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	<title>Linutile &#187; marcaragno</title>
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		<title>Linutile &#187; marcaragno</title>
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		<title>La trans-politica e l&#8217;avvento della videocrazia</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2009/10/26/la-trans-politica-e-lavvento-della-pornocrazia/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 22:20:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[La trans-politica e l’avvento della videocrazia
 
‘Onorevole Bindi, lei è più bella che intelligente’
(Silvio Berlusconi)
Qualcuno si sta chiedendo perché alcuni degli ultimi scandali politici hanno avuto come sfondo una vicenda sessuale? Perché mai i sex-gates, le escort e i transessuali abbiano finito per influenzare la sorte dei nostri governi? Perché il sesso è la cosa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2399&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>La trans-politica e l’avvento della videocrazia</strong></p>
<p><strong> <img src="http://lnx.larepubblicadellebanane.eu/blog/wp-content/uploads/2008/06/satira_politica_varia013.bmp" alt="" /></strong></p>
<p>‘Onorevole Bindi, lei è più bella che intelligente’</p>
<p>(Silvio Berlusconi)</p>
<p>Qualcuno si sta chiedendo perché alcuni degli ultimi scandali politici hanno avuto come sfondo una vicenda sessuale? Perché mai i <em>sex-gates, </em>le <em>escort </em>e i transessuali abbiano finito per influenzare la sorte dei nostri governi? Perché il sesso è la cosa più privata che esista, uno degli aspetti della persona che il senso del pudore e il sentimento della vergogna ben si preoccupano di mettere al riparo da ogni indebita intrusione e da ogni esposizione pubblica. Non a caso la vita sessuale – e più largamente quella familiare – dovrebbe costituire il terreno maggiormente coperto dall’ombrello protettivo della privacy, pur non rinunciando ad essere un elemento costitutivo della nostra identità e della nostra immagine sociale. Mai come oggi, tuttavia, il sesso è entrato nei palazzi di potere, in una torbida con-fusione di quei confini tra sfera pubblica e sfera privata che la filosofia dell’ottocento si era affrettata a costruire con l’avvento degli stati liberali. Sotto questo punto di vista la vicenda di Marrazzo, che ha per protagonisti quattro ricattatori ed un transessuale, è quanto mai paradigmatica e restituisce tutto il senso del degrado nel quale sta versando la nostra società. Infatti la mescolanza artificiale dei codici sessuali, che il transgender riproduce in sé, si presta a rappresentare un diverso grado della politica, una trans-politica, cioè una nuova dimensione del potere nella quale interessi pubblici e privati vengono a comporsi in un’ibrida identità e in cui allo smantellamento delle solide impalcature ideologiche di un tempo subentrano fenomeni di trasformismo parlamentare, rimescolamenti continui, incerte identità politiche.</p>
<p>Non a caso l’unico elemento coagulante intorno al quale sembrano costruirsi le alleanze degli ultimi quindici anni è quasi sempre l&#8217;elemento personalistico. In una politica personalizzata e deologizzata la  sovrapponibilità di pubblico e privato si presenta pertanto come un passaggio naturale, giacché, laddove il potere si personalizza, la vita privata dei politici si pubblicizza.  La personalizzazione, in verità,  è un fenomeno piuttosto recente, che affonda le sue radici nella crisi della seconda Repubblica e che trova la sua manifestazione apicale nel berlusconismo degli anni ’90. Infatti possiamo tranquillamente ammettere che il berlusconismo è stata la prima manifestazione socio-politica,  dopo il fascismo, ad essere plasmata esclusivamente sull&#8217; immagine di un leader.  Il rapporto con l&#8217;elettorato viene costruito in via diretta senza la mediazione del partito. Tutto  ciò che afferisce alla propria persona può diventare strumento di consenso o di dissenso elettorale. Eppure la personalizzazione dei sistemi di potere non è un innocuo fenomeno mediatico da confinarsi ell&#8217;estetica del potere.  Esso comporta due effetti collaterali di capitale importanza per ogni regime democratico: da un lato l’impoverimento del dibattito politico, laddove lo scontro tra maggioranza ed opposizione non si misura più sul terreno delle riforme sociali, ma sulle vicende private delle controparti e sulla demonizzazione degli avversari; dall’altro lato, se la politica si piega sempre più agli affari privati, gli interessi individuali e collettivi di milioni di elettori risentono di una inevitabile crisi rappresentativa, alimentando così il rischio di derive autoritarie, sopratutto se l’investitura popolare si presta ad essere l&#8217;unico fondamento di legittimazione politica. Ovviamente, in una democrazia personalistica,  la moralità pubblica o l’etica sociale non ispirano più il comportamento dei governanti, ma sono gli interessi privati a condizionare la deontologia politica. Cioè i valori pubblici, che dovrebbero essere prioritari, soccombono a quelli privati, vi si confondono, e quelli privati di alcuni gruppi o di alcune persone si accreditano presso la sfera pubblica fino ad orientare il comportamento delle istituzioni. I governi e le amministrazioni finiscono così per somigliare ad estensioni di piccole cerchie domestiche, entro cui l’assegnazione delle poltrone e degli incarichi ministeriali si determina sulla base di amicizie, favori sessuali e rapporti privati di lavoro.</p>
<p>Ma dov&#8217;è che si realizza la commistione tra pubblico e privato, dov&#8217;è che il potere può personalizzarsi?  il luogo privilegiato in cui si consuma questa ibridazione tra le due sfere è sicuramente lo schermo televisivo, nel momento in cui amplifica l&#8217;immagine personale e la vita privata dei leaders fino a conferirgli dignità pubblica.  Il mondo della politica finisce così per spettacolarizzarsi, laddove il potere promana dall&#8217;immagine e tutto ciò che è immagine può diventare strumento di costruzione o decostruzione del potere stesso.  A fondare la credibilità degli uomini politici,  infatti, non sono più le loro idee ed il loro senso dello stato, ma gli aspetti mediatici della loro persona (come i tic, le abitudini, gli orientamenti sessuali).  In uno scenario del genere l&#8217;avvento di un regime videocratico appare ormai prossimo, se non già avvenuto. Vale a dire società trans-politiche,  fondate sull&#8217; esposizione dell’immagine personale, sul velinismo al governo,  sulla riduzione del corpo a strumento di baratto e ricatto politico, sull&#8217;uso privatistico del potere. In una società videocratica l&#8217;uso della propria immagine e quindi del proprio corpo, che è quanto di più privato possiamo conservare, può diventare un&#8217;arma nelle mani del potere.  Un&#8217;arma sempre più pericolosa ed antidemocratica che sancisce la definitiva commistione tra pubblico e privato.</p>
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		<title>Exit</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 09:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Aragno]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[supermarket]]></category>

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		<description><![CDATA[Di  Marco Aragno

Forse ci risveglieranno dal neon
tutte quelle dita, il fruscìo che fanno
quando sfogliano copertine
di riviste patinate sugli espositori
ai lati di bianchi corridoi.
