Linutile

Essere un uomo utile mi è parso sempre qualcosa di veramente schifoso C. Baudelaire

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Mare

Pubblicato da V. Birra su 8 Luglio, 2008

di Federico García Lorca

mc

Il mare è
il Lucifero dell’azzurro.
Il cielo caduto
per il desiderio d’essere luce.

Povero mare condannato
a eterno movimento
che sei vissuto qiueto
un tempo là nel firmamento!

Ma dalla tua amarezza
l’amore ti redense.
Partoristi la casta Venere
e la tua profondità restò
vergine e senza dolore. Leggi il seguito di questo post »

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Una lettura interiore fatta ad alta voce

Pubblicato da V. Birra su 4 Luglio, 2008

«Prima di aver ascoltato Eliot io non credevo possibile questo miracolo: una lettura interiore fatta ad alta voce».

Eugenio Montale

I. The burial of the dead

di T. S. Eliot

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring Leggi il seguito di questo post »

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Dippold L’ottico

Pubblicato da V. Birra su 29 Giugno, 2008

di Edgar Lee Masters
ottico spoon

Che cosa vedete adesso?
Globi di rosso, giallo, porpora.
Un momento! E adesso?
Mio padre e mia madre e le mie sorelle.
Bene! E ora?
Cavalieri in armi, donne bellissime, visi delicati.
Provate questa.
Un campo di grano—una città.
Molto bene! E ora?
Una giovane donna e angeli chini su di lei.
Una lente più forte! E ora?
Molte donne dagli occhi luminosi e le labbra socchiuse.
Provate questa. Leggi il seguito di questo post »

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Surrealistic Series: Paragraph 3#

Pubblicato da V. Birra su 28 Giugno, 2008

di Vincenzo Birra

stanze del mare

Pragraphs precedenti:
0#, 1#, 2#

Paragraph #3: Reazione di Respirazione (Vale come crash test per un progetto futuro)

Phil sta infilato con la testa sotto il letto, tenta di tirar fuori il telefono (che squilla) incastrato tra alcuni pacchi. Poi ci riesce; dalla cornetta si sente una voce flebile ma isterica (stanca):

«Ricorda di passare dalla clinica per la visita»

Nella voce si nasconde la premura di una madre o di una sorella maggiore, ma questo non importa; la chiamata si chiude senza un “Come Stai?” o un semplice “Stammi bene. Ciao”.
In macchina, sulla strada per la clinica, Phil ricorda la sua prima volta in quel posto; era ancora un bambino che accompagnava la madre a far visita ad un parente. Ricorda (sulla strada) un capannone, mercato di tappeti persiani ed un bowling che aveva l’aspetto polveroso di una stazione di benzina texana.
Arrivato alla clinica fa un giro nel giardino interno (lo ricordava più pauroso) e poi sale con l’ascensore al terzo piano. Aperte le porte dell’ascensore Phil viene bloccato  sul corridoio da una folla di giovani stretta (a semicerchio) intorno a un giovanile dottore. Leggi il seguito di questo post »

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da “Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock”

Pubblicato da V. Birra su 28 Giugno, 2008

di T. S. Eliot

fondale

Avrei potuto essere un paio di ruvidi artigli

Che corrono sul fondo di mari silenziosi

da Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock

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Allarme Estemporaneo

Pubblicato da V. Birra su 25 Giugno, 2008

SpecchioVi prego; fuggite lo specchio1, quando comparirà un linea
sottile di un colore nuovo (il cozzare di spade che avete
sentito tempo fa non potevate nemmeno ipotizzarlo).
Dopo la nuova configurazione delle forme abbiate pazienza e coraggio,
ascoltate le proteste dei vostri contraffattori.
Poi, prima che la superficie riflettente inizi a incrinarsi, fuggite

1 Sarà meglio tenersi lontano dall'acqua, anche. 

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da “I Nostri Sogni Eunuchi”

Pubblicato da V. Birra su 24 Giugno, 2008

di Dylan Thomas

Dylan Thomas

III

Qual è il mondo? Dei nostri due sonni, quale
Si risveglierà di colpo quando la guarigione e il suo prurito
Solleveranno questa terra dagli occhi rossi?
Scacciate le forme del giorno, la loro rigidezza,
I gentiluomini assolati, il ricco che non paga,
Spingete avanti la notte equipaggiata.

