di Valentina Fiori

Mi sveglio, nel letto accanto a mia madre, non so che ora sia, c’è già molta luce che trapela tra le persiane. Mi sento strana, del resto è sempre così quando non dormo con mio marito, con un malessere fisico addosso. Ma dopo un po’ riesco ad alzarmi e mi sembra di barcollare, forse per un attimo ho la sensazione di una scossa di terremoto, vado in bagno e cerco di fare mente locale. Ma si! Deve essere stata quella birra di marca scadente che ho bevuto la sera prima. Guardo l’ora e sono solo le 6.45, se fossi stata a casa mia già mi sarei lanciata insieme a Micky, il mio cane, su per i sentieri tra gli olivi, ma qui nella casa dell’Ina Casa non posso farlo. Provo a rimettermi di nuovo a letto, ma non resisto, troppi ricordi vogliono entrare nella mia mente, e io in questo momento non li voglio. Mi alzo, vado nello studio, mi siedo, metto “Un’altra cosa che ho perso” degli Articolo 31 nelle orecchie e comincio a scrivere una lettera alla mia amica Rosa, anche lei scacciata via da questo strano paese che si chiama Pozzuoli. Le parole scorrono veloci insieme alla musica, attimi di felicità assoluta quasi fuori dal tempo. Dopo un po’ mi fermo, ritorno in camera da letto e vedo che mia madre è sveglia, andiamo così in cucina a fare il caffè, guardo mia madre prepararlo e già lo pregusto ma mi sento inquieta, guardo l’ora e sono solo le 7.45, bevo il caffè che mi scorre dentro rinfrancandomi i pensieri, e mi sento già meglio. Ho deciso: esco. Continua a leggere ‘Un risveglio a Pozzuoli’











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