Un risveglio a Pozzuoli

di Valentina Fiori

Mi sveglio, nel letto accanto a mia madre, non so che ora sia, c’è già molta luce che trapela tra le persiane. Mi sento strana, del resto è sempre così quando non dormo con mio marito, con un malessere fisico addosso. Ma dopo un po’ riesco ad alzarmi e mi sembra di barcollare, forse per un attimo ho la sensazione di una scossa di terremoto, vado in bagno e cerco di fare mente locale. Ma si! Deve essere stata quella birra di marca scadente che ho bevuto la sera prima. Guardo l’ora e sono solo le 6.45, se fossi stata a casa mia già mi sarei lanciata insieme a Micky, il mio cane, su per i sentieri tra gli olivi, ma qui nella casa dell’Ina Casa non posso farlo. Provo a rimettermi di nuovo a letto, ma non resisto, troppi ricordi vogliono entrare nella mia mente, e io in questo momento non li voglio. Mi alzo, vado nello studio, mi siedo, metto “Un’altra cosa che ho perso” degli Articolo 31 nelle orecchie e comincio a scrivere una lettera alla mia amica Rosa, anche lei scacciata via da questo strano paese che si chiama Pozzuoli. Le parole scorrono veloci insieme alla musica, attimi di felicità assoluta quasi fuori dal tempo. Dopo un po’ mi fermo, ritorno in camera da letto e vedo che mia madre è sveglia, andiamo così in cucina a fare il caffè, guardo mia madre prepararlo e già lo pregusto ma mi sento inquieta, guardo l’ora e sono solo le 7.45, bevo il caffè che mi scorre dentro rinfrancandomi i pensieri, e mi sento già meglio. Ho deciso: esco. Continua a leggere ‘Un risveglio a Pozzuoli’

Quando il culmine dell’estate è passato

di Hermann Hesse

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Quando il culmine dell’estate è passato,
nelle siepi si muovono filamenti bianchi,
stanche, piene di polvere, le margherite
stanno sulla via con le corolle abbrunate,
le ultime falci vanno per i campi,
dalla stanchezza e volontà di morte
viene su tutto una profonda quiete, Continua a leggere ‘Quando il culmine dell’estate è passato’

Giocondo Sole

di Valentina Fiori

[disegno di Ottavio Sellitti]

Giocondo sole
che vai sul mare

Giocondo tu
sei con i bimbi

Giocondo sole
caldo e abbronzante
tutti ti vogliono
calor brillante Continua a leggere ‘Giocondo Sole’

Elias Portolu (1900), di Grazia Deledda

di Valentina Fiori

[L'immagine è stata presa qui]

Elias Portolu viene pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia», dall’agosto al dicembre del 1900, esso è il primo dei romanzi che Grazia Deledda scrive a Roma e dimostra come la scrittrice fosse già pronta e matura in attesa del momento del grande passo; l’allontanamento dalla Sardegna, che le permise uno sguardo più distaccato verso la sua isola.
Esso è anche il primo dei romanzi che si potrebbero definire maggiori, per la maggiore attenzione all’indagine psicologica dei personaggi, che prevale sull’interesse folcloristico.
Nelle prime pagine del romanzo Elias è appena uscito dal carcere, dove era stato rinchiuso per un errore di gioventù, in seguito incontra Maddalena, la promessa sposa del fratello, per la quale nasce un amore che è il centro pulsante della narrazione. Questo sentimento appare colpevole sin da quando i protagonisti ne hanno coscienza, tale consapevolezza indurrà una inevitabile catena di conseguenze negative che si concluderanno con una morte. Continua a leggere ‘Elias Portolu (1900), di Grazia Deledda’

La mia ideologia è quella sbagliata

di Valentina Fiori

[i diritti dell'immagine sono del rispettivo proprietario]

“La mia ideologia è quella sbagliata”, quel giorno aprii gli occhi e mi ritrovai con questa frase che mi danzava dentro, doveva essere qualche retaggio dei sogni che avevo fatto, che purtroppo al mattino non riuscivo mai a ricordare. Mi apparivano sempre come un mix di sensazioni e di immagini, ma mai che riuscissi a mettere a fuoco qualcosa; eppure quella notte dovevo aver sognato qualcosa di forte e di particolare legato a quella frase. Continua a leggere ‘La mia ideologia è quella sbagliata’

