Scale

di Ilaria Mariano

flickr

Tacita

Breccia nel silenzio

Tacita breccia

Commuove le cose

C’è sempre qualcosa

Che cerca parole

Qualcosa che urla

E non ha parole

Che urla

E non sa parlare

Dimmi dove dimmi dove dimmi dove

Arpeggio impazzito

Arpeggio

Con le parole

fossero musica

fossero

scale

gradini

(si scende o si sale?

Si scende

O si sale…)

che cosa fingo?

Continua a leggere ‘Scale’

Leggere – Cesare Pavese

di Cesare Pavese


Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra- che già viviamo- e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.

(Da “Il mestiere di vivere”)

Pavese: Hai un sangue, un respiro.

di Cesare Pavese

Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano -
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano -
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte -
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole. Continua a leggere ‘Pavese: Hai un sangue, un respiro.’

Hermann Hesse, una proposta

di Hermann Hesse

Con finta gaiezza trotterellai sull’asfalto umido delle strade, la luce dei fanali attraversava lacrimosa e velata l’umidità torbida e fredda e succhiava e succhiava dal suolo bagnato piccole immagini riflesse. Mi passarono per la mente gli anni dimenticati di quando ero giovane: come amavo allora le sere buie e opache del tardo autunno e dell’inverno, come assorbivo avidamente e inebriato le impressioni di solitudine e malinconia quando stretto nel cappotto correvo per mezze nottate sotto la pioggia e la bufera nella natura nemica e senza foglie, solitario anche allora, ma pieno di godimenti profondi e di versi che poi scrivevo alla luce della candela nella mia cameretta, seduto sulla sponda del letto! Tutte cose passate. Quel calice era vuotato e nessuno me lo riempiva più. Era un peccato che fosse così? No, non era un peccato. Quel che è passato è passato. Mi faceva pena invece il presente,l’oggi, tutte le ore infinite e i giorni che perdevo, che soffrivo senza che mi portassero doni o commozioni. Ma, grazie a Dio, c’erano anche eccezioni, c’erano talvolta, di rado, anche ore diverse, che recavano commozioni, che recavano doni, abbattevano muri e riportavano me sperduto verso il cuore vivente del mondo. Triste, eppure intimamente agitato, cercai di ricordare l’ultimo fatto di questo gener. Era stato a un concerto dove si dava una magnifica musica antica: ed ecco, fra due battute d’un pianissimo suonato dai legni mi si riaprì improvvisamente la porta dell’al di là; attraversai a volo i cieli e vidi Iddio al lavoro, soffersi pene deliziose e non cercai più di difendermi da alcuna cosa al mondo, non ebbi più paura di nulla, accettai tutto e mi vi abbandonai col cuore. Non era durato a lungo, forse un quarto d’ora, ma tutto ciò era ritornato nel sogno di quella notte e da allora aveva ripreso a brillare ogni tanto nelle giornate deserte, e per alcuni minuti vedevo chiaramente una divina traccia d’oro che attraversava la mia vita, quasi sempre coperta di polvere e fango, e la vedevo risorgere in auree faville e pareva non la dovessi perdere mai più, e tuttavia la riperdevo subito.[...]

Altre volte quella scia luminosa mi appariva alla lettura di un poeta o quando ripensavo un pensiero di Cartesio, di Pascal, e quando ero assieme alla mia diletta mi portava nei cieli per tramiti dorati. Oh, è difficile trovare la traccia divina in mezzo alla vita che facciamo, in questo tempo così soddisfatto, così borghese, così privo di spirito, alla vista di queste architetture, di questi negozi, di questa politica, di questi uomini!

Come potrei non essere un lupo della steppa, un sordido anacoreta in un mondo del quale non condivido alcuna meta, delle cui gioie non vi è alcuna che mi arrida?

