Linutile

Essere un uomo utile mi è parso sempre qualcosa di veramente schifoso C. Baudelaire

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Nel paese delle meraviglie (Chiaiano)

Pubblicato da ilasil su 23 Giugno, 2008

di Ilaria Mariano

[l'immagine è stata presa qui, si possono vedere chiaramente le schiere di camorristi e frange violente che portano avanti la proteste]

Ci mancava solo la pioggia fuori stagione a rendere effettivo il traguardo più avanzato del processo nichilista che sta investendo la città di Napoli. Tonnellate d’acqua si sono riversate nell’ultimo fine settimana su città e, soprattutto, periferie asfissiate dalla monnezza in accumulo da più di una settimana. Non può essere ormai troppo lontana l’ora estrema in cui la Napoli - Fenice sarà chiamata, ancora una volta, a dimostrare di saper rinascere dalle proprie ceneri. Intanto il peso dell’emergenza confluisce tutto sul territorio di Chiaiano e Marano (quello destinato, per l’appunto, al deposito delle ceneri), nella periferia nord di Napoli. Nell’attesa dei risultati dei carotaggi in corso nelle cave, in base ai quali si deciderà definitivamente riguardo la costruzione della discarica, la monnezza, la grande parassita, alleandosi alla pioggia, altro nemico storico di Napoli, sfrutta la forza motrice degli allagamenti per conquistare spazi, invadere, occupare. Un venerdì notte catastrofico per le strade di Marano: tombini ostruiti dall’immondizia, allagamenti con tanto di rifiuti galleggianti, circolazione completamente bloccata nelle strade principali, cassonetti che nel loro scivolare sulle acque investono macchine e quant’altro. Gli effetti mattutini: strade distrutte per gli allagamenti ed invase in ogni angolo dall’immondizia in festa, e la sensazione di un tuono come una voce:<<Che discarica sia!>>.

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Io Guardo La Notte

Pubblicato da ilasil su 1 Maggio, 2008

di Ilaria Mariano

Io guardo la notte
dal basso, e baciandola
raccoglie, la mia bocca,
il suo rossetto di stelle.
La notte mi lascia
Stelle, appiccicate alle labbra,
e nel rimuoverle posso guardarle
brillare, disperse
tra i polpastrelli,
prima di restituirle,con un soffio,
alla volta, nera del mio inchiostro,
che tutta mi appartiene.
E sono uomo,
così. Leggi il seguito di questo post »

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Un Quadro Indiano Sulla Parete Della Mia Stanza

Pubblicato da ilasil su 8 Aprile, 2008

di Ilaria Mariano

Un passo dopo l’altro, la neve cigola al mio tocco elegante e fiero. L’ombra allungata della mia figura in movimento si alterna alle lunghe tenebre, che si fanno più scure penetrando gli alti busti degli alberi e le loro chiome frastagliate. Furtivo avanzo in un bosco di tenebrosi coriandoli e fari cupi.
Non ti vedo!
Procedo alla cieca, vagabondo nella nebbia, appigliandomi saldo al ghiaccio sotto i miei passi. I miei artigli penetrano nella neve per non perdermi, voglio sentire il mio corpo pesante, il mio pelo più folto e più argenteo perché risalti nelle tenebre.
Sottile insicuro e furtivo vago in un bosco di ombre.
I lunghi alberi coprono il cielo notturno. Nera è la neve, nera è la nebbia, di ghiaccio i miei occhi, poco l’ossigeno e assetati i miei polmoni, bagnati i miei occhi, tremante il mio corpo, e la neve fredda e la notte buia.
Non ti sento!
Si dimena il mio tormento tra questi boschi, e io corro più veloce della notte, penetrando la mia disperazione. Il vento glaciale mi dilania ma non arresta la mia follia, il mio urlo. Corro e sbatto la testa contro le mura della mia vita. Mi riprendo e corro ancora. Corro, fin dove la nebbia diventi musica. Corro. Ma d’improvviso, come se la catena attaccata al mio guinzaglio, tesa, mi trattenesse per la gola, sono costretto ad arrestarmi. Il respiro mi soffoca ma il freddo è divenuto ossigeno che attingo voracemente. Il dirupo si distende pochi metri avanti alle mie zampe, in eterno vuoto, sordo silenzio. Nelle sue profondità il nulla. Leggi il seguito di questo post »

