di Franco Fortini
Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.
[ci è stato segnalato che qui potete rovare una traduzione della poesia in argentino (la lingua di Borges)]





Uno dei miei testi preferiti. Almeno tra quelli di Fortini.
bello vero? vedi la traduzione di una amica argentina
http://pioppocipressino.wordpress.com/2007/08/24/fortini-traducendo-brecht-traduccion-de-rita-kratsman/
pc
Non è che ci capisca molto di spagnolo!Ma è bello sapere che gli autori italiani vengono tradotti anche all’estero(per quanto possa rappresentare un limite o una corruzione d’intenti il passaggio in altro idioma). Vi consiglio, per chi non l’avesse ancora fatto, di leggere anche il critico Fortini, uno dei migliori che abbiamo avuto negli ultimi cinquant’anni.
un testo forte, d’impatto.
e bello.