category>

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		<description><![CDATA[di Valentina Fiori

[L'immagine è stata presa qui]
Elias Portolu viene pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia», dall&#8217;agosto al dicembre del 1900, esso è il primo dei romanzi che Grazia Deledda scrive a Roma e dimostra come la scrittrice fosse già pronta e matura in attesa del momento del grande passo; l&#8217;allontanamento dalla Sardegna, che le permise [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=273&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Valentina Fiori</em></p>
<p><img style="vertical-align:middle;" src="http://img155.imageshack.us/img155/574/eliasportoluaz7.jpg" alt="" width="302" height="302" /></p>
<pre><strong><em>[L'immagine è stata presa <a href="http://www.isresardegna.it/">qui</a>]</em></strong></pre>
<p>Elias Portolu viene pubblicato a puntate<span style="font-size:x-small;font-family:Verdana,Tahoma,Arial,sans-serif;color:#000000;"> sulla «Nuova Antologia», dall&#8217;agosto al dicembre del 1900</span>, esso è il primo dei romanzi che Grazia Deledda scrive a Roma e dimostra come la scrittrice fosse già pronta e matura in attesa del momento del grande passo; l&#8217;allontanamento dalla Sardegna, che le permise uno sguardo più distaccato verso la sua isola.<br />
Esso è anche il primo dei romanzi che si potrebbero definire maggiori, per la maggiore attenzione all&#8217;indagine psicologica dei personaggi, che prevale sull&#8217;interesse folcloristico.<br />
Nelle prime pagine del romanzo Elias è appena uscito dal carcere, dove era stato rinchiuso per un errore di gioventù, in seguito incontra Maddalena, la promessa sposa del fratello, per la quale nasce un amore che è il centro pulsante della narrazione. Questo sentimento appare colpevole sin da quando i protagonisti ne hanno coscienza, tale consapevolezza indurrà una inevitabile catena di conseguenze negative che si concluderanno con una morte.<span id="more-273"></span><br />
Gran parte del romanzo è centrato sulla figura di Elias, che sia per l&#8217;aspetto fisico, sia per il carattere appare molto diverso dal resto dei personaggi. Infatti è alto e pallido e tendente alla riflessione, mentre i fratelli sono tarchiati e scuri (e ci si potrebbe domandare se nella biblioteca della Deledda fosse presente &#8220;Il rosso e il nero&#8221; di Stendhal) . Il lettore assiste allo svolgersi degli avvenimenti che inesorabilmente portano verso il male, anche se il protagonista attraverso un grosso tormento interiore cercherà in ogni modo di arrestarli. Preso da un vortice di avvenimenti al quale non può o non sa sottrarsi.<br />
Protagonista (elemento ricorrente nella tematica deleddiana) insieme ai personaggi è l&#8217;ambiente naturale che appare grandioso, ma non prevaricatore, muovendosi spesso in assonanza con i personaggi. Un esempio su tutti la sconfinata <em>tanca</em> (parte della proprietà destinata al pascolo, solitamente quella più alta e meno fertile) che è specchio dell&#8217;altrettanto sconfinato animo umano.<br />
In questo romanzo come negli altri pur potendosi cogliere una qualche rassomiglianza con i russi Dostoevskij e Tolstòj, la Deledda sembra ignorare tuttavia ogni tradizione letteraria, ella ritrae un ambiente primitivo, un popolo diverso dall&#8217;umanità internazionale del romanzo europeo, ella ha un senso tutto interiore della vita, è in questo appunto che appare più vicina ai Russi che a un Verga o ad un Fogazzaro nell&#8217;eterna lotta tra il bene e il male.<br />
Il dialogo di stampo sardo: con il verbo alla fine, e ha la semplicità di un mondo isolato e lontano che ben rappresenta questa eterna lotta.<br />
La scrittura infine riesce a mantenersi sempre limpida e pulita, evitando le facili banalità del romanzesco riuscendo ad evitare la caduta nello scandaloso.</p>
<p class="MsoBodyText">
