di Domenico di Giovanni
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Nominativi fritti, e Mappamondi,
__E l’Arca di Noè fra due colonne
__Cantavan tutti Chirieleisonne
__Per l’influenza de’ taglier mal tondi.
La Luna mi dicea: che non rispondi?
__E io risposi; io temo di Giansonne,
__Però ch’i’ odo, che ‘l Diaquilonne
__È buona cosa a fare i capei biondi.
Per questo le Testuggini, e i Tartufi
__M’hanno posto l’assedio alle calcagne,
__Dicendo, noi vogliam, che tu ti stufi.
E questo fanno tutte le castagne,
__Pe i caldi d’oggi son sì grassi i gufi,
__Ch’ognun non vuol mostrar le sue magagne.
________E vidi le lasagne
Andare a Prato a vedere il Sudario,
__E ciascuna portava l’inventario.






Bel sonetto caudato, novello Antonio Pucci del XXI secolo!
A. m.!
P.s.: Enzo, tutti tu li trovi ’sti personaggi!
Domenico di Giovanni pensavo fosse uno del mio paese!
(Ce ne saranno almeno una decina!)
:-)
il buon vecchio burchiello… dannato pappone! :P
Ma che Antonio Pucci d’Egitto…! Allora, d’ora in poi, chiunque usi il sonetto classico diventa il Dante del XXI secolo e chi in rima incrociata è il nuovo D’Annunzio! Oddio, al di là del sonetto caudato, il Pucci pure era un abbastanza sfigatello come poeta, però qua siamo proprio dalle parti della sconclusionatezza più pura (che infastidisce, in quanto è fine a sé stessa). Più che “Nominativi fritti, e Mappamondi”, la si potrebbe definire “Aria fritta, e fallimento mondiale”. O, al massimo, “Elegia di stronzate”.
Della serie: Ludica Visione Delle Cose
Caro lettore
ti informo, innanzitutto, che Domenico di Giovanni (o Il Burchiello) scriveva nel 400′ e quindi la forma sonetto è più che giustificabile.
L’intenzione di questo tipo di sonetto da lui elaborato era proprio di provocare con un accozzaglia di parole un non-sense, giocare molto con linguaggio sottoponendolo anche una operazione di distruzione. Non penso sia una cosa che qualsiasi cretino può fare, non credo siano stronzate.
P.s. Tu sei capace a friggere l’aria?
V.B
Intelligentone in grado di comprendere l’arte del non-sense ma non di afferrare concetti così semplici, per “aria fritta” non s’intende il risultato di un procedimento di frittura dell’aria, bensì l’aria che si respira per casa dopo che in cucina è stato fritto qualcosa… Hai presente?
Che il Burchiello scrivesse nel ‘400 è abbastanza risaputo ed anche che lo facesse perlopiù utilizzando la forma del sonetto caudato. Non ho criticato la scelta, né tantomeno ho fatto riferimenti temporali: è stata la commentatrice che mi ha preceduto che ha parlato di Antonio Pucci, di XII secolo, bla bla bla. Sta di fatto che Domenico di Giovanni attua questa sorta di distruzione del linguaggio, come il buon Vincenzo Birra alias 777 (sottotitoli di Televideo) ha benpensato di farci presente. E conclude dicendo “non penso sia una cosa che qualsiasi cretino può fare”… Io, ricollegandomi a quello che ho scritto prima, ribadisco il concetto: e come definire allora uno che, nel tempo in cui ha scritto, era la cacchetta delle cacchette del panorama poetico italiano?! E finiamola con la riscoperta di questi minimal della storia della cultura!
“Allora, d’ora in poi, chiunque usi il sonetto classico diventa il Dante del XXI secolo e chi in rima incrociata è il nuovo D’Annunzio!”
