C’era una volta la Sinistra

di   Marco Aragno

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Il PD incassa l’ennesima sconfitta elettorale in Sardegna. Soru torna a casa. Veltroni si dimette dalla segreteria del partito. Le notizie ANSA degli ultimi giorni, come il peggiore dei necrologi, recitano la disfatta che si sta consumando in casa del piddì, registrando la lenta agonia di una classe politica ai limiti del collasso. Ben nove i punti persi(24%)rispetto alle politiche del 2008(33%). Crescita dell’ IDV, fiacca ripresa della sinistra radicale.  Vittoria schiacciante del PDL. Le ragioni? Tante. Non si riesce a comprendere se Berlusconi sia davvero diventato un muro politico insormontabile, oppure se i successi del PDL speculino sulle disgrazie della sinistra. Ma di quale sinistra stiamo parlando? Quella veltroniana o quella dalemiana? Quella progressista o quella teodem? Quella giustizialista o quella comunista? Il termine sinistra è diventato un termine ondivago, che si riempie di significati ballerini, a volte contraddittori, che sopravvive, soprattutto tra i giovani, di vecchi luoghi comuni, di stereotipi sessantottini decaduti, di eredità pseudocomuniste. Oggi la sinistra, a pronunciarla, sembra una parola vuota da ripetere meccanicamente, un po’ per nostalgia, un po’ per abitudine storica. Ma dietro quelle bandiere ormai incolori che sventolano nei comizi deserti c’è una sensazione di inconsistenza. Evaporata la sostanza, restano i rimasugli di una tradizione plurisecolare da riciclare in simboli, in slogan di piazza, in decine e decine di partitucoli che appaiono e scompaiono nello spazio di un anno senza mai mettere piede in parlamento. Di tutte le grandi correnti socialiste che hanno attraversato l’Europa del secondo dopoguerra è rimasto solo un vago ricordo. C’è persino da rimpiangere l’ulivismo prodiano degli anni ‘90, cioè quell’incontro, più o meno equilibrato, tra forze democristiane e forze socialdemocratiche, che aveva saputo reggere alla crisi delle ideologie ricostruendo un discorso riformista sulle macerie del comunismo e rappresentando un argine al berlusconismo dilagante. E poi? E poi è solo la storia di una classe politica che negli anni della seconda repubblica non si è mai rigenerata, che non ha mai fatto i conti col suo passato, che ha costruito tutte le sue campagne elettorali e le sue alleanze sul fragile collante  dell’antiberlusconismo. Scomparso l’antiberlusconismo, resta Berlusconi. L’eterna spina nel fianco. A contrastarlo non è bastata la megacoalizione de L’Unione nel 2006, implosa nelle sue contraddizioni interne, o la nascita del PD, contenitore politico dalle mille idendità. Non è bastato neanche  lanciare nella mischia un homo novus come Walter Veltroni,  che  dopo gli entusiasmi di una campagna elettorale in viaggio per la penisola si è rivelato solo il prototipo mal riuscito dell’obamismo italiano. Purtroppo le divisioni interne in cui sta sprofondando il partito democratico e la graduale scomparsa dei partiti comunisti fanno della sinistra uno spazio pericolosamente vacante.  Da riempire al più presto.

1 Risposta a “C’era una volta la Sinistra”


  1. 1 LVDC (il cui vero nome è Aristarco) 19 Febbraio, 2009 alle 2:12 am

    Quando presagii questo pronosticabile esito poco più d’un anno fa, venni assalito, tacciato come blasfemo. In realtà, ero nient’altro che una Cassandra. Beh, che dire ora?
    Requiescat in pace, Sinistra.


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