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		<title>La mia ideologia è quella sbagliata</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/05/20/la-mia-ideologia-e-quella-sbagliata/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2008 12:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>v3ltins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Valentina Fiori

[i diritti dell'immagine sono del rispettivo proprietario]
&#8220;La mia ideologia è quella sbagliata&#8221;, quel giorno aprii gli occhi e mi ritrovai con questa frase che mi danzava dentro, doveva essere qualche retaggio dei sogni che avevo fatto, che purtroppo al mattino non riuscivo mai a ricordare. Mi apparivano sempre come un mix di sensazioni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=275&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:left;"><em>di Valentina Fiori</em></p>
<p><img src="http://img228.imageshack.us/img228/3459/lettosfattoab4.jpg" alt="" /></p>
<h6><em><span style="color:#888888;">[i diritti dell'immagine sono del rispettivo proprietario]</span></em></h6>
<p>&#8220;La mia ideologia è quella sbagliata&#8221;, quel giorno aprii gli occhi e mi ritrovai con questa frase che mi danzava dentro, doveva essere qualche retaggio dei sogni che avevo fatto, che purtroppo al mattino non riuscivo mai a ricordare. Mi apparivano sempre come un mix di sensazioni e di immagini, ma mai che riuscissi a mettere a fuoco qualcosa; eppure quella notte dovevo aver sognato qualcosa di forte e di particolare legato a quella frase.<span id="more-275"></span></p>
<p>Mi alzai dal letto con un leggero cerchio di dolore alla fronte, il caldo in quell&#8217;estate non dava tregua, era cominciato ai primi di giugno e si era arrivati ad agosto senza mai mutare.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/linutile.wordpress.com/275/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/linutile.wordpress.com/275/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/275/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/275/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/275/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/275/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/275/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/275/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/275/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/275/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/275/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/275/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=275&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>CANNE AL VENTO (1913) di Grazia Deledda</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/03/30/canne-al-vento-1913-di-grazia-deledda/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 08:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>v3ltins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Valentina Fiori

Questo romanzo è quello più tradotto e letto della Deledda e contribuì in modo significativo a guadagnarle quella stima che nel 1926 le procurò il Premio Nobel per la letteratura.
 Canne al vento è la storia delle sorelle Pintor, Esther, Ruth e Noemi che vivono sole con il loro devoto servo Efix. Di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=201&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Valentina Fiori</em></p>
<p><img src="http://img412.imageshack.us/img412/1619/cannealventofn3.jpg" border="0" alt="" width="447" height="301" align="middle" /></p>
<p>Questo romanzo è quello più tradotto e letto della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grazia_Deledda" target="_blank">Deledda</a> e contribuì in modo significativo a guadagnarle quella stima che nel 1926 le procurò il Premio Nobel per la letteratura.<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Canne_al_vento" target="_blank"> Canne al vento</a> è la storia delle sorelle Pintor, Esther, Ruth e Noemi che vivono sole con il loro devoto servo Efix. Di nobiltà antica e ormai decaduta, le tre sorelle godono del suo servizio da vent’anni, da quando cioè è morto il padre, Don Zame, che più di vent’anni prima si scoprirà essere stato ucciso accidentalmente dal servo per proteggere la fuga di Lia, la più piccola delle sorelle Pintor. Così per vent’anni nella casa Pintor non accade nulla. Efix è la prova della nobiltà passata delle sue padrone ed egli sente il dovere di proteggerle, e di preservare la morale e in questo modo è come se volesse espiare l’uccisione di Don Zame.<br />