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e se non ci fosse differenza…

Pubblicato da ilasil su 31 Marzo, 2008

di Ilaria Mariano 

E se non ci fosse differenza
tra la domanda e la risposta.
Se la certezza
si esaurisse nella ricerca.
Quali sono i confini?
Dov’è il limite?
Perchè ci ostiniamo a cercarlo?
E se fosse più giusto
rassegnarsi
al vento multiforme che modella
e gioca a scomporre profili,
a ricomporli,
questo vento irrequieto
che vive e pulsa
e vince ogni argine
e abbatte ogni arida convinzione
per stupire,
che vive nella meraviglia
e spira nel vibrare della foglia
e nel suo accartocciarsi.
Erompe
evidente in ogni respiro
il silenzio del suo segreto.
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Finché un giorno

Pubblicato da ilasil su 13 Marzo, 2008

di Ilaria Mariano

Finché un giorno
alzeremo gli occhi e
chiederemo perdono.
E sarà nostro
ogni giorno trascorso
e ogni giorno nascosto
e ogni giorno perduto
e più nessun giorno,
mai più.
Saremo noi,
pieni,
giunti,
approdati,
e chiederemo perdono,
e sarà a noi ogni giorno
e alcun giorno,
mai più.

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Che ho lacrime e non ho occhi

Pubblicato da ilasil su 9 Marzo, 2008

di Ilaria Mariano

Che ho lacrime e non ho occhi
(la parete è calda
e mette freddo)

Come dire
Che non ho occhi,
che imploro mani,
che ho avuto vent’anni
per imparare a rimpiangere
i rivoluzionari vent’anni di mio padre,
e che ora a vent’anni
compatisco anche quelli.
Che non capisco
come siano possibili
la gioia e il disgusto,
come non si escludano, Dannati!
Dannati. Leggi il seguito di questo post »

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***

Pubblicato da ilasil su 28 Febbraio, 2008

di Ilaria Mariano

Cosa rimane quando
ti perdo? Quando ti perdo
dentro di me, tu
che sei me
e sei il mondo.
Cosa guardano gli occhi
e cosa tinge la voce
se io non sono?
Non sono nella mia lacrima
non sono nella mia mano
sono dentro di me
ma nascosta, dispersa,
ci sono invano.
I limiti restano netti,
la realtà non si apre, giace
uniforme il pensiero,
non brama, si posa e
tace. In qualche posto
cesserà pure il cielo e
il buio è assenza di luce,
la notte mi avvolge
senza mistero. Leggi il seguito di questo post »

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…is lost like the sound of my steps

Pubblicato da ilasil su 22 Febbraio, 2008

di Ilaria Mariano

Si chiudono le porte del vagone col rumore consono. Le solite poche anime in un sonno generale che isola e addormenta. Si chiudono le porte e la fermata fuori dai finestrini sfreccia via. Dentro le solite anime del mattino appena sveglio, poche e lontane. Per due fermate Napoli mi circonda come una vallata che si dipana alle pendici del Vesuvio, a contraddirla non c’è mare, è lontano o nascosto. E’ una visuale insolita, specie d’inverno quando spicca il bianco denso sulla vetta del vulcano innevato. Vedo Napoli da una prospettiva periferica, laterale, e sembra svelarsi in un’altra maniera, diversa, più intima, raccolta come una vallata nascosta dal mare. Parla così forse a chi la vive tutti i giorni, ma nessuno mai mi è parso accorgersene!
Una dopo l’altra le fermate scorrono via e la metro scende al buio sottoterra. Si fa più evidente la luce dei neon all’interno ed il mattino ancora più lontano. Giro le spalle al finestrino ed alzo il volume della musica che dalle auricolari mi attraversa ed avvolge tutto il resto. La metro sfreccia e pare attingere energia dalla mia stessa fonte, corre più veloce, troppo, ma nessuno sembra accorgersene.

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