da Hitler: Libro e scrittore
Pubblicato da cb su 15 Maggio, 2008

State attenti al potere di un libro. Esso è una fenice. Bruciàtelo nel buio e ne vedrete, improvvisa, la resurrezione. Esso non è quello che sembra. L’idea è immateriale, si consolida soltanto momentaneamente nella carta. Scivola, serpentina. Persiste. Resiste. Non c’è fiamma che la intacchi. Lo scrittore continua a rimanere l’untore e il potere lo insegue invano: è un’ombra. La lebbra che diffonde non dà scampo. Smuove l’asse terrestre. Lo scrittore è il soldato dell’immaginazione, l’intercettore delle verità aeree e nascoste, l’erede di Mosè che trascrive leggi improrogabili, ascolta voci inesistenti, cosparge il seme folle della gramigna per l’intera reggia. Le sue sillabe sono tarli che erodono le gambe del trono. È un insetto nocivo: quello che porta salute. Nasconde tra le parole le chiavi dello spirito: sta agli uomini trovarle e aprire le porte che vanno aperte.
È un’illusione sterminarlo. Sterminare è illusorio. Chi si dà allo sterminio è votato al fallimento. Più ancora nel caso dei libri: essi proliferano, lontanissimo dalle fiamme che li abbruciano.
Sono spettri parlanti, i libri.
Fanno tremare.
Guardatevi dalle loro immagini: penetrano nelle fessure craniali, si fanno largo attraverso le scosse dei nervi, le pulsazioni delle arterie, raggiungono il cuore - e lo devastano.
Sono gli appelli dell’invisibile.
Sono gli araldi che annunciano l’umano.
Sono essi stessi lo stampo umano.
Cominciano con i graffiti a Lascaux e terminano con l’estinzione della specie.
Anche quando non esiste carta, i libri esistono.
Condensazione di chiaroveggenza, scosse di stupore puro, digesti di pietà, custodia di empatia.
Essi sono i pontefici dell’umano - i pontefici umani.