Ma non sono da abitare
gli scaffali, le file interminabili
di carrelli riempiti da mani veloci
e poi svuotati nel silenzio dei parcheggi.
Anche l&#8217;altoparlante annuncia
che è l’ora di andarsene, di tornare
all&#8217;antico conforto delle case
agli interni con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2390&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Di  <em>Marco Aragno</em></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2392" title="supermarket" src="http://linutile.files.wordpress.com/2009/10/supermarket1.jpg?w=205&#038;h=256" alt="supermarket" width="205" height="256" /></p>
<p>Forse ci risveglieranno dal neon<br />
tutte quelle dita, il fruscìo che fanno<br />
quando sfogliano copertine<br />
di riviste patinate sugli espositori<br />
ai lati di bianchi corridoi.<br />
Ma non sono da abitare<br />
gli scaffali, le file interminabili<br />
di carrelli riempiti da mani veloci<br />
e poi svuotati nel silenzio dei parcheggi.<br />
Anche l&#8217;altoparlante annuncia<br />
che è l’ora di andarsene, di tornare<br />
all&#8217;antico conforto delle case<br />
agli interni con televisore.<br />
E più perse saranno le madri<br />
dei figli che disperate cercheranno<br />
nel brusìo, all&#8217;uscita dei supermercati.</p>
Posted in Cose Inutili  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/2390/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/2390/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/2390/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/2390/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/2390/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/2390/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/2390/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/2390/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/2390/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/2390/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2390&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">M.Aragno</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Non succederà più nulla adesso</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2009/09/21/non-succedera-piu-nulla-adesso/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2009/09/21/non-succedera-piu-nulla-adesso/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 15:13:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[La distrazione]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Di  Andrea Inglese

Non succederà più nulla adesso
non aspettare crescita, taglio di veli
notti con un diverso finale.

Quel che rimane, in lenta,
impaziente attesa, è margine,
poco progetto,  sono
gli occhi che s&#8217;imbevono beati
di un paesaggio che l&#8217;abitudine
finemente insabbia, cancella.
Da La Distrazione (2008)
Posted in Cose Inutili       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2367&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Di  <em>Andrea Inglese</em></p>
<p><a href="http://ricercaimmagini.virgilio.it/preview?qs=andrea+inglese&amp;imgsz=&amp;offset=0&amp;url=http://rebstein.wordpress.com/2007/12/30/con-la-residua-pieta-dellocchio-andrea-inglese/&amp;img=F4KknSg_shMoMM:http://rebstein.files.wordpress.com/2007/12/federico-federici-lo-sguardo-dietro-2007.jpg&amp;formato=500x375%20pixel,%2098K%20-%20&amp;oimg=http://rebstein.files.wordpress.com/2007/12/federico-federici-lo-sguardo-dietro-2007.jpg"><img src="http://images-partners-tbn.google.com/images?q=tbn%3AF4KknSg_shMoMM%3Ahttp%3A%2F%2Frebstein.files.wordpress.com%2F2007%2F12%2Ffederico-federici-lo-sguardo-dietro-2007.jpg&#038;w=130&#038;h=98" border="1" alt="" vspace="5" width="130" height="98" /></a></p>
<p>Non succederà più nulla adesso</p>
<p>non aspettare crescita, taglio di veli</p>
<p>notti con un diverso finale.</p>
<p><span id="more-2367"></span></p>
<p>Quel che rimane, in lenta,</p>
<p>impaziente attesa, è margine,</p>
<p>poco progetto,  sono</p>
<p>gli occhi che s&#8217;imbevono beati</p>
<p>di un paesaggio che l&#8217;abitudine</p>
<p>finemente insabbia, cancella.</p>
<p>Da<em> La Distrazione</em> (2008)</p>
Posted in Cose Inutili  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/2367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/2367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/2367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/2367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/2367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/2367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/2367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/2367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/2367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/2367/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2367&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">M.Aragno</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Il libro dei vent’anni – Silvia Avallone</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2009/09/08/2328/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2009/09/08/2328/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 16:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Il libro dei vent'anni]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Aragno]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Avallone]]></category>

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		<description><![CDATA[Di   Marco Aragno










Tutto continuava a parlare nel piccolo orto.
Ovunque le cose chiamavano le loro parole
E le parole correvano a dire, volavano piano
[…]
 e volevano bene alle cose
 
(Silvia Avallone)

Libro dei vent’anni, già. Chi è che a vent’anni non abbia provato, almeno una volta, a scarabocchiare dei versi sul proprio quaderno o su un tovagliolo di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2328&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Di  <em> Marco Aragno</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align:left;"><img class="alignnone" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/094/9788860070944g.jpg" alt="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/094/9788860070944g.jpg" /></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><em>Tutto continuava a parlare nel piccolo orto.</em></p>
<p style="text-align:left;"><em>Ovunque le cose chiamavano le loro parole</em></p>
<p style="text-align:left;"><em>E le parole correvano a dire, volavano piano</em></p>
<p style="text-align:left;"><em>[…]</em></p>
<p style="text-align:left;"><em> e volevano bene alle cose</em></p>
<p style="text-align:left;"><em> </em></p>
<p style="text-align:left;"><em>(Silvia Avallone)</em></p>
<p><span id="more-2328"></span></p>