L’equilibrio viene rotto dall’arrivo di Giacinto, il figlio di Lia, il bel giovane gira spavaldo per il paese, esibendo una sicurezza che gli deriva dall’ingenuità. In tutto ciò emerge una passione segreta e forte; l’amore di Noemi per il nipote, si tratta di un sentimento che neppure lei è in grado di riconoscere, che riaffiorerà piano piano nelle pagine del romanzo. Giacinto a sua volta si innamorerà di una ragazza povera che poi sposerà e la zia sposerà un ricco parente salvando la famiglia dal tracollo economico.<br />
Il dramma umano dei personaggi ruota intorno alla figura del servo Efix resa particolarmente vivida dalla penna dell’autrice. Efix epicamente vive una vita da santo, alla ricerca dell’espiazione suprema. Come un eroe omerico, come un dannato di Dostoevskij, come i poveri predestinati di Garcìa Marquez, Efix è un’immagine della sofferenza, sempre uguale e sempre immobile nel tempo.<br />
Canne al vento si trova al centro dell’opera della Deledda e può essere considerato un grande contenitore di tutti gli elementi deleddiani:<br />
- La Sardegna, come terra che da vita dura e lavoro e la Sardegna incontaminata e arcaica.<br />
- L’amore, un amore dai connotati travolgenti che essendo chiuso nell’immobile società contadina, è esposto al peccato, all’incesto, e da una parte è eros vivo e fiammeggiante con tutte le conseguenze immaginabili e dall’altro è un eros negato che si trasforma in odio trascinandosi in vendette lunghe una vita.<br />
- la ricerca della pace ineriore, della dignità morale, della espiazione del peccato; questo senz’altro predominante nei confronti degli altri.</p>
<p>[Chi volesse leggere una trattazione più generale dell'opera deleddiana può farlo <a href="http://linutile.wordpress.com/2008/03/04/grazia-deledda-puo-un-nobel-venir-dimenticato" target="_blank">qui</a>]</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/linutile.wordpress.com/201/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/linutile.wordpress.com/201/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/201/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=201&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Grazia Deledda, può un Nobel venir dimenticato?</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 10:28:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Valentina Fiori

Grazia Deledda, la grande scrittrice sarda, appare scomparsa dalla maggior parte delle antologie scolastiche e dimenticata da buona parte della critica, eppure si dovrebbe essere orgogliosi di lei, in quanto è stata la prima ed attualmente unica scrittrice italiana ad essere stata insignita del prestigioso premio Nobel per la letteratura.
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<div><img src="http://img356.imageshack.us/img356/723/universourloag2.jpg" border="0" alt="" width="141" height="192" /></div>
<p>Grazia Deledda, la grande scrittrice sarda, appare scomparsa dalla maggior parte delle antologie scolastiche e dimenticata da buona parte della critica, eppure si dovrebbe essere orgogliosi di lei, in quanto è stata la prima ed attualmente unica scrittrice italiana ad essere stata insignita del prestigioso premio Nobel per la letteratura.<br />
Grazia Deledda nasce a Nuoro nel 1871, in una famiglia benestante, è la quarta di sei figli; intrappolata nella minorità sociale in cui era relegata la donna in quegli anni e in quell’ambiente, suo malgrado segue pochi studi regolari, fino alla quarta elementare.<br />
La sua adolescenza è contraddistinta da gravi problemi familiari e fu forse in seguito a queste difficoltà che si accentuò nella Deledda il carattere sognante che la fece rifugiare nella lettura. Ci fu in lei un ripiegamento interiore che le facilitò lo svilupparsi di una fantastica, sognante e protratta adolescenza, piena di vagheggiamenti romantici.<span id="more-140"></span><br />
