Linutile

Essere un uomo utile mi è parso sempre qualcosa di veramente schifoso C. Baudelaire

I piccioni si gettano contro le imposte della finestra

Pubblicato da 8avio su 13 Maggio, 2008

di Enrico Fuente

[Tempo fa è apparsa su questo sito un'epistola indirizzata da Gianni Rodari ad Enrico Fuente, in questa epistola si faceva riferimento ad un concetto espresso dal Fuente e che Rodari sottolineava: i comunisti dittatori sono fascisti con maglie rosse. I filologi dell'"Accademia Fuente" coadiuvati da quelli dell'"Associazione Filastrocche in cielo e in terra" sono riusciti a scovare il testo origine della citazione, è questo, un inedito conservato fra le carte del mai troppo compianto Fuente e consegnato ora dai suoi eredi alla comunità dei lettori. Ottavio Sellitti]

(chiedo perdono ai puristi cruscanti per non aver rispettato sempre la Consecutio Temporis e la Grammatica e il Vocabolario, sarebbe stato impossibile e inoltre non auspicabile, chi capirà non me ne vorrà. Enrico Fuente)

Il sole entrava dalla finestra ed il cane era lo stesso della sera prima, anche lo stesso del giorno prima, con una certa approssimazione era anche quello di un mese prima, se si escludono i graffi dei gatti ed il pelo diverso, non più corto o più lungo, diverso…

I capelli anche quelli erano gli stessi, più lunghi ma gli stessi, senza una pettinata da anni e che di rado si piegavano alle forbici del barbiere, scuri, con qualche riflesso rosso merito dei vichinghi che hanno colonizzato il Sud Italia tanto tempo fa…

Con il sole entrava il mattino, un orario compreso fra le sette e mezzogiorno, meglio le sette e mezza o ritardo, l’orologio con le sue lancette ticchettava e con le lancette come lame di forbici tagliava il tempo e confermava: - Sono le otto e mezza devi svegliarti… -.

Una seconda occhiata dopo una distrazione di altri pensieri, sono le nove, - perché alzarsi? fuori pare un oggi rovente-.