<p>Libro dei vent’anni, già. Chi è che a vent’anni non abbia provato, almeno una volta, a scarabocchiare dei versi sul proprio quaderno o su un tovagliolo di carta, semmai su suggerimento dell’insegnante o di qualche genitore appassionato di lettere? Ma il titolo <em>naif</em>, detto così, trae in inganno. La prima raccolta di <em>Silvia Avallone</em> è un’opera solo apparentemente precoce, che fa dell’età un pretesto letterario, quasi rimbaudiano, per affrontare la poesia da una prospettiva nuova ed originale, una prospettiva da cui smitizzare l’idea del poeta giovane, ribelle ed ingenuo. Infatti la poesia di questa ragazza originaria di Biella, laureata alla facoltà di Filosofia dell&#8217;Università di Bologna,  è senz’ombra di dubbio molto matura ed attuale, riesce con estrema naturalezza a contenere gli eccessi stilistici e le smanie adolescenziali, che spesso contraddistinguono i testi dei suoi coetanei, per assumere uno sguardo acuto sulla realtà circostante. Questa maturità, tuttavia, associata ad una sicura padronanza del mezzo poetico, non scalfisce minimamente la vitalità e la freschezza che trasuda dai versi dell’opera. In fondo gli scenari quotidiani in cui si muove Silvia sono comuni a tanti altri giovani. Bar, treni, aerei, amici, ambienti domestici. Libro dei vent’anni, quindi, come zona di attraversamento di una <em>conradiana</em> linea d&#8217;ombra,  diario del viaggio da un’età a quella successiva, costruzione <em>in itinere</em> di una nuova grammatica emotiva. Non si tratta, di certo, di una cesura netta tra due stagioni della vita, ma di un mutamento costante realizzato spesso attraverso il linguaggio della fiaba e del mito. Già nelle liriche che compongono le prime sezioni è possibile rintracciare un percorso di maturazione interiore che emancipa il soggetto dal sogno dell&#8217;infanzia per immetterlo gradualmente nel mondo degli adulti(forse <em>gli occhi nuovi</em> de <em>L&#8217;inizio</em>). Il passaggio è mediato senza scosse dalla luce del ricordo, dal battesimo nominale(<em>Ratin</em>), o dalla celebrazione entusiastica della vita(<em>La vita stravince su tutto</em>). Ma l&#8217;ingresso in un altro tempo, la <em>vigilia del mondo che arriva</em> comporta anche il congedo di sé, di una parte di sé, irrimediabilmente legata al passato, che non riesce più ad esprimersi autonomamente nella dimensione presente(<em>non è morta, non è partita, non può tornare</em>). Nonostante ciò, l&#8217;impatto con i grandi interrogativi che l’età adulta finisce per imporre non la spaventa, non costituisce mai una spinta centripeta verso una solipsistica singolarità(<em>il poco senso di essere una</em>), ma, al contrario, avvia sempre un&#8217;azione positiva, istituisce sempre un movimento di apertura verso <em>gli altri</em> e verso l&#8217;<em>Altro</em>(<em>e che tutti i misteri siano notti brillanti&#8230;</em>), come se il sentimento poetico fosse costantemente animato da un incredibile forza centrifuga che soltanto l&#8217;archetipo femminile &#8211; residente in lei per natura &#8211; può innescare all&#8217;infinito. Pertanto le occasioni di incontro quotidiano con le persone si fanno sede costitutiva di uno senso individuale e collettivo, ancor più quando sembra che l&#8217;unica vera salvazione dell’io risieda in quel nome che solo gli <em>altri </em>possono autenticamente pronunciare (<em>mi scopro nel nome in cui mi chiamate</em>). Il tema dell’incontro, tra l’altro, non si risolve mai in una contiguità puramente mentale o emotiva, ma si trasforma al contrario in un’occasione di vicinanza corporale(<em>non è sufficiente una parola, un discorso ma il corpo</em> oppure <em>lasciamo raccontare la terra e la città delle nostre ossa</em>). Infatti, come ci ricorda Nietzsche, il corpo ha le sue ragioni. E lo sa bene ancor più una ventenne, che fa dei propri sensi, prima che del linguaggio verbale, uno degli strumenti fondamentali con cui esperire il mondo. I vent’anni di questa poetessa sono un autentico dono della vita da condividere con gli <em>altri</em>, in un presente che rifiuta ogni deriva disforica e ogni pessimistica rassegnazione al male di vivere(<em>ma il mondo non mi ha dato quest&#8217;affermazione di gioia per graffiare le sue pareti e inchiodarmi le mani al male</em>). In Silvia Avallone, quindi, la giovinezza esplode in tutta la sua straordinaria forza, come un universo proiettato nel futuro<em> in cui tutto può avverarsi</em>, uno spazio multidimensionale da attraversare con gli <em>altri</em> alla ricerca di un senso collettivo, <em>un andare insieme</em> che non s’accontenta di una <em>misura</em> in cui racchiudersi, ma che pretende una ricerca incessante, un divenire continuo, un <em>viaggio </em>in cui costituire un <em>noi</em>. Quest’incontro con <em>gli altri</em>, se da un lato rappresenta un momento costitutivo della propria identità storica e quindi l’imput della propria azione, dall’altro lato  diventa anche l&#8217;occasione di confronto con l’<em>Altro</em>, l&#8217;escursione solitaria e silenziosa nel mistero insondabile della vita: <em>L&#8217;aldilà non ha una porta ma un muro </em>è la sezione più interessante della raccolta, in cui l&#8217;autoaffermazione di sé e il dialogo col<em> tu</em>, su cui s&#8217;impernia la poetica classica del Novecento, viene a mancare per la prima volta. Potremmo dire che l’<em>aldilà</em> diventa il luogo poetico privilegiato in<em> </em>cui<em> cessa ogni voce</em>,  laddove la poesia riesce ad inaugurare un rapporto immediato e impersonale con la vita fino a spingere il soggetto in uno spazio originario e preverbale <em>(questo muro non ci risponde, il mare non ci risponde), </em>uno pazio suggestivamente presieduto da una <em>Mamma,</em> una sorta di Grande Madre capace di rieducare la mente alla conoscenza del mondo. Così, recuperata questa esperienza aurorale, Silvia porta a termine il passaggio definitivo dall’età dei nomi e del mito, cioè quello dell’infanzia, all’età delle cose, cioè all’età adulta. Carica delle esperienze che il viaggio poetico ha portato con sé, l’autrice può rinominare il mondo, instaurare un relazione  nuova tra le cose e le parole attraverso il linguaggio fondativo della sua poesia<em>(ti guardo corpo del mondo[...]svestito di parole)</em>.  Può infine rileggere alla luce del presente l’esperienza della sua infanzia come <em>in qui la vita è perfetta</em>. Il tutto attraverso uno stile originale orientato ad alcuni modelli letterari più o meno recenti (Pasolini, Montale, Rondoni, Anedda, Rosselli), in cui le sollecitazioni della metaforicità ermetica o le tentazioni avanguardiste degli ultimi decenni vengono del tutto neutralizzate a vantaggio di un dettato poetico vagamente improntato alla distensione del racconto in versi o alla leggerezza della rievocazione fiabesca. Perché, in fondo, di <em>fiaba</em> e di verità si nutre la raccolta dell’Avallone, dell’intervallo sconvolgente ed affascinante che separa <em>l’isola sospesa di marzapane </em>dal <em>mondo svestito di parole</em>.</p>
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		<title>Gigi Marzullo intervista Marco Aragno</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 22:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Ci siamo anche questa notte cari amici della notte di Raiuno, per chi è ancora sveglio, per chi non ha voglia o non può dormire, per chi vuole sapere di più questa notte di Marco Aragno, poeta, mugnaio, collega. Ci sono attimi che sembrano eternità e altri che lo diventano. A proposito di tempo, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2253&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><strong>Ci siamo anche questa notte cari amici della notte di Raiuno, per chi è ancora sveglio, per chi non ha voglia o non può dormire, per chi vuole sapere di più questa notte di Marco Aragno, poeta, mugnaio, collega. Ci sono attimi che sembrano eternità e altri che lo diventano. A proposito di tempo, signor Aragno, a ricordare troppo si dimentica di vivere il presente?*</strong></p>
