Nuga III

di Antonio Moraca

Chi sono? Un poeta? Un autore?
No, sono solo un povero pitocco
indegno di sporcare un foglio bianco.
Tante cose tentai nella mia vita
ma nessuna al momento mi vien bene.
Vivo un tempo che non c’è,
batto tante strade per trovarmi
nel mio mondo senza me.
Poco mi interesso alla mia età
Poco mi interessano gli affetti familiari,
poco mi distraggono gli amici traditori.
Vivo a tratti intensi la mia vita
Per piombare nel dolore più mortale
Quando un muro s’alza tra il mondo e me
Invisibile ma non perciò leggero
Né sottile né minuto.
Nel vedermi sopra un palco
Tutta l’anima s’infervora
In quell’attimo scompare la realtà
E capiscono la ragion per cui son nato.
Forse un giorno riderò
Di queste sciocchezzuole,
ma al momento quel sorriso genera in me
un amaro sentimento odioso.

foto: Antonio Moraca “Monday night live in the Kitchen” (di Carlo Brio)

3 Risposte a “Nuga III”


  1. 1 AnnaR. 14 Maggio, 2008 alle 6:38 pm

    Mi hai ricordato molto Aldo Palazzeschi e la sua poesia “Chi sono?”

    CHI SONO?

    Son forse un poeta?
    No, certo.
    Non scrive che una parola, ben strana,
    la penna dell’anima mia:
    <>.
    Son dunque un pittore?
    Neanche.
    Non ha che un colore
    la tavolozza dell’anima mia:
    <>.
    Un musico, allora?
    Nemmeno.
    Non c’è che una nota
    nella tastiera dell’anima mia:
    <>.
    Son dunque… che cosa?
    Io metto una lente
    davanti al mio cuore
    per farlo vedere alla gente.
    Chi sono?
    Il saltimbanco dell’anima mia.
    (Aldo Palazzeschi)

    mi faceva piacere postarla.
    Certo tu, al contrario di Palazzeschi che pur arriva ad una strana quanto godibile soluzione, esprimi l’ebbrezza “spaventosa” del non sapere il come, il “cosa” e il quando. La consapevolezza del non poter essere qualcuno di definito e definibile tutto e subito.
    Addirittura lasci strade aperte al tuo estro perché ti si possa rivelare quella migliore. E sembra, infine, che molto ti discosti da ogni qualsivoglia classificazione … pure quando non sia il mondo ad assegnartela, ma te stesso.
    Forse la chiave di volta è qui:

    “Nel vedermi sopra un palco
    Tutta l’anima s’infervora
    In quell’attimo scompare la realtà
    E capiscono la ragion per cui son nato.”

    Ma al lettore lasci solo supporre (col supporto fotografico). Dunque rimane in me qualche dubbio :)
    Io ho voluto leggere nella costruzione intera e nell’esposizione del pensiero una sorta di amara ironia, ben stemperata in questa “mise” diaristica e confessionale (d’altra parte in chiusa tu stesso lo dici). Certo, a parer mio (e per questo prendilo con le pinze) c’è qualche caduta di tono, poco labor limae. Oppure, tutto sommato, tu volevi fosse proprio così.

    A rileggerti,
    AnnaR.

  2. 2 AnnaR. 14 Maggio, 2008 alle 6:42 pm

    errata corrige

    CHI SONO ?

    Son forse un poeta?
    No, certo.
    Non scrive che una parola, ben strana,
    la penna dell’anima mia:
    « follia ».
    Son dunque un pittore?
    Neanche.
    Non ha che un colore
    la tavolozza dell’anima mia:
    « malinconia ».
    Un musico, allora?
    Nemmeno.
    Non c’è che una nota
    nella tastiera dell’anima mia:
    « nostalgia ».
    Son dunque… che cosa?
    Io metto una lente
    davanti al mio cuore
    per farlo vedere alla gente.
    Chi sono?
    Il saltimbanco dell’anima mia.
    (Aldo Palazzeschi)

    perdonami, ma mi aveva inviato una formattazione sbagliata delle virgolette.

  3. 3 veltins 14 Maggio, 2008 alle 7:16 pm

    Cara Anna,
    non so perchè ma sento che l’autore abbia volutamente fare come dici tu poco labor limae.
    Io lo considero un pregio.


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