(Da Il lupo della steppa)

[...] Continua a leggere ‘Hermann Hesse, una proposta’

Nel paese delle meraviglie (Chiaiano)

di Ilaria Mariano

[l'immagine è stata presa qui, si possono vedere chiaramente le schiere di camorristi e frange violente che portano avanti la proteste]

Ci mancava solo la pioggia fuori stagione a rendere effettivo il traguardo più avanzato del processo nichilista che sta investendo la città di Napoli. Tonnellate d’acqua si sono riversate nell’ultimo fine settimana su città e, soprattutto, periferie asfissiate dalla monnezza in accumulo da più di una settimana. Non può essere ormai troppo lontana l’ora estrema in cui la Napoli – Fenice sarà chiamata, ancora una volta, a dimostrare di saper rinascere dalle proprie ceneri. Intanto il peso dell’emergenza confluisce tutto sul territorio di Chiaiano e Marano (quello destinato, per l’appunto, al deposito delle ceneri), nella periferia nord di Napoli. Nell’attesa dei risultati dei carotaggi in corso nelle cave, in base ai quali si deciderà definitivamente riguardo la costruzione della discarica, la monnezza, la grande parassita, alleandosi alla pioggia, altro nemico storico di Napoli, sfrutta la forza motrice degli allagamenti per conquistare spazi, invadere, occupare. Un venerdì notte catastrofico per le strade di Marano: tombini ostruiti dall’immondizia, allagamenti con tanto di rifiuti galleggianti, circolazione completamente bloccata nelle strade principali, cassonetti che nel loro scivolare sulle acque investono macchine e quant’altro. Gli effetti mattutini: strade distrutte per gli allagamenti ed invase in ogni angolo dall’immondizia in festa, e la sensazione di un tuono come una voce:<<Che discarica sia!>>. Continua a leggere ‘Nel paese delle meraviglie (Chiaiano)’

Io Guardo La Notte

di Ilaria Mariano

Io guardo la notte
dal basso, e baciandola
raccoglie, la mia bocca,
il suo rossetto di stelle.
La notte mi lascia
Stelle, appiccicate alle labbra,
e nel rimuoverle posso guardarle
brillare, disperse
tra i polpastrelli,
prima di restituirle,con un soffio,
alla volta, nera del mio inchiostro,
che tutta mi appartiene.
E sono uomo,
così. Continua a leggere ‘Io Guardo La Notte’

Un Quadro Indiano Sulla Parete Della Mia Stanza

di Ilaria Mariano

Un passo dopo l’altro, la neve cigola al mio tocco elegante e fiero. L’ombra allungata della mia figura in movimento si alterna alle lunghe tenebre, che si fanno più scure penetrando gli alti busti degli alberi e le loro chiome frastagliate. Furtivo avanzo in un bosco di tenebrosi coriandoli e fari cupi.
Non ti vedo!
Procedo alla cieca, vagabondo nella nebbia, appigliandomi saldo al ghiaccio sotto i miei passi. I miei artigli penetrano nella neve per non perdermi, voglio sentire il mio corpo pesante, il mio pelo più folto e più argenteo perché risalti nelle tenebre.
Sottile insicuro e furtivo vago in un bosco di ombre.
I lunghi alberi coprono il cielo notturno. Nera è la neve, nera è la nebbia, di ghiaccio i miei occhi, poco l’ossigeno e assetati i miei polmoni, bagnati i miei occhi, tremante il mio corpo, e la neve fredda e la notte buia.
Non ti sento!
Si dimena il mio tormento tra questi boschi, e io corro più veloce della notte, penetrando la mia disperazione. Il vento glaciale mi dilania ma non arresta la mia follia, il mio urlo. Corro e sbatto la testa contro le mura della mia vita. Mi riprendo e corro ancora. Corro, fin dove la nebbia diventi musica. Corro. Ma d’improvviso, come se la catena attaccata al mio guinzaglio, tesa, mi trattenesse per la gola, sono costretto ad arrestarmi. Il respiro mi soffoca ma il freddo è divenuto ossigeno che attingo voracemente. Il dirupo si distende pochi metri avanti alle mie zampe, in eterno vuoto, sordo silenzio. Nelle sue profondità il nulla. Continua a leggere ‘Un Quadro Indiano Sulla Parete Della Mia Stanza’

e se non ci fosse differenza…

di Ilaria Mariano 

E se non ci fosse differenza
tra la domanda e la risposta.
Se la certezza
si esaurisse nella ricerca.
Quali sono i confini?
Dov’è il limite?
Perchè ci ostiniamo a cercarlo?
E se fosse più giusto
rassegnarsi
al vento multiforme che modella
e gioca a scomporre profili,
a ricomporli,
questo vento irrequieto
che vive e pulsa
e vince ogni argine
e abbatte ogni arida convinzione
per stupire,
che vive nella meraviglia
e spira nel vibrare della foglia
e nel suo accartocciarsi.
Erompe
evidente in ogni respiro
il silenzio del suo segreto.
Continua a leggere ‘e se non ci fosse differenza…’

