Pallida alba

di Francesca Aprea

Pallida alba
cerchia di biancore
il turchino
di mattine sorte a ripetizione
e di ogni sorte un comando
e di ogni comando un rifiuto
a chi, di chi?

Un accennato fulgore
balena
tra la cataratta,
accecata al fuoco
di promesse spente,
date per prigioniere al fiato d’un oboe,
tra la pupilla striminzita
e l’erba umida
_____________(e della rugiada una lacrima)
screziata del biondo
di terre lontane
sottomesse ad imperi finiti
private a popoli denutriti.

E sorge
dietro la roccia
e chiama al respiro
_______________(e al sospiro di chi non sospira, rassegnato)
e pizzica il sogno
_______________(di chi ancora dorme sognando)
e conduce al giorno
__________________(chi crede di sognare
_______________________ancora un poco).

luccichio d’acqua
______________riflessa
di luci ombrate
______________(onda incurva in anfratti)
per la brezza delle ore prime
e il primo dei primi uomini
ad esser nati
ne bevve un sorso
e la seppe salata,
mangiò (il) frutto velenoso
_______________e ne morì.
E noi nuovi
lavammo dei loro crani
le ferite, le contempliamo
le pietre___ dalle loro guerre:

_____________________E alba è tramonto
_____________________E mare è stagno.

Scarto le pagine ingiallite
d’un libro_____vecchio
di____________vecchi uomini
di____________vecchie storie
___lo straccio:
non prova dolore
non provo dolore.

Vorrei poterti ancora guardare,
pallido volto.

2 Risposte a “Pallida alba”


  1. 1 V. Birra 2 Dicembre, 2008 alle 10:48 am

    [La poesia mi suona tutt'ora come un inganno]
    Ricordo la prima volta che l’ho ascoltata, non letta su carta, attenzione; l’effetto è parzialmente diverso. Una lettura personale è, certamente, più riflessiva ma ad ascoltarla tengono viva l’attenzione quei legami su cui vorrei soffermarmi.
    Alcuni versi ne partoriscono altri usando un lessema-perno come un pezzo di se stessi, come in una riproduzione asessuata per gemmazione: non v’è copula, una situazione simbolicamente sterile , eppure si figlia (Se fosse vivo chi sa cosa penserebbe il vecchio Opossum).
    Questo metodo si ricorda già dalle prime poesie di un altro scrittore (la strascicante terribilità\trascinarsi per rialzarsi incerti\certi della successiva serie di\terrificanti risvegli ) e lo ritengo funzionale, anche al ritmo. Certo qualcuno potrà criticare ma io sono sicuro che dietro quei versi c’è l’abilità del mago-prestigiatore nel gioco degli anelli cinesi che sembrano concatenati ma si sganciano e sono comunque anelli singoli e compiuti (il cerchio dell’iride in cui si specchia l’alba che pure è cerchio) ma si può ricomporli e formare una circonferenza ancora più grande, unendo testa e coda, per avere una visione unificante.

    E alba è tramonto
    E mare è stagno.

    V.B

  2. 2 8avio 2 Dicembre, 2008 alle 11:05 pm

    Da mozzare il respiro, complimenti Francesca.
    Mi perdono il commento:”Facciamoci-i-pompini-a-vicenda” perchè li merita, tutti.


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