La fotografia si sposa all’occhio, trapianta sul consorte
Unilaterali brandelli di verità; il sogno
Ha risucchiato al dormiente la sua fede, che uomini
Ravvolti nel sudario si possano, volando, risolidificare. Leggi il seguito di questo post »

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Surrealistic Series: Paragraph 0#, 2#

Pubblicato da V. Birra su 21 Giugno, 2008

di Vincenzo Birra

Paragraphs precedenti:
1#

Paragraph 0#: Presentazioni

Phil vive in un piano ammezzato tra il quinto e il tetto di un palazzo nero bitume e tetto piatto, rosso. L’ammezzato è poco più grande di qualche metro quadro: una stanza di quattro pareti bianche, screpolate; sulla destra un piccolo letto, segue una finestra con scrivania annessa, poi, uno scaffale metallico, grigio, da officina meccanica. Lo scaffale ospita qualche quaderno da disegno e tutti gli altri strumenti dell’attività, sparsi sui vari piani e (tutti) sporchi di vernice secca. Ci sono (poi) barattoli di vernice, pesante, al piombo, molte cianfrusaglie metalliche spaiate, un vecchio giradischi e un quarantacinque giri di silenzio screziato da un formicolio piacevole.

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Un Vecchio Foglio

Pubblicato da V. Birra su 15 Giugno, 2008

di Franz Kafka

Si direbbe che ci sia stata molta negligenza nelle misure prese per la difesa della nostra patria. Noi finora non ce ne siamo preoccupati granché e abbiamo badato al nostro lavoro; ma gli avvenimenti degli ultimi tempi sono tali da impensierirci. Io ho una bottega di calzolaio sulla piazza davanti al palazzo imperiale. Appena apro il mio negozio o sul far del giorno, vedo che tutti gli sbocchi delle vie che conducono alla piazza sono già occupati da gente in armi. Non si tratta però dei nostri soldati, ma evidentemente di nomadi scesi dal Nord. Non riesco a capacitarmi come siano potuti avanzare fino alla capitale, che è tanto lontana dalla frontiera. Sta di fatto che sono qui e che ogni mattina il loro numero aumenta.
Conformemente ai loro gusti si accampano a cielo aperto, poiché aborrono le case. Passano il tempo ad affilare le spade, ad aguzzare le frecce’ a fare esercizi a cavallo. Questa piazza tranquilla, sempre tenuta pulita fino allo scrupolo, l’hanno ridotta una vera stalla. Noi tentiamo sì qualche volta di uscire dalle nostre botteghe per sgombrare almeno il sudiciume più indecente, ma i nostri tentativi via via si diradano, giacché si dimostrano inutili e per di più ci espongono al rischio di finire sotto le zampe dei cavalli imbizzarriti o di essere feriti dalle frustate. Leggi il seguito di questo post »

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Surrealistic Series: Paragraph #1

Pubblicato da V. Birra su 10 Giugno, 2008

di Vincenzo Birra

Paragraph #1: La Spiaggia di Nimrod

(Il primo paragrafo (#0) è noioso e comunque da pubblicare postumo affinchè io non debba ripeterlo inutilmente)

[Una voce fuori campo: «POTETE AMMIRARE ALLA VOSTRA DESTRA LE SONTUOSE VILLE DEI MATRICIDI, PARRICIDI E DEL FRATELLICIDIO.]

Arrivato alla spiaggia Phil si guarda intorno: sulla sabbia, come ombre si muovono figure indistinte di persone. Tra la folla, la figura atipica che Phil sta cercando Nimrod.