Finché un giorno

di Ilaria Mariano

Finché un giorno
alzeremo gli occhi e
chiederemo perdono.
E sarà nostro
ogni giorno trascorso
e ogni giorno nascosto
e ogni giorno perduto
e più nessun giorno,
mai più.
Saremo noi,
pieni,
giunti,
approdati,
e chiederemo perdono,
e sarà a noi ogni giorno
e alcun giorno,
mai più.

Che ho lacrime e non ho occhi

di Ilaria Mariano

Che ho lacrime e non ho occhi
(la parete è calda
e mette freddo)

Come dire
Che non ho occhi,
che imploro mani,
che ho avuto vent’anni
per imparare a rimpiangere
i rivoluzionari vent’anni di mio padre,
e che ora a vent’anni
compatisco anche quelli.
Che non capisco
come siano possibili
la gioia e il disgusto,
come non si escludano, Dannati!
Dannati. Continua a leggere ‘Che ho lacrime e non ho occhi’

***

di Ilaria Mariano

Cosa rimane quando
ti perdo? Quando ti perdo
dentro di me, tu
che sei me
e sei il mondo.
Cosa guardano gli occhi
e cosa tinge la voce
se io non sono?
Non sono nella mia lacrima
non sono nella mia mano
sono dentro di me
ma nascosta, dispersa,
ci sono invano.
I limiti restano netti,
la realtà non si apre, giace
uniforme il pensiero,
non brama, si posa e
tace. In qualche posto
cesserà pure il cielo e
il buio è assenza di luce,
la notte mi avvolge
senza mistero. Continua a leggere ‘***’

…is lost like the sound of my steps

di Ilaria Mariano

Si chiudono le porte del vagone col rumore consono. Le solite poche anime in un sonno generale che isola e addormenta. Si chiudono le porte e la fermata fuori dai finestrini sfreccia via. Dentro le solite anime del mattino appena sveglio, poche e lontane. Per due fermate Napoli mi circonda come una vallata che si dipana alle pendici del Vesuvio, a contraddirla non c’è mare, è lontano o nascosto. E’ una visuale insolita, specie d’inverno quando spicca il bianco denso sulla vetta del vulcano innevato. Vedo Napoli da una prospettiva periferica, laterale, e sembra svelarsi in un’altra maniera, diversa, più intima, raccolta come una vallata nascosta dal mare. Parla così forse a chi la vive tutti i giorni, ma nessuno mai mi è parso accorgersene!
Una dopo l’altra le fermate scorrono via e la metro scende al buio sottoterra. Si fa più evidente la luce dei neon all’interno ed il mattino ancora più lontano. Giro le spalle al finestrino ed alzo il volume della musica che dalle auricolari mi attraversa ed avvolge tutto il resto. La metro sfreccia e pare attingere energia dalla mia stessa fonte, corre più veloce, troppo, ma nessuno sembra accorgersene. Continua a leggere ‘…is lost like the sound of my steps’


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Niente è vero tutto è permesso

Un Aforisma

Se è assolutamente necessario che l’arte o il teatro servano a qualche cosa, dirò che dovrebbero servire ad insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente e che è indispensabile che ci siano.

Eugène Ionesco.

Un dialogo

-...non capisco, cosa vuoi dire? -Non curo dire altre parole che frammenti di un discorso amoroso. -Pensi questo basti? -Credimi, una sillaba di troppo farebbe esplodere il mondo, dirne una in meno lo disgregherebbe. -Il Mondo? -Certo, il mio Mondo. -Allora Buona Fortuna, ne avrai bisogno! -La Fortuna l'ho avuta scoprendo il mio desiderio, la lascio a te, mi basta il tuo sorriso, amico.

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