L’elemento della formazione culturale della Deledda ha una particolare importanza, perché molta della sua scrittura più matura è percorsa dalle suggestioni più varie, dalle influenze tematiche ed espressive più ortodosse proprio perché frutto di quelle letture disordinate, occasionali ed onnivore di cui si nutrì la scrittrice da ragazza: la Bibbia, i grandi narratori russi come Dostoevskj, Tolstoj e i grandi narratori  francesi: Zola, Flaubert e Maupassant. Lesse poi Fogazzaro, soprattutto “Malombra”. Fu poi lettrice di Carducci e soprattutto di D’Annunzio, considerato da lei un vero modello culturale.<br />
Cominciano gli anni dell’apprendistato in cui sperimenta varie scritture come novelle e poesie, poi si occupa anche di etnologia: collaborando alla “Rivista di Tradizioni Popolari Italiane”, in particolare scrive 11 puntate delle “Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna”, questa profonda conoscenza per la sua terra e per il suo popolo, apparirà poi in tutti suoi romanzi maggiori.<br />
La sua grande passione per la vocazione letteraria, su cui pesava il diffuso pregiudizio che “una donna scrittrice non può essere onesta”, riesce finalmente a concretizzarsi ufficialmente con la pubblicazione del racconto ”Sangue Sardo” sulla rivista romana “Ultima moda” (1886), da questo momento in poi, anche in seguito a una recensione favorevole di Capuana, con tenacia continuerà la sua produzione riuscendo a pubblicare varie novelle su diverse riviste letterarie. Anche se non mancarono le stroncature, in particolare con dolore apprese che i suoi conterranei l’accusavano di aver calunniato la Sardegna, descrivendone gli usi primitivi e quasi selvaggi, questo “risentimento” della sua gente si andò stemperando con il tempo e la comprensione del valore che l’opera della Deledda ha per la Sardegna tutta.<br />
Un viaggio a Cagliari tra l’ottobre e il dicembre del 1899 segna la svolta della sua vita. A casa dell’amica presso quale era ospite, incontra un funzionario del Ministero delle Finanze in missione sull’isola; Palmiro Madesani, romano. La Deledda capisce di essere davanti all’uomo della sua vita e l’11 gennaio lo sposa, nel mese di aprile gli sposi si trasferiscono a Roma.<br />
Si realizza in questo modo il suo sogno di evadere dalla provincia sarda, raggiungendo ben presto una precisa coscienza di sé.<br />
Sono questi gli anni della vita familiare, con i figli Sardus e Franz, e del lavoro regolare e quotidiano.<br />
I suoi scritti: novelle e romanzi vengono conosciuti da un numero crescente di lettori.<br />
Da allora in avanti pubblicherà in maniera sistematica novelle e romanzi, e saranno proprio quei romanzi, a condurla al premio Nobel nel 1926.<br />
Nel 1900 pubblica il primo romanzo composto a Roma, ambientato in Sardegna: <a href="http://linutile.wordpress.com/2008/05/24/elias-portolu-1900-di-grazia-deledda/" target="_blank"><strong>“Elias Portolu”</strong></a>, considerato un capolavoro a cui seguiranno con scadenza quasi annuale gli altri romanzi sempre ambientati nella sua isola:<br />
<strong>“Cenere”                           (1904),</strong><br />
<strong>“L’edera”                          (1906),<br />
<a href="http://linutile.wordpress.com/2008/03/30/canne-al-vento-1913-di-grazia-deledda/">“Canne al vento”               (1913)</a>,<br />
“<a href="http://linutile.wordpress.com/2009/01/06/marianna-sirca…grazia-deleddamarianna-sirca-1915-di-grazia-deledda/" target="_self">Marianna Sirca”              (1915)</a>,<br />
“L’incendio dell’uliveto”  (1917),<br />
“La madre”                        (1919)</strong><br />
Accanto a questi, considerati i romanzi maggiori e che sembrano far parte di un unico progetto letterario, c’è una vastissima produzione di novelle e di altri romanzi. Nei trent’anni trascorsi a Roma, la Deledda condusse una vita ritirata e semplice col marito e i due figli, suoi devoti collaboratori; non teneva conferenze, non partecipava quasi mai a ricevimenti o feste mondane e le rare volte che era costretta ad apparire in pubblico conservava sempre un atteggiamento modesto e dimesso.<br />