CANNE AL VENTO (1913) di Grazia Deledda

di Valentina Fiori

Questo romanzo è quello più tradotto e letto della Deledda e contribuì in modo significativo a guadagnarle quella stima che nel 1926 le procurò il Premio Nobel per la letteratura.
Canne al vento è la storia delle sorelle Pintor, Esther, Ruth e Noemi che vivono sole con il loro devoto servo Efix. Di nobiltà antica e ormai decaduta, le tre sorelle godono del suo servizio da vent’anni, da quando cioè è morto il padre, Don Zame, che più di vent’anni prima si scoprirà essere stato ucciso accidentalmente dal servo per proteggere la fuga di Lia, la più piccola delle sorelle Pintor. Così per vent’anni nella casa Pintor non accade nulla. Efix è la prova della nobiltà passata delle sue padrone ed egli sente il dovere di proteggerle, e di preservare la morale e in questo modo è come se volesse espiare l’uccisione di Don Zame.
L’equilibrio viene rotto dall’arrivo di Giacinto, il figlio di Lia, il bel giovane gira spavaldo per il paese, esibendo una sicurezza che gli deriva dall’ingenuità. In tutto ciò emerge una passione segreta e forte; l’amore di Noemi per il nipote, si tratta di un sentimento che neppure lei è in grado di riconoscere, che riaffiorerà piano piano nelle pagine del romanzo. Giacinto a sua volta si innamorerà di una ragazza povera che poi sposerà e la zia sposerà un ricco parente salvando la famiglia dal tracollo economico.
Il dramma umano dei personaggi ruota intorno alla figura del servo Efix resa particolarmente vivida dalla penna dell’autrice. Efix epicamente vive una vita da santo, alla ricerca dell’espiazione suprema. Come un eroe omerico, come un dannato di Dostoevskij, come i poveri predestinati di Garcìa Marquez, Efix è un’immagine della sofferenza, sempre uguale e sempre immobile nel tempo.
Canne al vento si trova al centro dell’opera della Deledda e può essere considerato un grande contenitore di tutti gli elementi deleddiani:
- La Sardegna, come terra che da vita dura e lavoro e la Sardegna incontaminata e arcaica.
- L’amore, un amore dai connotati travolgenti che essendo chiuso nell’immobile società contadina, è esposto al peccato, all’incesto, e da una parte è eros vivo e fiammeggiante con tutte le conseguenze immaginabili e dall’altro è un eros negato che si trasforma in odio trascinandosi in vendette lunghe una vita.
- la ricerca della pace ineriore, della dignità morale, della espiazione del peccato; questo senz’altro predominante nei confronti degli altri.

[Chi volesse leggere una trattazione più generale dell'opera deleddiana può farlo qui]

Grazia Deledda, può un Nobel venir dimenticato?

di Valentina Fiori

Grazia Deledda, la grande scrittrice sarda, appare scomparsa dalla maggior parte delle antologie scolastiche e dimenticata da buona parte della critica, eppure si dovrebbe essere orgogliosi di lei, in quanto è stata la prima ed attualmente unica scrittrice italiana ad essere stata insignita del prestigioso premio Nobel per la letteratura.
Grazia Deledda nasce a Nuoro nel 1871, in una famiglia benestante, è la quarta di sei figli; intrappolata nella minorità sociale in cui era relegata la donna in quegli anni e in quell’ambiente, suo malgrado segue pochi studi regolari, fino alla quarta elementare.
La sua adolescenza è contraddistinta da gravi problemi familiari e fu forse in seguito a queste difficoltà che si accentuò nella Deledda il carattere sognante che la fece rifugiare nella lettura. Ci fu in lei un ripiegamento interiore che le facilitò lo svilupparsi di una fantastica, sognante e protratta adolescenza, piena di vagheggiamenti romantici. Continua a leggere ‘Grazia Deledda, può un Nobel venir dimenticato?’


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Niente è vero tutto è permesso

Un Aforisma

Se è assolutamente necessario che l’arte o il teatro servano a qualche cosa, dirò che dovrebbero servire ad insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente e che è indispensabile che ci siano.

Eugène Ionesco.

Un dialogo

-...non capisco, cosa vuoi dire? -Non curo dire altre parole che frammenti di un discorso amoroso. -Pensi questo basti? -Credimi, una sillaba di troppo farebbe esplodere il mondo, dirne una in meno lo disgregherebbe. -Il Mondo? -Certo, il mio Mondo. -Allora Buona Fortuna, ne avrai bisogno! -La Fortuna l'ho avuta scoprendo il mio desiderio, la lascio a te, mi basta il tuo sorriso, amico.

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