Diario di un Gambero: pag 90

di Mr. Shrimp

Nella coscienza delle cose, dei sentimenti; si perde tutto quello che, in uno stato di incoscienza, si può gustare (piacevole) pur senza comprenderlo, senza inquadrarlo. Ma quando tutto si inscatola – senza profondità – se ne indovina immediatamente la fine – o il suo maschio.

Tutto inquadrato e nel quadrante: possiamo rallentare (forzandolo) il momento, ma rintoccherà la confidenza con noi stessi: il minuto in cui ci calcoleremo arrivati. E le affettività, le tenerezze: tutte costume, tutte convenzione – l’acqua in discesa scava una pietra in forma di cuore.
Persa è la possibilità di intonare un canto; all’amore, a se stessi. Ma dove sono i miei pantaloni di flanella avvoltolati alle caviglie? Dove le pesche difficili? E i quaderni di conto dei cucchiaini di caffè; le miei giornate invernali, stentate, cercando di dimenticare i carnevali estivi in lunghe passeggiate sulla spiaggia e odiando il canto delle sirene. Potessi urlare, potessi invocare (maledicendo) le prime canizie a giustificare questa vecchiezza, questa solitudine su cui non so contare.
Mentre quelle fate seduttrici ancora.
Ma ormai, non riesco a capire: il loro canto e come possano esistere – il dubbio fa spezzare i corpi, dividendo le due nature; busti di donna sanguinanti ed enormi code di pesce arenate, gli interrogativi, la questione germoglia di spine, si gioca d’azzardo senza rete, i segni scompaiono.

Un rapace nero che vola in alto, resta un ammasso di piume scure, becco, fame che cercano in basso sulla landa.

Passa veloce un automobile; le foglie secche si sbriciolano seguendo la sua scia.

3 Risposte a “Diario di un Gambero: pag 90”


  1. 1 Giuliano 10 Luglio, 2009 alle 4:57 pm

    Quelle seduttrici, ancora, affamate
    come cagne a digiuno di carezze…

    Quelle stesse che cantarono dopo ogni orgia
    che celebrammo tra le vite: eccole.
    Serene passeggiano, attendono
    che dal nostro fiato nasca una melodìa
    un malinconìa romantica dona ad ognuna
    il piacere della statuaria eternità del verso.
    Hai aperto le porte della tua mente?
    c’è lo spirito del corpo estasiato
    che rintocca per te su quell’uscio.

  2. 2 Giuliano 14 Luglio, 2009 alle 8:37 pm

    =illetterati-web=
    Almeno resta qualcosa nelle memorie digitali?
    letteratura libera ai coglioni normali?

    nazione indiana
    non vuol dire
    cultura indiana
    nè coltùra indica
    o dialetto indi

    quindi_

    _ non è che deletereo.
    questo inutile stereo
    che suona canzoni
    con psicotròni_
    _ma va bene
    non è che un’improvvisa
    foia, una decisa
    forma del pene_
    _cosa volete che dica
    la mostra profetica
    mi immagica
    di brezza fantastica__

    Allora dal sito
    uscirà davvero
    il frutto proibito
    del poeta sclèro_
    -allora risposte?
    allora domande?
    allora che scrivono a fare ancora allora?

    #fermatevi a decidere il passo
    dell’ operare in collasso#
    #ubriachi perenni dei libri
    cantiamo con voi di tragici squilibri#


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