Grazia Deledda colpita fatalmente dallo stesso male di cui parla in uno dei suoi ultimi romanzi “La chiesa della solitudine” morì per un cancro al seno a Roma il 15 agosto del 1936, lasciando alla pubblicazione postuma “Cosima”, il suo romanzo più evidentemente autobiografico.<br />
Il contenuto e la ricerca della sua opera sono rivolti sempre verso la realtà del costume contemporaneo;<img src="http://img47.imageshack.us/img47/3435/universourloej4.jpg" border="0" alt="" width="228" height="424" align="right" /> dove  per il particolare periodo l’istituzione della famiglia, che per millenni aveva retto le regole etiche della società, entra in crisi. La scrittrice si sofferma soprattutto sulle lacerazioni interiori, di cui l’individuo diviene vittima, fenomeno che acquista nell’ambiente sardo maggior vigore, poichè la legge morale degli avi è fortemente inscritta nelle coscienze e assume il ruolo di un tabù religioso.<br />
I personaggi di Grazia Deledda appaiono pervasi dall’orrore che il violare le leggi provoca, ma nello stesso tempo non sono in grado, né vogliono resistere all’impulso dell’agire. La scrittrice non dà nessun giudizio morale sui personaggi, ma vive con loro il tormento e lo affronta, Lasciando sempre al destino l’ultimo gesto e parola.<br />
Grazia Deledda mette spesso in luce un urto tra il vecchio e il nuovo, lo stimolo a trasgredire le regole deriva da un cambiamento che può essere sociale, morale o derivante da un esperienza che porta il protagonista a vedere con occhi diversi il mondo. La forza drammatica della narrativa deleddiana nasce dagli episodi in cui la crisi delle coscienze esplode, portando alla luce l’unico principio etico positivo: il sacrificio di sé.<br />
Negli anni dell’apprendistato  sperimenta varie scritture, alcune vicine al romanzo d’appendice, ma una volta a Roma, dopo essersi lasciata alle spalle la Sardegna, la sua arte si manifesta pronta e matura: i suoi romanzi appaiono perfetti nella loro scrittura così pulita e lineare, dove solo in alcuni punti vi sono delle concessioni al dialetto sardo, come il verbo alla fine della frase.<br />
Nei trent’anni trascorsi a Roma, la Deledda continuò sempre ad attingere dalla Sardegna, e l’essersi allontanata dalla sua isola fece si che tutto le apparisse più nitido. L’isola diventa così un territorio mitico e senza tempo dove si svolgono le grandi tragedie umane.<br />
Grazia Deledda fu insignita del premio Nobel per la letteratura nel 1926, il suo fu un premio che creò molto scalpore per diversi motivi; la sua formazione culturale, quasi esclusivamente autodidatta, la tematica, grandiosa e profonda della sua opera, il fatto che fosse una donna ( prima di lei il Nobel lo aveva avuto solo la scrittrice svedese Selma Lagerlòf)  e non ultimo l’atteggiamento della scrittrice schivo e riservato, estremamente distante dall’ambiente letterario italiano di quegli anni.<br />
E’ passato molto tempo da quel Nobel, ma la sua opera appare più che mai attuale, i suoi romanzi, che per la accurata regia dei drammi psicologici possono essere considerati tra i più grandi del patrimonio letterario italiano, vengono purtroppo sistematicamente dimenticati. Si tratta di un grave caso di ignoranza letteraria. In una libreria di una grande città, mi sono imbattuta in una commessa che mi ha detto: “Grazia Deledda? Non la conosco, chi è?”<br />
Spero che questo mio articolo possa far venire a te che leggi la curiosità di conoscere l’opera della scrittrice. Grazia Deledda con un istruzione “scolastica” quasi assente fu insignita del Nobel grazie soprattutto alla sua sconfinata passione per la lettura e per la sua forza di  volontà; <em>possa essere questo un monito per avvicinare tutti, giovani e meno giovani alla lettura,  porta di sapere e di libertà.</em></p>
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