Flashes e dediche

di francesca aprea

[Giacomo Balla, Bambina che corre sul balcone]

I colli velati dal ciarpame del vento: detriti giunti da ogni dove

Scroscia l’acqua sull’asfalto umido. Lo schiaffeggia.
Odore di pioggia. Una fanciulla dall’olfatto sopraffino, anticipa il temporale:
corre a riparo in un supermarket.

In pineta. Gli aghi ricoprono il prato inglese del giardino della villa, la fanciulla resta a snocciolare
pinoli battendo i gusci con lo zoccolo di legno.
Sul gradino del patio, seduta, una scheggia di marmo la ferisce.

Si dondola sull’altalena scricchiolante.
Vede in lontananza le madri baciarsi.

.

◊ ◊ ◊ ◊

.
Una bimba s’addormenta nella camera adiacente, la nonna le intona una ninna nanna secolare.
Piange: il lamento del sonno.
I vagiti dei piccoli sono parole primordiali, il loro senso è nel suono. Non sono indecifrabili, ma comprensibili nel ritmo. Musica bianca.
L’ingenuità del pensiero che fluisce avulso da castrazioni sovrastrutturali.
È lingua da non sottovalutare.
È natura barbarica da non rimuovere.
La loro percezione delle cose è meraviglia, che la crescita non ammette. Il pericolo è il gigante, e Davide ha battuto Golia. L’adulto è già vinto.

.
Vaga solitario il fanciullo dentro me.

3 Risposte a “Flashes e dediche”


  1. 1 Meursault 22 Giugno, 2008 alle 6:13 pm

    Mi piace molto il significato della seconda parte. La lingua dell’infante è suono purissimo, significante assoluto(musica bianca, dici).Delle potenzialità della lallazione se n’è accorto, in poesia, anche il grande Andrea Zanzotto.
    Gradito anche questo modo di mescolare prosa e poesia, immagini e concetti, che ottieni senza una vera soluzione di continuità.Ti invito a leggere Antonella Anedda, se non l’hai già fatto. Compie un percorso simile al tuo, almeno in questo testo.

  2. 2 8avio 22 Giugno, 2008 alle 6:26 pm

    leggere le immagini(i flashes) iniziali mi è piaciuto molto, sono ben delineati, impressionano la retina immaginativa, rendono bene a mio avviso i ricordi che si conservano della propria infanzia, non continua luce o carrellata ma immagini, brevi episodi, spezzoni.

    La seconda parte esprime idee che pure mi piacciono molto (sono d’accordo con te, Mersault) e sempre a me fanno pensare al Fanciullino pascoliano, perciò ti domando: è stato un giusto pensiero il mio oppure sei giunta alle stesse considerazioni di Pascoli per vie diverse da quelle già battute?
    grazie
    8avio (che non accetta il silenzio come risposta)

  3. 3 francesca 22 Giugno, 2008 alle 8:17 pm

    ringrazio Ottavio e Meursault per l’attenta lettura dei flashs. Condivido pienamente l’accezione “immagini” che mi pare essere la giusta chiave di lettura del testo. Intendevo presentare echi, rievocazioni sotterranee, sepolte in profondità senza fondo, celate dalla bardatura superficiale, che pure è la patina di cui tutti noi siamo ricoperti. Allora la questione è: fermarsi alla superfice o scendere negli abissi dell’animo senza alcun timore, conoscendo il rischio di perdersi o fermarsi in un punto d’inerzia? la risposta a me sembra scontata, ma credetemi, ragazzi, non è condivisa dalla più parte. Il tentativo è quello di scuotere coloro che proseguono il loro cammino bendati, una cecità, la loro, autoindotta. Una letteratura dell’animo è quello che serve! Riguardo all’incrocio delle mie visioni con la riflessione pascoliana tengo a precisare che non c’è da parte mia alcun tipo di ispirazione o vicinanza a pascoli: ovviamente letture e rimandi sono principalmente del lettore!
    Saluti Francesca


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