<p>Credo proprio di no. Ha presente la teoria di Einstein? Non esiste la contemporaneità di un evento rispetto a due osservatori posti in due punti diversi dello spazio. Ciò che per uno è presente, per l&#8217;altro è già passato, o viceversa. Il ricordo, nella mia personalissima visione, agisce come la luce. Ogni evento che si spiega attraverso la luce nello spazio arriverà sempre in ritardo rispetto al punto da cui si è generato. Quando arriva, è gia ricordo di sé. Quindi credo che la memoria non sia una dimensione alla quale si può volontariamente rinunciare in nome di un&#8217;edonistica visione dell&#8217;attimo, proprio perché fa parte della nostra condizione umana, ci appartiene. Viviamo, per così dire, in un ricordo permanente del mondo. E&#8217; dalla luce del passato che si genera il presente. Ogni gesto, ogni parola viene dal passato, filtra attraverso le cose che sono già state, giunge fino a noi. Rinvio, comunque, alla lettura del mio testo <em>Illusioni Notturne</em>. A volte una poesia dice più di tante spiegazioni.</p>
<p><strong>Gli anni rappresentano una condanna o una conquista?</strong></p>
<p>Sa, ultimamente mi sveglio bruscamente nella notte. A svegliarmi non è la canicola di questi giorni o la luna piena. E&#8217; un&#8217;ansia, o meglio, un&#8217;ansietà. Qualcosa che mi rincorre dal passato, si accumula nella mente e mi opprime nel sonno. Lei si chiederà: il peso degli anni? Non credo, non ho vissuto abbastanza. A farmi rigirare nel letto è, invece, la riduzione dei mondi possibili. E&#8217; come se andando avanti, giorno dopo giorno, le possibilità della mia esistenza, anziché moltiplicarsi, si riducessero sempre più. Più passano gli anni, più la vita imbocca una strada evitandone altre. <em>Il giardino dei sentieri che si biforcano</em> di <em>J.L.Borges</em>, conosce? Qualcosa di simile. Quindi gli anni, il tempo in sé, sono una condanna che conduce, ahimé, all&#8217;unica possibilità che ci accomuna indipendentemente da qualsiasi scelta: la morte.<br />
<span id="more-2253"></span><strong></strong></p>
<p><strong>Si vive più per quello che si fa o per quello che si farà?</strong></p>
<p>Per quello che si farà, indubbiamente. Come diceva Heidegger, l&#8217;uomo è l&#8217;essere-per-la-morte, è progettualità vivente, proiezione verso eventi futuri. A differenza degli animali, l&#8217;essere umano è l&#8217;unico, almeno a livello conscio, a sapere della sua morte. Gli animali, in preda agli istinti, vivono in un presente perpetuo, mentre gli uomini sono immersi in una condizione temporale che li pone a contatto con tre dimensioni differenti. Agostinianamente parlando: passato, presente e futuro. Sospinto dal passato, e assalito dalla propria condizione di finitudine, l&#8217;uomo si proietta verso il futuro, si forma ed evolve pensando a quello che farà domani fino all&#8217;attimo che precede la sua morte. La conservazione di sé si misura, non solo biologicamente nell&#8217;atto sessuale, ma esistenzialmente nel provocare il ricordo di sé in uno spazio collettivo. Questa consapevolezza genera automaticamente il pensiero del futuro. E, se vogliamo, anche l&#8217;arte. Cioè, voglio dire, l&#8217;arte è la proiezione dell&#8217;io verso l&#8217;altro da sé, verso l&#8217;altro che non è tempo di sé. (Si è fatta folla, troppi sé&#8230;)</p>
<p><strong>I pessimisti sono quelli che amano di più la vita?</strong></p>
<p>Ma chi è l&#8217;ottimista oggigiorno? Il falso edonista che aspetta il sabato sera per ubriacarsi in una discoteca e sniffare coca nel retro del locale? Berlusconi che predica ottimismo sul futuro anche quando la crisi mette in ginocchio aziende e famiglie? Il parroco del quartiere che consola i suoi fedeli con la promessa della vita eterna? Oppure Tonino Guerra con il profumo della vita? A me l&#8217;ottimismo fa paura, somiglia troppo ad una grande illusione collettiva. La vita, in fondo, non va amata. Va guardata in faccia. Ebbene il vero ottimismo nasce dall&#8217;acquisizione di una verità inattaccabile, dal pessimismo, anzi dal nichilismo più atroce: la vita non ha senso. <em>Sono stordito dal nulla che mi circonda</em>, scriveva Leopardi nello <em>Zibaldone</em>. Leopardi parte da questo dato inequivocabile e intona in un mondo destituito di senso la propria flebile voce di poeta. Dal canto poetico partorisce un mondo di significati relativi.  Chi infrange la rete delle grandi illusioni collettive, come la religione, ama davvero la vita, o meglio ne prende atto. Ci possiamo girare intorno come vogliamo, possiamo inventarci superstizioni e divinità, sovramondi e ultramondi, ma è così: non esiste un senso. Paradossalmente, quindi, l&#8217;unico ottimismo è quello che ci spinge ad inventare un senso relativo, anche negativo, partendo dal non-senso. Proprio come fanno i poeti.</p>
<p><strong>Parliamo d&#8217;arte, allora. Quando si è artisti nell&#8217;arte, lo si è anche nella vita? E se sì, che cosa dire della contessa De Blanc?</strong></p>
<p>L&#8217;arte è una condizione dell&#8217;essere, quindi senz&#8217;altro l&#8217;artista lo è anche nella vita, a meno che non sia vittima di uno sdoppiamento schizofrenico della personalità e viva una doppia esistenza varcando la soglia delle propria opera. Ma l&#8217;opera, in genere, è sempre una figlia, non è mai un semplice duplicato dell&#8217;artista. Il guaio è quando avviene il contrario, cioè quando, da buon esteta, l&#8217;artista vuol fare della propria vita un&#8217;opera d&#8217;arte. Pensi a D&#8217;Annunzio. Se non ricordo male, è un autore a lei molto caro&#8230;<br />
La contessa Di Blanc? Chi è? Un amico travestito del calciatore francese?</p>
<p><strong>D&#8217;Annunzio? Uno che si faceva i pompini da solo fa ridere anche i polli. D&#8217;invidia. Questo mi sovviene, pur senza un&#8217;apparente connessione: mentre noi ragazzi stavamo seduti a un tavolo del Bar Cammino, le ragazze di Avellino facevano le vasche. Allora si parlava di donne pensando al sesso. E quando qualcuno parlava di sesso, non pensavamo a quelle ragazze ma avevamo in mente una vitalità femminile ben lontana dalle eteree ed irraggiungibili signorine del corso Vittorio Emanuele. Si favoleggiava di straniere pronte a soccombere al fascino latino. Si alludeva a certi adescamenti di signore dall&#8217;apparenza irreprensibile. Si speculava su alcune compagne di classe. Per lei, signor Aragno, chi possiede veramente una donna: colui che la prende o colui che la contempla?</strong></p>
