MARIANNA SIRCA (1915) di Grazia Deledda

di Valentina Fiori

Questo romanzo si pone nel pieno della maturità artistica della Deledda, scritto in un momento di ripensamento della scrittrice. Esso è incentrato sulla figura femminile che da’ il titolo al romanzo, ma soprattutto può essere visto come un omaggio alla bellezza del paesaggio della Sardegna montana, delimitata da un centro abitato, Nuoro e la serra nuorese.

Una Sardegna dove la terra, la proprietà, è tutto, a causa del patrimonio da mantenere e da custodire la società si divide in padroni, servi e banditi. Queste categorie sociali sono classi ben divise, il transito da una parte all’altra è assai difficile se non impossibile. I padroni si assoggettano al proprio patrimonio (Marianna sacrifica la sua giovinezza ad esso) e al suo potere si piegano i servi. In posizione intermedia ci sono i banditi, spesso di provenienza servile, come Simone, il protagonista maschile, ed osano sognare uno status diverso, una libertà che i padroni pagano col denaro, mentre i banditi la pagano con il forzato esilio e la clandestinità.

Le tre categorie sono accomunate ad opera della penna di Grazia Deledda da un’unica legge: quella della fatalità, che inesorabilmente conduce alla solitudine. Tutti alla fine devono scontare una pena fondamentale: quella di essere vivi. E a poco servono parole e sacrifici, perché tutto è ricondotto ad un destino fatale. Sui personaggi è come se incombesse una oscura legge che impedisce loro di essere felici, così nelle colpe ognuno va verso la rovina, non senza una certa consapevolezza.
Il libro si apre al tramonto e si chiude al tramonto, quando i personaggi avranno capito fino in fondo l’immutabilità della sorte, ognuno resterà dov’era o pagherà con la vita il suo desiderio di cambiare. Tutto intorno alle vicende dei personaggi c’è il paesaggio che è il vero protagonista. Molto bella la descrizione dei lunghi mesi invernali e Nuoro sotto la neve. Neve che rappresenta il gelo dei rapporti umani in contrapposizione col fuoco che cova nei caminetti, che però non riesce a scaldare i cuori.

Anche qui accanto al paesaggio è presente il concetto dell’eros, come forza potentemente distruttiva ed inarrestabile; tutti ne sono vittime: Simone che muore, Sebastiano che dà la morte e Marianna che sopravvive portando con sé la croce. Anche nel matrimonio tardivo: “E disse di sì, perché gli occhi del pretendente, rassomigliano a quelli di Simone”.

Un commento

  1. [...] nella sua isola: “Cenere” (1904), “L’edera” (1906), “Canne al vento” (1913), “Marianna Sirca” (1915), “L’incendio dell’uliveto” (1917), “La madre” (1919) Accanto a questi, considerati i [...]

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