da Hitler: Che cos’è un libro?

di Giuseppe Genna

Che cos’è un libro? Domanda abissale: un libro è un santo eretico, un impiccio che fa scivolare i re, la condensazione di visuali alternative e soprannaturali, la morale in azione travolgente, il virus della libertà.

Esso agisce per contagio.

Tale contagio fu sempre avvertito e si tentò di debellarlo. Infezioni e cure simili ebbero luogo in Cina nel III secolo avanti Cristo, nel corso del Medioevo a opera dell’Inquisizione, dopo la distruzione dell’Impero Azteco, nella Spagna della Riconquista, fino ai nostri giorni.

Laddove il contagio è appiccato, si appicca il fuoco.

Lo scrittore è un untore, si sa.

Per fare fronte alla diffusione della peste a Venezia devastata dai bubboni, si dispose il rogo di molti libri, strumento di contagio a causa del contatto con le pagine. Quando alcuni umanisti scrissero al vescovo Ghislieri di evitare questa azione, egli rispose che, al pari della peste reale, bisognava debellare la “peste dell’eresia”.

Nel 1644 John Milton scrisse nell’opera Aeropagitica: “Uccidere un buon libro equivale a uccidere un essere umano; chi uccide un essere umano uccide una creatura ragionevole, l’immagine di Dio; ma chi distrugge un buon libro uccide la ragione medesima”.

Nella Tempesta di Shakespeare, Calibrano consiglia a Trinculo e Stefano il modo di sottrarre il potere a Prospero: “Egli è abituato a fare un pisolino nel pomeriggio, cosicché, dopo esserti impadronito dei suoi libri, potrai strappargli le cervella; oppure con un bastone potrai spezzargli il cranio, o sventrarlo con una pertica, o tagliargli un’arteria col tuo coltello. Però ricordati di impadronirti prima dei suoi libri; senza di essi egli è solo uno sciocco come me, e nessuno spirito potrebbe obbedirgli. Solo i suoi libri devi bruciare”.

1 Risposta a “da Hitler: Che cos’è un libro?”


  1. 1 Meursault 6 Maggio, 2008 alle 2:12 pm

    Heinrich Heine diceva:

    «Dovunque si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini».

    Non a caso Hitler fece bruciare sull’Opernplatz di Berlino decine di migliaia di libri. L’autodafè letterario è sempre stato un gesto purgativo per le dittature, un atto di purificazione intellettuale ed ideologica. Ma l’epurazione culturale appartiene, purtroppo, a tutte le ortodossie nazionaliste e religiose. La Chiesa continua a proibire letture come il Codice Da Vinci, le teocrazie islamiche del medioriente fanno lo stesso. La circolazione di un libro può essere più insidiosa di mille comizi elettorali, più eversiva e ‘contagiosa’ – per utilizzare il termine del testo – di qualsiasi sfrenata propaganda politica. Per esempio consideriamo il caso di Gomorra che, qualsiasivoglia giudizio estetico se ne ve goglia dare, ha innescato un putiferio mediatico non ancora esaurito e ha riacceso un dibattito sulla camorra per lungo tempo sopito: il clan dei casalesi ha avuto più paura di un libretto pubblicato da uno sconosciuto giornalista di provincia(cioè Saviano)che di decine e decine di fascicoli giudiziari aperti in questi anni. E’ solo un caso?non credo. Come non è un caso che per mantere viva una dittatura come quella cinese, il regime debba costantemente controllare i filtri dell’informazione giornalistica e televisiva, nonchè reprimere qualsiasi fuga di notizie: laddove c’è il controllo dell’informazione e quindi delle idee c’è il controllo delle menti. Lo aveva capito Orwell e Bradbury…e più di recente lo ha capito Berlusconi.


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