<p>Confesso che non sono mai andato ad Avellino a farmi un bagno alle vasche del Bar Cammino. Cos&#8217;è precisamente? Un hammam all&#8217;avanguardia frequentato da massaggiatrici giapponesi? Comunque, sono fermamente convinto che la realtà sia un immenso ologramma, un modo più sofisticato e scientifico per dire un &#8217;sogno&#8217;. Pertanto il possesso fisico, anche sessuale, è un&#8217;esperienza della psiche più che un&#8217;esperienza reale. Come accade, per esempio, con le polluzioni notturne. Quindi la pura contemplazione non appagherà i nostri istinti, ma ci soddisferà pienamente sul piano dell&#8217;immaginario. Si può possedere una donna semplicemente guardandola. Entra negli occhi, si fa esperienza. (A microfoni spenti, durante l&#8217;interruzione pubblicitaria: &#8216;Ehm, può omettere questa parte dell&#8217;intervista? Avrei appuntamento con una ragazza per domani sera. Non vorrei che nel momento topico si lasci solo guardare e mi mozzi le mani&#8230;&#8217;). Ad un livello più profondo, però, credo persino che possedere sessualmente una donna sia un esercizio metafisico. E&#8217; come se la penetrazione equivalesse alla visitazione del mistero femminile. La cavità vaginale diventa il luogo fisico che il maschio può esplorare autenticamente ed unicamente col proprio corpo. Regredendo ad una condizione pre-verbale ed animalesca, maschio e donna si esprimono con il linguaggio dei corpi e si congiungono fino a trascendersi nell&#8217;unità di un&#8217;altra vita. Come dire che il sesso è l&#8217;anatomia di un segreto. Sarò blasfemo, ma mi viene in mente la Trinità&#8230;</p>
<p><strong>Niente</strong><strong> è più blasfemo di Sandro Bondi. Quando si impara ad apprezzare il bello?</strong></p>
<p>Il bello è relativo, si ispira alla propria idea di perfezione e all&#8217;idea di perfezione che una cultura, in un dato momento storico e in un dato punto dello spazio, riesce ad elaborare. Il senso estetico, come suggerisce l&#8217;etimo della parola (<em>aiestesis</em>, sensazione), rinvia alla percezione del soggetto, quindi la sensazione del bello varia da persona a persona, da epoca ad epoca. L&#8217;uomo di Neanderthal vedeva il bello nelle raffigurazioni rupestri. Oggi, invece, c&#8217;è chi cade in estasi mistica ascoltando Gigi D&#8217;Alessio o leggendo una frase dei baci perugina. E&#8217; c&#8217;è chi, come me, riesce a trovare il bello in una sequenza di Lynch o in una poesia di Celan.</p>
<p><strong>Se non sono sposato è perché nessuna donna me l&#8217;ha chiesto. Il matrimonio è la vittoria dell&#8217;illusione sull&#8217;esperienza? E Madonna, allora? </strong></p>
<p>Sì, penso proprio di sì. Non credo sinceramente nel matrimonio, anche se credo nell&#8217;unione fisica e mentale, nel magnetismo che può nascere tra un uomo e una donna. Il matrimonio, invece, è un istituto religioso e civile diffuso in ogni civiltà, si presenta sempre in forme differenti, pur nascendo da un&#8217;esigenza comune: garantire al maschio la certezza della prole con l&#8217;esclusività del rapporto sessuale e cementare i rapporti sociali e politici tra famiglie diverse. Ma dal momento che oggi l&#8217;adulterio non è più reato e ci tocca restare cornuti anche da sposati col rischio di ritrovarci un figlio che non è il nostro, la consacrazione formale del vincolo coniugale può essere, a mio avviso, sostituita benissimo dalla convivenza. A ciò aggiunga che, in una società iperindividualistica come la nostra, il matrimonio ha perso anche tutto il suo <em>appeal</em> sociale. Madonna, essendo anche un personaggio pubblico, con i suoi due matrimoni, ne è l&#8217;esempio più evidente.</p>
<p><strong>Cosa assomiglia di più alla libertà: la dignità o la verità?</strong></p>
<p>Entrambe. Non è libero l&#8217;operaio che lavora in nero lasciandosi sfruttare dal proprio datore di lavoro, così come non è libera la società oppressa da una dittatura che costringe la gente a vivere nell&#8217;oscurantismo e nell&#8217;ignoranza. La cosa più inquietante è che la libertà, intesa in entrambi i sensi, sia insidiata anche nei moderni regimi democratici dal controllo dell&#8217;informazione e dalla violazione dei diritti dell&#8217;uomo. Se, invece, per libertà intendiamo filosoficamente la pretesa di liberazione dell&#8217;uomo dal dubbio e l&#8217;assunzione di una verità superiore &#8211; semmai metafisica -, credo che, così intesa, correremo il rischio di perdere la nostra stessa condizione di uomini liberi fino a diventare schiavi di una Verità incarnata di volta in volta da persone ed entità differenti. Come avviene nelle teocrazie. La vera libertà, invece, consiste nel diritto di professare la propria verità, cioè la propria opinione, in uno spazio pubblico, senza doversi per forza riconoscere in una verità precostituita.</p>
<p><strong>L&#8217;uomo politico è più carismatico se è temuto o se è amato?</strong></p>
<p>Il fallimento dei totalitarismi e in generale dei sistemi dittatoriali, che, tranne rari casi, hanno sempre avuto vita breve, ci dimostra storicamente che l&#8217;uomo politico è carismatico se riesce a farsi amare. Ancor più se riesce a farsi adorare. Per questo è importante disseminare con cura, negli spazi televisivi e sulle pagine dei giornali, i feticci del leader, i templi di culto e gli idoli che replichino all&#8217;infinito la sua immagine. Il segreto, veda Berlusconi, è creare un modello narcisistico e ossessivo della propria figura che si associ automaticamente alle idee di ottimismo, eterna giovinezza, sicurezza, certezza del futuro. Dal volto di Berlusconi promana tutto questo. Se un leader riesce a vendere facilmente le proprie illusioni mascherando la verità dei fatti come riesce a mascherare i suoi settant&#8217;anni, la sua forza politica diventa inattaccabile.</p>
<p><strong>Non la stavo ascoltando. La mia popolarità è al 62,3%, quindi me lo posso permettere. Ma andiamo avanti: essere innamorati è camminare sull&#8217;orlo del baratro?</strong></p>
<p>Peggio. E&#8217; diventare oggetto altrui. L&#8217;innamoramento innesca un processo di reificazione che coinvolge entrambi i <em>partners</em> del rapporto amoroso: l&#8217;amante è al tempo stesso soggetto ed oggetto del desiderio. Vuole sadicamente possedere l&#8217;altro e lasciarsi masochisticamente possedere. Il segreto è alimentare il desiderio dell&#8217;altro restando soggetto attivo del rapporto, altrimenti si rischia di diventare un oggetto immolato all&#8217;amore del <em>partner</em> senza ricevere nulla in cambio. Sessualmente è la donna a doversi comportare così, proprio perché, per natura, è lei a diventare l&#8217;oggetto della penetrazione del maschio. Questo rapporto dualistico soggetto-oggetto è chiarissimo, per esempio, nel sesso orale.</p>
<p><strong>Che cosa ci dà la voglia di vivere, a parte il sesso orale?</strong></p>
<p>Dipende dal valore e dal senso &#8211; sì, ancora il fatto del senso &#8211; che ognuno di noi dà alla vita. C&#8217;è chi trova la voglia di vivere in una puntata dei <em>Simpsons</em> e in una bottiglia di <em>Jack Daniels</em>. Chi riesce a trovare la voglia di vivere pensando a una vacanza a Mondragone. Chi la trova in una vita condotta da asceta, stile Siddharta, sulle rive del fiume giallo. Personalmente, la prima opzione non mi spiacerebbe.</p>
<p><strong>Mia madre era convinta che l&#8217;esistenza dei suoi figli sarebbe stata facilitata da una laurea in tasca e una brava moglie al braccio. La tragedia delle donne è che si credono esseri superiori?</strong></p>
<p>La &#8216;tragedia&#8217; delle donne è garantire la perpetuazione della specie. L&#8217;istinto materno spinge le donne a scegliersi il marito più facoltoso e biologicamente compatibile che possa garantirgli una buona prole. Lo stesso istinto spinge le madri a pensare al futuro dei propri figli. E oggi, in fondo, cosa ci si può augurare di meglio per un figlio se non una laurea e una moglie che garantisca la conservazione della specie? Sua madre, dal canto suo, obbedendo all&#8217;istinto comune alle donne, non aveva tutti i torti&#8230;</p>