Nimrod è il possibile risultato di un evoluzione biologica. Il corpo, dalle spalle in giù, è di uomo, distinto per giunta: mocassini e doppiopetto grigio topo, il panciotto nero copre per metà la camicia bianca stretta al collo da una cravatta rosso cardinalizio. Leggi il seguito di questo post »

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Dal “Manuale di Zoologia Fantastica”: Animali Sferici

Pubblicato da V. Birra su 5 Giugno, 2008

di Jorge Luis Borges e Margarita Gerrero

La sfera è il più uniforme dei solidi, giacché tutti i punti della sua superficie distano egualmente dal centro. Per questo, e per la sua facoltà di girare intorno all’asse senza cambiare il luogo o eccedere i propri  limiti, Platone (Timeo, 33) approvò la decisione del Demiurgo, che dette forma sferica al mondo. Affermo che il mondo è un essere vivente, e nelle Leggi (X, 898 ) giudicò che anche i pianeti e le stelle sono vivi. Dotò, così, di vasti animali sferici la zoologia fantastica, e censurò la pigrizia mentale degli astronomi, i quali rifiutavano di ammettere che il moto circolare dei corpi celesti fosse spontaneo e volontario.
Più di cinquecento anni dopo, in Alessandria, Origene insegnò che i beati resusciteranno in forma di sfera ed entreranno rotando nell’eternità. Leggi il seguito di questo post »

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Via Con Me

Pubblicato da V. Birra su 2 Giugno, 2008

di Paolo Conte

Via, via, vieni via di qui,
niente più ti lega a questi luoghi,
neanche questi fiori azzurri
via, via, neanche questo tempo grigio
pieno di musiche
e di uomini che ti sono piaciuti…

It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful,
good luck my babe,
it’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful,
I dream of you…
chips, chips, du-du-du-du-du Leggi il seguito di questo post »

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da “Diari, o meglio; suggestioni”

Pubblicato da V. Birra su 28 Maggio, 2008

di Vincenzo Birra

La luminosità invade tutto; movimenti lenti; parole misurate;
non vogliono e non possono ferire. Poi il sole cade giu per la
strada e tutti gli altri escono allo scoperto. Leggi il seguito di questo post »

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Memorie salvate dalla “quasi dimenticanza”

Pubblicato da V. Birra su 21 Maggio, 2008

di Vincenzo Birra

Ci portarono a lavorare con la promessa di una balneazione.
Ci portarono a giocare con giochi usati da altri bambini, posati in una stanza a lato di una piccola chiesa americana protestante.
Montavano ventilatori per raffreddare la chiesa calda.
Tutta bianca. La separava dal mare la strada e la giostra dei cigni a scontro.
Nel mare salatissimo aleggiavano meduse di plastica; che ribrezzo!
Ancora una volta ho venerato il tuo coraggio: l’ardire con cui strappasti via dalla gamba la crosta di sangue sfidando il bruciore dell’impatto con l’acqua. Leggi il seguito di questo post »

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da “Studio drammaturgico sulla poesia italiana e i suoi rischi di contagio”

Pubblicato da V. Birra su 20 Maggio, 2008

di Andrea Inglese

[Il testo (completo) è stato pubblicato sul numero 9 di SUD ed è apparso su Nazione Indiana]

La poesia italiana vocifera, ben installata nell’oltretomba, con grammofoni inseriti nei toraci dei poeti morti, che si ravvivano allo sfrigolio del vinile, e cantano, cantano arie desuete, arie morte o morenti, finché il vinile gratta, ma anche altoparlanti autonomi, ben scollegati, e adagiati nelle trachee emettono segnali, come di elegia e idillio, senza lo sporco delle scariche, lo sfregio sonoro dei contatti, tutto limpido, quasi inaudibile, come d’uomo asmatico, o vampiro, o assiderato, o sepolto, ma la poesia italiana da morta, avanza su pattini come mummia semovente, portando avanti il torsolo petrarchesco, l’osso inesauribile, a cui migliaia di dentini sfilacciano infime fibre, mentre quello prosegue, fa le curve, piglia di filato nuovi tornanti, sale per le graziose colline, con la coorte dei banchettatori dietro, schiamazzanti, come all’inseguimento del morto nella bara, ma la bara manca, il morto è ormai un osso, una pertica di vertebre, da cui nessuna polpa può essere strappata, ma atomi, nuvole di atomi, come inalazioni, per i poeti dell’inseguimento, con le proboscidi tese, risucchiando tutto, nei tubercoli digerenti, nei torciglioni dell’ispirazione, o del freddo gognometro metrico.

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