Forse mal comprendendo questa affermazione ho ritenuto essenziale precisare chi fosse Di Giovanni. Se così non fosse, se ho ben compreso allora ti riesce male arrampicarti sugli specchi quasi quanto friggere l’aria anche se queste sono solo provocazioni spontanee, che vengono da sole visto il modo in cui scrivi commenti. Certo nessuno vuole impedirti di dire ciò che vuoi dire o di pensare ciò che pensi; per te sono cagate? Per me non lo sono e non mi sento scopritore; quando posto una poesia voglio solo proporla visto che a me è piaciuta. Per quanto riguarda la questione dei “minimi” il discorso è identico: io ho i miei minimi e massimi e tu i tuoi. Certo, ci sono quelli universalmente riconosciuti da pubblico e critica (che poi è pubblico uguale) ma questa è un’altra storia, una brutta storia…
V.B
Non si tratta d’arrampicarsi sugli specchi o di perdersi in inutili giri di parole e di ragionamenti improntati sulle presunte intenzioni, come hai fatto tu poc’anzi. Basta leggere il primo commento, quello di Marialaura, la quale apostrofa Domenico Di Giovanni dicendo “bel sonetto caudato, novello Antonio Pucci del XXI secolo”, vestendo le vesti di chissà quale espertona di poesia, vantando la conoscenza del Pucci e della struttura del sonetto caudato (semplicemente perché è quella che caratterizza la produzione di questo poetello, il Pucci, appunto), senza poi riconoscere la poesia, ahimé, più famosa del Burchiello. Allora io le ho risposto a tono, dicendo che non basta un sonetto caudato per fare il Pucci del XXI secolo né tantomeno del XV, così come non basta un monologo interiore per rinnovare la tradizione di Joyce. Punto. Tutto il resto è noia o, tanto per restare in tema, ARIA FRITTA.
“vestendo le vesti di chissà quale espertona di poesia”
così scrisse l’ultimo dalle ultime parole famose…già poiché che qualcuno lasci un commento per lo più senza fare troppe storie ma dicendo quel che pensa è risaputamente un espertone sapientone che gicoava al sapientino ed ora si trastulla in mancanza del cazzino su questo sitino di pochi poveracci che pigliano fischi per fiascacci. Fortuna, o Signore, ch’esiston i lucidi visoni delle cosce, come farei senza il mio buon visone, ora la mia lametta s’è persa e resto con questo pelo del gran nasone, che fa concorrenza a quello del culone, ancor da spulciare e da raschiare prima dell’annusata alla zia ch’ancora mi chiama dal lettino per il clisterino della sera sabatina. Come faremmo, mi chiedo, senza che alcuno ci illumini sulle ricette delle arie fritte e dell’aria post frittura…però, forse, mi permetto, arguisco, anzi: ci tento, e sostengo che il visone, ancora un po’ pirlone, senza una chiarerrima visione, non abbia ancora conosciuto l’aria fritta dopo le scorregge di mio zio LaTrippa, che di aria ne consuma a iosa e va in giro con una mascherina che si è preso dalla bambina che nel parco qui vicino giocava a nascondino. (Si nascose pure lui, lo zietto, ma senza sapere d’avere un lurido consommè di gallina paesana nello zainetto, si mise a pregare che gli passasse quel suo vizietto. Ma questa, o mio visone, unico campione di questo minchione, è un’altra storiaccia che racconterò poi alla tua faccia).
Molto interessante come risposta. I miei complimenti. Ora sì che hai elevato la media dei commenti.
Ho capito.
Senti, LVDC come ti chiami tu!
Hai quasi rotto il cazzo con le tue stronzate!
Perché non te ne vai un po’ affancuuuuloooooooo???
E magari, dico magari ti stai zitto, perché a quanto pare il ruolo di espertone di poesia del cazzo lo stai recitando tu!
Non so se sono stata sufficientemente chiara.
In caso contrario sono pronta a spiegartelo di nuovo.
Buona dipartita!
Cara Marialaura, come diavolo ti chiami tu! Mi complimento per il tuo commento, molto aulico e profondo. E’ inutile (restando in tema col sito) che tu mi risponda che i tuoi toni sono quelli che mi merito per via delle cose che dico bla bla bla. Semplicemente non sembri capace di parlare in altro modo. Scrivere la parola “cazzo” ben due volte in otto righe mi sembra anche troppo per considerarti oltremodo, per non parlare dell’ “affanculo” con tanto di ripetizione della “u” (da brava esperta di poesia quale sei, sono sicuro che ti sei avvalsa di quest’artifizio per donare al lettore un senso di smarrimento). Sufficientemente chiara lo sei stata… del resto, con quelle quattro stupidaggini che sei riuscita a dire, non poteva essere altrimenti. Spero soltanto con quest’ultimo commento di essere riuscito a rompertelo per intero quel cazzo che non hai (visto che finora ero riuscito ad arrivare soltanto al “quasi”).
Certo, il cazzo l’hai rotto per intero!
E adesso, anzicché un po’, perché non te ne vai del tutto affanculo?