<p><strong>Aragno, c&#8217;è una canzone in particolare che vorrebbe sentir suonare dalla nostra bravissima pianista?</strong></p>
<p>Se è possibile avere in studio l&#8217;orchestra filarmonica di Berlino, l&#8217;intermezzo della <em>Cavalleria Rusticana</em> di Mascagni. Altrimenti mi accontento di <em>Caruso</em> di Lucio Dalla.</p>
<p>[L'orchestra filarmonica di Berlino manganella la pianista. Poi, esegue l'inno di Forza Italia]</p>
<p><strong>L&#8217;intelligenza libera o imprigiona?</strong></p>
<p><em>Qui auget scientiam auget dolorem</em>&#8230;</p>
<p><strong>Scusi, adesso metto via il vocabolario. Eccomi qua. Ehm, la televisione non solo racconta i fatti, ma li fa accadere?</strong></p>
<p>Indubbiamente. La scatola televisiva agisce sulla nostra realtà, la plasma. Un tempo era la tivvù ad alimentarsi attraverso le idee dalla vita reale, oggi accade il contrario. Siamo diventati una generazione che ha acquisito gli schemi percettivi della televisione e legge la realtà con gli occhi dello schermo. La televisione è diventata un generatore di desideri collettivi e privati di cui non possiamo assolutamente fare a meno, è arrivata a stabilire l&#8217;etica del nostro agire quotidiano. Anche le battaglie politiche e il futuro delle nazioni si decidono ormai in un <em>talk show</em>. Il rischio ancora maggiore è che la dimensione televisiva non sia l&#8217;unico dei mondi possibili, in quanto il suo primato è insidiato sempre più dalla realtà virtuale di internet. Insomma, il quadro complessivo è una pluralità di universi paralleli che ci sdoppiano e ci replicano all&#8217;infinito. Siamo personalità scisse in mondi diversi. Adesso, per esempio, nel corso di questa intervista, non sto parlando in prima persona, ma in terza.</p>
<p><strong>Si faccia una domanda e si dia una risposta.</strong></p>
<p>Non ci riesco. Sono ateo.</p>
<p>*(Le domande sono un&#8217;idea del mio amico Blue)</p>
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		<item>
		<title>The king of Mutation</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2009/06/29/the-king-of-mutation/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 10:33:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Jacko]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Aragno]]></category>
		<category><![CDATA[metamorfosi]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Jackson]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Marco Aragno

E&#8217; morto Michael Jackson. Sì, ma quale? Il negretto dell&#8217;Indiana dal naso camuso che fece parlare di sé in una recita scolastica a cinque anni? Il ballerino indiavolato di Thriller, l’album da 100 milioni di copie che lo consegnò per sempre all’olimpo della cultura pop? Oppure il mostro sbiancato, l&#8217;involucro di gomma, il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2222&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Di <em>Marco Aragno</em></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2223" title="wacko_jacko_mask_1" src="http://linutile.files.wordpress.com/2009/06/wacko_jacko_mask_1.jpg?w=281&#038;h=281" alt="wacko_jacko_mask_1" width="281" height="281" /></p>
<p>E&#8217; morto Michael Jackson. Sì, ma quale? Il negretto dell&#8217;Indiana dal naso camuso che fece parlare di sé in una recita scolastica a cinque anni? Il ballerino indiavolato di <em>Thriller</em>, l’album da 100 milioni di copie che lo consegnò per sempre all’olimpo della cultura <em>pop</em>? Oppure il mostro sbiancato, l&#8217;involucro di gomma, il fantasma triste che compariva e scompariva alla televisione, costretto dalle accuse di pedofilia a rintanarsi nella sua <em>Neverland</em>? A guardare quel fisico gracile sottoposto agli ultimi tentativi di rianimazione, si ha la  sensazione che non sia morto un uomo, ma si sia semplicemente interrotto il processo di metamorfosi di una strana creatura, immortalata nella sua ultima, fragile forma.  Una creatura che aveva rinunciato alla sue origini umane per consacrarsi ad un&#8217;immortalità perversa, quella di chi si autocondanna a vivere per sempre nel limbo purgatoriale delle immagini, negli interstizi bidimensionali dello schermo, sulle copertine patinate dei <em>tabloid</em>, nei fruscii dei <em>compact disk</em>.  Allora ci si rende conto che ad andarsene non è stato Michael Jackson, oggi più vivo che mai, ma solo il simulacro parlante con cui si prestava alle domande dei giornalisti e si offriva alle aule dei tribunali, definitivamente svuotato di ogni residuo umano, trascinato in una spirale di trasformazioni fisiche e operazioni chirurgiche che ne hanno minato per sempre la vera immagine, lasciando solo uno scarabocchio, una faccia cancellata e ridisegnata a colpi di bisturi. E’ il prezzo da pagare per chi, come lui – e come lui Elvis Presley – ha sacrificato la corporalità per trasmigrare nell’interregno dei media, per trasmutarsi in una <em>star</em> che prendesse eterna luce dallo scintillio sfavillante dei costumi, dal bianco dei riflettori, dalla luminosità artificiale del neon. <em>King of Pop</em>, sì. Ma anche il Re della Metamorfosi, quella che vede protagonista un uomo nato nero ma desideroso di farsi bianco, oppure maschio che vuole assumere su di sé anche le fattezze di donna, caleidoscopica materializzazione di un ibrido tutto americano, di un <em>melting pot</em> patologicamente e straordinariamente riassunto in un unico corpo attraverso cui potessero passare le contraddizioni ed i simboli <em>made in USA</em>: la voce di un povero che si fa musica, il ghetto di Harlem che incontra i grattacieli di Manhattan, lo schiavo nero che diventa <em>wasp. </em>Ed è così che il volto di Michael Jackson, in continuo cambiamento, riflette l’esito mostruoso e drammatico di questo meticciato culturale che ha portato, in secoli di battaglie per l’ integrazione, a Obama presidente. <em>Jacko</em> ne ha rappresentato un punto di transizione fondamentale. Forse il più traumatico e favoloso. Dopo una muta sofferente, ha abbandonato la sua pelle nera per rivestirsi di bianco, restando col cuore di un nero. Ibridazione meravigliosa del suo fisico, ma anche della sua immagine, schiacciata tra la fama di benefattore e l’infamia dell’orco, tra il Bene e il Male. Perché l’America è anche questo ossimoro vivente. E sui grandi divi americani &#8211; come lo stesso Charles Manson &#8211;  si addensano sempre nubi di sospetti e clamori mediatici che contribuiscono a mitizzare ancor di più la loro figura, a renderla doppiamente impenetrabile, divinamente oscura. L’uomo Michael Jackson non è morto pochi giorni fa, ma molti mesi, anni fa, quando ha rinunciato ad essere un uomo per farsi simbolo vivo e mostruosità ambulante di un’America torbida e meravigliosa.</p>
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		<title>Ipocentri/2</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 15:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Ipocentri]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Aragno]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Cancellata, la luna si riforma
nel tuo monile che mantiene acceso
il globo di questa stanza. Mi tengo
in un lungo risveglio
sull&#8217;unghia delle cose, sulla pelle
che cerco con un&#8217;ansia da cieco.