I piccioni si gettano contro le imposte della finestra, rumori sordi regolari…

L’altoparlante dell’aeroporto conclude l’annuncio del volo per Parigi, Copenaghen, Londra, Barcellona, con un trillo, fastidioso, le persone con valige e soprabiti e cappotti di lana e pellicce parlottano ancora senza lasciarsi distrarre, bambini corrono in giro, lanciandosi dischi long play da 33 giri, poi lanciandosi CD, poi iniziano a passarsi mp3 ma subito si fermano, non è lo stesso gioco, e poi le guardie lo dicono: - Passarsi mp3 è vietato, è come rubare! E Lui vorrebbe avvicinarsi e far notare il tipo con l’impermeabile pieno di bozze, con una giraffa di peluche che gli esce dalla tasca destra, con il cartellino appeso all’orecchio sinistro (del tipo, non della giraffa). Non lo fa, d’altronde chiederebbero i documenti a lui, che: - non si critica il loro vigile operato -, che: - non avevano tempo da perdere, non erano turisti in viaggio, erano lavoratori loro!-, e: -Tu chi sei?- e vorrebbero sapere del suo naso così ingobbito e certo chiederebbero il visto per il possesso del gabbiano da compagnia, tenuto nella apposita gabbia.
Ma Lui decide che ciò non lo preoccupa e che: - no le giraffe non si possono rubare e:
- Agente mi scusi se La disturbo nel suo vigile esercizio- esordisce (calcando sulla L maiuscola del lei di cortesia)Il rimorso di Oreste - G. de Chirico
L’agente (contrariato, posando il monopattino fucsia):- Prego mi dica pure-
- Agente- riesordisce- quell’uomo, vede? Ha una giraffa in tasca e strane bozze e un cartellino che gli pende dall’orecchio, mi pare poco degno che si giri così in giro, forse è un ladro, forse ha preso senza dare, forse ha sputato sul lavoro dell’azienda (seria) e che se già loro (gli aziendirettori) hanno sputato sui lavoratori non c’è troppo sputo? Non trova?- tutto d’un fiato-.
L’agente a macchinetta:- Ma Lei chi è? Favorisca i documenti intanto- e poi (come leggendo righe scritte):- Guardi che lei non può criticare il nostro operato vigile-.
- Non voglio criticare, volevo solo indicarle un problema, forse non aveva notato- risponde Lui.
- Senti giovanotto io noto tutto quello che c’è da notare, se un tipo vuol andare in giro con una giraffa in tasca non sono problemi, non miei, non ho tempo da perdere io! Ti sembro forse un turista, che vedi una divisa o una camicia hawaiana? chiese sputacchiando e tirandosi i lembi blu della giacca blu.
- A me pare una divisa, anche se potrebbe essere una camicia hawaiana ben strana, il cappellino parla però chiaro(anche se è blu scuro) Lei non è in vacanza- risponde Lui che voleva partire in uno scherzo o in una parodia ma fu dissuaso dalla pistola e dalla manetta( da una più che dall’altra) e dallo sguardo di fuoco.
- Esatto bello, non sono in vacanza, sto lavorando non come te che vai gironzolando con questo naso che ha una forma assurda, hai il permesso?-.
- Certo- disse pronto Lui -e questo è il DocuNaso, è così, a forma di falce e martello per via di un incidente, sa, sono finito contro una banda di fascisti da piccolo, li ho massacrati quei vigliacchi, ma non sono riuscito ad evitare mi saltasse il setto nasale-.
- Certo certo, tutte storie, ma vi conosco io voi comunistucoli -sbottò l’agente- , chissà che sarà successo davvero, io scommetto che li avevi provocati, li avevi provocati sì e non avevano manganelli e tirapugni senò vincevano loro, e ora che ci penso- aggiunse grattandosi il mento- se non avevano manganelli come fai a dire che erano fascisti?-.
- Io?…avevano capelli rasati e facce brutte, alcuni inneggiavano al Duce ed a Hitler…- poi si interruppe e dopo un attimo riprese:- sì, ora ricordo erano fascisti perché con i pugni dicevano che non dovevo pensare diverso da loro…ricordo bene…eravamo a Berlino Est, loro avevano i tesserini della Stasi…si, fascisti, con maglie rosse ma fascisti!-.
- Capisco, allora intendi i comunisti, non mi freghi! A proposito, cos’hai lì?- indicando il pacco che Lui portava sottobraccio.
- Qui? Beh qui ho un amico - e sorridendo Lui svolse la stoffa ed apparve un cucciolo di gabbiano femmina. - L’ho presa ad Amburgo, era appena arrivata dal Cile, guardi, se avvicina la mano fa “miao”-.
L’agente in effetti provò, la gabbanella fece:-Miao- e l’agente fece un salto all’indietro, poi resosi conto della figuraccia, sistemandosi il cappello e la giacca e il pantalone, fece:
- Ma la puoi tenere questa bestia?-.
- Sì, questo è il visto, vede? Vedrà che è tutto a posto- disse Lui porgendo una tessera magnetica.
L’agente la prese e la inserì nel proprio computer che prese a suonare, forte, pareva il trillo dell’altoparlante, anzi un telefono, come quello sul comodino, blu come l’agente nero in viso.
- Pronto?- Schiudendo per la terza volta gli occhi e registrando le cifre blu minacciose sul display del telefono: 10:06.

le immagini sono:

il mio cane Zyran (fotografato da Giommaria)

Il rimorso di Oreste - G. de Chirico

2 Risposte a “I piccioni si gettano contro le imposte della finestra”

  1. Meursault Dice:

    La chiave surreal-grottesca la trovo ingegnosa, e pienamente giustificata in una dimensione onirica. C’è un giudizio storico severo che traspare dal battibecco tra i due, un giudizio, prima che ideologico, fortemente, drammaticamente umano. Complimenti.

  2. fernirosso Dice:

    mi piace il passaggio tra reale e onirico, tra con-creta realtà e immanenza dell’essere.Mi piace ciò che ne nasce, ne esce: la vita. Grazie per questo bel percorso, ferni

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