O preferisci affancuuuuuuloooooooooooo???
La “buona dipartita” che ti ho augurato si riferiva appunto a questo!
Per la gioia di molti.
Ma a quanto pare vaghi ancora da queste parti, come l’unto vaga nell’ARIA FRITTA, hai presente?
Non me ne andrò mai se continui a rispondere in questo modo. Anche perché devo ammettere che leggere le cose che scrivi è divertente: come guardare le scimmie in uno zoo, hai presente? Scopro a poco a poco quanto ha toccato il fondo l’umanità.
Mio dio, quante cazzate dici!
Ma tu sei da censura, oltre che da ricovero!
Per forza che l’umanità ha toccato il fondo!
Con soggetti come te!
Che si nascondono dietro una sigla, per cui vengono presi pure per culo!
Io per lo meno ci metto, se non la faccia, il nome!
Ma non hai niente da fare la notte da metterti a scrivere cazzate?
La passiflora la vendono in qualunque drogheria.
Sai, funziona!
Ha un effetto rapido.
Rivolgo un appello ai creatori di questo blog: non potete creare uno spazio apposta per le cazzate di questo tipo, se non altro perché mi dispiace che lo spazio per i commenti alle pubblicazioni debba essere “sporcato” in questo modo?
Non è possibile che tra i commenti recenti si debbano leggere solo battibecchi così triviali.
Mi si potrà obiettare “allora non rispondergli”, ma con questo tipo è impossibile!
Enzo, scusa se devi leggermi solo per queste stronzate.
La tua sensibilità di persona e di scrittore mi sta molto a cuore, come quella di tutti gli autori di questo blog.
Alé
Marialaura, no. Ma abbi fede. Ritengo sia un bene che LVDC continui, se ne ha ancora voglia, a farci compagnia.
P.s. a LVDC: “cazzo” è la terza parola che s’incontra nell’incipit di “Come Dio comanda” di Ammaniti.
Guarda un po’, anche nei torpiloqui uso riferimenti letterari.
Come a dire: la classe non è acqua!
(LVDC = Logorroico Vanesio Del Cavolo?)
Benvenuti, siore e siori, alla fiera delle stupidaggini. Madrina d’eccezione: MARIALAURA! Per chi non la conosca, si tratta della paladina della patria e delle genti che scova il coraggio misconosciuto all’uomo comune di metterci, se non la faccia, il nome. Lei che, unica al mondo, ingiunge agli altri di essere da censura quando dice “cazzo” ogni tre parole e “affanculo” ogni cinque! Siore e siori, la mitica Marialaura che ha attraversato le barriere dello spazio e del tempo per consigliare passiflora a noi comuni mortali e che critica di non aver nulla da fare la notte alle persone che lei stessa si diverte a rispondere! Evviva, siore e siori! Lei che si preoccupa di non “sporcare” i commenti alle pubblicazioni e ci dà continuamente dimostrazione delle sue qualità, sia come esperta di poesia (con le sue gaffes che fanno impallidire Luca Giurato), sia come oratrice aulica (ricordiamo gli “affanculo” reiterati alla Aldo Baglio)! Gioite, siore e siori, della straordinaria fortuna che avete oggi di potere leggere e cercare di comprendere la personalità di Marialaura!
Mmm… Logorroico Vanesio del CAVOLO?! Mi stupisce da parte tua. E comunque, sicuramente non è un riferimento letterario dire “cazzo cazzo cazzo” etc. etc. etc. Anche perché, sai, la parola in questione non è un neologismo introdotto dal buon Niccolò Ammaniti nella lingua italiana come, tanto per intenderci, “paparazzo” o “supercalifragilistichespiralitoso”. Né tantomeno un “hapax legomenon” perché Ammaniti quella parola la ripete a profusione. Tante belle cose.
Tra l’altro, noto con piacere che ti ho fatto perdere il sonno (oltre che il senno)… torni sempre qui per aggiungere qualcosina da dirmi. Se non fossi troppo difficile da comprendere per una mente triviale come la tua, comincerei addirittura a pensare che tu ti stia innamorando di me.
Aristarco, Aristarco, perché sei tu Aristarco?
Rinnega il tuo nome…
…che non è neanche quello vero e fa cacare!1!
Ah, dimenticavo, buongiorno!
…E chi ti dice che non sia quello vero? Vuoi che t’invii una fotocopia della carta d’identità?
Ah, dimenticavo, buongiorno!