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212; Non so
se qualche mano scava sopra di noi
se mai fui fuori per davvero, nel grande
specchio che risplendeva un volto
lontano da me.
Posted in Cose Inutili    [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2129&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span>Cancellata, la luna si riforma<br />
nel tuo monile che mantiene acceso<br />
il globo di questa stanza. Mi tengo<br />
in un lungo risveglio<br />
sull&#8217;unghia delle cose, sulla pelle<br />
che cerco con un&#8217;ansia da cieco.<br />
<span style="color:white;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</span> Non so<br />
se qualche mano scava sopra di noi<br />
se mai fui fuori per davvero, nel grande<br />
specchio che risplendeva un volto<br />
lontano da me.</span></p>
Posted in Cose Inutili  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/2129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/2129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/2129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/2129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/2129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/2129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/2129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/2129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/2129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/2129/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2129&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">M.Aragno</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Ipocentri</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 13:40:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Ipocentri]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Aragno]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[ 












La terra lagrimosa diede vento,
che balenò una luce vermiglia
la qual mi vinse ciascun sentimento;
e caddi come l’uom cui sonno piglia.
(III Canto, Divina Commedia)
 
Non qui, dove i lampioni ci portano
un cielo basso senza stelle, non qui si destano
i volti nelle auto parcheggiate. Un rombo
ha fatto crollare tutte le scale, e poi nulla
più nulla da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=2119&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal"><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0 14   false false false        MicrosoftInternetExplorer4  &lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&gt;   &lt;![endif]--> <em></em></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
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<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0 14   false false false        MicrosoftInternetExplorer4  &lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&gt;   &lt;![endif]--></p>
<p style="text-align:right;margin:3.75pt;" align="right"><!--[if gte mso 9]&gt;  &lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&gt;   &lt;![endif]--><span style="font-size:7pt;font-family:Verdana;">La terra lagrimosa diede vento,</span></p>
<p style="text-align:right;margin:3.75pt;" align="right"><span style="font-size:7pt;font-family:Verdana;">che balenò una luce vermiglia</span></p>
<p style="text-align:right;margin:3.75pt;" align="right"><span style="font-size:7pt;font-family:Verdana;">la qual mi vinse ciascun sentimento;</span></p>
<p style="text-align:right;margin:3.75pt;" align="right"><span style="font-size:7pt;font-family:Verdana;">e caddi come l’uom cui sonno piglia.</span></p>
<p style="text-align:right;margin:3.75pt;" align="right"><span style="font-size:7pt;font-family:Verdana;">(III Canto, Divina Commedia)</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p><span>Non qui, dove i lampioni ci portano<br />
un cielo basso senza stelle, non qui si destano<br />
i volti nelle auto parcheggiate. Un rombo<br />
ha fatto crollare tutte le scale, e poi nulla<br />
più nulla da salvare &#8211; lungo le corsie<br />
di un ospedale deserto.<br />
<span style="color:white;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</span> Guardavo il bicchiere<br />
rovesciato, i capelli della ragazza, la mano che pulisce<br />
sotto un sole d&#8217;estate. La folla del centro.</span></p>
<p class="MsoNormal">
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			<media:title type="html">M.Aragno</media:title>
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		<title>I rischi della democrazia</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 14:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pietre]]></category>
		<category><![CDATA[La Democrazia in America]]></category>
		<category><![CDATA[massificazione]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Tocqueville]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. Ognuno di essi, tenendosi da parte, è quasi estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=1997&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://files.splinder.com/2da2eb0cb981d0bdf991284cc4135e0f.jpeg" alt="http://files.splinder.com/2da2eb0cb981d0bdf991284cc4135e0f.jpeg" /></p>
<p>Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. Ognuno di essi, tenendosi da parte, è quasi estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui tutta la specie umana; quanto al rimanente dei suoi concittadini, egli è vicino ad essi, ma non li vede; li tocca ma non li sente affatto; vive in se stesso e per se stesso e, se gli resta ancora una famiglia, si può dire che non ha più patria.  Al di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare, che solo si incarica di assicurare i loro beni e di vegliare sulla loro sorte. E’ assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Rassomiglierebbe all’autorità paterna se, come essa, avesse lo scopo di preparare gli uomini alla virilità, mentre cerca invece di fissarli irrevocabilmente nell’infanzia, ama che i cittadini si divertano, purché non pensino che a divertirsi. Lavora volentieri al loro benessere, ma vuole esserne l’unico agente e regolatore; provvede alla loro sicurezza e ad assicurare i loro bisogni, facilita i loro piaceri, tratta i loro principali affari, dirige le loro industrie, regola le loro successioni, divide le loro eredità; non potrebbe esso togliere interamente loro la fatica di pensare e la pena di vivere? Così ogni giorno esso rende meno necessario e più raro l’uso del libero arbitrio, restringe l’azione della volontà in più piccolo spazio e toglie a poco a poco a ogni cittadino perfino l’uso di se stesso.  L’eguaglianza ha preparato gli uomini a tutte queste cose, li ha disposti a sopportarle e spesso anche considerarle come un beneficio. Così, dopo avere preso a volta a volta nelle sue mani potenti ogni individuo ed averlo plasmato a suo modo, il sovrano estende il suo braccio sull’intera società; ne copre la superficie con una rete di piccole regole complicate, minuziose ed uniformi, attraverso le quali anche gli spiriti più originali e vigorosi non saprebbero come mettersi in luce e sollevarsi sopra la massa; esso non spezza le volontà, ma le infiacchisce, le piega e le dirige; raramente costringe ad agire, ma si sforza continuamente di impedire che si agisca; non distrugge, ma impedisce di creare; non tiranneggia direttamente, ma ostacola, comprime, snerva, estingue, riducendo infine la nazione a non essere altro che una mandria di animali timidi ed industriosi, della quale il governo è il pastore. Ho sempre creduto che questa specie di servitù regolata e tranquilla, che ho descritto, possa combinarsi meglio di quanto si immagini con qualcuna delle forme esteriori della libertà e che non sia impossibile che essa si stabilisca anche all’ombra della sovranità del popolo.</p>
<p>(Alexis de Tocqueville, La democrazia in America)</p>
Posted in Pietre  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linutile.wordpress.com/1997/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linutile.wordpress.com/1997/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linutile.wordpress.com/1997/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linutile.wordpress.com/1997/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linutile.wordpress.com/1997/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linutile.wordpress.com/1997/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linutile.wordpress.com/1997/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linutile.wordpress.com/1997/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linutile.wordpress.com/1997/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linutile.wordpress.com/1997/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=1997&subd=linutile&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		</media:content>

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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Le parole che cambiano il mondo</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2009/03/26/le-parole-che-cambiano-il-mondo/</link>
		<comments>http://linutile.wordpress.com/2009/03/26/le-parole-che-cambiano-il-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 14:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcaragno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni inattuali]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[roberto saviano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://linutile.wordpress.com/?p=1968</guid>
		<description><![CDATA[Di  Marco Aragno



Quelli che ieri sera, tra le ventuno e le ventidue, hanno impugnato coraggiosamente il telecomando per sintonizzarsi su Raitre, hanno avuto la fortuna di assistere ad una lezione di vita e di letteratura, oltre che di giornalismo. Alla faccia dei reality e dei palinsesti televisivi. Di questi tempi, non è facile che la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linutile.wordpress.com&blog=2743693&post=1968&subd=linutile&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal"><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0 14   false false false        MicrosoftInternetExplorer4  &lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&gt;   &lt;![endif]-->Di  <em>Marco Aragno</em><br />
<!--[if gte mso 9]&gt;  &lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&gt;   &lt;![endif]-->
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<p class="MsoNormal"><img src="http://antonio.maroscia.googlepages.com/RobertoSaviano_DSC1972sdfsdfsdf.JPG" alt="http://antonio.maroscia.googlepages.com/RobertoSaviano_DSC1972sdfsdfsdf.JPG" /></p>
<p class="MsoNormal">Quelli che ieri sera, tra le ventuno e le ventidue, hanno impugnato coraggiosamente il telecomando per sintonizzarsi su Raitre, hanno avuto la fortuna di assistere ad una lezione di vita e di letteratura, oltre che di giornalismo. Alla faccia dei <em>reality </em>e dei palinsesti televisivi. Di questi tempi, non è facile che la televisione metta da parte l’auditel per dedicare un’intera serata alle parole di Roberto Saviano, dando l’impressione, almeno per un po’, che la comunicazione televisiva abbia ancora la forza di bussare alle coscienze dei telespettatori. Una volta tanto, a solleticare le curiosità dell’ascoltatore non è solo la vita sottoscorta dello scrittore, la sua martirizzazione mediatica, i morti ammazzati sulle prime pagine dei giornali. Ma un volto inquadrato in primo piano. Uno di quelli che ti incolla al televisore per quasi due ore. Ti ipnotizza. Ed ogni parola pronunciata in studio si sospende nell’aria, vibra, entra in tensione col pubblico, occupa un silenzio durato troppo a lungo. Con questo silenzio si è seppellita ingiustamente una memoria. Come quella di Don Peppino Diana, o del carabiniere Nuvoletta, sconosciuto fino a ieri sera, che ha avuto solo la disgrazia di portare come una stimma insopportabile il cognome di un camorrista. E per rendere giustizia a tutti quegli eroi che silenziosamente hanno combattuto la camorra al prezzo della vita, bisogna anzitutto riportare a galla la verità, come fosse un cadavere scomodo. E lo si fa distinguendo le parole. Così la verità diventa un campo di battaglia, un luogo dove si scontrano parole diverse. Da un lato le parole-menzogna che mitizzano folcloristicamente sulle gazzette locali le gesta epiche dei boss, la loro fama di sciupafemmine, i loro gesti da grandi benefattori. E, dall’altra parte, le parole di Saviano, quelle che spiegano chi è stato veramente Don Diana, quelle che sdoganano la camorra portandola fuori dai confini locali, per ricordarci che non si tratta di una parola fantasma, ma di una parola che va riempita di contenuti reali, come le connivenze politiche, il pizzo, le gare di subappalto, le discariche abusive, la tragica ordinarietà del sospetto e del timore a cui sono condannati migliaia di cittadini campani. Allora il grande compito al quale è chiamato uno scrittore ed un vero giornalista come Saviano è vincere questa battaglia di parole, raccontare senza filtri ideologici e pregiudizi culturali, portare la luce della propria testimonianza su quelle zone di penombra che per indifferenza o connivenza sono state nascoste troppo a lungo. I camorristi lo sanno bene. In un epoca globalizzata dove il consenso passa attraverso <em>facebook</em>, il loro potere non si costruisce soltanto sulla paura, ma anche su una strategia comunicativa che sappia distorcere la realtà fino al punto di  invertire le categorie del bene e del male, facendo apparire Don Diana un prete connivente o Saviano come un traditore della sua terra. In una sola parola, diffamando. C’è allora un elemento imprescindibile da difendere con le unghie almeno quanto la vita stessa, che è, come ci ricorda Enzo Biagi, la verità dei fatti. Quelli, almeno, non cambiano con le parole. Ed i fatti ci dicono che Don Peppino Diana è stato un eroe che ha avuto il coraggio di denunciare la camorra, che Saviano è al centro del mirino da tre anni per aver pubblicato un libro-denuncia sulla rete affaristica più grande e potente che un’organizzazione criminale abbia saputo costruire in Europa. Allora, a volte, le parole, come quelle di <em>Gomorra</em>, non offendono ma difendono la verità. E mettono paura più loro di un commando di casalesi inferociti. Fanno tremare i pilastri del potere, s&#8217;insinuano nelle coscienze, materializzano una realtà sino ad allora sconosciuta. Così spesso l’unico modo per fermarle è sparare una pistola semiautomatica che riporti il silenzio col sangue. Come quella che ha ammazzato Don Peppino il 19 marzo di quindici anni fa. Ma, una volta entrate in circolo, le parole della verità non si controllano più, non si cambiano come il titolo di un giornale prezzolato.  Riaffiorano a distanza di anni, rimbalzano di bocca in bocca, s’attaccano sulla lingua. Possono diventare una bussola preziosa con la quale orientarsi nel mondo reale. E costruire un patrimonio di verità comuni, che tutti possano conoscere senza inganno, è il primo passo per guardare in faccia la camorra.  Per riconoscerla e dargli un nome, capendo da che parte sta il bene, da che parte il male. Se le parole di un libro o di un articolo sono capaci di rappresentare la realtà così com’è, sappiamo con quali parole dobbiamo schierarci. Sappiamo che con quelle possiamo cambiare il mondo.</p>
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